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Titolo della prima edizione del "Werther" nel 1774
“Werther è tutto in Goethe, ma Goethe non è tutto in
Werther”
Ladislao Mittner
Johann Wolfgang von Goethe pubblica il romanzo
epistolare "I dolori del giovane Werther" nel 1774 e ne fa il manifesto
della sua nuova poetica, preannunciando in questo modo lo struggente
tema romantico dell’incontro antitetico e tragico fra Amore e Morte, gli
stessi Eros e Thanatos delle antiche tragedie greche.
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Il romanzo riscuote
all’istante uno straordinario successo divenendo il testo
fondamentale e di riferimento dei sostenitori del movimento
letterario dello Sturm und Drang. Esso diffonde e ispira nell’Europa
colta dell’epoca la sensibilità pre-romantica che sarebbe poi
tuonata nel vero e proprio Romanticismo d’inizio Ottocento.
Probabilmente il motivo di questo successo è rintracciabile in
alcuni fra i principali leitmotiv stürmeriani, nonché romantici, che
dimorano nelle pagine del romanzo e s’infiammano nella vita
interiore del protagonista: l’amore impraticabile, la morte
salvatrice, il forte rapporto fra uomo e natura, la passionalità
opposta alla razionalità, lo scontro fra realtà ed immaginazione,
l’artista schiavizzato dalla società austera. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa
di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha
frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante
di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
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Proseguendo
in modo puramente formale la voga letteraria settecentesca del romanzo
epistolare, Goethe predilige questa forma narrativa per costruire la sua
storia e questa scelta, e in particolare il tono straziante con cui essa
viene applicata, infonde nel lettore un senso di compartecipazione
emotiva alle vicende intime ed esteriori del grande personaggio di
Werther. E l’assenza delle risposte dell’amico, al quale Werther scrive,
ispira al lettore l’idea del diario, conferendo così alla cronaca un
tono spirituale.
Pubblicato, in principio anonimo, in un clima d’ardori intellettuali e
fervori storici, il Werther è amato dagli Stürmer e condannato dal
clero, dai razionalisti e dai benpensanti in quanto stravolgimento della
morale e celebrazione del delirio amoroso contro quella ragione
regolatrice.
Il romanzo è vietato in molti stati tedeschi poiché la giovane
generazione dell’epoca prende a modello l’eroe goethiano, scegliendo di
togliersi la vita in preda ad un Liebesschmerz che, in realtà, è
qualcosa che si avvicinava alla febbre mistica, prendendo in questo modo
posizione di fronte alle problematiche storiche e sociali del momento.
Aderente analisi degli impeti del cuore, l’opera è un esemplare forse
unico d’introspezione, una sorta d’esame di coscienza favorito dagli
intimi monologhi che solo la collaudata ed immediata struttura del
romanzo epistolare possiede. O meglio ancora, un melodramma dei
sentimenti unito alla frenesia di ribellione verso le istituzioni che
soffocano e che reprimono gli animi degli artisti.
Letteralmente “tempesta e impeto”, il movimento dello Stürm und Drang fa
il suo ingresso in Germania fra il 1770 e il 1785 in un circolo di
intellettuali riuniti da Goethe e da Herder a Strasburgo. Il movimento
viene a crearsi in forte contrasto con l’Illuminismo, soprattutto nei
motivi conduttori quali l’istintività, il furore e la ribellione verso
le regole oppressive. Manifesto della corrente è la raccolta di saggi di
Goethe ed Herder intitolata Von deutscher Art und Kunst in cui alla
“poesia d’arte” si contrappone la poesia popolare.
La tendenza sostanziale è la ribellione contro la ragion di stato e la
società dell’articolata Germania di allora, frazionata in piccoli
principati assolutistici. Per la comparsa e l’approvazione di parole e
concetti come “genio”, “natura” e “cuore” si usa collegare lo Stürm und
Drang al così designato Pre-Romanticismo. Lo scenario della vicenda è la
borghesia di fine Settecento e la sua società che corrode gli individui
con regole arbitrarie ed incomprensione, pregiudizi ed ancora costretta
da valori medievali.
L’istintivo ma allo stesso tempo inerte Werther rivela, attraverso
ardenti epistole all’amico Wilhelm, il suo caloroso e sfortunato amore
per Charlotte la quale, seppur innamorata ed attratta di lui, non può
ricambiare liberamente i suoi sentimenti poiché già promessa sposa ad
Albert, giovane razionale e pacato, con la benedizione di sua madre sul
letto di morte.
Werther incontra Charlotte sul tragitto verso una festa da ballo e
s’innamora di lei all'istante. Albert è via per affari e nei giorni in
cui è lontano Werther si avvicina a Charlotte. Ma tutto cambia quando
Albert ritorna dal viaggio di lavoro. Egli è allarmato dall’inquietante
presenza di Werther, ma allo stesso tempo permette a Charlotte di
frequentarlo mutando in seguito questa propensione. Tuttavia, il vero e
sostanziale cambiamento sta in Werther che si sente minacciato dalla
presenza del rivale, ma continua ad amare Charlotte senza neanche
pensare di portarla via ad Albert.
Quindi Charlotte ed Albert si sposano, ma Charlotte opera questa scelta
per obbligata consuetudine piuttosto che per autentico sentimento.
Nel corso del carteggio il tono di Werther s’incupisce, diventando
espressione di un infausto stato d’animo che si riversa anche nelle sue
letture: dalla chiarezza della Classicità di Omero, Werther passa alla
malinconia del bardo scozzese Ossian. Allo stesso modo, l’interiorità di
Werther si rispecchia nel paesaggio: all’energia dell’estate la natura
sostituisce il gelo invernale.
Werther continua a parlare della sua vicinanza a Charlotte con tono
febbrile e sempre più infelice finché la situazione precipita,
lentamente, verso il dramma. In poco tempo l’infelicità di Werther
diventa disperazione e poi ossessione finché, all’apice del dolore,
sceglie di togliersi la vita, sparandosi un colpo alla tempia in seguito
ad un colloquio con Charlotte nel quale la giovane si lascia baciare.
Werther è un fragile eroe d’illusioni. Egli percepisce il dolore del suo
cuore sensibile e sognatore in contrasto col mondo reale nel quale vive.
Allo stesso tempo è un personaggio passivo: il suo carattere idealista
non riesce a migliorare la sua condizione di apatia nonostante l’impulso
sia, relativamente, saldo (“Non c’è nulla di più tremendo di
un’ignoranza attiva” ). L’unica reazione forte davanti alla realtà,
intollerabile per la sua emotività, è anche la sua ultima azione: il
suicidio.
Werther è devoto alla natura e percepisce una pace stupefacente
nell’essere a contatto con essa. Verrà sepolto nel verde dei prati dal
quale, in vita, era particolarmente affascinato. Si rivolge alla natura
con la veemenza tipicamente romantica, mentre medita sulla morte
(“Rattristati dunque, o natura: il tuo figlio, il tuo amico, il tuo
amante si avvia verso la sua fine”) scagliando su di essa la sua
situazione psicologica.
In Werther imperversa un atteggiamento soggettivistico che lo conduce ad
affermare la sua concezione della realtà in termini assoluti. Talmente
inetto da non riuscire a mettere in pratica i suoi pensieri d’amore
platonico, egli si consuma a rilento in una condizione rischiosamente
oscillante fra la felicità e la prostrazione. È terrificato da tutto ciò
che è compiuto e la sua incapacità di sostenere la vita diventa
vocazione autodistruttiva. Si uccide con la consapevolezza che Charlotte
non sarà mai del tutto sua, nonostante ella abbia ricambiato il suo
bacio così come il suo amore. Werther sceglie la morte come unica via
d’uscita nonché il gesto più grande e in questo diviene un eroe
romantico.
Presentata attraverso gli occhi prontamente innamorati di Werther,
Charlotte appare un personaggio positivo e sensibile, che irradia
dolcezza in tutto ciò che fa e in ciò che dice. È toccata dall’amore di
Werther, ma incapace di lasciare Albert per lui. È una donna che sceglie
la solidità di un’unione borghese con Albert piuttosto che la fugacità
di una passione ribelle con Werther, e questo forse perché la madre
morente aveva benedetto queste nozze. Nel respingere Werther, Charlotte
è piena di tatto per non ferire Werther. Nel badare ai fratellini, ella
mostra una pura dedizione e in questo Werther nota la massima grazia che
sempre lo scioglie d’amore.
Werther la descrive in poche parole che racchiudono la sua parvenza e
sostanza (“Tanta ingenuità e tanta intelligenza, tanta bontà unita a
tanta fermezza, e la serenità dell’anima pur in una vita così piena e
attiva “).
È evidente una contrapposizione fra Werther ed Albert, entrambi
personificazione di una diversa condizione sociale nonché ideologica.
Albert è il borghese solido e razionale seppur con dei limiti. Werther è
l’artista geniale e fantasioso che disdegna le convenzioni e le regole
fissate dalla stessa borghesia. Albert gli dimostra la sua amicizia fino
alla fine, seppur spaventato da lui. Nel triangolo Albert occupa un
posto quasi inconsistente ed appare in tutta la sua debolezza. Alla fine
invita Lotte a diradare i suoi incontri con Werther e in questa azione
Albert contribuisce al dramma già drammatico.
Materia romantica che mai perderà d’interesse, la relazione fra amore e
morte è l’emblema di Werther. All’inizio del romanzo l’amore è
indipendente dalla morte e le due entità non si scontrano, piuttosto
esse si mischiano ai già variegati elementi che forniscono al lettore
l'iniziale comprensione dell’anima e della vita di Werther. Tuttavia, un
vago senso funereo appartiene a Werther specie per ciò che concerne la
sua passionalità che esprime attraverso il lessico smanioso.
Dalla seconda lettera il lettore apprende che Werther è un artista. Ma
la sua arte è come immobile di fronte al paesaggio naturale nel quale
egli si è venuto a trovare. Werther è sereno e meravigliato (“Una
meravigliosa serenità si è impadronita della mia anima”) e sembra
fondersi con la natura circostante.
Le lettere successive informano Wilhelm della situazione di Werther:
esse sono lo specchio del suo stato d’animo a contatto con la natura,
con le persone, la sua lettura di Omero e la sua vita nella nuova città
nella quale si è trasferito. Tuttavia, le parole di Werther mantengono
un tono filosofico e quasi didascalico: egli sembra gettare la sua anima
fra le righe e fra le parole.
È nella lettera datata 16 giugno 1771 che Werther parla per la prima
volta di Charlotte, nel raccontare di un ballo in campagna (“…ho fatto
una conoscenza che mi tocca il cuore da vicino.”). Werther è informato
da subito che Charlotte è gia promessa (“…a un bravo giovane che è ora
in viaggio per i suoi affari… “). Il loro primo incontro avviene mentre
Charlotte è impegnata a distribuire la merenda ai suoi sei fratellini e
Werther è trafitto da lei e dalla sua dolce presenza (“…tutta l’anima
mia era presa dalla sua persona, dal tono della voce, dal portamento…“).
Nella loro conversazione, sulla strada verso la festa, Werther è sempre
più soggiogato da lei: come colpito da una saetta, egli l’ammira nella
sua bellezza estetica (“Come mi inebriavo di quegli occhi neri…“) e si
sente ormai assorto nei pensieri che riguardano solo Charlotte (“…scesi
dalla carrozza tutto trasognato…“).
Werther non sembra curarsi del fatto che Charlotte sia fidanzata con
Albert. Forse non ci pensa o ci pensa poco. Quando poi si stabilisce
definitivamente a Wahlheim, è felice di poter raggiungere Lotte in
qualsiasi momento (“…quando sono là mi sento veramente me stesso e
conosco tutta la felicità che può essere concessa ad uomo.”).
Addirittura si sente come un peregrino che trova finalmente pace dopo un
lungo e difficile vagabondaggio (“Così l’inquieto vagabondo desidera
alla fine la sua terra…”).
Ciò che colpisce nell’amore di Werther è l’assoluta liricità delle sue
affermazioni. È un poeta che sospira e, da innamorato, osserva e
trasfigura la realtà intorno a sé e, tipico di Werther, argomenta
continuamente sulla natura.
Nella lettera del 13 luglio, Werther è sicuro che Charlotte ricambia il
suo sentimento (“No, non mi inganno! Leggo nei suoi occhi neri un
sincero interesse per me e per la mia sorte. “). Da quel momento le
epistole di Werther diventano una sorta di fiammeggiante racconto nel
quale la parola “amore” diventa onnipresente (“… che cosa è per il
nostro cuore un mondo senza amore! Che cos’è una lanterna magica senza
luce? “) per mezzo di enfatiche frasi cariche di esaltazione (“è come se
l’anima mi scorresse in tutti i nervi.”).
Quindi, nella lettera del 30 luglio, Werther nomina finalmente Albert
(“Albert è arrivato e io me ne andrò…”). E da lì in poi qualcosa in lui
e nella sua devozione a Lotte sembra spezzarsi (“La mia gioia di stare
vicino a Lotte è finita.”). Da quella lettera Werther cambia stato
d’animo. Ora è sconfortato, smarrito e spaventato. Il suo amore è
diventato effimero (“Ah, è proprio vero che soltanto il nostro cuore ci
può dare o no la felicità.”). Avverte una certa inerzia e si sente
inferiore rispetto ad Albert il quale, in ogni caso, gli dimostra
amicizia. Werther divinizza Lotte rendendola il suo ideale di Bellezza;
ciò nonostante non la strappa al fidanzato Albert. Ma ormai l’amore per
lei si è trasformato e Werther è sgomento oltre che rassegnato (“Non la
rivedrò più.”).
Verso la metà della narrazione l’amore comincia a fondersi alla morte,
lentamente, diventando racconto struggente per aforismi, finché Werther
arriva alla consapevolezza della sua fine imminente.
Nel secondo libro del romanzo, precisamente nella lettera datata 20
febbraio 1772, la notizia del matrimonio di Lotte ed Albert. E poi
improvvisamente la natura cambia con Werther e i suoi sentimenti: è il 4
settembre 1772 (“Come la natura declina verso l’autunno, anche in me,
intorno a me, scende l’autunno.”).
La svolta, del 12 ottobre, nella quale Werther sostituisce ad Omero il
bardo scozzese Ossian (“Ossian ha preso il posto di Omero nel mio cuor.
In quale splendido mondo mi guida questo poeta?”) e Werther ne è
soddisfatto. Ora la morte comincia ad incedere accanto al suo amore per
Lotte, ne è avvertimento la brevissima lettera del 19 ottobre (“Ah,
questo vuoto! Questo vuoto spaventoso che sento qui nel petto!”). Ora
per Werther la vita non ha più valore né senso (“…sono ogni giorno più
certo che l’esistenza di una creatura è di poco, di assai poco conto.”).
Ed è la fine. La sua fine. E la fine di tutto.
Attraverso un languido lessico, Werther descrive, esaltandolo, ciò che
resta del suo attaccamento sventurato a Charlotte (“…il sentimento per
lei divora ogni cosa…”) come se potesse parlarle, come se potesse
sussurrarle quelle stesse frasi. L’amore è il chiodo fisso di Werther,
pensiero che diventa sempre più il tormento della sua anima.
Ormai Werther si avvia verso la morte (“…per me è finita, non resisto
più!”). Lotte è l’ossessione (“Come la sua immagine mi perseguita! Da
sveglio e nel sogno essa mi colma l’anima”) che allo stesso tempo lo
placa. Decide di uccidersi dopo un ultimo incontro con Lotte nel quale
lei ricambia un suo bacio dandogli, in un certo senso, la coscienza che
non sarà mai completamente sua.
La morte è una presenza costante, nonché un desiderio liberatorio per
Werther (“è deciso, Lotte, voglio morire, e te lo scrivo senza
romantiche esaltazioni…”). Ma, allo stesso tempo, Werther è confuso ed
ha paura di cosa vi sia nella morte, come se fosse in un certo senso
attaccato alla vita (“Morire! Tomba! Non comprendo queste parole”) ma
poi, di nuovo, si lancia verso la morte, rassegnato e convinto (“Accanto
alla tomba tutto si fa più chiaro”). E le sue ultime parole sono per
Charlotte, con tutto il suo amore sano ed insano (“Morirei con coraggio,
morirei con gioia, se potessi così ridarti la pace”), insieme al suo
commiato (“Così sia, dunque! – Lotte! Lotte, addio! Addio!”). Muore così
l’eroe. Muore per amore, il massimo amore, l’amore esemplare e sublime
tanto caro ai romantici fino ai decadenti di fine Ottocento, in quella
sorta di continuazione fra Romanticismo e Decadentismo individuata da
Mario Praz.
I due temi, passione e critica sociale simboleggiano la stessa tendenza
a sostenere i “diritti del cuore”, quell’interiorità necessaria alla
conservazione psicofisica dell’individuo: trasgredire quest’integrità
equivale a determinare la “malattia mortale” che porta al suicidio.
Sabrina Bottaro |