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La Riforma protestante

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Il Papa Leone X
Il Papa Leone X (1475-1521), dipinto da Raffaello, Galleria degli Uffizi
fonte:
Wikimedia Commons
Articolo di Enrico Galarico

La chiesa romana prima della riforma protestante:

Formalmente gli storici fanno risalire la crisi della chiesa romana al periodo della "cattività avignonese" (1305-77), in cui si verificò il trasferimento della sede pontificia ad Avignone (Francia meridionale), dopo il crollo della teocrazia papale: il che determinerà la soggezione del papato alla politica francese. Questa in realtà fu una disfatta di tipo meramente politico: gli aspetti di crisi sociale e culturale sono di molto anteriori.

La crisi politico-istituzionale si accentuò con i due "scismi d'occidente", dopo il ritorno del papato a Roma. Durante il primo scisma (1378-1417), il Collegio dei cardinali, in maggioranza francesi, non era intenzionato ad accettare la politica di autonomia del papato nei confronti della Francia. Per questa ragione i cardinali elessero un antipapa, il quale però, dopo essere stato sconfitto col suo esercito, mentre marciava su Roma per sbarazzarsi del rivale, decise di fissare la sua sede ad Avignone.

Molti cardinali, in un Concilio di Pisa (1409), decisero di deporre i due papi e di eleggerne un terzo, che però gli altri due non riconobbero. Allora l'imperatore Sigismondo convocò un Concilio ecumenico a Costanza (1414-1418), riuscendo a far deporre i tre papi e a farne eleggere uno nuovo, riconosciuto da tutti. Il concilio decise anche di condannare le eresie di Wyclef (Inghilterra) e di Huss (il riformatore boemo che, insieme al discepolo Girolamo da Praga, finì sul rogo nel 1415), riservandosi di trattare in un prossimo concilio il problema della riforma della chiesa. Infine adottò il principio della superiorità del Concilio sul papato (Sigismondo, al fine di neutralizzare la prevalenza dei vescovi italiani, impose ai prelati l'obbligo di esprimere il voto per nationes e per tale ragione con esso gli storici indicano la nascita ufficiale del concetto di "nazionalità"). Uno dei precedenti fondamentali della Riforma protestante fu anche la formazione del Movimento Conciliare, che rivendicava la subordinazione del papato al concilio (reformatio in capite et in membris).
Questo principio però non piacque ai prelati della curia romana, i quali proclamarono al Concilio di Firenze la superiorità del papato sul concilio. Per dieci anni (1439-49) il Concilio di Basilea rifiutò di riconoscere il papa di Roma ed elesse un antipapa, ma i poteri di questo Concilio (che durò dal 1431 al 144) furono progressivamente svuotati dal papato in tre modi:
  1. trasferendo la sede del concilio prima a Ferrara (1438), poi a Firenze (1439);
  2. realizzando l'unione a Firenze (1439) con la chiesa bizantina, minacciata dai turchi. Questa unione (durata meno di 20 anni) non solo illuse i bizantini che il papato avrebbe concesso un aiuto militare contro i turchi, ma svuotò anche di energia il movimento conciliarista radicale rimasto a Costanza (tant'è che il papa che quel Concilio aveva eletto, si dimise);
  3. facendo molte concessioni ai vari Stati europei emergenti (politica concordataria).
Dopo lo scacco del concilio di Basilea, praticamente sino al 1517 il papato tornò ad essere il vero sovrano della cristianità. Il movimento riformatore sperò che il concilio del Laterano (1512-1517) avrebbe recepito alcune delle istanze riformatrici. Invece ciò non avvenne. Il tentativo di riforma per mezzo di concili generali rappresentò l'ultima possibilità offerta alla chiesa cattolica di ristrutturarsi su base episcopale, "parlamentare", "federalistica". Il 16 marzo si chiuse il concilio e il 31 ottobre Martin Lutero pubblicherà le sue 95 tesi. Il movimento conciliare si era convinto che la riforma avrebbe potuto aver luogo solo per vie non legali.

Le 95 tesi riguardano soprattutto la vendita delle indulgenze, il ruolo e i poteri del Papa e il rapporto tra il credente e Dio. La vendita delle indulgenze era praticata dalla Chiesa di Roma per finanziare la costruzione della Basilica di San Pietro. I fedeli desiderosi di purificarsi potevano comprarsi, a seconda delle loro possibilità economiche, la remissione totale o parziale dinanzi a Dio dei loro peccati. In realtà, questa pratica diede luogo a ogni genere di abusi, di ricatti morali e di corruzione. La ribellione contro questa pratica costituì uno dei punti di partenza di Martin Lutero per chiedere riforme e, quando non furono concesse, per rompere definitivamente con la chiesa di Roma.
Martin Lutero
Martin Lutero, dipinto da Lucas Cranach il Vecchio, Collezione privata (Amburgo)
fonte::
Wikimedia Commons

I punti fondamentali della rottura con la chiesa romana:

Le conseguenze della riforma:

Testo: Enrico Galarico
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