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La storia della resistenza tedesca è tragica
La resistenza contro Hitler è tragica per vari motivi: è costata la vita a decine di migliaia di persone, ma allo stesso tempo è sempre rimasta una resistenza di persone o di gruppi isolati che agivano indipendentemente tra di loro e che non avevano mai una base forte e radicata nella popolazione. È tragica perché nonostante ciò mancò più di una volta solo per un pelo il successo, cioè l'eliminazione fisica di Hitler o un colpo di stato contro di lui. Infine è tragica perché nonostante l'alto prezzo pagato in vite umane non riuscì a togliere dai tedeschi l'immagine di un popolo ubbidiente che seguiva il "Führer" in tutto.
La
resistenza di comunisti e socialisti
"A basso con Hitler" - dipinto su un ponte a Breslau 1933
Nel 1933, mentre altri partiti e strati della popolazione aspettavano o speravano ancora in un illusorio "miglioramento" della situazione, socialisti e comunisti iniziarono subito ad organizzare la resistenza che, rimanendo isolata, fu troncata da Hitler in pochi anni. Molti socialisti e comunisti pagarono il loro eroismo con la vita, con torture o con arresti nei campi di concentramento. Quando, dopo il 1936-37, i democratici borghesi, i religiosi e, ancora più tardi, anche i militari si "svegliarono" e capirono che Hitler stava realizzando seriamente quello che aveva detto in pubblico da anni, la resistenza della classe operaia era già spezzata.
La resistenza di borghesi e nobili
Dopo il 1938 sempre più persone dalla borghesia e anche dalla nobiltà, che all'inizio erano d'accordo con Hitler, cominciarono a capire che il nazismo non si fermò di certo con l'eliminazione di comunisti e socialisti, ma con essi furono spazzati via tutti gli elementi di una convivenza civile basata sulla certezza del diritto. Ma borghesi e nobili non fanno rivoluzioni e così la loro resistenza si limitò per lo più a circoli di discussioni, manifesti e in alcuni casi anche azioni di volantinaggio. Tra i più attivi erano i fratelli Scholl (a sinistra) che misero in piedi un piccolo gruppo di resistenza chiamato La Rosa Bianca. Ma i nazisti non fecero certo grandi distinzioni, anche chi si limitava a scrivere manifesti o chi distribuiva volantini finiva in carcere e alla fine, molto spesso, fu assassinato.
La resistenza delle chiese
Uno dei capitoli più tristi della resistenza contro Hitler è il comportamento delle chiese cattoliche e protestanti. C'erano sì dei preti e dei vescovi coraggiosi che criticarono il regime inumano di Hitler anche in pubblico, o aiutarono gli ebrei, ma purtroppo rimasero eccezioni, la maggior parte delle gerarchie delle due chiese rimase "neutrale" nei confronti di Hitler o collaborò addirittura più o meno apertamente con le autorità naziste. Personaggi come il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer (assassinato dai nazisti - nella foto a sinistra), il gesuita Rupert Mayer o il coraggioso vescovo cattolico Von Galen sono degli esempi purtroppo non tipici per il comportamento dei rappresentanti delle due chiese. Solo una comunità religiosa ha resistito fermamente fin dall'inizio, i Testimoni di Geova: su 25.000 appartenenti di questa piccola comunità furono arrestati 10.000, e più di 1.200 furono assassinati.
La resistenza dei militari
I militari erano gli ultimi a capire che Hitler non significava la rinascita, ma la rovina della Germania. La fede che avevano giurato all'esercito, a Hitler e alla Germania insieme all'odio verso il comunismo molto diffuso tra di loro, li fece esitare ed aspettare per molto, troppo tempo. Inoltre, i primi, facili successi durante la Seconda Guerra Mondiale scoraggiarono molti militari che si sentivano in opposizione a Hitler. Solo dopo la svolta della guerra alcuni decisero di entrare in azione, ma troppo tardi e, purtroppo, con poca fortuna. Il tentativo più promettente, la congiura dei militari nel 1944 (a sinistra uno dei suoi protagonisti, il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg) terminò con il fallito attentato del 20 luglio.
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