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La locandina italiana del film
La scheda tecnica del film:
Titolo originale:
Das Leben der Anderen Genere: Drammatico Regia:
Florian Henckel von Donnersmarck Sceneggiatura:
Florian Henckel von Donnersmarck Fotografia: Hagen
Bogdanski Musiche: Gabriel Yared
Montaggio: Patricia Rommel Prodotto da:
Max Wiedemann e
Quirin Berg Distribuzione: 01 Distribution Paese di produzione: Germania Uscita del film:
2006 Durata: 137 min
I personaggi e
gli interpreti principali:
Gerd Wiesler: Ulrich
Mühe
Georg Dreyman: Sebastian Koch Christa-Maria Sieland:
Martina Gedeck
Il
commento
"Le vite degli altri" è un film scioccante sulle scelte
difficili dettate dalla coscienza, dalla debolezza o dalla
consapevolezza di non poter fare altrimenti con conseguenze
sorprendenti e tragiche.
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Siamo
nel 1984 nella Berlino Est nel periodo storico e politico che
precede di poco la caduta del muro e la successiva riunificazione
della Germania. La Stasi controlla, filtra e gestisce non solo gli
affari politici ma anche quelli civili e personali. Il ministro
della cultura incarica, infatti, il capitano Gerd Wiesler di
sorvegliare e spiare il drammaturgo Georg Dreyman, apparentemente
fedele al partito, che convive con l’attrice Christa-Maria Sieland.
Lo scopo è trovare anche la più piccola prova di malafede e slealtà
della coppia di prolifici artisti per togliere di mezzo Dreyman e
far sì che il ministro possa avere campo libero con Christa-Maria
della quale si è incapricciato. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
webmaster@viaggio-in-germania.de |
Wiesler è un uomo indistinto e silenzioso, forse
perfino banale, che sente crescere il suo interesse nel controllare
una coppia dalla personalità così forte e dal vivere così creativo.
I suoi racconti inizialmente dettagliati al partito diventano sempre
più inconsistenti perché Wiesler è troppo concentrato ad ascoltare
la vita degli altri – in questo caso gente dalla mente aperta e dal
profondo desiderio di libertà artistica e spirituale – per poter
smascherare l’intento e la successiva realizzazione di un gesto
sovversivo da parte di Dreyman. Infatti, Georg scrive un articolo
sull’alta percentuale di suicidi nella Germania dell’Est da far
pubblicare su una rivista dell’Ovest. Questa potrebbe essere la
prova che il ministro aspettava se non fosse che Wiesler – grazie
alla sua impercettibile e insabbiata ammirazione per Dreyman e il
suo coraggio – fa sparire la macchina da scrivere incriminata dal
nascondiglio nel quale Dreyman l’aveva sotterrata. La situazione
precipita quando Christa-Maria viene interrogata dalla Stasi e
inspiegabilmente denuncia il compagno rivelando che è lui l’autore
di quell’articolo scritto con quella macchina da scrivere. Per il
tremendo senso di colpa si getta subito dopo la confessione sotto un
camion, ma in punto di morte viene rassicurata da Wiesler
sopraggiunto nel frattempo dopo aver fatto sparire la macchina da
scrivere che incolpava Dreyman. Il ministro della cultura
destituisce Wiesler dal suo incarico e lo confina in uno scantinato
ad aprire con il vapore e a leggere le lettere dei cittadini.
La fine del film è amara ma tutto sommato consolante. C’è un salto
temporale di qualche anno e ritroviamo Dreyman che, dopo la caduta
del muro e l’apertura ufficiale degli archivi segreti della Stasi
legge i documenti a lui relativi e scopre di essere stato coperto e
salvato dall’agente "HGW XX/7" (Wiesler). Decide quindi di rendergli
omaggio nel suo nuovo romanzo con l’epigrafe "dedicato a HGW XX/7,
in riconoscenza". Ritroviamo dunque anche Wiesler che ora
distribuisce volantini pubblicitari nelle cassette postali e quando
vede il libro lo acquista ed è commosso nel leggere la dedica.
Il film, premiato con l’Oscar per il miglior film
straniero nel 2007, è l’angoscioso racconto della sorveglianza
speciale di liberi pensatori forzati dalla censura, di un
cambiamento “sulla via di Damasco” di chi doveva garantire vittime
al partito, di gente schiacciata dal potere assoluto nella propria
quotidianità. Un film che cita senza urlare ma che ferisce per la
sua plausibile credibilità grazie alla sceneggiatura corrosiva ma
per niente provocatoria, grazie agli attori preparati al peggio,
grazie alle ambientazioni nella Berlino di oggi e ricostruzioni di
interni e di dialoghi che sembrano fotografie e registrazioni di
quando era davvero così. (Da notare l’atmosfera opprimente della
stanzetta usata per origliare le conversazioni e le parole
pronunciate nell’appartamento di Dreyman.)
Non si può che consigliare questo film per capire, sentirsi
struggere o semplicemente imparare una pagina di Storia forse reale
nei libri ma irreale nell’immaginazione.
Sabrina Bottaro
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