La storia della Germania

L'Anabattismo - l'ala radicale del protestantesimo


di Enrico Galarico

Le tre gabbie appese alla torre del duomo di Münster
foto: Florian Adler

Le tre gabbie di ferro

A Münster, nella regione tedesca della Vestfalia, ci sono tre gabbie di ferro appese al campanile della chiesa di S. Lamberto: sono lì da quasi 500 anni. In origine contenevano i corpi di tre uomini che erano stati torturati e giustiziati pubblicamente: il sarto Jan Bockelson, il mercante di panni Bernhard Knipperdolling e Bernhard Krechting.

Questi uomini appartenevano a una corrente politico-religiosa chiamata Anabattismo, che rappresentò una delle esperienze più significative di quel vasto movimento di protesta che fu la Riforma.

L'ideologia degli Anabattisti

Le dottrine fondamentali degli Anabattisti furono definite nel 1527 nella cosiddetta "Confessione di Schleitheim":
  • il battesimo va amministrato a coloro che si sono pentiti dei peccati e hanno emendato la loro vita;
  • vanno scomunicati quanti cadono più volte nell'errore e nel peccato;
  • la Cena del Signore ha significato di commemorazione;
  • i credenti devono separarsi dal mondo, dalla vita pubblica e dagli impegni assunti prima della conversione, devono rifiutare ogni forma di violenza e l'uso delle armi;
  • i ministri della chiesa di Dio devono essere uomini integri e avere il compito di leggere le Sacre Scritture, esortare, insegnare, iniziare alle preghiere;
  • la spada, destinata ai magistrati terreni per la punizione dei malvagi, non deve essere usata dai cristiani nemmeno per difendersi, anzi questi non devono valersi neanche della legge per la loro vita né rivestire cariche pubbliche;
  • è vietato giurare in base ai passi biblici.


La copertina della "Confessione di Schleitheim" 

Rifiutando inoltre le istituzioni di potere, gli anabattisti si ritenevano direttamente ispirati dallo Spirito santo. Essendo assente ogni forma di clero e di liturgia tradizionali (tutti i sacramenti sono soltanto simboli di una realtà spirituale e non hanno un potere salvifico in sé), essi erano convinti che ogni fedele potesse essere un "carismatico" in grado di guidare gli altri verso la realizzazione di un regno di giustizia-uguaglianza, ritenuto imminente in virtù della parusia del Cristo.

Ciò che distingueva nettamente la loro fede da altre confessioni era la convinzione che il battesimo fosse per gli adulti e non per i bambini.

Il battesimo per gli adulti non riguardava semplicemente un dogma religioso, ma anche le questioni politiche, poiché la chiesa - sia cattolica che luterana - si serviva di questo sacramento come di una forma di censimento dei credenti, per dimostrare, sul piano numerico, la propria grandezza e quindi per assicurarsi un'adesione, almeno formale o istituzionale, alla fede dominante.

Essere contrari al battesimo dei bambini, i cui registri parrocchiali avevano un valore pari a quelli anagrafici, significava mettere in discussione che una determinata chiesa potesse pretendere d'essere più istituzionale di altre, cioè significava rifiutare il concetto di religione di stato.

Origini e sviluppi

Secondo la ricerca storiografica operata da Bullinger, successore di Zwingli a Zurigo, il movimento anabattista sarebbe nato in Sassonia, con esplicite tendenze rivoluzionarie e sarebbe stato direttamente collegato alla predicazione dei Profeti di Zwichau e di Thomas Müntzer.

Nel dicembre del 1521 giunsero a Wittenberg, provenienti da Zwichau, tre esponenti di un gruppo protestante abbastanza attivo, i cui nomi erano Nikolaus Storch, Thomas Drechsel e Markus Stübner; essi avevano chiesto di incontrare Lutero sulla questione del battesimo dei bambini.

Quattro anni dopo sappiamo che si formò un gruppo separato di anabattisti a Zurigo, evidentemente perché dall'incontro con Lutero non era emersa alcuna possibilità d'intesa sulla questione del battesimo da impartire solo agli adulti.

Il gruppo di Zurigo (Konrad Grebel, Simon Stumpf, Felix Manz, Wilhelm Reublin, Hans Brötli) proveniva dalle fila di Zwingli e criticava quest'ultimo di voler affidare allo Stato la riforma della chiesa.

Due discepoli di Zwingli, Grebel e Stumpf, pretendevano una coerenza più radicale (più ateistica) sulle questioni delle immagini sacre, i sacramenti in generale e l'eucarestia in particolare, il purgatorio ecc., ma Zwingli preferiva una riforma graduale, moderata, appoggiata dal Gran Consiglio della città.

Stumpf, nel 1524, venne privato della parrocchia e bandìto dalla città. Di qui l'esigenza di cercare rapporti con altri teologi radicali, tra cui Andrea Bodenstein (Carlostadio) e Müntzer.

Il gruppo iniziò a predicare una chiesa senza clero, costituita da pochi eletti, votata al martirio, strettamente aderente alle Scritture e con una forte concezione non-violenta. Grebel, in particolare, voleva riportare il battesimo alla pratica originaria.

Nel gennaio 1525 il Consiglio cantonale di Zurigo emanò due decreti che condannavano l'antipedobattismo (il rifiuto del battesimo ai neonati).

Gli anabattisti respinsero le delibere e iniziarono a evangelizzare nei dintorni di Zurigo (Zollikon, Grüningen), poi anche in altri cantoni, nelle città di Berna, Basilea, Appenzel, Hallau, Sciaffusa... Ma Zwingli restò irremovibile e diede il via alle persecuzioni, che coinvolsero anche le donne.

Nel maggio 1525 gli anabattisti parteciparono a una rivolta contadina antinobiliare, a Frankenhausen, che venne però soffocata nel sangue dall'esercito regolare dei principi.

Nel marzo 1526 Grebel, Manz, Blaurock e altri 15 anabattisti furono condannati all'ergastolo, salvo abiura. Riuscirono a fuggire, ma Grebel morì di lì a poco (forse di peste), mentre Manz venne nuovamente catturato e questa volta affogato nel fiume Limmat. Quanto a Blaurock, fu arso sul rogo nel Tirolo, nel 1529.

Nel frattempo si costituivano varie comunità in Germania, grazie alla predicazione di Wilhelm Reublin, Michael Sattler e Bathasar Hubmaier, provenienti dal gruppo di Zurigo. Nel febbraio del 1527 Sattler compilò la Confessione di Schleitheim, che sintetizzava il credo anabattista.

Nell'estate del 1527 si tenne ad Augusta il sinodo dei martiri, così chiamato perché i leader anabattisti qui convenuti furono quasi tutti giustiziati.

Viceversa, a Strasburgo, governata da Capitone e Bucero, gli anabattisti furono in un primo tempo abbastanza tollerati. Poi proprio Bucero diventerà un loro feroce persecutore.

Successivamente sarà Münster la città in cui gli anabattisti riuscirono a costituirsi come la maggior forza politico-religiosa e in cui cercarono di mettere in pratica la loro ideologia.
Martin Lutero  Martin Lutero  Martin Lutero
Tre dei protagonisti degli Anabattisti di Münster:
da sinistra a destra: Bernhard Knipperdolling, Jan Matthys, Jan Bockelson
(illustrazioni dell'epoca)
fonte: Wikipedia

I Mennoniti

Dopo la distruzione di Münster da parte delle forze luterane, cui s'erano alleate quelle cattoliche, il movimento divenne noto col nome di mennonita, da Menno Simons (1496-1561), ex-sacerdote cattolico divenuto capo anabattista.

Caratteristiche dei mennoniti furono l'anti-dogmatismo, il pacifismo e la non-violenza. Venne maggiormente accentuato il senso di distacco dal mondo; l'aspetto più appariscente fu il rifiuto di giurare.

Le comunità anabattiste si diffusero in Moravia (Repubblica Ceca) e nei Paesi Bassi. In Italia vi furono delle comunità a Bolzano e nelle valli adiacenti (Bressanone, Chiusa, Neumarkt), ma anche in Friuli, Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Dura fu la repressione ordinata da Ferdinando d'Asburgo.

Gli anabattisti contribuirono enormemente alla nascita della chiesa battista e nel XVII secolo contribuirono a preparare in Inghilterra e Olanda l'avvento dell'Illuminismo.

Altri gruppi, alla ricerca di terre disabitate, si trasferirono nella Prussia orientale, in Transilvania e in Russia, ma furono travolti dalle vicende della rivoluzione d'ottobre: molti emigrarono in Canada.

Alla fine della II guerra mondiale si calcola che nell'ex-impero sovietico esistessero circa 100.000 mennoniti. Nelle due Americhe emigrarono dal 1683 al 1945. Qui hanno sempre condannato il commercio degli schiavi.
Martin Lutero
Martin Lutero
In tutto il sacro romano impero germanico gli anabattisti erano aspramente perseguitati
(illustrazioni dell'epoca)
fonte: Wikipedia

Le persecuzioni

Gli anabattisti erano aspramente perseguitati in tutto il sacro romano impero germanico. L'autore della "Confessione di Schleitheim", Michael Sattler, fu arrestato con sua moglie nel febbraio 1527, a Tottenburg, vicino Norimberga: dopo avergli tagliato la lingua, lo arsero sul rogo nel maggio dello stesso anno. Chi battezzava gli adulti o chi si battezzava da adulto rischiava facilmente la pena capitale.

Le numerose sentenze di morte contro gli anabattisti (che si facevano chiamare "Fratelli in Cristo") si riferivano a un'antica norma del codice di Giustiniano contro i donatisti, che professavano un secondo battesimo. In realtà "anabattisti" ("ribattezzatori") fu un nome usato dagli avversari. Gli anabattisti negavano che il battesimo dovesse essere ripetuto, poiché quello dei bambini per loro non aveva alcun significato.

Sotto Ferdinando d'Asburgo le repressioni furono sistematiche e feroci. Si temeva soprattutto la diffusione del movimento in Germania. Ai condannati (con processi del tutto sommari) venivano strappati pezzi di carne con tenaglie roventi e poi venivano bruciati sul rogo; solo a chi ritrattava veniva tagliata la testa. Il duca di Sassonia condannava all'affogamento coloro che esprimevano semplicemente delle idee vicine a quelle anabattiste. Unica voce di tolleranza religiosa fu quella di Filippo d'Assia, che quando fu costretto a perseguitarli per le insistenze dei potenti e dei teologi, si limitò a espellerli dal suo territorio.

Le persecuzioni raggiunsero l'apice a Münster, una cittadina molto agiata della Westfalia, non distante dai Paesi Bassi, con circa 10-15.000 abitanti, la maggior parte dei quali nel 1533 da cattolici divennero luterani.

Uno dei più importanti predicatori riformisti era Bernhard Rothmann (ex pastore luterano), che difendeva le corporazioni artigiane (gilde), la borghesia e la maggior parte della popolazione contro il giogo del principe-vescovo, Franz von Waldeck, di fede cattolica, contro il più generale parassitismo ecclesiastico (p.es. le decime), contro i pesanti balzelli imperiali (p. es. la tassa antiturca). Dopo aver ottenuto ampi consensi popolari (contadini), molti lasciarono la città, ma nello stesso tempo vi arrivarono da ogni luogo altri anabattisti, nella speranza di veder realizzati i loro ideali.

Nel 1532 il popolo, appoggiato dalla borghesia, cacciò i parroci cattolici da tutte le chiese, eccettuata la cattedrale. Il principe-vescovo rispose col sequestro dei beni appartenenti ai luterani, minacciando un intervento armato.

Bernhard Rothmann e altri leader del movimento disposero, senza mezzi termini, la comunanza di tutte le proprietà, specie quelle agricole. Gli artigiani potevano conservare i loro mezzi produttivi ma dovevano sottostare alle regole della comunità. I cittadini adulti dovevano scegliere: o battezzarsi o andarsene senza portarsi via i propri beni.

Trovò contrari a questa decisione anche molti luterani. Il principe-vescovo ne approfittò per radunare un esercito, composto sia da luterani che da cattolici (circa 2.500 uomini), per porre Münster sotto assedio. Nel gennaio 1534 gli anabattisti di Münster erano ancora una piccola minoranza, quando giunsero due olandesi: Jan Matthys, un panettiere di Haarlem, e il sarto Jan Bockelson, conosciuto come Giovanni di Leida, che cominciarono a considerare Münster come una sorta di "Nuova Gerusalemme", dando così vita a un certo fanatismo millenaristico, ideologicamente intollerante e politicamente autoritario. L'8 febbraio Bockelson cominciò a correre nudo per la città, invitando a fare penitenza, perché - diceva - il giorno del giudizio era ormai vicino.

Nell'aprile del 1534 Matthys, che aveva sostituito Rothmann alla guida della città, impose a tutti di lasciare sempre aperte le porte di casa, in modo che la condivisione dei beni fosse totale: ognuno dava tutto quello che poteva e ognuno prendeva ciò di cui aveva bisogno. L'uso del denaro fu abolito. Oro, argento e pietre preziose furono confiscate per la causa comune. Si distrussero anche tutti i libri, ad esclusione della Bibbia. Chi contestava queste decisioni, come p.es. il fabbro Hubert Ruecher, veniva eliminato.

Matthys continuava a predicare che entro il giorno di Pasqua si sarebbe instaurato sulla terra il regno dei santi e Münster sarebbe stata la nuova Sion. Ma il principe teneva sempre l'esercito intorno alla città.

Matthys allora tentò una sortita con una ventina di uomini e raggiunto il campo avversario invitò i lanzichenecchi a rivoltarsi contro il principe. Vi era quasi riuscito, quando un soldato lo raggiunse alle spalle e con una spada lo uccise. Poi lo fecero a pezzi, infilando la sua testa su un palo.

Aveva comunque dimostrato che la popolazione avrebbe combattuto senza arrendersi. Per la prima volta gli anabattisti erano disposti a impugnare le armi.

Matthys venne sostituito da Bockelson, che cominciò a punire duramente l'adulterio, istituendo nello stesso tempo la poligamia, sull'esempio dei patriarchi dell'Antico Testamento (le donne erano troppo poche rispetto al numero degli uomini della città - questa la motivazione). Le donne che si rifiutavano venivano uccise. Con lui aumentò anche lo sfarzo dei leader politico-religiosi, nonostante che nella città regnasse la fame.L'assedio durò ben 14 mesi, fino al giugno 1535, allorché un cittadino aprì, senza farsi notare, le porte della città. Circa 500 persone si arresero prima dell'assalto finale, ma vennero trucidate dai lanzichenecchi.

Di Rothmann non si seppe mai più niente e il solo dei capi a sfuggire alla cattura fu Hinrich Krechting, che finì i suoi giorni come ministro calvinista in Olanda. Bockelson e altri due anabattisti a capo del movimento, Knipperdolling e Bernhard Krechting, furono presi, torturati per farli abiurare e, quando si vide l'inutilità delle torture, giustiziati. I loro corpi, posti in gabbie, furono appesi al campanile della chiesa di S. Lamberto. Quasi tutta la popolazione venne massacrata.

Gli Huteriti

Mentre a Münster si consumava la tragedia del massacro, in Moravia gli anabattisti presero il nome di hutteriti, da Jacob Hutter, predicatore itinerante tirolese, bruciato pubblicamente a Innsbruck nel gennaio del 1536. Politicamente la Moravia era sotto la giurisdizione di Ferdinando d'Asburgo, ma i nobili locali ricercavano l'autonomia, per cui non avevano motivo di perseguitare gli anabattisti.

Le comunità agricole hutterite erano basate sulla comunanza dei beni, secondo il principio che il cristiano è amministratore e non proprietario dei beni.

Vi era maggiore tolleranza che a Münster: il comunismo di produzione e di consumo era stato posto su basi volontarie; le comunità erano aperte: chiunque poteva entrarvi o uscirne.

La fratellanza hutterita era organizzata in comunità-fattorie di circa 300 membri, che in taluni casi arrivavano a mille, del tutto autosufficienti, dotate di campi, boschi, stagni, presi in affitto dai nobili del luogo; avevano anche laboratori artigianali che provvedevano ai bisogni della comunità.

Si producevano lana, filati, mobili, pelletterie, vino, birra; si potevano macellare gli animali. Parte di questi beni veniva venduta per procurarsi il denaro con cui finanziare le missioni. Le comunità infatti, utilizzando una tecnologia abbastanza avanzata, fruivano di una certa eccedenza di produzione rispetto ai consumi. La vita era austera, le case ben costruite, il cibo sano e sufficiente, gli indumenti decorosi, l'igiene assicurato.

In un primo momento i signori feudali locali li rispettarono, anche perché gli hutteriti fornivano personale amministrativo molto capace e fidato.

Poi però non fecero nulla per difendere queste comunità dall'esosità fiscale del governo di Vienna, finché nel 1622 (durante la guerra dei Trent'anni) esse furono spogliate di tutte le loro proprietà e gli hutteriti vennero cacciati dalla Moravia.
Martin Lutero
Martin Lutero, dipinto da Lucas Cranach il Vecchio
fonte: Wikimedia Commons

La posizione di Martin Lutero

Lutero catalogò genericamente gli anabattisti come oppositori non cattolici della riforma protestante, al pari degli zwingliani. Sul piano politico li condannò perché li considerava troppo estremisti (il che in sostanza voleva dire troppo democratici); sul piano ideologico perché predicavano il battesimo per gli adulti.

Le motivazioni per cui Lutero era a favore del pedobattesimo erano le stesse del mondo cattolico: anche se il bambino non può avere alcuna fede, è la chiesa a garantire per lui.

Già dal 1528 egli propugnava la pena di morte contro gli anabattisti. Ciò che di loro non sopportava era la "pubblica ribellione". Scrisse contro di loro la Lettera a due parroci sul ribattesimo (1528) e Contro gli ipocriti e i predicatori di soppiatto (1532).

Era noto, d'altra parte, che Lutero, soprattutto dopo la propria svolta reazionaria del 1521-23, era soprattutto contrario al reato di sedizione (p.es. il rifiuto di partecipare alla guerra per motivi di coscienza o di servire come magistrato).

Tuttavia, nonostante approvasse i metodi violenti usati dai principi per sterminare gli anabattisti, a volte, sul piano delle considerazioni umane, si chiedeva se fosse davvero giusto sterminare tutta quella gente.

Si può dire, in un certo senso, che la originaria predicazione di Lutero (quella appoggiata dalle masse popolari), fu portata avanti, oltre che da Thomas Müntzer, dagli stessi anabattisti.
Testo: Enrico Galarico
Enrico Galarico è webmaster di: www.homolaicus.com

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