|
 Innario di Wittenberg del 1522, curato da Lutero
La Riforma di Lutero non consistette soltanto nel dare nuove regole alla liturgia, ma rivoluzionò anche il concetto di musica sacra. Tra l'inizio del Cinquecento e la fine del secolo successivo, la Riforma luterana inserì molte novità anche nella musica. Martin Lutero, alla ricerca di nuove impostazioni sul rapporto tra i fedeli e Dio, introdusse il volgare nella liturgia riformata, la traduzione della Bibbia in tedesco è uno degli esempi più famosi. Anche la musica rientrava nella liturgia riformata ed ebbe una funzione molto importante che Lutero non si lasciò sfuggire. Il corale fu una forma espressiva prettamente protestante, serviva a coinvolgere il popolo in modo personale alla liturgia. Lutero sfruttò abilmente la grande tradizione dei canti popolari per tradurla in corali, anche se spesso questi canti erano nati anche con intenti dissacratori e talvolta anche di stampo erotico, ma molto diffusi negli strati socialmente inferiori della popolazione. Il corale si sviluppò, seguendo il progresso della tecnica musicale, in svariate forme: monofonico, polifonico di tipo mottettistico e polifonico di tipo armonizzato. Molti canti in lingua volgare, da quelli dei Minnesänger a quelli penitenziali ed anche quelli militari, divennero, poi, corali. L'uso del canto corale andava contro i canoni del cattolicesimo, che invece delegava l'esercizio della musica soltanto ai musicisti ed agli ecclesiastici (infatti i cori, come luogo architettonico all'interno delle chiese cattoliche, sono uno spazio separato rispetto quello dei fedeli). Il canto sacro doveva cessare di essere uno spettacolo o un concerto offerto agli adepti da musicisti di professione, doveva diventare qualcosa di diverso, coinvolgere il cristiano in una attiva partecipazione. La parola cantata permetteva alla riunione dei credenti, che ai suoi tempi erano per la maggioranza incolti, di imparare facilmente i temi della fede cristiana, dal momento che i testi dei Lieder erano in tedesco. L'estremizzazione di questa impostazione fu poi inserita nella Riforma da Calvino, che rifiutò ogni forma d'inquinamento di musica strumentale all'interno delle chiese, ma solo canti omofonici e delegati all'uso esclusivo della riunione dei fedeli. Il corale fu sviluppato da vari musicisti dell'Europa centrale e settentrionale, ma il suo esponente più celebre fu Johann Sebastian Bach (la famosa Passione Secondo Matteo).
Franco Morettini |