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Nel "Faust", l'opera
principale di Goethe, c'è una celebre scena in cui Margherita,
innamorata di Faust (che si presenta come Enrico), vuole capire
meglio se questo personaggio ha delle intenzioni serie con lei o no.
Il dialogo inizia così:
MARGHERITA
Oh, dimmelo, Enrico!
FAUST Cosa c'è?
MARGHERITA Dimmi, ecco: come stai tu a religione? Tu sei l'uomo più buono che ci sia, ma credo che non te ne importi molto.
FAUST Lascia andare, bambina, tu senti che ti voglio
bene; a chi amo darei la vita e il sangue; non porterei mai via chiesa e fede a nessuno.
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Prima parte dell'articolo:
Goethe e la natura
Seconda parte:
Il giovane Goethe e la critica della religione
Terza parte:
Il Goethe maturo e la ricerca dell'umanità |
MARGHERITA
Non va bene così, bisogna crederci!
FAUST
Bisogna?
MARGHERITA
Ah, se avessi un qualche potere su di te!
Non rispetti neppure i santi sacramenti.
FAUST
Io li rispetto.
MARGHERITA
Ma non li desideri!
Da quanto non vai a messa e ti confessi?
Credi in Dio?
FAUST
Carissima, chi oserà dire:
"Io credo in Dio"
Domandalo pure ai saggi o ai preti,
e la risposta sembrerà solo prendere in giro
chi ha domandato.
MARGHERITA
Allora tu non credi?
Non si può certo dire
che la povera Margherita, che poi finirà sedotta e abbandonata, non
sia abbastanza insistente con Faust. Ma nonostante il dialogo vada
avanti ancora per un bel po', Margherita non riesce a tirare fuori
neanche un ragno dalle risposte evasive dell'amato Faust.
E chi facesse a Goethe stesso la domanda "Dimmi, ecco: come stai tu a religione?" potrebbe trovarsi in difficoltà molto simili, perché
Goethe, nelle varie fasi della sua lunga vita (muore a 83 anni), ha
dato risposte molto diverse. Due testimonianze possano illustrarlo:
Kestner racconta di Goethe:
Non va a messa e prega raramente;
perché, come dice lui, "non sono
abbastanza bugiardo per farlo". |
Barnhagen invece dice di lui:
Se Gesù avesse incontrato Goethe,
avrebbe trovato in lui l'amico più caro. |
Delle volte Goethe usa parole molto dure e
sarcastiche parlando anche di contenuti sacri della fede
cristiana. Una volta, p.e., osservando un quadro religioso che
rappresentava la tomba aperta e vuota di Gesù, esclama:
"La tomba è aperta, che miracolo meraviglioso!
Beato chi ci crede. Imbroglioni, lo avete portato via!"
Altre volte si esprime con parole di alta stima
sull'importante ruolo morale e sociale del cristianesimo. Goethe è
una persona senz'altro religiosa, per tutta la sua vita si occupa di
religione e anche le sue opere sono piene di riflessioni
sull'argomento. Si è occupato intensamente non solo della religione
cristiana, nelle sue espressioni del cattolicesimo e del protestantesimo,
ma anche dell'islam e di altre religioni asiatiche, un interesse certamente
singolare per l'epoca in cui visse.
Nel marzo del 1831, quando aveva ormai 82 anni e stava riflettendo
su tutti gli sforzi compiuti per arrivare a una visione armonica del
mondo, scrisse all'amico Sulpiz Boisserée: "In tutta la mia vita
non ho trovato nessuna fede, che mi convinceva al punto di poter
aderirne". Nelle numerose esternazioni di Goethe sulla religione in generale,
su Dio e sul cristianesimo in particolare, che delle volte possono
anche sembrare contraddittorie, c'è invece un filo rosso.
Goethe e la natura
Questo filo rosso è il rapporto di Goethe con la
natura che nel corso della sua lunga vita si modifica, ma non cambia
radicalmente.
Fin da giovane Goethe cercò la vera religione e la trovò nella
natura. Molto presto si convinse "di vedere Dio nella natura e
la natura in Dio". Dio e natura erano per lui concetti equivalenti;
la natura possiede, secondo lui, volontà, ragione, saggezza, bontà e
amore.
Nel corso della sua vita Goethe sviluppò idee pansofistiche e
panteistiche che identificavano Dio con tutto
l'esistente. Queste sono certamente convinzioni che si trovano in
netta contrapposizione sia con la fede protestante che con quella
cattolica. Per questo, e per altri motivi che vedremo più avanti,
Goethe si vede spesso confrontato con il rimprovero di essere un
ateo. Ma comunque lo chiamassero, panteista, ateo o cristiano, per
Goethe era
indifferente, tanto "nessuno sa veramente cosa questi
concetti possano significare". La religione era per Goethe un
sentimento strettamente privato, individuale, parlarne troppo non
gli piaceva.
Nel gennaio del 1813 scrisse: "come poeta e artista sono politeista,
come ricercatore della natura sono panteista, sono entrambe le cose
con assoluta convinzione."
Dopo questa necessaria prefazione vorrei dedicarmi, nelle altre due
parti di questo piccolo saggio, alla vita stessa di Goethe e allo
sviluppo delle sue convinzioni religiose, dalla critica del
protestantesimo durante la sua gioventù, attraverso le sue idee
panteistiche fino alla ricerca di un ideale umanista verso la fine
della sua vita. |