La storia della Germania

Willy Brandt

Articolo di Luca Molinari.

Willy Brandt (1913-1992)
in una foto del 1980

1913-1945

Herbert Frahm è il vero nome di Willy Brandt che nacque a Lubecca il 18 dicembre 1913 da una commessa ragazza madre.

Non conobbe mai il padre e fu allevato dal nonno materno, un camionista socialdemocratico che lo introdusse nel mondo del socialismo: nel 1929 si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) e cominciò a collaborare per la stampa del partito.

Nel 1933 all’avvento al potere di Adolf Hitler e del nazismo, fu costretto a fuggire in Danimarca dove assunse il nuovo nome di battaglia di Willy Brandt. Si trasferì ad Oslo e dalla capitale norvegese (di cui prende la cittadinanza) continuò la sua battaglia giornalistica a favore della democrazia contro il nazismo. Fu corrispondente giornalistico dalla Spagna dove era in corso la tragedia della guerra civile tra i sostenitori (legittimi) della repubblica e i golpisti di Franco.

Quando i nazisti invadono la Norvegia Brandt ripara nella neutrale Svezia.

Dopo la guerra inizia la sua carriera politica

Terminata la guerra torna in Germania come giornalista accreditato per il processo di Norimberga. Ripresa la cittadinanza tedesca inizia la sua carriera politica in seno alla rinata SPD per cui fu membro del Senato berlinese e deputato al Parlamento fino al 1957 anno in cui divenne borgomastro di Berlino Ovest. Fu proprio da questa carica che nel 1961 denunciò e condannò l’ingiustizia rappresentata dall’erezione del famigerato Muro di Berlino.

Nel 1958 comincia una rapida carriera nel suo partito che lo porterà in breve tempo ai vertici della socialdemocrazia tedesca: prima Presidente della SPD di Berlino Ovest (1958) e poi in tutta la Germania federale (1963).

Willy Brandt e John F. Kennedy nella Casa Bianca a Washington, nel marzo del 1961
foto: Library of Congress
Nel 1966 porta i socialdemocratici al governo con gli eterni rivali della CDU-CSU nel governo di Große Koalition (Grande Coalizione) presieduto dal democristiano Kurt Georg Kiesinger in cui Brandt è Vicecancelliere e Ministro degli Esteri. Comincia una nuova era di politica estera per la Germania federale: dialogo e poi riconoscimento dei Paesi dell’Est (compresa la DDR) ed in particolare con la Polonia (definitiva rinuncia ad ogni rivendicazione tedesca oltre il confine polacco-tedesco dell’Oder-Neiße.

La nuova politica estera (nota come Ostpolitik) continua dopo le elezioni del 1969 quando, dopo un balzo in avanti della SPD, Brandt diventa cancelliere federale formando un governo che, basandosi su di una coalizione tra la SPD ed i liberali della FDP di Walter Scheel (divenuto Ministro degli Esteri), manda all’opposizione la CDU-CSU dopo oltre vent’anni di governo ininterrotto.

Willy Brandt - premio Nobel per la pace

Nel 1971 Willy Brandt viene insignito del Premio Nobel per la Pace (per leggere il discorso che Brandt tenne in occasione del conferimento del premio vedi il sito ufficiale del comitato per il premio Nobel: www.nobel.se/peace/laureates).

Nel 1974 un suo stretto collaboratore, Guillaume, viene arrestato in quanto spia della "Stasi", la potente polizia segreta della DDR. Brandt è costretto alle dimissioni (gli subentrerà il compagno di partito Helmut Schmidt a capo sempre di una “piccola coalizione” SPD-FDP). L’ex cancelliere, che con la sua attività ha posto i presupposti per la pace in Europa e per la futura riunificazione tra le due Germanie, diventa Presidente della SPD e dell’Internazionale Socialista. Si dimise dalla Presidenza della SPD per contrasti interni al partito nel 1987 ed è morto nel 1992.

Probabilmente il gesto più significativo della sua cancelleria lo compì nel 1970 recandosi a Varsavia, in visita al ghetto:

Willy Brandt a Varsavia
foto: WDR/Interfoto
"È il 7 dicembre. Brandt va nella piazza in cui tra le grigie case popolari, sorge il monumento agli eroi del ghetto ebreo, e si inginocchia chinando il capo. È in quel momento, il cancelliere che assume su di sé la colpa d’un passato di cui non è colpevole." (Enzo Biagi, Cento Anni, Rizzoli, Milano 1993, XXVII fascicolo, p. 16.)
Testo: Luca Molinari
Il testo è stato pubblicato qui con il gentile permesso di: www.cronologia.it

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