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Friedrich Dürrenmatt: "I fisici"

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"I fisici" è una commedia (molto amara) del drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt. Pagina a cura di Elena Ossella De Filippo.

a sinistra: Terese Giese nel ruolo della Mathilde von Zahnd nella prima a Zurigo (1962)

Die Physiker – Eine Komödie in zwei Akten (I fisici- una commedia in due atti) fu terminata nel 1961 e vide la luce della scena per la prima volta il 20 febbraio 1962 nello Schauspielhaus di Zurigo, sotto la regia di Kurt Horwitz, Therese Giese nel ruolo di Mathilde von Zahnd e Hans Blech in quello dello scienziato Möbius. Lo stesso Dürrenmatt partecipò alla preparazione della prima. La fama dell’opera fu tale che fu recitata ben presto a Londra (il 9 gennaio 1963) sotto la regia di Peter Brook e a Broadway. Nel 1964 fu addirittura curata un’edizione televisiva della pièce, il cui regista era Fritz Umgelter. Dürrenmatt scrisse una nuova versione del testo teatrale nel 1981 per l’edizione della versione integrale.

La commedia narra di un fisico nucleare, Möbius, che scopre la formula universale del sistema per tutte le scoperte. Onde evitare che i suoi studi finiscano nelle mani sbagliate si fa internare in una casa di cura, Les Cerisiers, fingendosi pazzo. Lo seguono, inscenando la stessa malattia, un agente segreto americano che fa finta di credere di essere Newton, e una spia comunista, che dice di credersi Einstein. Questi intendono impossessarsi della formula segreta, ma, al termine della pièce, l’unica persona che riuscirà a ottenere le carte, sarà la proprietaria della clinica, Mathilde von Zahnd. Costei è l’unica vera folle, che intende assoggettare tutto il mondo con la scoperta di Möbius.

I motivi per cui fu scelto l’argomento della ricerca scientifica hanno radici sia storiche che personali. L’autore aveva partecipato in gioventù alle rappresentazioni del Cabaret Cornichon, sotto la guida di Lesch. Qui lo scrittore affrontò per la prima volta il tema dello scienziato nell’era atomica attraverso il numero Der Erfindner. La scenetta rappresenta uno scienziato e la sua microscopica bomba, capace di distruggere la Terra. Alla detonazione dell’ordigno, però, lo studioso preferisce la salvezza del pianeta, perciò nasconde l’arma potentissima nella scollatura di una signora.
Per di più, nel 1956 il letterato svizzero scrisse una recensione per il libro di Robert Jungk Heller als tausend Sonnen (“più lucente di mille soli” edito in Italia come Gli apprendisti stregoni) per la rivista “Weltwoche” (nel numero del 7 dicembre). Il testo di Jungk, secondo Dürrenmatt, metteva in luce una nuova forma di potere: basata sulla conoscenza di un’élite di scienziati, separata in piccoli gruppi nazionali dai governi guerrafondai. Solo uniti i ricercatori potevano far fronte ai nuovi problemi causati dalla scoperta dell’energia nucleare. Invece gli studiosi furono allontanati e costretti a porre la loro conoscenza nelle mani delle autorità, soprattutto a causa dell’intervento di Hitler. I pochi scienziati che si ribellarono a questo nuovo ordine delle cose agirono con troppo ritardo, mentre tutti gli altri si lasciarono concupire dal “fascino della tecnica” (Dürrenmatt, 1982, p.107-108).

La forma teatrale utilizzata dall’autore per esprimere la paura del mondo, della piega che stava prendendo, è la commedia, perché nel mondo moderno così caotico a causa della politica della superpotenza non è più possibile utilizzare la tragedia. Inoltre la commedia è l’unico mezzo espressivo sulla scena che permette l’impiego del paradosso. L’assurdità si presenta sotto forma di colpi di scena e di casualità come possono essere gli incidenti, le malattie, le crisi. Questi interventi del destino sono utili per dar forma al procedimento di allontanamento della platea, affinché gli astanti possano più facilmente riconoscere che il commediografo ha voluto rappresentare il “peggior risvolto possibile” (Gerhard Knapp, 1980, p.9) dell’evento. La peggiore possibilità è uno sviluppo della tipica Gegenwelt dürrenmattiana, che funge da mondo parallelo e che ha come tramite sul palcoscenico l’ironia. L’utilità della Gegenwelt è che essa sottopone agli spettatori il risultato dell’opera umana nella sua forma più pericolosa. Ciò deve fungere da stimolo a prendere le proprie responsabilità per poter evitare ciò che si teme. Il nonsenso in quest’opera è dato soprattutto dal tentativo del singolo – Möbius – di nascondere quello che è stato ormai scoperto: “ogni tentativo individuale è destinato a fallire”(Dürrenmatt, 1982, p.77). Ma il più grande paradosso Dürrenmatt lo riconosce nel mondo reale dove ci si arma per la pace e per evitare lo sterminio. Si producono ordigni nucleari per salvare l’umanità impietosamente guidata dai politici. Altro strumento dell’autore per il paradosso è il grottesco. L’umorismo è eccessivo, tale da divenire parodia. Anche la rappresentazione fisica si attiene alla regola dell’eccessivo, infatti tutti i personaggi sono fortemente tipizzati grazie al loro aspetto. Inoltre, i personaggi che ricoprono i ruoli più morbosi sono quelli che l’immaginario comune meno accetta come tali: donne, bimbi e anziani.

Per l’autore il grottesco e il paradosso erano mezzi ottimali per giungere al Verfremdungseffekt. Al letterato svizzero premeva anzitutto far comprendere il suo punto di vista allo spettatore, facendolo ragionare lucidamente su ciò che era inscenato. E secondo Dürrenmatt l’opinione pubblica doveva essere assolutamente sensibilizzata su un argomento scottante come le armi di distruzione di massa e il ruolo degli scienziati in questa situazione.

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"I fisici"

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