La storia della Germania

Adolf Hitler - l'ascesa al potere

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Un articolo di di Alessandro Persico.
Adlf Hitler nel 1924
Adolf Hitler, accanto al generale Erich Ludendorff (al centro)
e altri personaggi coinvolti nel precesso contro Hitler e Ludendorff (1924)
foto: Heinrich Hoffmann / Bundesarchiv
In questa pagina potete leggere la prima parte dell'articolo di Alessandro Persico sull'ascesa di Hitler al potere, quello che riguarda il periodo dal 1924 al 1929.

L'intero articolo che comprende tre parti:
· 1924-1929,
· 1930-1932,
· 1933
lo potete scaricare qui: Hitler - l'ascesa al potere (documento pdf)

Prima parte: 1924-1929

Landsberg, Germania. 7 dicembre 1924:

Adolf Hitler esce dal carcere per salire su un’auto sportiva di un amico. Nel novembre del 1923 era stato arrestato per lo sfortunato putsch della birreria, col quale aveva cercato di rovesciare la neonata repubblica di Weimar. Per quell’azione sconsiderata era stato condannato a cinque anni di reclusione (poi diventati solo uno) e il suo partito nazista dichiarato fuori legge.

Ma Hitler non era il tipo che cedeva tanto facilmente. In prigione aveva scritto un libro, il Mein Kampf, dettato ad un compagno di cella, in cui riportava i suoi progetti per la Germania e per se stesso.

Egli era ancora deciso a rovesciare il governo e ad instaurare un Reich forte ed aggressivo sotto il suo comando. Per cinque anni quindi, dal 1924 fino al 1929, attendendo il momento giusto per passare all’attacco, il futuro dittatore riorganizzerà e potenzierà il partito nazista reclutando nuovi seguaci e tenendo numerosi discorsi. Dopo il 1929 invece passò all’offensiva dimostrandosi un’abile oratore capace di dividere i propri avversari e di seminare zizzania sul loro conto. Obiettivo di Hitler era di concentrare su di se le due massime cariche politiche della Germania, cancelliere e presidente, e successivamente diventare il Führer, unica guida di tutto il paese.

Tutti questi progetti e molti altri erano ovviamente raccolti nel "Mein Kampf" dove c’era una sorta di elenco di tutto ciò che egli avversava: il marxismo, il capitalismo, la borghesia e gli intellettuali. Contro tutti questi mali esistevano solo due soluzioni: un’unica razza pura tedesca sotto il suo comando e la conquista di uno spazio vitale, da ottenere a spese dell’Unione Sovietica.
'Mein Kampf' di Hitler
La prima edizione di "Mein Kampf" di Adolf Hitler
foto: Deutsches Historisches Museum
Poche settimane dopo il suo rilascio Hitler si incontrò col primo ministro bavarese, Heinrich Held, ed ottenne la revoca del decreto che dichiarava il partito nazista e il suo giornale fuori legge. Fu l’inizio della riscossa per il Führer. Il 26 febbraio 1925 tramite il suo giornale incitò gli ex membri del partito a dimenticare i vecchi rancori ed a riunirsi a lui nella lotta contro il Marxismo e gli ebrei. Tenne anche un primo discorso proprio nella birreria dove era fallito il putsch. Gli amici ed i suoi sostenitori notarono immediatamente che i mesi di prigionia lo avevano cambiato: era più forte e deciso. Ma soprattutto infondeva negli altri quella sicurezza e quel coraggio di cui era dotato. Tutti i cinquemila sostenitori del partito nazista accorsi per ascoltare le parole della loro guida furono entusiasmati e galvanizzati dal discorso di Hitler e pronti a seguirlo nella lotta contro la repubblica.

Ora Hitler doveva sbarazzarsi di due uomini, accolti come sue pari alla fondazione del partito, per poter diventare il solo leader incontrastato: Erich Ludendorff, un generale della prima guerra mondiale, e Ernst Röhm, comandante di un’organizzazione paramilitare. Il primo fu liquidato con la scusa degli scarsi risultati da lui ottenuti alle elezioni presidenziali del marzo 1925 (diverrà un acerrimo avversario dei nazisti), il secondo fu allontanato per le divergenze col futuro dittatore riguardo il controllo delle SA, l’organizzazione paramilitare nazista organizzata da Röhm. Quest’ultimo pretendeva che le SA, note anche come camicie brune, rimanessero sotto il suo totale controllo mentre Hitler pensava che esse dovessero per prima cosa servire il loro Führer e il partito nazista. A causa di questa opinione contrastante Ernst dette le dimissioni e partì per la Bolivia.

Intanto, nel febbraio 1925, furono organizzate delle improvvise elezioni per la morte del presidente socialdemocratico Friedrich Ebert. Erano sette i candidati per il prestigioso posto fra cui spiccavano tre favoriti per la vittoria finale: Otto Braun, socialdemocratico, Wilhelm Marx, del centro, e Karl Jarres, del partito nazionalista. I nazisti erano rappresentati da Lunderdorff. Vinse Jarres seguito da Braun. Ma siccome nessuno dei due aveva ottenuto la maggioranza si dovette procedere ad una seconda votazione. Nel frattempo i Nazionalisti avevano scaricato Jarres preferendogli Paul von Hindenburg, un vecchio feldmaresciallo di settantotto anni considerato da tutti un eroe nazionale.

Fu una mossa astuta. Hindenburg vinse le elezioni con un vantaggio del 3,3 per cento sui socialdemocratici. Intanto nell’agosto dello stesso anno il ministro degli esteri Stresemann riuscì a negoziare con successo il ritiro delle truppe francesi dalla Ruhr, il cuore industriale della Germania.

Ritornando alle vicende del rinato partito nazista proprio nel 1925 si verificò un moto di ribellione che porterà alla creazione di due fazioni. Fautori e guide di questa opposizione furono Gregor Strasser, un piccolo farmacista bavarese incaricato da Hitler di coordinare le attività naziste nella Germania settentrionale, ed il suo segretario Joseph Goebbels. Essi si lamentavano del fatto che il programma politico del partito mancava di contenuti ideologici riassumibili per lo più nei concetti antisemiti e socialisti. Inoltre pensavano che il pensiero del partito fosse più importante del suo capo. I rivoltosi si riunirono ad Hannover ed approvarono quasi all’unanimità un nuovo programma ideato da Strasser. Fu l’inizio della ribellione. Hitler che non amava molto i progetti politici, venuto a conoscenza della situazione, montò su tutte le furie. Contestare un qualunque punto del programma equivaleva a rendersi colpevoli di tradimento verso il nazismo ed il suo capo assoluto. Deciso a ribadire la propria autorità, indisse una riunione a Bamberga con tutti i capi del partito per il 14 febbraio 1926. Parlò per quattro ore ribadendo le sue idee e respingendo quelle avversarie senza però mai nominare direttamente Strasser o Goebbels, come tutti si aspettavano. Tutto fu ristabilito e Gregor tornò fedele al Führer. Goebbels invece fu conquistato dal discorso di Hitler e, dopo aver abbandonato il suo alleato bavarese, divenne uno dei suoi seguaci più fedeli.

Ristabilito l’ordine interno il gerarca nazista organizzò il 3 e 4 luglio a Weimar una manifestazione per festeggiare la Giornata del Partito. Il tre, 2000 nazisti marciarono per la città accompagnati da una banda musicale mentre il 4 dopo una serie di dibattiti si tenne il discorso di Hitler sulla politica e sulla perdita di prestigio della Germania in campo internazionale. L’oratoria era l’arma vincente del dittatore. Egli preparava i suoi discorsi fin nei minimi dettagli. Annotava su dei fogli i punti principali e studiava i gesti con i quali avrebbe accompagnato le parole. Adottava persino stili diversi a seconda delle persone che doveva intrattenere: con i suoi sostenitori era impetuoso e veemente mentre con la gente comune era controllato e pacato. Con l’eloquenza riusciva a catturare chiunque.
Intanto una figura assumeva sempre più potere all’interno del partito: quella di Joseph Goebbels. Abilissimo oratore come Hitler era laureato in letteratura ed aveva abbracciato la fede nazista nel 1924. Hitler ammise più tardi che solo Goebbels riusciva a catturare completamente la sua attenzione. Egli fu quindi scelto dal Führer in persona per riorganizzare il distretto nazista a Berlino, diviso dalle fazioni e da lotte interne. Joseph si dette immediatamente da fare ed impose la sua autorità in meno di due settimane. Organizzò raduni di massa. Sguinzagliò le SA messe a sua disposizione da Hitler per dare la caccia ai comunisti. Fondò un giornale con cui attaccava gli avversari politici del partito. Nel giro di pochi mesi il distretto era diventato forte e compatto e le adesioni al partito aumentate vertiginosamente. Con questa abile mossa Hitler prese due piccioni con una fava. Riorganizzò un distretto allo sfascio e contrastò anche l’acerrimo rivale Strasser che non aveva abbandonato del tutto i suoi antichi progetti di rivolta.

In quello stesso anno al raduno di Weimar ne seguirono molti altri di cui il principale fu a Monaco. La coreografia era stata studiata come sempre nei minimi dettagli. L’arrivo del Führer fu preceduto da una parata delle SA accompagnata dalla banda musicale del partito e dalla consegna di un programma ad ogni spettatore. Quando Hitler salì sul palco la folla, si zittì. Egli iniziò a parlare con veemenza e decisione gesticolando spesso con le mani. Il pubblico che lo ascoltava con interesse rimase affascinato dalle parole del dittatore che focalizzò il suo discorso sul problema dello spazio vitale e sulla creazione di una razza pura germanica, uniche soluzioni alla crisi in cui erano caduti i tedeschi. Hitler poté ritenersi soddisfatto del lavoro che lui ed i suoi collaboratori avevano eseguito nel 1927. Con la fine dei congressi, infatti, le adesioni al partito erano aumentate del cinquanta per cento portandosi così ad oltre 50.000. Inoltre la schiera dei suoi seguaci più stretti si era arricchita numericamente. Restava però ancora un grave problema da risolvere: i fondi con cui continuare a combattere la repubblica. Anche se efficaci i raduni che Hitler organizzava sempre più frequentemente erano molto costosi e gravavano sulle casse del partito. Per ovviare a questo problema il gerarca nazista faceva raccogliere offerte fra il pubblico durante le manifestazioni e vendeva stemmi del partito e bandierine rosse con la svastica. Anche gli ingressi erano a pagamento.

L’anno successivo si tennero delle nuove elezioni a maggio. Hitler, avendo rinunciato alla cittadinanza austriaca, era un apolide e non poté presentarsi. Al suo posto scelse Strasser, Goebbels e Göring. Quest’ultimo era stato un asso dell’aviazione durante la prima guerra mondiale ed era fuggito in Svezia dopo lo sfortunato putsch della birreria. Ritornato nel 1927 si era riaffiancato a Hitler dopo una breve parentesi come consulente della Lufthansa, la nuova compagnia aerea tedesca di stato. Ma l’esito delle elezioni si rivelò un’amara sconfitta per il Führer. I nazisti ottennero solo 800000 voti ed appena dodici dei 491 seggi del Reichstag. Anche i nazionalisti persero terreno nei confronti dei socialdemocratici. Dopo questi sorprendenti risultati il panorama politico tedesco appariva sempre più caotico e confuso poiché i socialisti ed i comunisti non avevano ottenuto la maggioranza e la destra, che era rimasta al governo fino a quel momento, si era indebolita. Nonostante tutto però la Germania recuperava credito e prestigio in campo internazionale grazie al suo ministro degli esteri Stresemann. Con una serie di incredibili colpi diplomatici aveva fatto ritirare le truppe francesi dalla Ruhr, aveva permesso l’ingresso nella Società delle Nazioni, aveva ratificato il trattato di Berlino, che garantiva i confini fra Germania ed Unione Sovietica. Tutto questo non era visto di buon occhio dai nazisti che basavano la loro politica sul malcontento generale e sulla perdita di prestigio dei tedeschi a livello internazionale. Ma anche l’economia nazionale dava segni di ripresa. Grazie ai capitali stranieri le industrie avevano ripreso a marciare a ritmi elevati e la produzione aveva raggiunto livelli accettabili, superiori a quelli del 1914. Il tenore di vita era notevolmente migliorato ed i salari aumentati. La disoccupazione rimaneva però ancora molto preoccupante. L’automazione delle fabbriche sempre più diffusa aveva incrementato il milione di senza lavoro che nel 1932 diventeranno addirittura sei.

Dopo i risultati delle elezioni del 1928 furono in molti ad affermare che il nazismo era definitivamente crollato. Ma Hitler non la pensava allo stesso modo. Ormai aveva imposto la sua autorità assoluta su tutti i componenti del partito ed aveva riunito sotto il suo comando una schiera di persone fedelissime che avevano abbracciato unicamente la fede nazista e le sue idee. Ovviamente sicuro della vittoria il dittatore manteneva alto il morale dei suoi seguaci preparandosi all’attacco finale.

La scintilla che permise al Führer di salire al potere è da ricercare negli accordi stabiliti fra gli Alleati e il ministro degli esteri tedesco Stresemann, ormai prossimo alla morte, durante la conferenza annuale della Societa delle Nazioni a Ginevra. Il nuovo patto chiamato Young dal nome del banchiere americano Owen D. Young prevedeva una riduzione delle riparazioni di guerra che la Germania doveva pagare ai vincitori del primo conflitto mondiale a “solo” 121 miliardi di marchi. Inoltre i francesi si sarebbero ritirati dalla Renania entro il giugno del 1930, con quattro anni di anticipo. Anche se rappresentava un grande passo avanti rispetto agli accordi precedentemente stipulati, il piano Young fu malvisto dai tedeschi. Ribadiva, infatti, che la responsabilità dello scoppio della prima guerra mondiale era da attribuire alla sola Germania ed obbligava a pagare ingenti risarcimenti in denaro fino al 1988. Ma cosa più grave ricordava l’odioso trattato di Versailles e rievocava negli animi vecchi risentimenti e rancori mai del tutto dimenticati.

Era un momento favorevole per instaurare nella popolazione le idee sovversive naziste e Hitler lo intuì prontamente. Si alleò con i nazionalisti di Hugenberg , anch’essi avversi alla repubblica e scontenti del piano Young, ricevendo così i fondi per incominciare una campagna politica a livello nazionale per la promulgazione della Legge contro l’Asservimento del Popolo Tedesco. Il progetto si rivelò però un insuccesso. I nazisti e i nazionalisti potevano contare soltanto su 85 seggi del Reichstag contro i 406 dei loro avversari e persero miseramente. Hitler allora propose alla popolazione un referendum: se la maggioranza avesse votato a favore la legge sarebbe stata approvata. Ma anche questo tentativo naufragò di fronte agli scarsi risultati raggiunti: appena il quattordici per cento dei tedeschi appoggiò infatti il Führer che per salvare l’onore ed il prestigio agli occhi della gente abbandonò i nazionalisti.

Ma nonostante la dura sconfitta la popolarità del Führer era aumentata notevolmente e le iscrizioni al partito diventavano sempre più numerose per l’aggravarsi della situazione economica. Un altro successo del 1929 fu l’elezione del nazista Wilhelm Frick a ministro degli Interni del gabinetto della Turingia. Hitler si concesse persino il lusso di acquistare una casa signorile a Monaco che arredò personalmente e ivi vi trasferì la sede del partito.
testo: Alessandro Persico
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Ecco il testo integrale dell'articolo di Alessandro Persico:

Hitler - la sua ascesa al potere
(documento pdf)
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