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Oskar Panizza: vita e opere

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Oskar Panizza (1853-1921)
Oskar Panizza (1853-1921).
fonte: Wikimedia Commons
Questo articolo è pubblicato qui
con il gentile permesso dei curatori del sito Antenati.
Oskar Panizza nasce nel 1853 a Bad Kissingen, Baviera, da una famiglia ugonotta. Laureatosi nel 1880 in medicina all'Università di Monaco di Baviera, lavora come psichiatra in un istituto per due anni. Lasciata la clinica, si dedica alla letteratura.

Pubblica il volume di poesie Düstere Lieder (Canti malinconici, 1885) in parte ispirato a Heinrich Heine e Ludwig Tieck. Durante un soggiorno di un anno in Inghilterra scrive e pubblica i Londoner Lieder (Canti londinesi, 1887), a cui segue un terzo volume di poesie intitolato Legendäres und Fabelhaftes (Sul leggendario e il fiabesco, 1889). Nel 1890 scrive Dämmerungsstücke (Racconti crepuscolari), influenzato dall'opera di Edgar A. Poe. Altre sue opere sono: Genie und Wahnsinn (Genio e pazzia, 1891), Aus dem Tagebuch eines Hundes (Dal diario di un cane, 1892) e Der Illusionismus und die Rettung der Persönlichkeit (L'illusionismo e la salvezza della personalità, 1895).

Nel 1885 Panizza è condannato dal Tribunale Reale di Monaco a un anno di prigione per "oltraggio alla religione". Dopo la sua reclusione emigra prima in Svizzera, poi a Parigi, dove pubblica la raccolta di poesie Parisjana. Tornato a Monaco nel 1901 viene imprigionato per quattro mesi con l'accusa di "lesa Maestà". Ritorna quindi a Parigi dove conclude la sua attività pubblicistica e dove resta fino al 1904. Dopo il suo definitivo ritorno a Monaco verrà internato in diversi ospedali psichiatrici (dove riuscirà a scrivere una Autobiografia) fino alla sua morte nel 1921.

I suoi migliori racconti sono contenuti in La fabbrica di uomini dove Panizza dà forma alle angosce represse, ai sogni, ai desideri e alle fantasie dell'essere umano avendo riconosciuto che sia le pretese sociali che quelle religiose della comunità possono causare gravi devianze psichiche. Sdoppiamento della personalità, perdita dell'identità e della realtà, mania di persecuzione sono reazioni che mostrano che il processo di integrazione non è stato completato. Nel contempo, la poetica di Panizza dell'arte come visione trova qui la sua più alta manifestazione.

La fabbrica di uomini anticipa di più di un secolo la visione del passaggio dalla procreazione tra uomo e donna alla produzione industriale dell'uomo. Nel racconto incombe minacciosamente lo spettro di Frankenstein. Panizza si dimostra un maestro nell'attirare l'attenzione del lettore su argomenti essenziali, quali il mad scientist e il suo tentativo di replicare gli esseri umani. Il tizio dei corsetti e Il rospo giallo ruotano intorno ai temi che Panizza elabora sin da bambino, argomenti della sua infanzia e giovinezza. Ne Il tizio dei corsetti un narratore racconta in retrospettiva della difficoltà di vivere le prime esperienze erotiche da un punto di vista psichico ed emotivo e sotto il dominio dei vincoli familiari che influiscono sul suo sviluppo affettivo.

Anche Il rospo giallo presenta il conflitto psichico risultante ancora una volta da esigenze contrastanti. Da un lato è presente il soggetto apparentemente autonomo, dall'altro le celate pressioni della sua severa educazione religiosa. Il museo delle cere è un racconto tutto incentrato sulla "Passione e morte del nostro Signore Gesù Cristo", questo il titolo dello spettacolo offerto da un teatrino di marionette alla fiera di Norimberga, al quale il narratore della storia decide di assistere. L'enfasi con cui lo spettacolo sottolinea la violenza e la ferocia della crocifissione del Signore condiziona a tal punto il comportamento del pubblico che questo all'improvviso si ribella. La sacra rappresentazione finisce in una rissa collettiva.
Testo: Sandro M. Moraldo

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