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Gli scritti di
Martin Lutero (a sinistra) non trattano solo argomenti strettamente religiosi, riguardano anche molti aspetti della vita quotidiana, tra l'altro quello del lavoro. Dal punto di vista teologico si può giudicare Lutero come si vuole, fatto sta che Lutero è un personaggio storico che ha avuto un impatto importantissimo sulla storia dell'Europa, ma anche sulla vita quotidiana, sugli abitudini, sulla mentalità di chi lo seguiva.
Ecco alcune citazioni dall'opera di Lutero che riguardano il ruolo e l'importanza attribuiti al lavoro.
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Nessuno muore di lavoro; e invece l'ozio e la mancanza di occupazione rovinano il corpo e la vita; l'uomo infatti è nato per lavorare, come l'uccello per volare. Chi parla di agricoltura dice: sono le orme del padrone che ingrassano il campo; e non c'è concime migliore per il campo di quello che cade dalle scarpe del padrone; cioè se il padrone va spesso sui suoi campi. Possedere esteriormente denaro, beni, terra e servi infatti non è un peccato come tale, bensì dono e disposizione divini. L'uomo deve e può lavorare e fare qualcosa [...], perché se non lavora Dio non gli dà nulla. La vita non è riposo, ma trasformazione del buono in meglio. Dobbiamo attenerci con lieta coscienza al nostro mestiere, e sapere che con la nostra opera facciamo più di chi avesse fondato tutti i conventi e retto tutti gli ordini; anche se è il più piccolo dei lavori domestici. Ciascuno deve produrre quel tanto da potersi mantenere e non essere di peso agli altri, bensì di aiuto. Il lavoro in sé è gioia. Sarebbe proprio necessario che nella cristianità venisse abolita ogni forma di mendicità [...], ogni città si curi dei suoi poveri e non lasci entrare mendicanti di fuori. Cristo non vuole che non si possieda e non si accetti denaro né beni, o che se li si ha li si getti via, come hanno insegnato e fatto numerosi pazzi tra filosofi e dei santi pazzi tra i cristiani. Egli permette infatti che tu sia ricco, però non vuole che l'amore sia legato a ciò. - Quelli che non difendono e non mantengono nessuno, ma consumano, oziano e impoltroniscono soltanto, il principe non dovrebbe tollerarli nel suo paese, ma cacciarli o costringerli a lavorare: come fanno le api, che cacciano via i fuchi che non lavorano e mangiano il miele delle altre api.
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Lutero non vedeva il lavoro come castigo di Dio inflitto all'uomo. L'autore del libro "Genesi" della Bibbia fa dire a Dio quando cacciò Adamo dal paradiso: "Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita ... Con il sudore del tuo volto mangerai il pane..." E poi continua: "Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto." In quest'ottica il lavoro è quindi la punizione per i peccati dell'uomo. Il contrasto con ciò che predicasse Lutero è evidente.
Il calvinismo
Il riformatore svizzero Giovanni Calvino (1509 - 1564, a destra) rafforzò ulteriormente questa etica del lavoro che Lutero voleva vedere realizzata. Il lavoro aveva per Calvino un valore religioso, nell'esaltazione del lavoro la nascente borghesia vedeva ben interpretata la sua crescente aspirazione all'affermazione politica e sociale. E allora forse non è un caso che il giudizio comune (o pregiudizio?) vede gli svizzeri ancora più rigorosi e laboriosi dei tedeschi...
La religione e lo sviluppo
delle scienze
(a cura di Simona Carmenati)
Giovanni Keplero (Johannes Kepler) 1591-1630
Nel corso del XVII secolo, nel pieno fermento della rivoluzione scientifica, le scienze naturali vedono una grandissima predominanza di protagonisti di fede protestante rispetto alla parte cattolica. I grandi scienziati olandesi per la matematica, l'ottica, la microscopia e la fisiologia rappresentano un capitolo di tutto rilievo nella storia della scienza. In Germania e nei paesi scandinavi, la presenza protestante-luterana è dominante su tutta la scena europea, ed è rappresentata da figure importanti quali Keplero, Otto von Guericke, Leibniz. Gli storici tendono a motivare questa predominanza "numerica" con lo spostamento del centro dei commerci, in età moderna, dal Mediterraneo al Mare del Nord, escludendo un'influenza di impulsi specifici della religiosità luterana. Bisogna comunque tenere in considerazione come ciò sia anche effetto, per contrasto, dell'azione frenante dei movimenti Controriformisti nell'Europa meridionale.
Ed infine occorre ricordare il clima di grande liberalità di cui
si godeva in nazioni protestanti quali i Paesi Bassi e
l'Inghilterra, sicuramente positivi per lo sviluppo di uno
spirito scientifico. Gli storici ancora sottolineano come, di
per sé, il calvinismo radicale non fosse una corrente
"tollerante" nel senso più pieno del termine; tuttavia, i paesi
protestanti si caratterizzarono fin dall'età moderna come
rifugio privilegiato per gli uomini di cultura esuli,
soprattutto per dissenso religioso, da Italia, Spagna e Paesi
Bassi meridionali, per artigiani, commercianti e fabbricanti che
diedero grande impulso alla tecnica; ad esempio, con il fiorire
di una raffinata industria di strumentazione scientifica.
Simona Carmenati
tinwhistle@libero.it
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