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Amore e morte nel "Werther" di Goethe


di Sabrina Bottaro
Goethe
Johann Wolfgang Goethe (1749-1833)
in un quadro di Georg Melchior Kraus, 1775/76
fonte: Wikimedia Commons

"I dolori del giovane Werther" - uno straordinario successo letterario

Johann Wolfgang von Goethe pubblica il romanzo epistolare "I dolori del giovane Werther" nel 1774 e ne fa il manifesto della sua nuova poetica, preannunciando in questo modo lo struggente tema romantico dell’incontro antitetico e tragico fra Amore e Morte, gli stessi Eros e Thanatos delle antiche tragedie greche.

Il romanzo riscuote all’istante uno straordinario successo divenendo il testo fondamentale e di riferimento dei sostenitori del movimento letterario dello Sturm und Drang. Esso diffonde e ispira nell’Europa colta dell’epoca la sensibilità pre-romantica che sarebbe poi tuonata nel vero e proprio Romanticismo d’inizio Ottocento. Probabilmente il motivo di questo successo è rintracciabile in alcuni fra i principali leitmotiv stürmeriani, nonché romantici, che dimorano nelle pagine del romanzo e s’infiammano nella vita interiore del protagonista: l’amore impraticabile, la morte salvatrice, il forte rapporto fra uomo e natura, la passionalità opposta alla razionalità, lo scontro fra realtà ed immaginazione, l’artista schiavizzato dalla società austera.

Pubblicato, in principio anonimo, in un clima d’ardori intellettuali e fervori storici, il Werther è amato dagli Stürmer e condannato dal clero, dai razionalisti e dai benpensanti in quanto stravolgimento della morale e celebrazione del delirio amoroso contro quella ragione regolatrice. Il romanzo è vietato in molti stati tedeschi poiché la giovane generazione dell’epoca prende a modello l’eroe goethiano, scegliendo di togliersi la vita in preda ad un Liebesschmerz che, in realtà, è qualcosa che si avvicinava alla febbre mistica, prendendo in questo modo posizione di fronte alle problematiche storiche e sociali del momento.

Lo "Sturm und Drang"

Letteralmente “tempesta e impeto”, il movimento dello Stürm und Drang fa il suo ingresso in Germania fra il 1770 e il 1785 in un circolo di intellettuali riuniti da Goethe e da Herder a Strasburgo. Il movimento viene a crearsi in forte contrasto con l’Illuminismo, soprattutto nei motivi conduttori quali l’istintività, il furore e la ribellione verso le regole oppressive. Manifesto della corrente è la raccolta di saggi di Goethe ed Herder intitolata Von deutscher Art und Kunst in cui alla “poesia d’arte” si contrappone la poesia popolare.

La tendenza sostanziale è la ribellione contro la ragion di stato e la società dell’articolata Germania di allora, frazionata in piccoli principati assolutistici. Per la comparsa e l’approvazione di parole e concetti come “genio”, “natura” e “cuore” si usa collegare lo Stürm und Drang al così designato Pre-Romanticismo. Lo scenario della vicenda è la borghesia di fine Settecento e la sua società che corrode gli individui con regole arbitrarie ed incomprensione, pregiudizi ed ancora costretta da valori medievali.

La prima edizione del "Werther" (1774)
foto: H.P.Haack

L'amore per Charlotte

L’istintivo ma allo stesso tempo inerte Werther rivela, attraverso ardenti epistole all’amico Wilhelm, il suo caloroso e sfortunato amore per Charlotte la quale, seppur innamorata ed attratta di lui, non può ricambiare liberamente i suoi sentimenti poiché già promessa sposa ad Albert, giovane razionale e pacato, con la benedizione di sua madre sul letto di morte.

Werther incontra Charlotte sul tragitto verso una festa da ballo e s’innamora di lei all'istante. Albert è via per affari e nei giorni in cui è lontano Werther si avvicina a Charlotte. Ma tutto cambia quando Albert ritorna dal viaggio di lavoro. Egli è allarmato dall’inquietante presenza di Werther, ma allo stesso tempo permette a Charlotte di frequentarlo mutando in seguito questa propensione. Tuttavia, il vero e sostanziale cambiamento sta in Werther che si sente minacciato dalla presenza del rivale, ma continua ad amare Charlotte senza neanche pensare di portarla via ad Albert. Quindi Charlotte ed Albert si sposano, ma Charlotte opera questa scelta per obbligata consuetudine piuttosto che per autentico sentimento.

Nel corso del carteggio il tono di Werther s’incupisce, diventando espressione di un infausto stato d’animo che si riversa anche nelle sue letture: dalla chiarezza della Classicità di Omero, Werther passa alla malinconia del bardo scozzese Ossian. Allo stesso modo, l’interiorità di Werther si rispecchia nel paesaggio: all’energia dell’estate la natura sostituisce il gelo invernale.

Werther continua a parlare della sua vicinanza a Charlotte con tono febbrile e sempre più infelice finché la situazione precipita, lentamente, verso il dramma. In poco tempo l’infelicità di Werther diventa disperazione e poi ossessione finché, all’apice del dolore, sceglie di togliersi la vita, sparandosi un colpo alla tempia in seguito ad un colloquio con Charlotte nel quale la giovane si lascia baciare.

Werther è un fragile eroe d’illusioni. Egli percepisce il dolore del suo cuore sensibile e sognatore in contrasto col mondo reale nel quale vive. Allo stesso tempo è un personaggio passivo: il suo carattere idealista non riesce a migliorare la sua condizione di apatia nonostante l’impulso sia, relativamente, saldo (“Non c’è nulla di più tremendo di un’ignoranza attiva” ). L’unica reazione forte davanti alla realtà, intollerabile per la sua emotività, è anche la sua ultima azione: il suicidio.

Werther è devoto alla natura e percepisce una pace stupefacente nell’essere a contatto con essa. Verrà sepolto nel verde dei prati dal quale, in vita, era particolarmente affascinato. Si rivolge alla natura con la veemenza tipicamente romantica, mentre medita sulla morte (“Rattristati dunque, o natura: il tuo figlio, il tuo amico, il tuo amante si avvia verso la sua fine”) scagliando su di essa la sua situazione psicologica.

In Werther imperversa un atteggiamento soggettivistico che lo conduce ad affermare la sua concezione della realtà in termini assoluti. Talmente inetto da non riuscire a mettere in pratica i suoi pensieri d’amore platonico, egli si consuma a rilento in una condizione rischiosamente oscillante fra la felicità e la prostrazione. È terrificato da tutto ciò che è compiuto e la sua incapacità di sostenere la vita diventa vocazione autodistruttiva. Si uccide con la consapevolezza che Charlotte non sarà mai del tutto sua, nonostante ella abbia ricambiato il suo bacio così come il suo amore. Werther sceglie la morte come unica via d’uscita nonché il gesto più grande e in questo diviene un eroe romantico.

Presentata attraverso gli occhi prontamente innamorati di Werther, Charlotte appare un personaggio positivo e sensibile, che irradia dolcezza in tutto ciò che fa e in ciò che dice. È toccata dall’amore di Werther, ma incapace di lasciare Albert per lui. È una donna che sceglie la solidità di un’unione borghese con Albert piuttosto che la fugacità di una passione ribelle con Werther, e questo forse perché la madre morente aveva benedetto queste nozze. Nel respingere Werther, Charlotte è piena di tatto per non ferire Werther. Nel badare ai fratellini, ella mostra una pura dedizione e in questo Werther nota la massima grazia che sempre lo scioglie d’amore.

Werther la descrive in poche parole che racchiudono la sua parvenza e sostanza (“Tanta ingenuità e tanta intelligenza, tanta bontà unita a tanta fermezza, e la serenità dell’anima pur in una vita così piena e attiva “).

È evidente una contrapposizione fra Werther ed Albert, entrambi personificazione di una diversa condizione sociale nonché ideologica. Albert è il borghese solido e razionale seppur con dei limiti. Werther è l’artista geniale e fantasioso che disdegna le convenzioni e le regole fissate dalla stessa borghesia. Albert gli dimostra la sua amicizia fino alla fine, seppur spaventato da lui. Nel triangolo Albert occupa un posto quasi inconsistente ed appare in tutta la sua debolezza. Alla fine invita Lotte a diradare i suoi incontri con Werther e in questa azione Albert contribuisce al dramma già drammatico.

L’amore comincia a fondersi alla morte

Materia romantica che mai perderà d’interesse, la relazione fra amore e morte è l’emblema di Werther. All’inizio del romanzo l’amore è indipendente dalla morte e le due entità non si scontrano, piuttosto esse si mischiano ai già variegati elementi che forniscono al lettore l'iniziale comprensione dell’anima e della vita di Werther. Tuttavia, un vago senso funereo appartiene a Werther specie per ciò che concerne la sua passionalità che esprime attraverso il lessico smanioso.

Dalla seconda lettera il lettore apprende che Werther è un artista. Ma la sua arte è come immobile di fronte al paesaggio naturale nel quale egli si è venuto a trovare. Werther è sereno e meravigliato (“Una meravigliosa serenità si è impadronita della mia anima”) e sembra fondersi con la natura circostante.

Le lettere successive informano Wilhelm della situazione di Werther: esse sono lo specchio del suo stato d’animo a contatto con la natura, con le persone, la sua lettura di Omero e la sua vita nella nuova città nella quale si è trasferito. Tuttavia, le parole di Werther mantengono un tono filosofico e quasi didascalico: egli sembra gettare la sua anima fra le righe e fra le parole.

È nella lettera datata 16 giugno 1771 che Werther parla per la prima volta di Charlotte, nel raccontare di un ballo in campagna (“…ho fatto una conoscenza che mi tocca il cuore da vicino.”). Werther è informato da subito che Charlotte è gia promessa (“…a un bravo giovane che è ora in viaggio per i suoi affari… “). Il loro primo incontro avviene mentre Charlotte è impegnata a distribuire la merenda ai suoi sei fratellini e Werther è trafitto da lei e dalla sua dolce presenza (“…tutta l’anima mia era presa dalla sua persona, dal tono della voce, dal portamento…“). Nella loro conversazione, sulla strada verso la festa, Werther è sempre più soggiogato da lei: come colpito da una saetta, egli l’ammira nella sua bellezza estetica (“Come mi inebriavo di quegli occhi neri…“) e si sente ormai assorto nei pensieri che riguardano solo Charlotte (“…scesi dalla carrozza tutto trasognato…“).

Werther non sembra curarsi del fatto che Charlotte sia fidanzata con Albert. Forse non ci pensa o ci pensa poco. Quando poi si stabilisce definitivamente a Wahlheim, è felice di poter raggiungere Lotte in qualsiasi momento (“…quando sono là mi sento veramente me stesso e conosco tutta la felicità che può essere concessa ad uomo.”). Addirittura si sente come un peregrino che trova finalmente pace dopo un lungo e difficile vagabondaggio (“Così l’inquieto vagabondo desidera alla fine la sua terra…”).

Ciò che colpisce nell’amore di Werther è l’assoluta liricità delle sue affermazioni. È un poeta che sospira e, da innamorato, osserva e trasfigura la realtà intorno a sé e, tipico di Werther, argomenta continuamente sulla natura.

Nella lettera del 13 luglio, Werther è sicuro che Charlotte ricambia il suo sentimento (“No, non mi inganno! Leggo nei suoi occhi neri un sincero interesse per me e per la mia sorte. “). Da quel momento le epistole di Werther diventano una sorta di fiammeggiante racconto nel quale la parola “amore” diventa onnipresente (“… che cosa è per il nostro cuore un mondo senza amore! Che cos’è una lanterna magica senza luce? “) per mezzo di enfatiche frasi cariche di esaltazione (“è come se l’anima mi scorresse in tutti i nervi.”).

Quindi, nella lettera del 30 luglio, Werther nomina finalmente Albert (“Albert è arrivato e io me ne andrò…”). E da lì in poi qualcosa in lui e nella sua devozione a Lotte sembra spezzarsi (“La mia gioia di stare vicino a Lotte è finita.”). Da quella lettera Werther cambia stato d’animo. Ora è sconfortato, smarrito e spaventato. Il suo amore è diventato effimero (“Ah, è proprio vero che soltanto il nostro cuore ci può dare o no la felicità.”). Avverte una certa inerzia e si sente inferiore rispetto ad Albert il quale, in ogni caso, gli dimostra amicizia. Werther divinizza Lotte rendendola il suo ideale di Bellezza; ciò nonostante non la strappa al fidanzato Albert. Ma ormai l’amore per lei si è trasformato e Werther è sgomento oltre che rassegnato (“Non la rivedrò più.”).

Verso la metà della narrazione l’amore comincia a fondersi alla morte, lentamente, diventando racconto struggente per aforismi, finché Werther arriva alla consapevolezza della sua fine imminente.

Nel secondo libro del romanzo, precisamente nella lettera datata 20 febbraio 1772, la notizia del matrimonio di Lotte ed Albert. E poi improvvisamente la natura cambia con Werther e i suoi sentimenti: è il 4 settembre 1772 (“Come la natura declina verso l’autunno, anche in me, intorno a me, scende l’autunno.”).

La svolta, del 12 ottobre, nella quale Werther sostituisce ad Omero il bardo scozzese Ossian (“Ossian ha preso il posto di Omero nel mio cuor. In quale splendido mondo mi guida questo poeta?”) e Werther ne è soddisfatto. Ora la morte comincia ad incedere accanto al suo amore per Lotte, ne è avvertimento la brevissima lettera del 19 ottobre (“Ah, questo vuoto! Questo vuoto spaventoso che sento qui nel petto!”). Ora per Werther la vita non ha più valore né senso (“…sono ogni giorno più certo che l’esistenza di una creatura è di poco, di assai poco conto.”). Ed è la fine. La sua fine. E la fine di tutto.

Attraverso un languido lessico, Werther descrive, esaltandolo, ciò che resta del suo attaccamento sventurato a Charlotte (“…il sentimento per lei divora ogni cosa…”) come se potesse parlarle, come se potesse sussurrarle quelle stesse frasi. L’amore è il chiodo fisso di Werther, pensiero che diventa sempre più il tormento della sua anima.

Ormai Werther si avvia verso la morte (“…per me è finita, non resisto più!”). Lotte è l’ossessione (“Come la sua immagine mi perseguita! Da sveglio e nel sogno essa mi colma l’anima”) che allo stesso tempo lo placa. Decide di uccidersi dopo un ultimo incontro con Lotte nel quale lei ricambia un suo bacio dandogli, in un certo senso, la coscienza che non sarà mai completamente sua.

La morte è una presenza costante, nonché un desiderio liberatorio per Werther (“è deciso, Lotte, voglio morire, e te lo scrivo senza romantiche esaltazioni…”). Ma, allo stesso tempo, Werther è confuso ed ha paura di cosa vi sia nella morte, come se fosse in un certo senso attaccato alla vita (“Morire! Tomba! Non comprendo queste parole”) ma poi, di nuovo, si lancia verso la morte, rassegnato e convinto (“Accanto alla tomba tutto si fa più chiaro”). E le sue ultime parole sono per Charlotte, con tutto il suo amore sano ed insano (“Morirei con coraggio, morirei con gioia, se potessi così ridarti la pace”), insieme al suo commiato (“Così sia, dunque! – Lotte! Lotte, addio! Addio!”). Muore così l’eroe. Muore per amore, il massimo amore, l’amore esemplare e sublime tanto caro ai romantici fino ai decadenti di fine Ottocento, in quella sorta di continuazione fra Romanticismo e Decadentismo individuata da Mario Praz.

I due temi, passione e critica sociale simboleggiano la stessa tendenza a sostenere i “diritti del cuore”, quell’interiorità necessaria alla conservazione psicofisica dell’individuo: trasgredire quest’integrità equivale a determinare la “malattia mortale” che porta al suicidio.
  
Testo: Sabrina Bottaro

Sabrina, laureata in "Lingue e Letterature Straniere", si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.

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