Viaggio in Germania - La storia della Germania
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Albert Speer

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Albert Speer (1905-1981) in una foto del 1942
Albert Speer (1905-1981) in una foto del 1942
foto: www.dagospia.com/mediagallery
"Degli Hitler e degli Himmler ce ne sbarazzeremo, ma con gli Speer dovremo fare i conti ancora a lungo"
Il giornalista e storico tedesco Sebastian Haffner, nel 1944 in esilio a Londra.

Chi era Albert Speer?

Albert Speer fu architetto personale di Adolf Hitler e uno dei suoi più fidati collaboratori. Nel 1942 Hitler lo nominò ministro agli armamenti e alla produzione bellica, una funzione che gli diede ampi poteri su gran parte dell'economia della Germania nazista che era sempre più dominata dall'esigenza di tenere in piedi una macchina della guerra che divorò risorse ingenti di uomini e materiali. Negli ultimi due anni della guerra fu proprio Speer uno dei personaggi decisivi per la continuazione ostinata e disperata di una guerra che, dopo Stalingrado, era destinata a trasformarsi in una gigantesca catastrofe per la Germania.
Speer faceva parte dei 24 più importanti criminali di guerra nel processo di Norimberga. Nel 1946 fu condannato dal tribunale militare internazionale a 20 anni di carcere per crimini di guerra, in particolare per lo sfruttamento di manodopera in stato di schiavitù presso le industrie belliche tedesche. Ha evitato la pena di morte con una abilissima difesa, ammettendo una responsabilità generica del popolo tedesco - e quindi anche sua - per i crimini del nazismo, negando però una qualsiasi colpa personale, in quanto ignaro dello sterminio degli ebrei ed essendo sempre stato un tecnico apolitico che ha subito il fascino di Hitler, come milioni di altri tedeschi. A suo favore giocava anche il fatto che mancavano molti documenti storici per poter controllare la veridicità di quello che diceva Speer (documenti che oggi invece sono disponibili), altrimenti la condanna a morte sarebbe stata inevitabile.

Speer nel dopoguerra:

Albert Speer durante i processi a Norimberga
Albert Speer che prepara la sua difesa durante i processi a Norimberga, nel 1946
foto:
United States Army Signal Corps photographer
Non si può certo rimproverare a Speer di aver cercato di evitare la condanna a morte mentendo sul suo reale coinvolgimento nella macchina del potere nazista. È comprensibile. La cosa grave è che la leggenda sulla sua vita che Speer costruì a partire dalla sua difesa a Norimberga e poi negli anni del dopoguerra in numerose pubblicazioni e interviste in tutta l'Europa fu ciecamente creduta dall'opinione pubblica e persino da rinomati storici. Inizialmente nessuno andò a controllare la veridicità delle sue memorie, nessuno cercò le fonti storiche per confrontarle con quello che disse Speer nelle sue interviste. Una delle più note biografie di Speer, quella di Joachim Fest, sembra in molte parti un copia-incolla degli scritti autobiografici di Speer, che divenne uno dei testimoni più ricercati della storia recente della Germania da parte dei media, anche a causa della sua indubbia intelligenza. Evidentemente la Germania, nei primi decenni del dopoguerra, aveva bisogno di un "ex-nazista buono". Se persino uno nei ranghi più alti della gerarchia nazista come Speer non sapeva dei crimini nazisti e non si sentiva personalmente colpevole, allora perché un tedesco "normale" doveva sentirsi colpevole? Speer era utile e rassicurante, in particolare nel periodo del primo dopoguerra, quando molti gli ex-nazisti cercarono di convertirsi frettolosamente in buoni democratici.

Solo dopo la morte di Speer nel 1981 vennero alla luce sempre più documenti storici - di cui prima nessuno si era interessato - che smentirono senza ombra di dubbio tutte le giustificazioni, tutta la falsa immagine da "tecnico apolitico" e tutte le vere e proprie bugie che Speer aveva accumulato negli anni per ripulire il proprio passato. Oggi, l'immagine di Speer, almeno in Germania, è molto cambiata. In Italia invece, la ormai grande quantità di documenti storici che smascherano Speer sembra ancora ampiamente sconosciuta e nessuno dei più recenti libri tedeschi su Speer è stato ancora tradotto in italiano - il più importante di essi è Albert Speer - eine deutsche Karriere di Magnus Brechtken (del 2017).

In questo contesto è illuminante confrontare la pagina italiana di Wikipedia su Speer con quella tedesca: la pagina tedesca racconta in moltissimi punti una storia completamente diversa da quella italiana.

L'uomo "apolitico" diventa nazionalsocialista:

Albert Speer, nel 1932, tra i gerarchi nazisti
Albert Speer (in seconda fila, nell'abito grigio) nel 1932, un anno prima che Hitler arrivasse al potere. A 27 anni si sente già perfettamente a sua agio tra i gerarchi nazisti (il secondo da destra è Joseph Goebbels che in quell'anno era già tra i più fidati di Hitler). Goebbels aveva incaricato Speer di ricostruire la sede della circoscrizione berlinese del partito nazista per rappresentare meglio il crescente potere del movimento di Hitler, un lavoro che Speer portò a termine con grande soddisfazione di tutti.
foto: Bundesarchiv
Albert Speer nacque il 19 marzo 1905 a Mannheim, come secondo di tre figli maschi di una famiglia molto benestante. Suo padre e suo nonno erano degli architetti famosi e molto stimati e così anche il giovane Speer, economicamente indipendente grazie ai genitori, studiò architettura, prima a Karlsruhe, poi a Monaco e infine a Berlino.

Secondo le memorie di Speer, scritte nella prigione dove scontò la pena di 20 anni, da studente non si interessava di politica, ma visto che l'università di Berlino era una roccaforte dei nazisti che quasi quotidianamente tennevano dei rumorosi raduni all'interno dell'università Speer doveva certamente sapere bene cosa stava succedendo intorno a lui. E non era affatto insensibile al "fascino del nuovo" che stava avanzando. Perché già nella primavera del 1930 Speer, che possedeva un automobile, si iscrive alla N.S.K.K., l'associazione nazista per gli automobilisti (per poter aderire doveva presentare un cosiddetto "Ariernachweis", un certificato di pura razza ariana, cioè di non avere degli antenati ebrei.) La N.S.K.K. non era certo l'unica associazione per automobilisti a Berlino e dintorni e così, la sua iscrizione fu una chiara decisione politica, probabilmente alimentata anche dalla speranza che, entrando così nel cerchio dei nazisti, poteva ottenere in futuro dei vantaggi per la sua carriera di architetto. Poco dopo divenne anche il capo della sezione Wannsee della N.S.K.K., vicino a Berlino, dove Speer viveva in quel momento.

E il primo incarico lavorativo da parte dei nazisti arrivò molto presto, nel settembre 1930, quando Karl Hanke, capo del distretto ovest di Berlino del partito di Hitler, lo incaricò di riqualificare una villa come futura sede del suo distretto. Visto che era il suo primo lavoro per i nazisti, Speer lo accettò persino senza compenso. Tra dicembre 1930 e febbraio 1931 Speer assistette a un discorso pubblico di Hitler e a un altro di Goebbels - quello di Hitler lo affascinò, il discorso di Goebbels invece lo ripugnò, almeno secondo le affermazioni di Speer nel dopoguerra. Comunque sia, in questi due discorsi pubblici, seguiti sempre da migliaia di entusiasti nazisti, Speer doveva aver ascoltato tutto il programma dei nazisti, fino ai più ripugnanti dettagli e subito dopo, il 1 maggio 1931 Speer si iscrisse non solo nel partito della NSDAP di Hitler, ma anche nel Kampfbund Deutscher Architekten und Ingenieure, cioè l'Unione nazista di lotta degli architetti ed ingeneri tedeschi, e pure nelle SA, le cosiddette «squadre d'assalto», il primo gruppo paramilitare del Partito Nazista, confermando così non solo la sua piena adesione al credo nazista, ma anche la sua intenzione di partecipare attivamente alla realizzazione dei loro obbiettivi.

Speer diventa l'architetto di Hitler:

Albert Speer e Adolf Hitler, nel 1938
Gli architetti Speer (a sinistra) e Ruff (a destra) discutono con Hitler (al centro) i progetti per la futura area del congresso del partito nazista (1933-34)
foto: Deutsches Bundesarchiv
Nel 1932, un anno prima che Hitler prendesse il potere, arriva per Speer un altro incarico di lavoro, questa volta più importante di quello di due anni prima. Goebbels incaricò Speer a ricostruire la sede della circoscrizione berlinese del partito nazista per rappresentare meglio il crescente potere del movimento di Hitler, un lavoro che Speer portò a termine - questa volta anche pagato bene - con grande soddisfazione di tutti. Nello stesso anno partecipò attivamente alla campagna elettorale di Hitler per le elezioni politiche del 31 luglio e poco dopo lasciò la SA che aveva un carattere troppo "proletario", per aderire alla Motor-SS, un'associazione nazista con un carattere più elitario.
Focus Storia
Speer 1937
Il 30 gennaio 1937, a 4 anni dalla presa di potere di Hitler, Speer ricevette da Goebbels (che gli stringe la mano) il titolo di professore universitario. Nello stesso giorno Hitler lo nominò Ispettore generale per l'urbanistica di Berlino. Un'altra cosa significativa che si vede in questa foto è che Speer, a partire da quell'anno, in pubblico indossava sempre di più la divisa.
foto: autore sconosciuto, fonte: "Speer und Er"
Speer conobbe Hitler personalmente nel 1933 e tra di loro si stabilì un'immediata intesa anche a livello personale, dovuta anche al fatto che Hitler fin da giovane era un appassionato di architettura. Tra il 1933 e l'inizio della seconda guerra mondiale nel 1939 Speer divenne l'architetto ufficiale di Hitler. Fu incaricato di elaborare i progetti per la futura area del congresso del partito nazista (vedi la foto in alto) e di rinnovare il palazzo del Ministero della Propaganda. Goebbels rimase impressionato dal lavoro di Speer che per lui rispecchiava esattamente lo spirito del nazionalsocialismo. Hitler invece lo incaricò di ristrutturare la Cancelleria di Berlino insieme a un altro architetto, Paul Troost. Un grande aumento del suo potere e delle sue competenze Speer lo raggiunse quando, nel 1937, gli fu conferito l'incarico di Ispettore generale per l'urbanistica di Berlino che gli mise a disposizione anche degli ingenti mezzi economici per i suoi progetti megalomani per ideare una nuova Berlino "capitale del mondo".

L'architettura di Speer:

Hitler era consapevole degli enormi effetti che un'apposita messa in scena poteva avere sulla psiche delle masse. Per questo motivo si servì non solo della cinematografia - per la quale si affidò alla regista Leni Riefenstahl - ma anche dell'architettura. In questo campo le costruzioni e le istallazioni sceniche di Speer espressero idealmente il carattere del terzo Reich, mirando ad esaltare - soprattutto attraverso le dimensioni gigantesche di molte delle sue opere - i valori di una grande Germania e ad incitare i consensi delle grandi folle.
Uno spettacolo di luce in occasione del congresso del partito nazista (1935)
La "Cattedrale della luce" allestita da Speer in occasione del congresso del partito nazista (1935 a Norimberga)
foto:
Deutsches Bundesarchiv
Esempi di questa architettura sono l'allestimento del raduno del partito nazista a Norimberga nel 1935, basato su una grandiosa scenografia notturna potenziata dall'utilizzo di centotrenta riflettori da contraerea che, proiettando dei potenti fasci di luce verso l'alto, davano l'impressione di una cattedrale di luce, il padiglione tedesco per l'Esposizione parigina del 1937 e il monumentale progetto di trasformare Berlino in una Welthauptstadt (capitale del mondo).

Nell'architettura voluta dal Terzo Reich, in particolare da Albert Speer, non c'era niente che non avesse un carattere esplicitamente politico. Quando Speer confessò: "Tutto il mio volere e agire aveva solo un obiettivo: che questo grande uomo [Hitler] regnasse su tutta la terra" esprime chiaramente il concetto che la sua arte era subordinata alla politica nazista. E rivela anche involontariamente che la presunta apoliticità da tecnico che Speer ostentava tante volte, dal processo di Norimberga fino alla sua morte, non era altro che una debole bugia. Però purtroppo ci cascarono in molti.

Berlino - capitale del mondo:

Uno dei progetti per la "Welthauptstadt Germania"
Il progetto di Speer (1939) per trasformare il centro di Berlino, che doveva diventare "Welthauptstadt Germania" (Germania, capitale del mondo). Questo viale doveva essere largo 120 m e lungo 6 km. In basso una nuova stazione ferroviaria, al centro un arco di trionfo e in fondo la gigantesca "Ruhmeshalle" (Sala della Gloria), che alla base doveva misurare 315 m x 315 m, con un'altezza di 320 m. Dietro era progettato un grande lago artificiale (1.200 m x 400 m) in cui questo gigantesco edificio si doveva specchiare. Lo scoppio della guerra nello stesso anno impedì la sua realizzazione.
foto: Deutsches Bundesarchiv

Le dimensioni della "Ruhmeshalle"
Un confronto della progettata "Ruhmeshalle" (altezza progettata 320 m) con le dimensioni attuali del Reichstag (a destra, altezza: 75 m) e con la Porta di Brandeburgo (a destra in basso, altezza 26 m) rivela la megalomania architettonica che piaceva tanto sia a Speer che a Hitler.
foto:
ita.archinform.net/projekte/4486

Speer e gli ebrei:

A partire dalla sua linea di difesa durante il processo di Norimberga fino alla sua morte Speer affermò di non aver mai saputo niente della sistematica uccisione degli ebrei e di quello che stava succedendo nei campi di concentramento. Anche se non ci fossero dei documenti che provano il contrario sarebbe una cosa assolutamente impossibile. Nei 15 anni del suo impegno per il partito di Hitler (1930-45) ha sentito numerosi discorsi pubblici di Hitler e Goebbels che non hanno mai nascosto che l'eliminazione fisica degli ebrei era uno dei pilastri della ideologia nazista. Ha incontrato Hitler e Göbbels innumerevoli volte in privato, durante la guerra c'erano dei mesi in cui Speer e Goebbels si vedevano quasi ogni giorno. Persino i suoi figli, Arnold Speer e Albert Speer jr., dissero, intervistati negli anni 1990, che era impossibile per un uomo nella posizione di loro padre non aver saputo niente dei crimini contro gli ebrei.
Tre negozi di proprietari ebrei, distrutti dai nazisti
Tre negozi di proprietari ebrei, distrutti dai nazisti (Magdeburg, novembre 1938)
foto:
Deutsches Bundesarchiv
Non esistono dei documenti storici che dicono cosa faceva Speer o cosa disse nei giorni tra il 9 e l'10 novembre 1938 (la "notte dei cristalli"), quando in tutta la Germania furono bruciate centinaia di sinagoghe, distrutti migliaia di negozi ebrei, picchiati, uccisi, spinti a suicidarsi o semplicemente fatti sparire nei campi di concentramento un numero imprecisati di ebrei. Speer, dopo la guerra, disse che non ricordava nulla di quei giorni. Persino Gitta Sereny, autrice di una biografia piuttosto benevola su Speer, disse di aver parlato, durante la preparazione della sua biografia, con centinaia di tedeschi e Speer era l'unico che non ricordava proprio niente. L'unica concessione alle domande insistenti di chi, dopo la guerra, lo intervistava era, che le rovine lasciate dalle barbarie del novembre 1938, e che Speer vedeva quando attraversava la città, rappresentavano per lui un "disturbo del suo senso borghese dell'ordine". Uno schiaffo in faccia agli ebrei uccisi e maltrattati.

In realtà sarebbe un'offesa all'intelligenza di Speer se veramente non avesse saputo niente sulla progressiva eliminazione degli ebrei che i nazisti stavano mettendo in atto, passo dopo passo. Anche perché, già tre anni prima della "notte dei cristalli" erano in vigore le cosiddette "leggi di Norimberga" che prevedevano la divisione della popolazione in due classi, cioè in "cittadini del Reich", cioè di "sangue ariano" e i "membri di razze estranee". Per gli ebrei significava: il licenziamento di tutti i funzionari pubblici e notai, il divieto di esercizio per medici, dentisti, veterinari, farmacisti e avvocati, l'esclusione dall'assistenza sanitaria e dalle scuole pubbliche, la giurisdizione della Gestapo e non della giustizia civile e molte altre pesanti discriminazioni che rendevano la vita degli ebrei in Germania sempre più difficile.
La stella di Davide
A partire dal 1 settembre 1941 tutti gli ebrei nei territori del Reich e dei paesi occupati dovevano portare sui vestiti questa stella gialla (Jude = ebreo)
fonte: Daniel Ullrich
Queste misure furono pubblicate dai nazisti con grande enfasi e orgoglio. Speer, nella sua posizione privilegiata, doveva essere o cieco e sordo, o completamente idiota, per non sapere di tutti questo. Ma non era né cieco e sordo e nemmeno idiota. Speer sapeva bene.

Speer crea le "case libere da ebrei":

Per poter realizzare i suoi progetti megalomani di una nuova Berlino, "capitale del mondo" dovevano essere buttate giù migliaia di case, sopratutto al centro di Berlino. Ma queste case erano occupate e così, prima delle demolizioni, si dovevano trovare degli appartamenti vuoti dove trasferire le persone sloggiate. Ma questi nuovi appartamenti non esistevano, anzi, a Berlino mancavano, secondo le statistiche ufficiali, tra 50.000 e 100.000 appartamenti. A questo punto Speer ebbe un'idea: si potevano creare degli spazi abitativi buttando fuori dalle loro case gli ebrei che abitavano a Berlino e, per poterlo fare con più sistema, furono create delle liste con nome ed indirizzo degli ebrei di Berlino. Visto che questo sistema, a partire dal 1939, funzionava bene, le evacuazioni di ebrei furono estese, durante la guerra, anche per dare una nuova sistemazione ai tedeschi che avevano perso la casa durante i bombardamenti di Berlino. I tedeschi che probabilmente non sapevano neanche da dove venivano le loro nuove case erano naturalmente molto contenti.
Una famiglia di ebrei a Berlino (1941)
Una famiglia di ebrei a Berlino (1941), con la stella gialla
foto: ullstein bild, fonte: "Speer und Er"
Questo fa capire che Speer considerava gli ebrei "persone di seconda categoria" trovandosi così in perfetta sintonia con la teoria della razza del nazionalsocialismo e con le conseguenti leggi di Norimberga.

E dove andavano a finire gli ebrei che dovevano lasciare le loro case - naturalmente senza indennizzi? Usando le liste di Speer la polizia di Berlino e la Gestapo li radunava prima in appositi centri di raccolta (potevano portare con se solo 50 chili di bagagli a famiglia) e poi venivano portati in tredici trasporti di massa - tra 1941 e 1942 - nei ghetti per gli ebrei creati dai nazisti nei paesi occupati all'est, tra la Polonia e i Paesi Baltici. Da lì, la stragrande maggioranza di loro non sarebbe mai più tornata viva. Speer aggiunse queste deportazioni alla lunga lista di cose di cui "non era a conoscenza". Per crederci ci vuole molta ingenuità.

Dal manager dell'architettura al manager della guerra:

Speer 1943
Il 5 giugno 1943 Speer parlò davanti a circa 10.000 lavoratori per motivarli a dare ulteriori sforzi nella produzione di armi e munizioni. Più la guerra volgeva al peggio per la Germania, più frequenti e più insistenti divennero questi raduni motivazionali per Speer.
foto: Süddeutsche Zeitung
L'inizio della guerra nel 1 settembre 1939 cambiò molte cose per Speer. Almeno nei primi tempi continuò ad occuparsi ancora della realizzazione dei suoi progetti architettonici, ma l'enorme macchina logistica messa in piedi da Speer che doveva servire per il trasporto di pietre e di tutti gli altri materiali necessari per le sue costruzioni, che alla fine del 1939 occupò 39.000 operai, fu messo sempre di più al servizio delle necessità della guerra. Alla fine del 1939 Speer aveva già 300 cantieri militari sotto la sua responsabilità. Appena due anni dopo, nel 1 settembre 1941 Speer poteva già disporre di 98.000 operai e di un budget annuale di 700 milioni di Reichsmark (circa 2,8 miliardi di Euro di oggi). Tutto questo documenta l'enorme potere che Speer conquistò grazie alla guerra.

Al centro delle attività di Speer stava ora la costruzione di nuove fabbriche per la produzione di aerei, bombe e sommergibili, tra cui anche la nuova fabbrica a Peenemünde che doveva preparare la costruzione del famoso razzo V2, la cosiddetta "arma miracolosa". Più tardi si aggiunsero anche la costruzione di rifugi antiaerei e la riparazione di strade e ponti distrutti dagli aerei degli alleati. Da manager dell'architettura Speer divenne manager della guerra.

Dopo l'attacco all'Unione Sovietica nel 1941 tutti i reparti mobili dell'organizzazione di Speer furono spostati sui fronti all'est, accompagnando l'avanzata delle truppe tedesche, occupandosi delle infrastrutture militari dell'esercitò e collaborando ai rifornimenti di munizioni e carburanti. Speer si recò spesso al fronte russo e fu sempre in stretto contatto con i comandanti dell'esercito con i quali dovette coordinarsi. Nonostante ciò, dell'annientamento sistematico della popolazione ebraica nei territori occupati nell'Unione sovietica, Speer, dopo la guerra, sostenne di non aver saputo niente. Deve aver sistematicamente chiuso occhi e orecchi quando si trovava lì.
La rivista 'Der Frontarbeiter'
La rivista "Der Frontarbeiter" era il settimanale dell'"Organisation Todt" (OT) che a partire dal 1942 si trovava sotto la responsabilità di Speer. Fu distribuito gratuitamente tra gli eserciti tedeschi, sia ad ovest che ad est. Documentò il lavoro di quest'organizzazione che accompagnava l'avanzata delle truppe tedesche, occupandosi delle infrastrutture militari dell'esercitò e del rifornimento di munizioni e carburanti. A partire dal 1943 aumentarono notevolmente gli articoli e le foto che raccontavano del supporto dell'organisazzazione di Speer nelle attività militari, come p.e. anche della esecuzione della "terra bruciata" contro i partigiani sovietici (come nella foto sopra, del 22 maggio 1943).
foto: Willi Ruge, fonte: "Albert Speer - Eine deutsche Karriere"

Speer diventa ministro degli armamenti e delle munizioni:

Il 7 febbraio 1942 Hitler incontrò privatamente Fritz Todt, l'allora ministro degli armamenti e delle munizioni. La guerra stava iniziando ad andare male per la Germania e Todt si rendeva perfettamente conto delle gravi difficoltà che gli eserciti tedeschi e i loro alleati avevano incontrato durante il primo inverno russo e sicuramente Todt cercò di far presente a Hitler le sue perplessità. Ma Hitler non ne voleva sentir parlare. Il giorno dopo l'aereo con a bordo Todt esplose per circostanze mai chiarite (e mai veramente esaminate) e Hitler, ancora nello stesso giorno dello strano incidente, nominò Speer come successore di Todt. Probabilmente non si saprà mai se si trattò di un incidente o di un attentato voluto da Hitler, è invece chiaro che Hitler riteneva Speer la persona più affidabile per assumere uno dei ruoli più importanti in questa fase della guerra.

Come ministro  degli armamenti e delle munizioni Speer ebbe ampi poteri su gran parte dell'economia della Germania nazista che era sempre più dominata dall'esigenza di tenere in piedi una macchina della guerra che divorò risorse ingenti di uomini e materiali. L'accusa contro di lui durante il processo di Norimberga e cioè "sfruttamento di manodopera in stato di schiavitù presso le industrie belliche tedesche" si riferiva proprio all'attività di Speer in quel periodo. Negli ultimi due anni della guerra fu proprio Speer uno dei personaggi decisivi per la continuazione ostinata e disperata di una guerra che, dopo Stalingrado, era destinata a trasformarsi in una gigantesca catastrofe per la Germania.

Il 6 ottobre 1943:

Nel 1943, nei ranghi alti della gerarchia nazista tutti sapevano, almeno a grandi linee, a che punto si era arrivati con la "soluzione finale della questione ebraica" teorizzata da Hitler già nel suo libro "Mein Kampf" 20 anni prima. Il discorso che Heinrich Himmler, capo della SS e organizzatore materiale dell'Olocausto, fece il 6 ottobre 1943 a Posen (nella Polonia occupata) davanti a tutti i 43 "Gauleiter" (capi distrettuali) del Reich, riportò invece dei fatti nuovi, molti anche agghiaccianti. Nel suo discorso, di cui esiste una registrazione audio, Himmler spiegò tra l'altro che "per far sparire il popolo degli ebrei dalla faccia della terra è indispensabile uccidere anche donne e bambini". Questo discorso di Himmler era preceduto da un altro discorso di Speer in cui incitò i presenti, in maniera piuttosto dura, ad intensificare al massimo gli sforzi bellici dell'industria, minacciando addirittura di punire severamente chi era sospettato di non dare il massimo.

Quando, dopo la guerra, Speer si accorse che la notizia della sua presenza al discorso di Himmler avrebbe fatto crollare tutta la costruzione dell'immagine di sé da tecnico un po' ingenuo che non sapeva nulla dell'Olocausto, fece di tutto per far credere di essere partito da questo convegno già prima che parlasse Himmler, anche se Himmler, nel suo discorso si era rivolto in un passaggio direttamente a lui ("...Lei, camerata Speer..."). E certamente non ci si rivolge così a qualcuno che non c'è. Uno dei Gauleiter presenti aveva scritto in un rapporto che Speer sarebbe partito da questo convegno insieme agli altri in treno, alle ore 23. Speer riuscì a far cancellare l'orario da quel rapporto per poter dire di essere partito in macchina, da solo, già nel pomeriggio, prima che parlasse Himmler, per andare a trovare Hitler. Ma nell'agenda di Hitler dell'appuntamento con Speer si parlava solo nel giorno successivo.

L'attentato del 20 luglio 1944:

L'attentato del 20 luglio 1944
La stanza nel quartier generale di Hitler, nella Prussia Orientale, dopo l'attentato del 20 luglio 1944. La bomba esplose durante una riunione a cui partecipavano, insieme a Hitler, circa 20 persone. Cinque di loro furono uccisi, Hitler rimase solo ferito.
foto: autore sconosciuto, fonte:
Wikimedia Commons
Dopo la battaglia di Stalingrado tra il 1942 e il 1943 che rappresentò una svolta decisiva della guerra alcuni militari decisero di fermare Hitler che era fermamente convinto che la Germania doveva battersi fino alla fine, costi quel che costi. Il tentativo più promettente per farlo, la congiura dei militari nel 1944 (uno dei suoi protagonisti fu il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg) fu l'attentato del 20 luglio 1944.

In quel giorno, la bomba piazzata da Stauffenberg nel quartiere generale di Hitler esplose e uccise cinque persone, ma Hitler fu solo ferito a un braccio. Quest'ultimo fatto scoraggiò molti dei cospiratori e il tentativo del putsch fallì. Seguirono migliaia di arresti di oppositori, i capi della congiura furono condannati a morte e giustiziati, insieme a centinaia di altri oppositori.

Nelle sue memorie redatte nel dopoguerra Speer vuole far credere ai lettori che era sempre stato "leale sia nei confronti di Hitler che di Stauffenberg" e che avrebbe avuto dei "colloqui molto aperti" con i capi della congiura, insinuando così, senza mai essere concreto, una qualche vicinanza con loro. Quello che Speer citò a suo favore è il fatto che in un documento che circolava in alcuni cerchi dell'opposizione il suo nome (con un punto di domanda) appare in una lista di persone che avrebbero potuto essere utili in una Germania dopo Hitler.

In realtà Speer non aveva nulla in comune con gli ufficiali dell'attentato del 20 luglio. Loro erano disperati per il catastrofico andamento della guerra e volevano salvare il salvabile, rischiando anche la propria vita. Speer invece fu tra quelli che, proprio nel 1944, lavorò con crescente energia per mantenere in piedi la guerra, per renderla "più totale" e per portarla "fino alla vittoria finale" (parole di Speer).

Ma c'è un altro fatto che fa capire che i cospiratori intorno a Stauffenberg c'entravano poco con Speer: già due settimane prima del 20 luglio, e cioè il 7 luglio Stauffenberg e un altro ufficiale avevano in mente di piazzare una bomba in uno zainetto che doveva esplodere durante la presentazione di nuove uniformi, dove erano presenti sia Hitler che Speer. Questo piano fallì perché l'esecutore materiale previsto per l'attentato non riusciva a decidersi. La foto di questo evento fa vedere chiaramente che, se l'attentato fosse stato eseguito, anche Speer sarebbe saltato in aria:
Hitler e Speer 1944
Hitler (a sinistra) e Speer (accanto a lui) durante la presentazione di nuove uniformi, il 7 luglio 1944:  L'attentato previsto in quell'occasione non fu eseguito per una coincidenza.
foto: autore sconosciuto, fonte: "Albert Speer, eine deutsche Karriere"

"Senza il mio lavoro la guerra sarebbe finita già nel 1942/43":

Se Speer avesse avuto anche solo il minimo dubbio sulla continuazione ad oltranza della "guerra totale" avrebbe avuto un'ottima occasione per tirarsi fuori dai suoi incarichi. All'inizio del 1944 si ammalò seriamente a un ginocchio cosa che lo costrinse a rimanere per alcuni mesi in clinica e dopo in convalescenza. Sfruttare quell'occasione non sarebbe apparso sospettoso per nessuno (il problema al ginocchio era veramente grave e aveva compromesso anche la salute generale di Speer), ma Speer era ansioso di tornare al lavoro e fece di tutto per rimanere in contatto con Hitler, Goebbels e gli altri gerarchi del Reich, lavorando, per quel che gli era possibile, anche in clinica.

Nel 1944, per una persona intelligente come Speer doveva essere molto chiaro che la Germania non poteva più vincere la guerra, Speer conosceva perfettamente la situazione sempre più disperata dei fronti dove combattevano i soldati tedeschi, conosceva le pesantissime conseguenze degli incessanti bombardamenti degli aerei alleati sulla popolazione delle città e sull'industria tedesca.
Dresda 1945
Dresda 1945: un panorama della città distrutta, ripreso dalla torre del municipio
foto:
Richard Peter / Deutsche Fotothek
Eppure Speer, fino alla fine del 1944 continuò a tenere dei discorsi motivazionali, nelle fabbriche dove si producevano le armi e davanti ai responsabili territoriali del Reich, in cui incitava i presenti ad aumentare gli sforzi per arrivare al "Endsieg", cioè alla vittoria finale.

Quando scrisse a Hitler, appena un mese prima della fine della guerra nel maggio 1945: "Senza il mio lavoro la guerra sarebbe finita forse già nel 1942/43" lo fece probabilmente per vantarsi davanti a Hitler e per sottolineare la sua bravura come ministro. Considerando che solo nell'ultimo anno della guerra morirono più persone, soldati e civili, che in tutti i cinque anni precedenti messi insieme, questo presunto "merito" si trasforma in una pesante auto-accusa, cioè di essere lui uno dei principali responsabili degli orrori degli ultimi anni della guerra.

Il finto attentato di Speer a Hitler:

Durante il processo di Norimberga Speer affermò che avrebbe voluto uccidere Hitler nel febbraio 1945 con un attentato, immettendo del gas nelle condutture d'aria del bunker di Hitler. Ma non poteva decidersi a farlo veramente. Visto che non esiste nessun riscontro che possa rendere credibile questo piano è molto probabile che si trattasse semplicemente di un'invenzione di Speer per migliorare la sua posizione nel processo cosa che, tra l'altro, presumevano anche i giudici del processo di Norimberga.

È comunque da notare che questo presunto attentato si sarebbe dovuto svolgere esattamente nella stessa maniera con cui ad Auschwitz e in altri campi di concentramento si procedeva all'uccisione di massa di ebrei e altre persone "inutili" - di cui Speer diceva sempre di non aver saputo niente.

L'ultima leggenda inventata da Speer:

La più efficace e duratura leggenda che inventò Speer riguarda il cosiddetto "Ordine Nerone" di Hitler. Il 18 marzo 1945, quando anche Hitler cominciava a capire che la guerra fosse persa ordinò "Tutta la Germania occidentale interessata dall'offensiva americana è da evacuare" e il giorno dopo "Tutti gli impianti militari di trasporto, di comunicazione, di industria e di rifornimento, cosi come tutti i beni materiali che al nemico, adesso o in futuro, potrebbero essere utili sono da distruggere". Persino Goebbels riteneva materialmente impossibile eseguire questi ordini e Speer dice, nelle sue difese durante il processo di Norimberga, di aver convinto Hitler a modificare questi ordini. In seguito, in innumerevoli pubblicazioni, fino ad oggi, Speer venne chiamato "colui che ha impedito la distruzione totale dell'industria tedesca".

Se Speer ha convinto Hitler a modificare l'"Ordine Nerone" o no (come prova ci sono solo le parole di Speer) in realtà non fa tanta differenza. Alla distruzione sistematica dell'industria tedesca e ai milioni di morti civili nelle città ci pensavano i bombardamenti degli alleati e la popolazione tedesca si sarebbe in ogni caso rifiutata all'evacuazione, come avevano capito sia Goebbels che Speer.

In realtà fu proprio Speer, con la forsennata accelerazione della produzione di armi e con la sua incessante propaganda (almeno fino alla fine del 1944) per intensificare la "guerra totale", a contribuire al fatto che la guerra non finì nel 1943 o nel 1944, ma solo nel maggio del 1945, e questi ultimi anni furono i più distruttivi e sanguinosi di tutta la guerra.

Il numero di vittime, tra militari e civili, della seconda guerra mondiale ammonta a circa 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti. E Speer non ne ha solo una responsabilità generica ma, come gli altri gerarchi nazisti, una enorme colpa personale.

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