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"Il Faust fa convivere sotto lo stesso tetto dramma shakespeariano e
tragedia greca, moralità medievale e rivista satirico-illuministica, poema
epico e aforisma gnomico, ballata popolare e lirica cerebrale, frecciate
politiche e squarci di dialogo scientifico. Per questo il Faust non è
imitabile. Discorso analogo si può fare per lo stile, cioè per quella
foresta di stili e di proposte linguistiche e verbali, formali e sonore
che costituisce uno dei lati più attraenti dell'opera".
Dalla prefazione
di Italo Alighiero Chiusano al libro: Faust - Urfaust (vedi sotto)
 Faust e Mefistofele in una scena del film di Gustav Gründgens
(1959).
Il Faust è l'opera più famosa di Goethe ed era anche l'opera della sua vita: dai primi frammenti al termine della seconda parte dell'opera passarono 60 anni, in cui si susseguono varie versioni, anni di febbrile lavoro e decenni di interruzioni, in cui Goethe
è distratto da altri progetti.
Il Faust di Goethe è uno scienziato, insoddisfatto dei limiti del sapere umano che, ormai vecchio, viene tentato dal demonio Mefistofele. Gli vende la propria anima in cambio di giovinezza, sapienza e potere. Ora Faust, onnipotente, può disporre delle sorti altrui: porta alla follia e alla morte una povera fanciulla, Margherita; poi inizia a esercitare la sua diabolica influenza presso le corti principesche del gran mondo. E benché tutto sembri congiurare contro la salvezza dell'anima di Faust, la pietà divina riconosce il desiderio di bene che è stato all'origine di
tutti i suoi peccati: la stessa Margherita interviene per Faust, simbolo ormai dell'umanità stessa e del suo cammino verso la redenzione.
Goethe non vede in Faust il grande peccatore da punire, come lo voleva la tradizione
religioso-popolare, per lui la volontà di Faust di sapere, di andare oltre è positiva e così alla fine Dio salva l'anima di Faust. Il Faust di Goethe rappresenta l'umanità, la sua insofferenza dei limiti della coscienza e il tentativo di superarli è per Goethe "il più nobile delle aspirazioni dell'uomo".
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