Viaggio in Germania - La storia tedesca

Adolf Hitler - biografia di un dittatore

Com'era possibile che tanti tedeschi credevano in Hitler e che si fecero trascinare nella più grande tragedia della storia? Testo integrale di una conferenza. Relatore: Wolfgang Pruscha

Premessa

Adolf Hitler arrivò al potere nel 1933 dopo regolari elezioni politiche. Appena sei anni dopo trascinò mezzo mondo nella più grande carneficina dell'umanità: la seconda guerra mondiale con 55 milioni di morti.

Per capire come questo era possibile bisogna ripercorrere la biografia di Hitler insieme alla storia della Repubblica di Weimar che vide la sua ascesa al potere.

Il fatto che questa conferenza sia incentrata sulla figura di Adolf Hitler non significa che il nazismo e la seconda guerra mondiale fossero opera di una persona. Ma per capire i tedeschi (che non significa giustificarli) è necessario farlo, perché al centro del nazismo c'era sempre la figura di Hitler e la grande maggioranza dei tedeschi era sedotta da Hitler, dalla sua ideologia, dal suo carisma, dalle sue dote oratorie e dai suoi presunti successi.
Dresda 1945
Dresda dopo i bombardamenti del 1945
fonte:
www.urbanrealm.com

La tragedia della Germania

Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicida nel suo bunker a Berlino. In quel momento i soldati della armata rossa combattono già nelle strade di Berlino e americani, inglesi e russi hanno già occupato gran parte della Germania. Quando una settima più tardi la Germania firma la capitolazione incondizionata, il paese è ridotto a un campo di macerie.

Tre anni di continui bombardamenti, che miravano a spezzare il morale della popolazione, hanno totalmente distrutto le città tedesche fino a trasformarle in paesaggi lunari. Per avere una idea della vastità delle distruzioni solo alcune cifre: In 10 giorni, nel luglio del 1943, 3000 aerei scaricavano sopra Amburgo ca. 3 milioni di bombe incendiarie insieme a 25.000 bombe esplosive. In una unica notte a Francoforte sempre nel 1943 caddero 250.000 bombe incendiarie e 4.000 bombe esplosive. 131 città furono bombardate e il totale delle distruzioni a Berlino, Francoforte, Düsseldorf, Colonia, Dresda, Amburgo era tra il 40 e il 90 % di tutte le abitazioni. Per tre anni, gran parte della popolazione era stata costretta a vivere nei rifugi antiaerei e circa 600.000 persone vi morivano. Tra le macerie cominciarono a muoversi interminabili fiumi di profughi. Persone in fuga davanti all'avanzare dell'armata rossa, tedeschi cacciati dalle loro case e dalle loro terre. 12 milioni di profughi si trovavano per strada, tra un campo di accoglimento sovraffollato e l'altro. Tra il 1945 e il 1946, la guerra è già finita, nei treni o sulle strade muorirono così ancora 2 milioni di tedeschi, per la fame, per le fatiche o per malattie che nessuno poteva curare.

La tragedia della Germania alla fine della guerra era terribile. Ma le atrocità degli altri certamente non attenuano la responsabilità della Germania. Tutto questo era soltanto un riflesso di quello che il nazismo aveva fatto ai popoli dell'Europa, era soltanto l'ultimo atto di una guerra che Hitler aveva fortemente voluto, che aveva, fin dall'inizio della sua carriera politica, preparato prima ideologicamente e poi anche materialmente, di una guerra che nessun altro in Europa aveva voluto o cercato.

Hitler è stato al potere per soli 12 anni. 12 anni sono pochissimi per la storia, ma mai prima un periodo così breve aveva avuto un impatto così violento non solo su un paese, ma anche su un intero continente, anzi sulla storia mondiale. Tutta la storia di oggi è risultato della seconda guerra mondiale, e la seconda guerra mondiale è opera della Germania di Hitler e di nessun altro. Anche dopo più di 50 anni l’ombra di Hitler è ancora presente. Ma per imparare a non ripetere gli errori del passato bisogna prima capire perché Hitler era possibile.

Il giovane Hitler

Hitler nasce nel 1889 a Braunau, un piccolo paese dell'Austria settentrionale. Lascia la scuola senza ottenere la licenza media, non ha lavoro, ma non lo cerca nemmeno perché sogna di diventare un artista. A 18 anni, dopo la morte della madre, si trasferisce a Vienna dove spera di fare fortuna.

Li vuole iscriversi all'accademia d'arte ma viene respinto due volte. Conduce una vita da vagabondo, vive con la pensione da orfano e con la occasionale vendita dei propri disegni. A Vienna all'inizio del secolo l'opinione pubblica è molto politicizzata, dappertutto si parla di politica, e per Hitler che non ha altro da fare, la politica diventa subito il vero senso della vita. Fin dall'inizio l'interesse per la politica domina e non lascia spazio ad altro. Tutte le cose che possono dare calore e importanza a una persona, come il lavoro, l'amicizia, l'amore e la cultura, gli mancano quasi completamente. Legge molti giornali, ma si interessa soprattutto delle cose militari. Ogni tanto va all'opera ma gli piace solo Wagner con il suo misticismo pangermanico. Il suo paese invece, l'Austria non gli piace affatto, il ventenne sente che il grande impero austro-ungarico è ormai arrivato alla fine, sente che non ha più futuro. È invece molto attirato dalla Germania, che prima della Grande Guerra si presenta come una nazione giovane, forte, con molte energie e con un futuro da nazione di primo piano a livello europeo e mondiale. E già nel ventenne comincia a formarsi una ideologia che è un misto tra nazionalismo e antisemitismo, due tendenze molto di moda in quel momento, a Vienna ma anche in altri paesi.
Hitler a 25 anni
Hitler (il primo a destra, seduto) nella prima guerra mondiale, all'età di 25 anni
foto:
Deutsches Bundesarchiv

La Prima Guerra Mondiale

La sua prima decisione importante è quella di emigrare in Germania nel 1913, un anno prima dello scoppio della grande guerra. Lo fa per sottrarsi al servizio militare austriaco, ma non perché è contrario alla guerra, anzi, Hitler vuole fare la guerra, ma con la Germania e non con l'Austria. Infatti, appena cominciata la guerra si arruola come volontario nell'esercito tedesco. Nella guerra, Hitler si sente finalmente a suo agio, ottiene una decorazione al valor militare, ma rimane un soldato semplice perché i suoi superiori non lo ritengono idoneo per comandare, a causa del suo spiccato individualismo. I suoi compagni lo ricorderanno come un tipo un po' strano, che spesso faceva discorsi politici molto radicali, ma anche un po' confusi.

La rivoluzione del 1919

Quando nel 1918 finisce la guerra in Germania scoppia una rivoluzione.

Non è una rivoluzione come quella di un anno prima in Russia, dove c'era un leader carismatico come Lenin con un piccolo ma efficientissimo partito rivoluzionario. In Germania la rivoluzione è spontanea, senza guida ideologica o organizzativa, alimentata dalla fame, dalla delusione di una guerra perduta, dalla volontà molto diffusa di cacciare quelli che ne avevano la responsabilità. Alcuni dei rivoluzionari vogliono la democrazia parlamentare, altri un sistema politico come quello russo, tutti vogliono la Repubblica e le dimissioni del Kaiser. C'è molto idealismo ed entusiasmo, ma non c'è nessuno capace di guidare i tanti focolai rivoluzionari che nascono un po' dappertutto.
Rivoluzione 1919 a Berlino
Rivoluzione 1919 a Berlino: soldati che difendono una barricata
foto:
Deutsches Bundesarchiv
Inoltre i rivoluzionari tedeschi non sono come quelli russi. Lenin stesso disse una volta scherzando, che i rivoluzionari tedeschi, prima occupare una stazione per sequestrare un treno, si compravano tutti quanti il biglietto. Non aveva del tutto torto. In uno dei momenti più caldi della rivoluzione, mentre nelle strade di Berlino si spara, un soldato rivoluzionario, incaricato di consegnare un ultimatum dei rivoluzionari al governo, si fa convincere dal governo a tornare indietro, senza nulla di fatto, semplicemente perché il governo gli fa notare che quell'ultimatum non era firmato in modo regolare.

La Socialdemocrazia non sa bene se sostenere la rivoluzione o no. Da una parte sostiene alcune delle richieste dei rivoluzionari, dall'altra parte ne è anche piuttosto spaventata. Adesso, dopo tanti anni di opposizione, è arrivato finalmente il momento di poter governare e all'improvviso si vedono superati a sinistra da una grande massa di rivoluzionari costituita in parte anche da propri sostenitori e militanti.

Per la media e l'alta borghesia e per le forze militariste e monarchiche questa rivoluzione è invece un vero e proprio choc. Nasce così una strana alleanza tra la socialdemocrazia e le forze militariste della destra più estrema. Nessuna delle due forze ha da sola la forza di placare l'ondata rivoluzionaria. Insieme ci riescono facilmente. La Socialdemocrazia arriva al governo, e dall'altra parte, i cosiddetti "corpi franchi", le formazioni dell'estrema destra appositamente create, soffocano la rivoluzione con il terrore e massacri estremamente sanguinosi.

Hitler entra in politica

Come risultato della rivoluzione, la Germania è diventata finalmente una repubblica e una democrazia, il re è fuggito in Olanda e la Socialdemocrazia arrivata al governo. Molti diritti ed istituzioni, che oggi sono normali in tutti i paesi democratici, nascono proprio in quei giorni. Per la prima volta, anche le donne hanno il diritto di voto e i sindacati ottengono competenze importanti che possono migliorare la situazione dei lavoratori. Insomma, sono gettate le basi per far crescere una nazione democratica.

Ma questa repubblica è nata nel peggiore dei modi: è nata nel sangue. A sinistra si comincia ad odiare la socialdemocrazia per aver tradito la rivoluzione. E quelli che hanno sparso il sangue, l'estrema destra, i monarchici e i "corpi franchi" in fondo disprezzano i socialdemocratici, li tollerano al governo solo perché ne hanno bisogno, almeno per il momento.

Il trentenne Hitler è profondamente impressionato e spaventato dalla rivoluzione. Lo stato democratico nato alla fine della rivolta con i suoi protagonisti socialdemocratici è esattamente il contrario di quello che aveva sognato e da qui nasce la sua seconda decisione importante, cioè quella di entrare attivamente nella vita politica.

Gli anni bui della Repubblica di Weimar

Il partito a cui Hitler nel 1919 aderisce è un piccolo partito di importanza solo locale con un programma che si distingue soprattutto per il suo radicale antisemitismo. Hitler diventa presto indispensabile per questo partito perché si rivela un ottimo oratore, uno che nell'atmosfera delle birrerie di Monaco sa attrarre e ipnotizzare la gente. La scoperta delle sue qualità di oratore, che sorprende lo stesso Hitler, lo fanno presto il leader di questo piccolo partito, che sotto la guida di Hitler cambia nome e diventa il "Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori", il "NSDAP".
NSDAP, Bürgerbräukeller
Riunione del NSDAP nella birreria "Bürgerbräukeller" di Monaco, con Hitler come oratore
foto:
Deutsches Bundesarchiv
Il momento politico sembra buono per il suo partito. Dopo la soppressione della rivoluzione Monaco diventa uno dei centri delle forze conservatrici che hanno il sostegno anche di una parte dell'esercito. La continua e molto rumorosa agitazione porta a un clima politico, in cui tra il 1919 e il 1922 vengono commessi 376 omicidi politici, quasi tutti da parte dell'estrema destra. Tra le vittime ci sono, oltre a Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i fondatori del partito comunista, anche esponenti cattolici, ministri e presidenti delle regioni. E appena un anno dopo la nascita della democrazia nel 1920 arriva il primo colpo di stato da parte della destra. Il colpo viene disperso, ma è significativo il fatto che i suoi promotori non subiscono alcuna condanna. La situazione politica della Germania è diventata più confusa che mai, con in più un'economia disastrata dalla guerra che fa fatica a riprendersi nel clima di totale insicurezza politica e sotto le pesanti condizioni che il trattato di Versailles ha imposto alla Germania. Questo trattato di pace è in realtà un diktat dei vincitori della guerra, dominato più dallo spirito di vendetta che da quello di giustizia.

Era subito evidente che anche con tutta la buona volontà la Germania non sarebbe stata capace di affrontare questo gigantesco sforzo, infatti dopo appena un anno, è costretta dichiarare la sua incapacità di continuare a pagare, il che porta a una successiva revisione del trattato.

Molti tedeschi si sentono umiliati da queste condizioni. Certamente, la Germania aveva contribuito molto allo scoppio della prima guerra, ma non era l'unico colpevole e anche negli altri paesi, in Inghilterra e in Francia la gente era andata in guerra con grande entusiasmo. Il carattere simbolico e punitivo del trattato di Versailles è troppo evidente per non suscitare delle reazioni anche violente.

Per la propaganda di destra è la cosa migliore che poteva capitare, e i partiti di destra, quello di Hitler in modo particolare, lo sfruttano per molti anni come uno dei più efficaci argomenti di propaganda, contro tutti quelli che vogliono invece stabilire buoni rapporti con gli ex-nemici.

L'inflazione del 1923

Il 1923 è l'anno più buio e tormentato della Repubblica.

Già dalla guerra si sentivano gli effetti di una inflazione abbastanza consistente e preoccupante. Per pagare gli enormi costi della guerra, il governo tedesco aveva cominciato a fare ciò che fanno tutti i governi, quando non sanno più come affrontare una montagna di spese incontrollabili: stampava banconote, con le conseguenze inflazionistiche facilmente prevedibili. Questa inflazione, a partire dal 1922, comincia rapidamente ad aggravarsi. Il denaro perde valore a vista d'occhio. Prima si pagano pane, latte e patate con alcune migliaia di marchi, poi si passa ai milioni, per infine arrivare a miliardi e addirittura a centinaia di miliardi di marchi.
Infazione del 1923
Luglio 1923: un quotidiano di Berlino riporta la notizia che 1 dollaro costa ormai 1 milione di Marchi
foto:
Deutsches Bundesarchiv

L'inflazione in cifre

1923 1 dollaro costava
(in marchi):
1 kg di pane costava
(in marchi):
gennaio 35.000 250
luglio 350.000 3.465
agosto 4,6 milioni 169.000
settembre 98 milioni 1,5 milioni
ottobre 25 miliardi 1,7 miliardi
novembre 2.190 miliardi 210 miliardi
dicembre 4.210 miliardi 399 miliardi
Gli operai vengono pagati ogni giorno, dal ufficio paga corrono subito verso il mercato per spendere tutto e subito, perché un'ora più tardi i prezzi potevano essere già raddoppiati e il giorno dopo le stesse banconote non valevano più nulla. 200 fabbriche di carta stampano, giorno e notte, nuove banconote, francobolli e altri valori con sopra delle cifre sempre più astronomiche.
Il putsch di Hitler
Durante il putsch del 1923:
alcuni putschisti fedeli a Hitler arrestano un consigliere comunale di Monaco
foto:
Deutsches Bundesarchiv

Il putsch di Hitler (1923)

Nella sua ultima fase questa disastrosa inflazione è alimentata anche da un grande sciopero generale nel bacino della Ruhr, una resistenza passiva a cui il governo stesso ha esortato contro l'occupazione francese di questa regione. Ma la resistenza passiva provoca una totale paralisi dell'economia e un ulteriore precipitare dell'inflazione. É impossibile reggere questo sciopero generale per lungo tempo. Appena annunciata la fine della resistenza entra in campo Hitler. Durante il primo colpo di stato nel 1920 Hitler e il suo partito non erano ancora sulla scena, adesso invece si è presentata la situazione che aspettavano da tre anni. Con l'appoggio del Generale Ludendorff, un personaggio centrale dell'estrema destra, Hitler tenta l'insurrezione a Monaco. Quello che ha in mente è una "marcia su Berlino" simile a quella di Mussolini su Roma, avvenuta un anno prima.

Hitler fallisce, ma quello che in altri tempi e in altri paesi gli sarebbe costato l'ergastolo, se non la testa, nella Germania del 1923 gli costa solo un anno di prigione, dove viene trattato come un'ospite d'onore.

Alla fine del 1923 la giovane Repubblica di Weimar ha appena 4 anni. In questi 4 anni vide 2 tentativi di colpo di stato, centinaia di omicidi politici, un'inflazione senza precedenti nella storia e un conseguente esaurimento dell'economia. Il paese è profondamente lacerato e le forme di lotta politica a destra e a sinistra si stanno deteriorando. Per molti le conquiste della democrazia non contano più nulla, anche perché economicamente si sta peggio che prima della guerra.

La giustizia nei prini anni della Repubblica di Weimar

Ma soprattutto la fiducia in questo stato e nelle sue istituzioni è molto scarsa, e purtroppo, non sempre a torto. Un esempio è la giustizia:

Nel periodo 1919-1922 in Germania c'erano 376 omicidi politici. Qui le pene inflitte dai tribunali tedeschi:
  • per i 22 omicidi commessi dalla sinistra: 10x pena di morte, 3x ergastolo, 249 anni di prigione
  • per i 354 omicidi commessi dalla destra: 0x pena di morte, 1x ergastolo, 90 anni di prigione
Così, nel 1923, l'ancor giovane Repubblica di Weimar sembra avere al suo interno più nemici che sostenitori, si presenta come una "repubblica senza repubblicani " e una "democrazia senza democratici". E i fatti, cioè la situazione politica ed economica, sembrano dare ragione a quelli che, a sinistra e a destra, vogliono eliminare questa repubblica il più presto possibile.

Gli "anni d'oro" della Repubblica di Weimar (1924-1929)

Negli anni successivi, tra il 1924 e il 1929, succede invece qualcosa di sorprendente. I vincitori della guerra, soprattutto gli americani, da bravi capitalisti che sono, cominciano a capire che non si possono fare buoni affari con un paese che, per le pesanti riparazioni di guerra, ha sempre l'acqua alla gola, e cominciano ad aiutare la Germania e riducono il peso del pagamento delle riparazioni.

Il paese è ancora diviso, ma molta gente è stanca. Stanca delle risse politiche e dell'insicurezza. Nei cinque anni successivi la Germania vive un fortissimo rilancio economico. Sono i cosiddetti "anni d'oro" della Repubblica di Weimar. Insieme ad una sorprendente capacità di ripresa economica, la Germania dimostra una straordinaria vivacità in campo culturale. Cominciano a fiorire il cinema, il teatro, la letteratura, la pittura, la musica, i cabaret.
Berlino, 1926
Berlino 1926: si balla all'aperto
foto:
Deutsches Bundesarchiv
Berlino, che negli anni venti arriva a 4 milioni di abitanti (oggi ne ha solo 3,5), diventa così la capitale europea della cultura, della creatività e del divertimento. Sono gli anni del Bauhaus, dei film di Fritz Lang e di Murnau, del teatro di Brecht, della pittura di Klee e Kandinsky. Si diffonde un clima allegro e spensierato, la gente vuole dimenticare la politica e la guerra, vuole guardare verso il futuro, vuole star bene. La Germania comincia a respirare, sembra finalmente la svolta.

Hitler odia questa cultura. Ha passato l'anno in prigione scrivendo il libro "Mein Kampf" in cui getta la base teorica del suo pensiero e del movimento, che adesso vuole costruire con più metodo ed organizzazione. Ma finché la gente sta bene, ride di Hitler che non riesce a sfondare. Anzi, dal già deludente 3 %, ottenuto nelle elezioni politiche dopo il suo putsch fallito, scende a un misero 2,6 % nel 1928. Ma ciononostante Hitler è molto attivo. Riesce a trasformare il suo partito, che nel 1923 aveva ancora l'aspetto di un piccolo, disorganizzato gruppetto di avventurieri nazionalisti, in un sempre piccolo, ma adesso efficientissimo partito nazionale, che dispone nelle SA, le cosiddette "Sturmabteilungen" cioè "reparti di assalto" di una vera e propria macchina da guerra contro gli altri partiti.

Ma nonostante la sua vivacissima propaganda, il partito di Hitler rimane ancora una piccola, marginale presenza sulla scena politica. Kurt Tucholski, uno dei grandi della letteratura e cultura tedesca di quei anni esprimeva quello che molti tedeschi pensavano di Hitler: "In fondo, l'uomo politico Hitler non esiste, quel che esiste è solo il gran rumore che riesce a creare intorno a sé."

Cosa vuole Hitler? - La teoria razziale

Al centro della teoria di Hitler sta l'idea della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro "Mein Kampf", è solo espressione dell'eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l'espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L'unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. E la guerra è l'unica cosa che può dare un senso più nobile all'esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta "ariana" o "nordica" è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l'unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo.

Tradotto nella realtà questo significava per Hitler prima l'unificazione del continente europeo sotto il dominio della nazione tedesca, per cercare poi nuovo spazio vitale all'est, cioè in Polonia e in Russia. Ma questo doveva essere, come scrive Hitler, solo il preludio dell'ultima grande sfida, dello scontro finale contro gli Stati Uniti. É un fatto singolare e molto significativo, che l'andamento reale della seconda guerra mondiale rispecchia quasi esattamente questa teoria, che Hitler aveva sviluppato 14 anni prima dell'inizio della guerra. É un esempio lampante della testardaggine con cui Hitler seguiva le proprie idee e cercava di applicarle a tutti i costi, una caratteristica che si nota spesso in lui.

Ci sono numerose contraddizioni e imprecisioni nella teoria razziale di Hitler. Già il concetto di base, la "razza ariana", è un'assurdità storica. Inoltre Hitler confonde spesso "razza" con "popolo" o "nazione", confonde i concetti "tedesco", "germanico" e "ariano". Ma probabilmente tutto questo non è molto importante per Hitler, dato che alcuni capitoli più avanti scrive con molta franchezza "la propaganda non ha il compito di essere vera, ha invece l'unico compito di essere efficace."

Infatti, questa propaganda doveva rivelarsi molto efficace. Sicuramente al disoccupato faceva piacere sentire che in fondo non era un piccolo disgraziato ma uno che apparteneva a una razza superiore. Parlando del suo futuro Reich Hitler promette : "Essere uno spazzino in un tale Reich sarà onore più alto che essere un re in uno stato estero".
'Mein Kampf' di Hitler
La prima edizione di "Mein Kampf£ di Adolf Hitler
foto:
Deutsches Historisches Museum

Cosa vuole Hitler? - L'antisemitismo

Il secondo elemento fondamentale è l'antisemitismo. Per Hitler gli ebrei non sono una comunità religiosa, ma una razza, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con gli altri popoli, gli ebrei cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia. L'ebreo è il nemico più pericoloso, è cattivo fino in fondo. Hitler dice : "Gli Ebrei sono come i vermi che si annidano nei cadaveri in dissoluzione." L'antisemitismo diventa in Hitler una vera e propria ossessione. Pacifismo, marxismo, la democrazia, il pluralismo, persino il capitalismo internazionale e la "Lega dei popoli", predecessore del ONU, tutto questo è risultato del lavoro distruttivo e sotterraneo degli ebrei. Hitler: "L'Ebreo è colui che avvelena tutto il mondo. Se l'ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l'umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa."

Oggi queste parole suonano ridicole, e anche all'epoca molti le ritenevano tali e vedevano in esse solo uno strumento politico per incanalare la rabbia del popolo su un capro espiatorio. Ma l'odio di Hitler contro gli ebrei non era solo strumento politico, era reale con tutto il suo evidente anacronismo e la sua irrazionalità. Gli orrendi eventi degli anni 1940-1945, quando l'antisemitismo non poteva più servire come strumento politico, lo dimostrano in modo spaventoso. E nella lotta contro gli ebrei Hitler si vede come pioniere di tutta l'umanità: Nel aprile del 1945, quando Hitler presagiva già la propria fine, detta al suo segretario : "Un giorno si ringrazierà il Nazionalsocialismo del fatto che io ho annientato gli ebrei in Germania e in tutta l'Europa centrale".

La Germania precipita nella crisi (1929-1932)

Nel 1929, dopo 5 anni finalmente felici per la Germania e per i tedeschi, anche a livello internazionale la Germania aveva conquistato nuove simpatie. Ma questo breve periodo ha una brutta fine, quando, nel 1929, con il famoso "Venerdì nero" a New York crolla la borsa e inizia una lunga e profonda crisi economica mondiale. La Germania il cui boom era basato in gran parte sulla collaborazione economica con gli USA e su soldi americani è colpita più di ogni altra nazione. Il boom precedente è stato forte, ma superficiale e gonfiato, e non ha risanato a fondo l'economia tedesca. Adesso il crollo è molto amaro. In pochi anni, dal 1929 al 1932, la Germania precipita in una crisi che sembra inarrestabile e che vede alla fine l'arrivo di Hitler al potere. Alcuni dati statistici possono far capire meglio questo dramma:

L'andamento dell'economia (1928 - 1932)

  Prodotto interno lordo Produzione industriale Disoccupati
1928 100 100 1,3 milioni
1930 91 87 3,0 milioni
1931 80 70 4,5 milioni
1932 76 58 6,1 milioni
Disoccupazione in Germania
Hannover, 1929: coda di disoccupati davanti all'ufficio di collocamento.
A sinistra in alto si vede una scritta sul muro "Wählt Hitler" (Votate Hitler)
foto:
Deutsches Historisches Museum / Wikimedia Commons

I risultati elettorali (1924 - 1933)

% Partito di Hitler Altri partiti dell'estrema destra Centro- destra, cattolici Partito social-
democratico
Communisti
1924 3,0 20,5 33,3 26,0 9,0
1928 2,4 14,2 30,2 29,8 10,6
1930 18,3 7,0 24,0 24,5 13,1
1932 37,4 5,9 15,1 21,6 14,5
1933 43,9 8,0 13,2 18,3 12,3
Oltre al proletariato, anche impiegati, artigiani, piccoli commercianti, insomma tutta la piccola borghesia tedesca è schiacciata dalle difficoltà economiche.

Contemporaneamente a questa crisi drammatica, si risvegliano anche al livello politico tutti i fantasmi che avevano già dominato i primi anni infelici della Repubblica. Nel parlamento ci sono 13 partiti anche piccolissimi che si aggrappano al potere e che non capiscono che le accanite lotte tra di loro favoriscono solo uno: Hitler. La Repubblica di Weimar ha visto 20 governi in 14 anni, 5 elezioni politiche negli ultimi 6 anni, un mare sempre crescente di disoccupati, una violenza politica sulle strade soprattutto tra comunisti e nazisti con morti e feriti quasi ogni fine settimana. Tutto questo fa svanire definitivamente ogni fiducia nella democrazia che entra in un'agonia irreversibile.

Hitler arriva al potere

Il caos politico e il dramma dell'economia con più di 6 milioni di disoccupati fanno aumentare il desiderio di un uomo forte che possa mettere fine a tutto questo. Alla fine nel 1933 Hitler si presenta per molti come l'unica speranza che può salvare il paese dalla confusione totale.

Più che un uomo politico, all'inizio Hitler era un oratore. Lo sapeva e lo sfruttava fino al massimo. Nel 1932, un anno prima di diventare Cancelliere del Reich, Hitler fa centinaia di discorsi in tutte le parti della Germania. Basta un annuncio anche solo 2 giorni prima e Hitler riempie qualsiasi sala. Affascina la gente non tanto per quello che dice ma per come lo dice. Con il suo stile insolito ma affascinante di parlare riesce ad ipnotizzare le masse.

Quello che convince la gente quando parla Hitler è soprattutto l'energia che riesce a trasmettere, un'energia e una fermezza di cui molta gente disorientata sente un gran bisogno e di cui anche la Germania depressa dalla crisi economica sembra che abbia bisogno.

I 17 milioni di tedeschi che votano Hitler nel 1933 non sono 17 milioni di fanatici antisemiti, razzisti e nazionalisti, ma in grandissima parte sono persone stanche ed esauste che vogliono lavoro, la fine della insicurezza politica e la garanzia di un modesto benessere, e che non vogliono più sentirsi gli ultimi in Europa. La violenta propaganda antisemita di Hitler per molti non conta, conta invece la promessa di creare lavoro e di mettere fine al caos di cui sembra responsabile la democrazia. E Hitler non lascia nessun dubbio sul fatto che vuole eliminare non solo tutti gli altri partiti ma con loro anche la democrazia stessa. Adesso la propaganda di Hitler e l'organizzazione quasi militare del suo partito raccolgono i frutti. Più aumenta il consenso elettorale, più anche i grandi industriali, che prima avevano visto in Hitler solo un fenomeno politico un po' esotico e volgare, si interessano di Hitler. Nel gennaio del 1933, il partito nazionalsocialista era ormai da un anno quello più forte, Hitler diventa cancelliere e la storia della Germania cambia.

É evidente che non è stato Hitler a distruggere la democrazia di Weimar ma che è stata piuttosto la autodistruzione della democrazia a portare Hitler al potere. Fattori esterni hanno certamente favorito questo processo: all'inizio c'era il trattato di Versailles, pesante per l'economia, ma forse ancora più negativo in senso psicologico, in quanto umiliava la Germania e forniva gratuitamente continuo materiale per la propaganda di Hitler. Il colpo di grazia è stata, alla fine, la crisi economica con 6 milioni di disoccupati.

Decisiva per la autodistruzione della repubblica è stata però la quasi completa mancanza di senso democratico in ampi strati della destra (che andava molto oltre il partito di Hitler). Oltre al partito di Hitler, anche la destra non-nazista rifiutava fin dall'inizio, più o meno apertamente, la democrazia e cercava con tutti i mezzi a rovesciarla o a svuotarla di contenuto. Certamente anche i comunisti lottavano attivamente contro il sistema democratico, ma non erano mai un reale pericolo per lo stato, se mai erano un problema per la polizia.

Quando lo stato e l'economia erano - o almeno sembravano - forti, Hitler non aveva la minima chance di ottenere consensi elettorali. Hitler poteva avere successo solo quando l'avversario, cioè la democrazia, era debole. Nella prima grande crisi del 1923 tentò un colpo di stato, ma fallì. Allora la Repubblica vacillò ma non crollò. Nel 1933 invece, quando la democrazia era già esausta e marcia, arrivò al potere senza sparare neanche un colpo.

Hitler fa sparire la disoccupazione ...

Quando, nel gennaio del 1933 Hitler diventa Cancelliere, in Germania c'erano 6 milioni di disoccupati. Hitler ha conquistato molti con la sua promessa di mettere fine alla disoccupazione e alla crisi economica e psicologica del paese. Dopo solo 4 anni, nel 1937, i disoccupati sono quasi del tutto spariti, si è raggiunta la piena occupazione. E la cosa ancora più sorprendente è che prezzi e salari sono rimasti stabili, senza un'ombra di inflazione e tutto questo mentre negli altri paesi la crisi continua. É successo quello che nessuno aveva creduto. Non c'è più la disperazione degli ultimi anni della democrazia, adesso si ricomincia a sperare e a godersi un modesto benessere. Milioni di operai che prima votavano socialdemocratici o comunisti scoprono ora con sorpresa che proprio Hitler, il nemico numero uno, ha riportato pane e lavoro.

... preparando la guerra!

Ma questo "miracolo economico", che sembrava l'argomento più forte a favore di Hitler, ha dei gravi difetti. 3 fattori lo caratterizzano:
  • una quasi totale autarchia economica del Reich
  • un massiccio incremento della produzione militare che nel '38 arriva al 25% dell'intera produzione industriale
  • un indebitamento dello stato senza precedenti che, tra il 1933 e il 39, si quadruplica.
Produzione di aerei da guerra
La produzione di aerei da guerra
foto:
Deutsches Bundesarchiv / Wikimedia Commons

Gli investimenti dello stato (1933 - 1939)

  Investimenti
nei servizi pubblici
Investimenti nelle forze armate Indebitamento dello stato Disoccupati
(in milioni)
1933 0,6 0,7 12,0 6,0
1935 1,0 5,2 14,6 3,1
1937 1,2 11,0 25,5 0,5
1939 0,9 26,0 43,0 0,4
Le cifre degli investimenti e quelle del indebitamento dello stato
sono indicate in miliardi di marchi.

Questa tabella dimostra molto bene su che cosa si reggeva il cosiddetto "miracolo economico" di Hitler. Alla fine di questo sviluppo assolutamente innaturale poteva stare solo una cosa: la guerra.

Anche nella politica estera Hitler può presentare un "successo" dopo l'altro: Nel 1935 reintroduce - contro il trattato di Versailles - il servizio militare obbligatorio. Nello stesso anno, la regione della Saar, ceduta alla Francia dopo la guerra, torna alla Germania dopo un plebiscito. Nel 1936 le truppe tedesche rientrano nella Renania - che, secondo i trattati internazionali, doveva rimanere smilitarizzata. Nel 1938 viene annessa l'Austria, che accoglie Hitler con enorme entusiasmo. Nello stesso anno viene occupato la Regione dei Sudeti, la zona dei tedeschi nella Cecoslovacchia. Anche qui i soldati tedeschi sono accolti con grande entusiasmo da quelli che si sentono finalmente liberati.

In fondo Hitler fa quello che vuole. All'estero ogni tanto si protesta ma non succede niente di più. Nel 1933 la Germania, per le disposizioni del trattato di Versailles, aveva un esercito di appena 100.000 uomini, senza armi moderne, senza aeronautica militare. Nel 1938 la Germania è diventata la potenza militare più forte dell'Europa. I tedeschi non dovevano più sentirsi umiliati e spremuti dai vincitori della guerra, adesso sono rispettati e temuti in tutta l'Europa. Di fronte ai sorprendenti successi di Hitler nell'economia e nella politica estera, molti di quelli che nel '33 ancora lottavano contro Hitler adesso tacciono o addirittura si convertono. É difficile sottrarsi al fascino dei continui successi di Hitler. Nelle ultime elezioni libere nel 1933 il partito di Hitler aveva ottenuto il 43 % di voti, 5 anni più tardi sicuramente la stragrande maggioranza dei tedeschi appoggia Hitler o almeno lo tollera, anche se non sempre con grande entusiasmo. "Avrà molti difetti, ma almeno ci ha riportato il lavoro e l'orgoglio di essere tedeschi", pensano in molti.

Il "miracolo economico" è possibile solo perché il libero mercato è praticamente abolito. La dittatura totale che Hitler ha creato in pochissimo tempo non riguarda solo la società ma anche l'economia. Hitler non ha la minima intenzione di creare un'economia stabile e ordinata, lo scopo dell'economia è unicamente di preparare la guerra che Hitler vede come l'ultimo obiettivo della sua politica. Al di sopra di tutto c'è la sua testarda volontà di portare la "razza ariana" al dominio prima dell'Europa e poi del mondo. Questo cosiddetto "miracolo economico" era talmente artificiale per il totale dirigismo statale e talmente gonfiato dalla smisurata produzione militare che poteva finire solo in due modi: o prima o poi in un crollo verticale, o nella guerra. Hitler lo sapeva benissimo, infatti nel 1938 dice: "La nostra situazione economica è tale che potremmo reggerla solo per pochi anni ancora. Pertanto non abbiamo tempo, dobbiamo agire."

Nel '37 e '38 una stragrande maggioranza di tedeschi appoggia Hitler. Ma nessuno tranne una piccola minoranza di fanatici nazisti vuole la guerra. E Hitler, almeno in pubblico, parla spesso di pace per rassicurare l'estero - ma anche il proprio popolo. "La Germania vuole la pace e ne ha bisogno" ripete continuamente. Ma nel 1938 dice ai suoi collaboratori: "Le circostanze mi hanno costretto per tanti anni a parlare di pace, solo così era possibile raggiungere i successi di quegli anni e solo cosi potevamo ricostruire la forza militare di cui la Germania ha bisogno".

La repressione

Dopo essere arrivato legalmente al governo nel gennaio del 33, Hitler entro pochissimo tempo abolisce tutti gli altri partiti, ed elimina o trasforma in truppe ausiliari qualsiasi organizzazione politica o sociale. Il modo in cui lo fa è caratterizzato da minacce, intimidazioni e aperta violenza, ma anche da furbizia. Così già nel '33 dichiara il 1° maggio festa nazionale, cosa che i sindacati, i socialdemocratici e i comunisti non erano riusciti a raggiungere in decenni di lotte. Ma il giorno dopo, il 2 maggio, scioglie tutti i sindacati e li sostituisce con delle organizzazioni a lui fedeli. Col divieto dei partiti, e con lo scioglimento dei sindacati cominciano anche le persecuzioni e gli arresti, fin dall'inizio Hitler vuole mettere in chiaro che un lavoro di opposizione non è più possibile. Dopo pochissimo tempo la stampa parla solo una voce: quella di Hitler. Chi cerca di opporsi finisce nei campi di concentramento, i primi vengono allestiti già nel '33.

O ci si adegua o si rischia veramente la pelle. Per tutti i 12 anni del "Terzo Reich" esiste anche una resistenza contro lo stato di Hitler, da parte dei comunisti, dei socialdemocratici e anche da parte di cattolici, protestanti e conservatori. Molti pagano il loro eroismo con la vita, ma per Hitler questa resistenza non diventa mai politicamente pericolosa, perché è, oltre ad essere chiaramente clandestina, anche politicamente isolata, manca l'appoggio della popolazione.

La lotta contro gli ebrei

Anche la lotta contro gli ebrei inizia fin dal 1933, e quasi subito cominciano a fuggire decine di migliaia di ebrei. Quelli che sono costretti a rimanere subiscono ogni tipo di umiliazioni da parte delle SS e della GESTAPO, cioè la polizia politica e dello stato. Perdono il lavoro e i diritti civili, sono insultati quotidianamente dalla stampa e devono subire, senza potersi difendere, le leggi razziali che restringono man mano qualsiasi possibilità di una vita normale.

zMa in questa lotta, Hitler non riesce a coinvolgere del tutto la popolazione tedesca. Quando le bande di nazisti spaccano i vetri dei negozi degli ebrei e bruciavano le sinagoghe, la gente non partecipa come Hitler sperava, piuttosto è spaventata o imbarazzata, molti si vergognano, non capiscono bene il perché di tutta questa violenza e alcuni esprimono anche compassione. Ma un'aperta ribellione contro queste barbarie non c'è mai, neanche da parte delle chiese cattoliche o protestanti.

L'organizzazione della vita quotidiana

C'è anche da considerare un fattore che è molto importante per capire meglio lo stato di Hitler e l'atteggiamento dei tedeschi: il movimento di Hitler si chiama "nazional-socialista", e la parola "socialista" non serve solo ad ingannare e attirare socialdemocratici e comunisti, ma ha un contenuto reale.

Certamente Hitler non è marxista, anzi, per lui il marxismo è, essendo un prodotto dell'ebreo, uno dei peggiori nemici da combattere. Ciononostante il suo stato ha molte cose in comune con gli obbiettivi del socialismo. Anche Hitler vuole creare una società senza classi sociali, l'individualismo deve essere superato. Tutta la vita, dalla culla alla bara, deve essere organizzata collettivamente, e indubbiamente si fanno dei passi concreti per arrivarci. Durante il nazismo nascono centinaia di organizzazioni che si occupano di sport, hobby, tempo libero, cultura, formazione professionale. L'adesione a queste associazioni è più o meno obbligatoria e serve naturalmente anche per disciplinare e controllare il cittadino. É però importante costatare che Hitler, almeno in parte, riesce a trasmettere ai tedeschi la sensazione di appartenere tutti a uno stesso organismo. Le grandi feste commemorative che Hitler ama moltissimo ne sono un'espressione molto significativa, qui la negazione dell'individuo e il culto della massa arriva all'apice.

La cultura e la scienza

Infine alcune parole sulla cultura e sulla scienza. Quando nel '33 cominciano gli arresti e la rapidissima demolizione di tutte le istituzioni democratiche, comincia anche una epurazione nel campo della cultura e della scienza lasciando in Germania un provincialismo culturale che non ha più niente in comune con la straordinaria fioritura della cultura degli anni venti. Prima tocca ai libri. I libri di autori ebrei, marxisti o pacifisti vengono allontanati dalle biblioteche pubbliche e bruciati in piazza.

Scrittori, musicisti, registi, pittori e scienziati cominciano ad emigrare in massa negli altri paesi dell'Europa o negli Stati Uniti. Uno dei primi è Albert Einstein, seguono Thomas Mann, Brecht e quasi tutti quelli che hanno un nome sulla scena culturale e scientifico.

Negli anni precedenti gli ebrei avevano contribuito non poco ai successi della Germania nel campo della cultura e della scienza, il cieco antisemitismo di Hitler reca cosi un gravissimo danno in questo campo. A proposito di ciò un piccolo ma significativo fatto: nelle pubblicazioni scientifiche fino agli anni venti la lingua tedesca era quella predominante a livello internazionale. A cominciare con gli anni 30 questo cambiò radicalmente a favore dell'inglese. Solo a partire dagli anni 60 la lingua tedesca sta riconquistando importanza in questo ambito. Prima del '33 il centro mondiale della ricerca atomica è in Germania, a Göttingen, con l'arrivo di Hitler si sposta in America. Il fatto che furono gli americani e non i tedeschi a costruire la prima bomba atomica è indubbiamente "merito" di Hitler. La cultura del nazismo è banale e piatta, e la Germania, per 12 anni, rimane praticamente tagliata fuori dalla vita culturale internazionale.

Le guerre lampo

La guerra era l'ultimo scopo della politica di Hitler. Nel '39 la Germania è diventata la nazione militarmente più forte in Europa. Hitler aveva annesso praticamente tutte le zone al di fuori della Germania in cui si parlava il tedesco. L'Alto Adige è un piccolo problema, perché l'Italia di Mussolini è uno dei pochi alleati, ma Hitler si era messo d'accordo con Mussolini di trasferire i tedeschi di questa regione prima in Austria e poi, dopo la conquista del necessario spazio vitale all'est, di mandarli come colonizzatori in Russia.

Gli altri paesi seguono l'aggressiva politica estera della Germania con crescente preoccupazione. A tutti i costi vogliono evitare una nuova guerra mondiale, ma non vedono che le concessioni a Hitler non servono a niente, lui avrebbe fatto la guerra in ogni caso.

Infatti, nel '39 Hitler non vuole più aspettare, la guerra deve cominciare ora. Al ministro degli esteri della Romania, che era alleata alla Germania, confessa proprio in quell'anno: "Adesso ho cinquant'anni, preferisco avere la guerra adesso, che non più tardi, quando ne avrò 60 o 65." Questa citazione rivela un tratto del suo carattere che è tipico di Hitler: il destino della Germania si doveva compiere nell'arco della sua vita. Infatti Hitler non ha mai pensato a quello che poteva succedere dopo di lui, identificò praticamente la propria biografia con il culmine e il compimento della storia tedesca.

All'inizio comunque, la guerra va benissimo per la Germania: nella serie di guerre lampo vengono occupate nel 1939 la Polonia, nel 1940 Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Francia, nel 1941 la Iugoslavia e la Grecia. Nel 1940 anche l'Italia, sebbene militarmente impreparata, entra in guerra accanto alla Germania, probabilmente abbagliata dai successi facili della Germania. Alla fine del 1941 praticamente tutto il continente europeo, ad eccezione della Svezia, della Svizzera e della Spagna che però è fortemente simpatizzante, è sotto il dominio di Hitler e dei suoi alleati.

Ma a guardare bene quelli che possono sembrare dei "strasuccessi" sono tutti successi contro avversari molto più piccoli e più deboli. Polonia, Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio, Iugoslavia e Grecia, cosa possono fare da soli contro il colosso militare della Germania? L'unica vera sorpresa è la facile vittoria, in un solo mese, contro la Francia, che nel primo conflitto mondiale non aveva ceduto per 4 anni. Ma la Francia del 1940 è molto diversa da quella di 25 anni prima, è politicamente ed economicamente debole, non è preparata alla guerra e soprattutto: nel 1914 la Francia era entrata nella guerra con grande entusiasmo e voglia di vincere, adesso nel 1940 ha paura. Una preda facile per Hitler.

Solo con l'Inghilterra non è così facile. Certo, nel 1940 gli inglesi devono ritirarsi dal continente, ma l'isola è una fortezza che Hitler non riesce mai a piegare nonostante i continui e violenti bombardamenti delle città inglesi.

Comunque, nel 1941 sembra ancora il più forte di tutti: l'Inghilterra non è battuta, ma in difensiva, e l'America e l'Unione Sovietica sono entrambi esitanti ad entrarci. Ma Hitler non ha la minima intenzione di accontentarsi a metà strada. La sua idea fissa è conquistare "spazio vitale" all'est, cioè abbattere e sottomettere gli enormi e profondi spazi della Russia con i suoi 200 milioni di abitanti.

L'olocausto

Hitler non era il primo nella storia mondiale a voler costruire un impero mondiale. Prima di lui c'era Napoleone e prima ancora Cesare, gli altri imperatori romani e Alessandro Magno. Un tentativo di questo genere ha sempre comportato molti morti innocenti e molte crudeltà ed ingiustizie. Ma nessuno chiamerebbe per questo Napoleone, Cesare o Alessandro Magno semplicemente dei criminali. Con Hitler è un po' diverso, lui ha fatto qualcosa che nessuno prima di lui aveva mai fatto: ha fatto uccidere sistematicamente milioni di persone non in una guerra, ma semplicemente per motivi di un odio razziale, alimentato da una presunta necessità ideologica.

Parallelamente alla guerra comincia il capitolo più buio della storia della Germania.

Nello stesso giorno dell'attacco alla Polonia, Hitler ordina l'uccisione dei malati di mente, degli handicappati di tutte le età, e di altri "mangiatori inutili" come sono ufficialmente chiamati. Vengono così fucilate ca. 100.000 persone. Poi tocca agli zingari. Le stime di zingari uccisi in tutti i paesi occupati dai tedeschi si agirono intorno al mezzo milione. Il terzo atto di questa tragedia si compie in Polonia e in Russia. Il destino di queste popolazioni Himmler, la mano destra di Hitler, lo descrive così: "Le popolazioni non tedesche dell'est non devono avere una formazione che vada oltre la scuola elementare. Devono saper contare, scrivere il proprio nome e devono imparare la ubbidienza. Saper leggere non è strettamente necessario...Queste popolazioni ci dovranno servire come lavoratori saltuari e stagionali per i lavori di costruzione di strade, ponti ecc. e per i lavori nelle cave." E il comandante superiore tedesco per la Polonia ne trae le conseguenze necessarie: "Quello che adesso forma l'élite intellettuale e politica della Polonia è da liquidare, quello che in futuro ricrescerà sarà prima da arrestare e di seguito nuovamente da eliminare."

E infine gli ebrei. Le stime di ebrei uccisi in tutta l'Europa variano tra 4 e 6 milioni, ma più probabile è la cifra più alta. Nella "conferenza del Wannsee" nel gennaio del '42, Hitler annuncia "la soluzione finale della questione ebraica". Fino a quel momento la liquidazione fisica degli ebrei si era limitata alla Polonia e alla Russia, adesso si estende a tutta l'Europa e anche i metodi cambiano. Prima si adoperava la fucilazione di massa, un procedimento che adesso si rivela troppo complicato e lento. E cominciano a funzionare le "camere da gas" che garantiscono un lavoro più veloce.

La svolta della guerra

La decisione di Hitler di attaccare l'Unione Sovietica è una follia, in tutti i sensi. Basta pensare ai 200 milioni di abitanti della Russia rispetto ai 70 milioni della Germania, agli spazi enormi da conquistare e soprattutto da tenere, alle lunghissime vie di rifornimento militare e alle risorse economiche inesauribili di questo immenso paese. Ma Hitler e i suoi generali sono talmente accecati dalle facili vittorie dei primi anni che nel momento dell'attacco, è in giugno, non pensano nemmeno a fornire all'esercito gli indumenti invernali che sarebbero stati necessari per il durissimo inverno russo, il che avrebbe causato migliaia di morti nell'esercito tedesco.

Hitler e i suoi generali pensano veramente di conquistare la Russia come la Danimarca, il Belgio o la Francia. Quando nell'inverno parte la prima grande controffensiva sovietica per molti generali è come uno choc. Ed è proprio in quel momento che Hitler prende una decisione altrettanto incomprensibile: senza esserne veramente costretto, senza motivo militare, dichiara guerra anche agli Stati Uniti, che fino ad allora erano impegnati solo nella guerra nel Pacifico contro il Giappone. E in quel momento decide anche la "soluzione finale della questione ebraica", che quando diventa nota all'estero contribuisce non poco a rafforzare ulteriormente la volontà delle forze alleate, di combattere Hitler con tutti i mezzi possibili.

Questa accelerazione della guerra è spiegabile solo in un modo: offrire o chiedere la pace o un armistizio sono concetti inaccettabili per Hitler. Per lui la guerra è la condizione normale per un popolo, la pace invece un'eccezione, un periodo transitorio. Allora chiede al popolo tedesco l'impegno in una "guerra totale" e come risultato di questa guerra Hitler stesso vede solo due possibilità. Davanti ai ministri del estero della Croazia e della Danimarca lo spiega con agghiacciante franchezza : "Se il popolo tedesco non dovesse essere più sufficientemente forte ad affermarsi in questa guerra, allora dovrebbe sparire dalla storia e dovrebbe essere sostituito da un altro popolo più forte. Allora non verserei neanche una lacrima per il destino della Germania." Hitler vuole sapere fin dove poteva arrivare la forza della Germania.

Con la clamorosa disfatta di un'intera armata tedesca a Stalingrado nel gennaio del '43, con l'apparire della potenza militare degli Stati Uniti prima in Africa e poi anche in Europa comincia il lento ma inarrestabile avanzare degli alleati. Più diventa difficile, critica e alla fine disperata la situazione della Germania, più Hitler si indurisce, più inumane diventano le sue decisioni, che sono sempre meno decisioni collettive ma sempre di più solitarie e imposte solo con l'autorità del "Führer geniale ed infallibile", un'immagine che si era creata nei primi anni di guerra. Questa volta non sono decisioni crudeli ed inumane per gli altri popoli, ma per la Germania stessa.

Nell'estate del '44 basta poco buon senso per capire che la guerra era definitivamente persa. Tutto il territorio conquistato dalla Germania dall'inizio della guerra è stato riconquistato dalle forze alleate. La Germania ha già perso milioni di soldati ed è, anche all'interno, molto indebolita per i massicci bombardamenti inglesi ed americani. Tutti gli ex-alleati in Europa, Italia, Ungheria, Romania, Croazia e Bulgaria si sono schierati con i nemici. Una Germania molto più debole deve ora affrontare da sola una coalizione di nemici adesso molto più forte, soprattutto dall'entrata in guerra degli Stati Uniti. Ma non c'è ancora nessun soldato nemico sul territorio tedesco.

Guerra totale - fino alla autodistruzione

In una situazione simile nella Prima Guerra Mondiale i generali tedeschi avevano deciso di finire la guerra, di salvare quel che si poteva ancora salvare. Anche adesso alcuni generali tentano di fermare Hitler, ma l'attentato nel luglio del '44, la bomba fatta esplodere nel quartier generale di Hitler, purtroppo manca per poco il bersaglio.

In questa cospirazione sono coinvolte ca. 200 persone, quasi tutti generali, altri militari o forze conservatrici che non vogliono più seguire la politica suicida di Hitler. Hitler si vendica ferocemente facendo fucilare ca. 5000 persone, arrestando anche tutti i familiari delle persone coinvolte. Tra Hitler e gli stessi tedeschi che sino a pochi anni prima lo avevano ammirato, si apre, nel corso del '44, un abisso sempre più profondo. Anche Hitler probabilmente lo percepire, si ritira infatti sempre di più dalla scena pubblica. E si fida sempre meno del proprio popolo. Ogni comandante del fronte che ha solo l'intenzione di ritirare le proprie truppe senza ordine personale di Hitler viene fucilato. I soldati che vogliono disertare possono essere sicuri che tutti i loro familiari sarebbero stati automaticamente arrestati. Adesso la stragrande maggioranza dei tedeschi comincia a desiderare la fine della guerra. Ma Hitler vuole lottare fino all'ultimo, vuole addirittura rendere la guerra ancora più totale.

Nel ottobre del '44 sono chiamati alle armi tutti gli uomini tedeschi tra i 16 e i 60 anni. Scopo è un'offensiva, un'ultima disperata offensiva contro gli americani all'ovest. Il più debole assale il più forte. Hitler non è stupido e con le sue conoscenze militari deve sapere che quest'offensiva non può finire che in poco tempo e con un grande massacro. Molti generali sono contrari, ma ancora una volta si piegano a Hitler. E succede quello che doveva succedere. Questa folle operazione militare indebolisce, inoltre, il fronte all'est, e i russi non si fanno invitare due volte. Iniziano subito un massiccio attacco che fa crollare gran parte delle posizioni difensive all'est.

Ma il culmine della follia Hitler lo raggiunge con gli ordini il 18 e 19 marzo del 1945, quando le truppe alleate sono già entrate in Germania e stanno per sferrare l'ultimo attacco decisivo. Il 18 marzo Hitler ordina: "Tutta la Germania occidentale interessata dall'offensiva americana è da evacuare". All'obiezione che non ci sono i mezzi di trasporto necessari, Hitler dice: "Allora che vadano a piedi !" E il giorno dopo ordina: "Tutti gli impianti militari di trasporto, di comunicazione, di industria e di rifornimento, cosi come tutti i beni materiali che al nemico, adesso o in futuro, potrebbero essere utili sono da distruggere." Questa è praticamente la condanna a morte della Germania. E quando persino i più fedeli protestano, rispose con voce gelida: "Se la guerra sarà persa, sarà condannato anche il popolo. Non è necessario tener conto della base di cui il popolo ha bisogno per la sopravvivenza. Al contrario, è meglio, distruggere persino questa. Perché il popolo si rivelato quello più debole, e il futuro appartiene al popolo dell'est che ha dimostrato di essere più forte. Tanto, quello che rimane della Germania dopo questa guerra sono i più deboli, i più forti sono già caduti sul campo di battaglia."

Non si può dire che Hitler non fosse coerente per quanto riguarda la sua teoria razziale.

I tedeschi avevano dimostrato di non essere degni del ruolo assegnato loro da Hitler e quindi dovevano essere puniti. Per fortuna, questi ultimi ordini di Hitler non sono più stati eseguiti, anche se non mancarono i tentativi di farlo e ancora negli ultimi giorni della guerra furono uccisi decine di "traditori della causa tedesca", che si opponevano all'esecuzione di questi ordini.

Il popolo al quale Hitler ha recato più danni è stato, a parte gli ebrei e i russi, proprio il popolo tedesco. All'inizio Hitler voleva la Germania come dominatrice del mondo, alla fine voleva la sua distruzione. Si è avvicinato più al secondo che al primo obiettivo. 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti sono il bilancio agghiacciante di questa guerra. E la responsabilità, questo è fuori ogni dubbio, è unicamente della Germania di Hitler.

Fonti usate:

In lingua italiana:
  • Enzo Collotti, Hitler e il nazismo, Giunti Gruppo Editoriale, 1996
  • Joachim Fest, Hitler. Una biografia, Garzanti, 2005
  • Henri Michel, La Seconda Guerra Mondiale, Tascabili Economici Newton, 1993
  • R.Poidevin / R.Schirmann, Storia della Germania, Bompiani / RCS, 1996
In lingua tedesca:
  • Chronik der Deutschen, Weltbild Verlag, 1996
  • Michael Salewski, Deutschland. Eine politische Geschichte, Bd. 2, Beck'sche Verlagsbuchhandlung, 1993
  • Fragen an die deutsche Geschichte, Ausstellungskatalog, Hrsg: Deutscher Bundestag, 1996
  • Adolf Hitler, Mein Kampf, La Luciola, 1991
  • Eberhard Aleff, Das Dritte Reich, Fackelträger Verlag, 1973
  • Sebastian Haffner, Von Bismarck zu Hitler, Knaur, 2001
  • Sebastian Haffner, Anmerkungen zu Hitler, Fischer, 1991
  • Sebastian Haffner, 1918/19 - Eine deutsche Revolution, rororo, 1979
  • H.Focke / U.Reimer, Alltag unterm Hakenkreuz, rororo, 1979
  • Lothar Gruchmann: Totaler Krieg, dtv, 1991
  • Martin Broszat, Die Machtergreifung, dtv, 1984
  • Helmut Heiber, Die Republik von Weimar, dtv, 1981

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