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Le cause storico-sociali della riforma
protestante, la situazione della chiesa romana prima della riforma, i punti
fondamentali della rottura e le sue conseguenze.
A cura di Enrico Galarico. ![]() a sinistra: il papa Leone X (dipinto da Raffaello) Le cause storico-sociali della riforma protestante
La riforma provocò la spaccatura del mondo cattolico, la frantumazione definitiva del concetto di "sacro romano impero" e l'avvio del processo di formazione delle nazionalità: gran parte dei popoli di lingua anglo-sassone si separano dalla chiesa romana. Solo a separazione avvenuta, la chiesa romana intraprese, con il Concilio di Trento (1545-63) la sua riforma interna (la controriforma), basata sul rafforzamento dell'autorità pontificia, sull'Inquisizione, sull'Indice dei libri proibiti, sulla creazione di nuovi ordini religiosi (gesuiti, cappuccini, barnabiti, somaschi, scolopi..), su una notevole solidità dogmatica e disciplinare. La chiesa romana prima della riforma protestante
Formalmente gli storici fanno risalire la crisi della chiesa romana al
periodo della "cattività avignonese" (1305-77), in cui si verificò il
trasferimento della sede pontificia ad Avignone (Francia meridionale), dopo
il crollo della teocrazia papale: il che determinerà la soggezione del
papato alla politica francese. Questa in realtà fu una disfatta di tipo
meramente politico: gli aspetti di crisi sociale e culturale sono di molto
anteriori.
La crisi politico-istituzionale si accentuò con i due "scismi d'occidente", dopo il ritorno del papato a Roma. Durante il primo scisma (1378-1417), il Collegio dei cardinali, in maggioranza francesi, non era intenzionato ad accettare la politica di autonomia del papato nei confronti della Francia. Per questa ragione i cardinali elessero un antipapa, il quale però, dopo essere stato sconfitto col suo esercito, mentre marciava su Roma per sbarazzarsi del rivale, decise di fissare la sua sede ad Avignone. Molti cardinali, in un Concilio di Pisa (1409), decisero di deporre i due papi e di eleggerne un terzo, che però gli altri due non riconobbero. Allora l'imperatore Sigismondo convocò un Concilio ecumenico a Costanza (1414-1418), riuscendo a far deporre i tre papi e a farne eleggere uno nuovo, riconosciuto da tutti. Il concilio decise anche di condannare le eresie di Wyclef (Inghilterra) e di Huss (il riformatore boemo che, insieme al discepolo Girolamo da Praga, finì sul rogo nel 1415), riservandosi di trattare in un prossimo concilio il problema della riforma della chiesa. Infine adottò il principio della superiorità del Concilio sul papato (Sigismondo, al fine di neutralizzare la prevalenza dei vescovi italiani, impose ai prelati l'obbligo di esprimere il voto per nationes e per tale ragione con esso gli storici indicano la nascita ufficiale del concetto di "nazionalità"). Uno dei precedenti fondamentali della Riforma protestante fu anche la formazione del Movimento Conciliare, che rivendicava la subordinazione del papato al concilio (reformatio in capite et in membris). Questo principio però non piacque ai prelati della curia romana, i quali proclamarono al Concilio di Firenze la superiorità del papato sul concilio. Per dieci anni (1439-49) il Concilio di Basilea rifiutò di riconoscere il papa di Roma ed elesse un antipapa, ma i poteri di questo Concilio (che durò dal 1431 al 144) furono progressivamente svuotati dal papato in tre modi:: 1. trasferendo la sede del concilio prima a Ferrara (1438), poi a Firenze (1439);; 2. realizzando l'unione a Firenze (1439) con la chiesa bizantina, minacciata dai turchi. Questa unione (durata meno di 20 anni) non solo illuse i bizantini che il papato avrebbe concesso un aiuto militare contro i turchi, ma svuotò anche di energia il movimento conciliarista radicale rimasto a Costanza (tant'è che il papa che quel Concilio aveva eletto, si dimise);; 3. facendo molte concessioni ai vari Stati europei emergenti (politica concordataria). Dopo lo scacco del concilio di Basilea, praticamente sino al 1517 il papato tornò ad essere il vero sovrano della cristianità. Il movimento riformatore sperò che il concilio del Laterano (1512-1517) avrebbe recepito alcune delle istanze riformatrici. Invece ciò non avvenne. Il tentativo di riforma per mezzo di concili generali rappresentò l'ultima possibilità offerta alla chiesa cattolica di ristrutturarsi su base episcopale, "parlamentare", "federalistica". Il 16 marzo si chiuse il concilio e il 31 ottobre Lutero pubblicherà le sue 95 tesi. Il movimento conciliare si era convinto che la riforma avrebbe potuto aver luogo solo per vie non legali. ![]() Martin Lutero (1400-1500) I punti fondamentali della rottura con la chiesa romana
Le conseguenze della riforma
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Martin Lutero, la riforma protestante e la guerra dei trent'anniAnalisi dei motivi storici, dei personaggi coinvolti, del carattere e delle diramazioni del protestantesimo. [capitolo] Iscrivetevi gratuitamente alla newsletter:Gli indici di questo sito (più di 1.000 pagine): |
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