Viaggio in Germania - Letteratura e cultura tedesca

Heinrich Heine: "I tessitori della Slesia"

Una delle poesie più conosciute di Heinrich Heine.
Pagina a cura di Luisa Martinelli Stelzer.
I tessitori della Slesia
La miseria dei tessitori di Slesia - silografia di Kubitz
illustrazione: Wege zur deutschen Literatur
Dieses Gedicht entstand infolge des Weberaufstands von 1844.Heine wollte das tragische Schicksal der ausgebeuteten Weber aufzeigen. In jener Zeit stand Heine in engem Kontakt mit K. Marx und F. Engels. Ihre Ideen beeinflußten seine Lyrik, die einen sozial engagierten Charakter zeigt. Dieses Gedicht wurde sofort als Flugblatt gedrückt und in ausländischen Zeitungen veröffentlicht. In Deutschland war es aber polizeilich verboten.
Questa poesia nacque in seguito alla rivolta dei tessitori nel 1844. Heine voleva far conoscere la tragica condizione di sfruttamento dei tessitori. In quel periodo Heine era in stretto contatto con K. Marx e F. Engels. Le loro idee influenzarono la sua lirica, caratterizzata dall'impegno sociale. Questa poesia fu subito stampata come volantino e pubblicata in giornali stranieri. In Germania era vietata dalla polizia.

Il testo originale di Heine e la traduzione di Giosuè Carducci:

Im düstern Auge keine Träne
Sie sitzen am Webstuhl und fletschen
die Zähne:
Deutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem Gotte, zu dem wir
gebeten
In Winterskälte und Hungersnöten;
Wir haben vergebens gehofft und geharrt,
Er hat uns geäfft, gefoppt und genarrt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem König, dem König der Reichen,
Den unser Elend nicht konnte erweichen
Der den letzten Groschen von uns erpreßt
Und uns wie Hunde erschiessen läßt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem falschen Vaterlande,
Wo nur gedeihen Schmach und Schande,
Wo jede Blume früh geknickt,
Wo Fäulnis und Moder den Wurm erquickt -
Wir weben, wir weben!

Das Schiffchen fliegt, der Webstuhl kracht,
Wir weben emsig Tag und Nacht -
Altdeutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch,
Wir weben, wir weben!
Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima,
Ma digrignano i denti e a' telai stanno.
Tessiam, Germania, il tuo lenzuolo funebre,
E tre maledizion l'ordito fanno -
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo
Ne le misere fami, a i freddi inverni:
Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo:
Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


E maledetto il re! de i gentiluomini,
De i ricchi il re, che viscere non ha:
Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo,
Or come cani mitragliar ci fa.
Tessiam, tessiam, tessiamo!



Maledetta la patria, ove alta solo
Cresce l'infamia e l'abominazione!
Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo,
E i vermi ingrassa la corruzione.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Vola la spola ed il telaio scricchiola,
Noi tessiamo affannosi e notte e dì:
Tessiam, vecchia Germania, il lenzuol funebre Tuo, che di tre maledizion s'ordì.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

C'è un commento a questa pagina:

Stefania Ercoli:
Poesia che ho riproposto in classe ai miei studenti di quinta. Molto apprezzata.
(09/04/2013)

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