Letteratura e cultura tedesca

Christa Wolf: "Il cielo diviso"

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Articolo di Daniele Brina.
Christa Wolf, in una foto del 1989
Christa Wolf, in una foto del 1989
foto: Katja Rehfeld, Bundesarchiv

"Il cielo è sempre il primo a essere diviso..."

Der geteilte Himmel (Il cielo diviso) è il titolo di un famoso romanzo di Christa Wolf, una storia d'amore cresciuta e naufragata all'ombra del Muro di Berlino. Sono in molti a tentare di decifrare il firmamento berlinese, da diverse angolazioni. Rappresenta qualcosa di eterno, impassibile, intoccabile, inviolabile contrapposto al trambusto e alla confusione della terra cittadina.

Il libro è stato composto nel 1963 durante il periodo appena successivo alla costruzione del muro
ed è ambientato tra il 1959 e il 1961. La protagonista è Rita, una diciannovenne un po’ ingenua, ma anche coraggiosa e decisa nelle proprie scelte. Vive nella parte orientale di Berlino e studia per diventare un’insegnante; contemporaneamente lavora in una fabbrica di carrozze ferroviarie della DDR. In seguito ad un incidente avvenuto proprio sul posto di lavoro viene ricoverata presso un sanatorio. Lì, durante la convalescenza, avrà modo di ripercorrere con ripetuti flashback gli ultimi due anni della sua storia, ma soprattutto il suo rapporto con Manfred, un chimico abbastanza scettico e da un passato trascorso nella Hitlerjugend, che dopo aver vissuto un periodo insieme a lei decide di trasferirsi a Berlino Ovest dove gli si prospettano orizzonti professionali migliori e più gratificanti. I progetti di Manfred erano stati infatti stroncati dai burocrati della DDR e il ragazzo decide così di fuggire all’insaputa dei suoi conoscenti, quando ancora il muro fisicamente non esiste, ed è speranzoso nel ritenere che Rita prima o poi l’avrebbe raggiunto seguendo il suo esempio. Rita, dopo un’iniziale timore, lo raggiungerà in un mondo occidentale percepito dalla ragazza come materialista, dal quale si sente estranea e prenderà le distanze. Il suo intento sarà quello di persuadere il compagno a ritornare sui suoi passi. Reputa la decisione di Manfred prettamente egoistica e da quel momento la distanza tra i due crescerà inesorabilmente. Mancate comprensioni, valori distanti, indisponibilità nel condividere azioni e discorsi diventeranno i temi dominanti del romanzo sullo sfondo di una Germania che sta per spaccarsi parallelamente alla divisione della coppia.

Il racconto si svolge su due piani: un monologo rievocativo di Rita durante il periodo in sanatorio e il riesame delle vicende trascorse. Christa Wolf incarna la figura dell’intellettuale costretto a mettere in luce i difetti del sistema, ciò che non funziona. Svolge la sua mansione in un momento assai difficile e complesso, compiendo di fatto una scelta coraggiosa. I dissidi intimi dei due protagonisti pongono sulla scena in maniera vivida i contrasti di una fase storica. Le scissioni interiori dei personaggi e della coppia riflettono le ansie, le incertezze, le contraddizioni di politica e società del tempo. Il muro non viene visto come motivo di separazione: essa avviene prima. La sua costruzione è la conseguenza di una scissione già avvenuta, già presente nell’aria; diventa una barriera che si frappone fra individui già separati.

Rita e Manfred racchiudono allegoricamente l’essenza di due mondi: quello socialista e quello capitalista, divisi dalle loro visioni della vita e dalla profonda incomunicabilità reciproca più che da un muro. Ne emergono dunque due ritratti sociali rispettivamente positivi e negativi a seconda che vengano descritti con gli occhi e gli sguardi dell’uno o dell’altro personaggio. La ragazza quando va a trovare Manfred trova un ovest cupo, individualista dove l’Ich (Io) trionfa sul Wir (Noi) collettivo e quindi solo apparentemente più democratico della DDR. Manfred reputa l’est castrante, svilente, fittizio.

L’autrice stila una comparazione generazionale con incessanti riferimenti a fatti ed eventi del tempo che si ripercuotono sulla psicologia dei protagonisti. Rita cerca una verità, è un personaggio in formazione che nonostante gli elementi negativi delle vicende va avanti, cerca, motiva, smuove, s’interessa. Tutte qualità carenti nel compagno.

Nel penultimo capitolo la Wolf ci regala l’essenza e la chiave dell’opera. Durante un brindisi tra Rita e Manfred incombe lo spettro della separazione. Lui dice a lei: “Il cielo almeno non possono dividerlo”, ma lei ribatte: “Sì invece. Il cielo è sempre il primo a essere diviso”. Una forte condensa emotiva e metaforica ci fa ben comprendere quanto il cielo in realtà non sia altro che una proiezione di noi stessi, del nostro vissuto quotidiano, delle nostre concezioni, idee, modi di essere frammentati anche senza la pressione della Storia e la comparsa di muri.

Anche Christa Wolf è divisa da un conflitto interiore che cerca di esternare e riversare nella sua pubblicazione: da un lato l’amore per la DDR e l’accettazione di alcune scelte e regole, dall’altra la presa di coscienza che la costituzione di un socialismo avrebbe trascinato con sé dissidi e contese dolorose e spesso senza soluzione.
Testo: Daniele Brina

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