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Il "Nido dell'Aquila" sull'Obersalzberg

Articolo di Daniela Brina
Obersalzberg
Il "Nido dell'Aquila" con il suo meraviglioso panorama alpino.
foto: Tobi85

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L'Obersalzberg e il centro informativo sul nazismo

A 3 km da Berchtesgaden, in una delle zone più suggestive a ridosso delle Alpi, si trova la montagna Obersalzberg con il"Nido dell'Aquila", un chalet di montagna che Hitler scelse come abitazione estiva.

Sulla montagna Obersalzberg, particolarmente apprezzato da Adolf Hitler, nel 1933 un rifugio di montagna fu trasformato nella sede meridionale del governo nazista. Tra il 1933 e il 1944 Hitler trascorse qui complessivamente 4 anni. Qui il dittatore e i suoi gerarchi come Hess, Göring, Bormann, Speer e Göbbels, tra uno svago e l’altro, presero alcune delle decisioni più importanti destinate a incidere la storia (come ad esempio l’operazione Barbarossa, ovvero l’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941).

Il Berghof (il nome della prestigiosa residenza) fu bombardato dagli alleati nel 1945 e nel 1952 i suoi ruderi furono definitivamente rasi al suolo. In quest’area oggi sorge l'esposizione Dokumentation Obersalzberg, un centro informativo oltre che museo atto a fornire una conoscenza più approfondita su cosa questo edificio fosse e rappresentasse: la vita quotidiana dell’élite nazista, la costruzione del palazzo, l’espropriazione di terreni e case circostanti, insomma un’altra sfaccettatura del Terzo Reich.
Obersalzberg
Il centro di documentazione sul nazismo del Berghof.
foto: Krischan74

Il "Nido dell'aquila":

Questa premessa poiché l'Obersalzberg è una tappa obbligata per procedere al Kehlstein, dove sorge il Kehlsteinhaus (detta anche Nido dell’Aquila), un'estensione del complesso del Berghof. Questo chalet di montagna fu un regalo dei gerarchi nazisti al loro "Führer" per il suo 50esimo compleanno. Il progetto e i lavori di costruzione furono opera di Martin Bormann; un’opera assai dispendiosa. Molti ingegneri e circa un migliaio di persone (per la maggior parte manovalanza) furono ingaggiati per questo piano di lavoro. Fu dapprima costruita l’impervia strada che conduceva alla cima del monte Kehlstein (1.834 metri) lunga circa 7 chilometri. La via d’accesso (battezzata ovviamente "Kehlsteinstrasse") e l'edificio panoramico sulla cima furono portati a termine nel tempo record di 13 mesi. Il percorso letteralmente scavato ai fianchi della montagna approda ad uno spiazzo adibito a parcheggio. Da qui, dopo un dislivello di 700 metri da Obersalzberg, si procede in un tunnel lungo 124 metri che termina al famoso ascensore scavato all’interno della montagna. Questo avveniristico marchingegno (non solo per quell’epoca) è un lussuoso elevatore rivestito in ottone e con sedili in pelle; spazioso e grande, oltre che interamente mantenuto allo stato originale, copre in soli 41 secondi l’ultimo dislivello di un centinaio di metri che giunge allo chalet-fortezza. Fatture degli anni Trenta confermano che la costruzione costò in tutto circa 30 milioni di marchi di allora.
Berghof
L'entrata della residenza del Berghof in una foto degli anno '30
foto: 
Allgemeiner Deutscher Nachrichtendienst
La Kehlsteinhaus è circondata da balconate che permettono una vista meravigliosa sul Königssee e sul Watzmann, la seconda cima più alta della Germania (vedi la foto in alto). Questa residenza panoramica fu arredata con mobili pregiatissimi quasi tutti in marmo e legno. Nell’atrio ottagonale si trova il camino in marmo rosso donato da Mussolini ad Hitler.
Berghof
Adolf Hitler, la sua amante Eva Braun e i loro cani (all'inizio degli anni '40) sul Berghof
foto:  Bundesarchiv
Hitler non abitò mai al Nido dell’Aquila, né decise di usarlo per scopi militari. L’aria troppo rarefatta dovuta alla notevole altezza fece in modo che vi si recò assai poco. Vi fece solo qualche occasionale visita ufficiale in particolare tra il 1938 e il 1939. Dato certo è che dallo scoppio del secondo conflitto mondiale Hitler non soggiornò più presso la dimora del Kehlstein.
Berghof
Alcuni gerarchi nazisti sul Berghof, da sinistra a destra:
Adolf Hitler, Martin Bormann, Hermann Göring e Baldur von Schirach sull'Obersalzberg
foto:
Presse- und Informationsamt der Bundesregierung
Alla conclusione della guerra fu distrutto il Berghof mentre, dopo diverse trattative tra il presidente della giunta provinciale, il primo ministro della Baviera e gli americani, l’edificio del Kehlsteinhaus fu risparmiato. Fu creata l’associazione Berchtesgaden Land che diede in affitto la residenza all’ufficio del turismo del luogo per amministralo e offrire al pubblico la possibilità di visita. Dal 1960 infatti è possibile recarsi al Nido dell’Aquila. Oggi ospita un rinomato ristorante non solo per la storia che porta con sé, ma anche per gli scenari che offre.

Informazioni pratici:

  • Il centro di documentazione del Berghof:
    È facilmente raggiungibile da Berchtesgaden in auto o con il bus di linea numero 838 della Regionalverkehr Oberbayern.
  • Il Nido dell'Aquila:
    Per la ripidità e l’estrema ridotta dimensione della Kehlsteinstrasse, la via di comunicazione è impraticabile con mezzi privati. L’accesso è consentito solo con un servizio di bus navetta, in funzione da maggio a ottobre. La partenza è dal centro Dokumentation Obersalzberg (luogo in cui eventualmente lasciare le auto); l’autobus numero 849 sempre della Regionalverkehr Oberbayern con una frequenza di 25 minuti vi conduce in circa un quarto d’ora al Kehlsteinparkplatz dove imboccare il tunnel e l'ascensore.
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