La storia della Germania

Quando il denaro incontra la fede:
I banchieri Fugger e la vendita delle indulgenze

Il Papa Leone X  Jakob Fugger
a sinistra: il Papa Leone X (1475-1521), dipinto da Raffaello
a destra: Jakob Fugger (1459-1525), dipinto da Albrecht Dürer
fonte di tutte le illustrazioni in questa pagina: Wikipedia
La Riforma protestante è nata con la questione della vendita delle indulgenze con la quale doveva essera finanziata la costruzione della chiesa di San Pietro a Roma. Ma i veri motori di questo gigantesco affare furono i Fugger, i banchieri di Augusta (Augsburg) che, tra il 1500 e il 1550, possedevano un potere economico e politico senza eguali.

Chi erano i Fugger?

La famiglia dei Fugger fu, tra il 1500 e il 1550, la famiglia più ricca d'Europa. Erano banchieri e commercianti che avevano accumulato un'enorme ricchezza e un potere economico senza eguali. Abitavano ad Augusta (Augsburg) in Germania, dominavano tutti i settori dell'economia dell'epoca e possedevano un potere politico che nessun gruppo industriale ha mai avuto, né prima né dopo. Con i loro soldi i Fugger decidevano quando si poteva fare una guerra e quando si doveva concludere la pace, dai loro soldi dipendeva chi poteva essere eletto imperatore, erano loro a finanziare la "Guardia Svizzera", l'esercito privato del Papa. Per mezzo secolo i Fugger furono i veri imperatori nascosti dell'Europa. Forse solo i Medici di Firenze possedevano una simile ricchezza, anche se questi non raggiunsero mai la predominanza che i Fugger ebbero sul commercio e sulla finanza internazionale dell'epoca.

Le indulgenze

La pratica delle indulgenze era in uso già da parecchi secoli e rappresentava una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel Purgatorio. Ai fedeli pentiti, disposti a compiere particolari penitenze (pellegrinaggi, opere meritorie, ma soprattutto donazioni monetarie) il papa concedeva uno "sconto" sulla pena, proporzionato all'importo del denaro dato alla chiesa e certificato in un documento firmato dalle autorità ecclesiastiche. L'indulgenza poteva essere comprata non solo per i vivi ma anche per i defunti.

Di solito i soldi raccolti con le indulgenze avevano un obiettivo: p.e. la costruzione di una chiesa o di un monastero. Ma il Papa che poi doveva elargire i soldi ne riceveva di solito non più di un terzo di tutta la raccolta; se andava proprio bene, la metà di tutte le entrate. Prima dovevano essere pagati quelli che organizzavano tutto, i predicatori e quelli che raccoglievano i soldi. C'erano tasse, permessi e anche tangenti da pagare: una campagna di indulgenze era una cosa complessa e costosa e doveva essere preparata con cura. I principi, conti e margravi, i cardinali e gli arcivescovi dei territori nei quali si faceva la vendita degli indulti avevano una loro quota garantita. Anche la banca che alla fine mandava i soldi a Roma si tratteneva una fetta e, non raramente, c'erano anche dei soldi che sparirvano attraverso canali oscuri. Ma anche quel 30 o 50% che arrivava infine a Roma doveva sfamare molte bocche prima che la parte rimente potesse essere investita nello scopo dichiarato ufficialmente.

I Fugger che rappresentavano il più potente alleato del papa a nord delle Alpi furono, anche in privato, ferventi cattolici: Jakob Fugger, il capo dell'impero economico, comprò per sé e per la moglie parecchi "anni di sconto" su una possibile permanenza in Purgatorio. Era come se quest'uomo che giudicava tutto e tutti con uno spirito strettamente pragmatico e commerciale, vedesse nella chiesa una specie di impresa assicuratrice per l'Aldilà: pagava dei premi per limitare gli eventuali danni post morte...

Ma il coinvolgimento dei Fugger nella questione delle indulgenze non si limitò certo a questo aspetto "privato". Fu proprio Jacob Fugger che guadagnò, più di qualsiasi altro concorrente in occidente, nel favoloso affare delle indulgenze.
Il commercio delle indulgenze
La vendita delle indulgenze in una incisione dell'epoca

1511 - i preliminari

Nell'autunno del 1511 un incendio distrusse il duomo di Costanza. Un certo Johannes Zink, l'uomo che i Fugger avevano piazzato a Roma per oliare gli affari con la chiesa, intervenne subito presso il papa Leone X per chiedere il permesso di organizzare una campagna di indulgenze nel sud della Germania, per poter ricostruire il duomo. Visto che i Fugger assicuravano di assumersi tutte le spese di una tale campagna il papa la concesse.

Ma il documento con cui il papa indisse la raccolta dei soldi non fu mandato a Costanza, luogo del disastro e sede della raccolta dei soldi, ma ad Augsburg, nella sede dei Fugger. E i banchieri lo consegnarono ai canonici di Costanza solo quando questi promisero di lasciare loro metà delle entrate. Questa generosa parcella per i banchieri di Augusta avrebbe naturalmente diminuito la quantità di soldi disponibili per la ricostruzione del duomo. Ma Jacob Fugger aveva già pronta una soluzione: sempre attraverso il suo uomo a Roma ottenne dal papa il permesso di allargare l'area della campagna ad altre parti della Germania, per aumentare la quantità di soldi per la ricostruzione del duomo - con l'effetto non indesiderato di aumentare anche il bottino per i Fugger.

E visto che tutto funzionava così bene, i Fugger si inventarono sempre nuovi motivi per chiedere altre indulgenze - che prontamente furono concesse: per la costruzione o ricostruzione di ospedali, chiese e monasteri a Wittenberg, Strasburgo, Norimberga, Vienna, Treviri, Ingolstadt e in molte altre città. La paura del Purgatorio si rivelò sempre di più un gran beneficio anche per le casse dei banchieri di Augusta.
Il commercio delle indulgenze
Un'altra incisione che rappresenta il commercio delle indulgenze

1513/1514 - adesso si comincia a fare sul serio

Il 30 agosto del 1513 Albrecht di Brandeburgo, principe degli Hohenzollern, fu nominato arcivescovo di Magdeburgo. Una settimana dopo un suo fratello divenne amministratore del vescovato di Halberstadt, in Sassonia.

Ma le due nomine avevano bisogno dell'approvazione del papa e questo fu un bel problema, perché queste nomine comportavano l'unione di due vescovati in mano degli Hohenzollern che avrebbero così aumentato notevolmente il loro potere politico. In più, questi due vescovati sarebbero stati guidati da un principino che aveva appena 23 anni, troppo giovane per una carica così importante. Erano in molti a ritenere impossibile l'approvazione della chiesa di Roma. Cosa fare?

La soluzione, come in molti altri casi del genere, fu offerta dai Fugger: dopo dure e difficili trattative condotte da Johann Blankenfeld, un rappresentante degli Hohenzollern, intervenne il solito Zink che versò nelle casse del Vaticano la bella cifra di 1.079 ducati d'oro e l'insolito accumulo di incarichi al giovanissimo Albrecht von Brandeburgo non rappresentò più un problema. Il fatto che Blankenfeld fosse imparentato con la famiglia dei Fugger diede sicuramente una mano alla faccenda.

Ma questo fu solo l'inizio. La delegazione degli Hohenzollern non era ancora ritornata a casa quando il 9 febbraio del 1514 morì l'arcivescovo di Magonza, e il più esteso e più importante vescovato al nord delle Alpi si rese disponibile al miglior offerente.

A questo punto il giovane Albrecht di Brandeburgo vide una enorme chance: aumentare ulteriormente il suo potere incamerando anche il più prestigioso arcivescovato della Germania dell'epoca. Ma ci sarebbero serviti molti più soldi di quelli sborsati finora. Già il predecessore sul trono di Magonza (il vescovo era anche capo politico del vescovato) aveva speso 21.000 fiorini per comprarsi l'incarico, soldi che naturalmente alla fine dovevano pagare i suoi sudditi. Comunque, alla fine il principe degli Hohenzollern vinse la partita contro il suo concorrente Ludovico del Palatinato: quelli che dovevano eleggere il nuovo arcivescovo di Magonza scelsero chi era più bravo con le promesse e più generoso con le offerte di denaro.

Il vero problema sarebbe stato però di nuovo l'approvazione del papa e questa volta anche il beneplacito dell'imperatore Carlo V. I 29.000 fiorini che i Fugger misero a disposizione degli Hohenzollern per smussare le inevitabili resistenze di Roma furono respinti con disprezzo: si diceva che né il papa né l'imperatore vedevano di buon occhio un tale accumulò di titoli e di potere. Ma la delegazione degli Hohenzollern - e con loro i Fugger che questa volta vollero rimanere anonimi - non mollò. Per due mesi trattarono, offrirono sempre più soldi e alla fine Leone X concesse tutti i titoli e poteri che Albrecht di Brandeburgo aveva richiesto.

I contabili dei Fugger erano persone molto precise, annotavano scrupolosamente tutte le spese fino all'ultimo centesimo. Alla fine calcolarono come "uscita" la bella cifra di 48.236 ducati d'oro*, tangenti e spese varie messe insieme.

* approssimativamente ca. 9 milioni di Euro di oggi
Il commercio delle indulgenze
Albrecht di Brandeburgo, incisione di Albrecht Dürer (1519)

Come far rientrare questa enorme quantità di soldi?

I Fugger avevano anticipato questi soldi e non l'avrebbero certo fatto se non avessero già previsto una concreta possibilità di far rientrare questa enorme cifra - e possibilmente guadagnare anche qualcosa in più.

Dopo altri 4 mesi di serrate trattative a Roma l'ormai triplice vescovo e arcivescovo Albrecht di Brandeburgo tornò a casa con in mano un accordo talmente clamoroso che il suo contenuto fu tenuto segreto per parecchio tempo, per non suscitare le rivolte degli altri principi e vescovi del Sacro Romano Impero: a Albrecht fu concesso il monopolio di gestire in esclusiva per 8 anni una campagna di vendita di indulgenze che si estendeva a quasi metà di tutti i territori dell'impero. Tutte le altre indulgenze già in atto in quel momento per conto di altri gestori dovevano essere immediatamente terminate. Esclusi erano solo i territori in cui, guarda caso, i Fugger avevano già iniziato campagne simili (come per esempio quella per il duomo di Costanza). E come era riuscita la delegazione di Albrecht ad avere una tale incredibile occasione di guadagno dal papa? Naturalmente di nuovo con i soldi. Perché l'abile Zink aveva promesso al papa la metà delle entrate, mentre fino a quel momento il papa aveva ottenuto solo un terzo dei ricavi delle vendite delle indulgenze.

E con la parte che rimase a Albrecht questi dovette pagare i debiti con i Fugger che avevano inoltre il diritto di controllare il corretto svolgimento del commercio con propri commissari, in modo da non perdere neanche un centesimo.

Così ebbe inizio la famigerata campagna di indulgenze...

Così ebbe inizio la famigerata campagna di indulgenze che fece scoppiare la rabbia di Martin Lutero e che infine segnò l'inizio della Riforma protestante.

Ufficialmente tutta la campagna fu chiamata "Indulgenza di giubileo per finanziare la costruzione della chiesa di San Pietro a Roma" e una parte dei soldi (sicuramente molto meno della metà) fu anche usata per questo scopo. Ma il vero motivo per cui era stata iniziata questa gigantesca campagna fu, come si è visto, di carattere molto meno nobile. Alla fine, nelle tasche dei Fugger rientrò tutta la somma anticipata, più il 5% di interessi, ovvero il loro guadagno netto, che i contabili dei Fugger trascrissero fedelmente nei loro libri. E possiamo essere più che sicuri che ci fu anche qualcosa che rimase fuori dai libri contabili dei banchieri di Augsburg.

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