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Seconda tappa:
Potsdam - Berlino
 La scalinata verso il castello di Sanssouci a Potsdam (tutte le foto in questa pagina sono di Ileana Macagno)
Alle porte di Berlino non si può però ignorare la città di
Potsdam e in particolare tutto il complesso del Parco di Sans Souci con il Castello, la Casa da Tè cinese, l'Orangerie, le terme, le fontane, il Palazzo Nuovo, il castello di Charlottenhof, il mulino a vento. Ci vuole almeno una giornata intera per vedere tutto e noi abbiamo "saltato" qualche edificio nelle sei ore circa che abbiamo avuto a disposizione. Il biglietto d'ingresso è cumulativo per tutte le aree; solo per il castello di Sans Souci è necessario prenotare la visita (nella stessa giornata) perché è obbligatorio effettuare una visita guidata. La guida parlava solo tedesco, ma i turisti di altra lingua sono stati dotati di piccola dispensa con le spiegazioni stanza per stanza. Il castello è piccolo e si visita piuttosto rapidamente, ma sono veramente degni di nota gli affreschi e le decorazioni rococò.
Non abbiamo purtroppo avuto tempo di visitare, sempre a Potsdam, l'interessante castello di Cecilienhof, dimora costruita nello stile della campagna inglese, che ospitò la Conferenza di Potsdam nel 1945.
Lasciata Potsdam, massima attenzione percorrendo la tangenziale di
Berlino, così fitta di intersezioni, per trovare la cittadina dove avevamo prenotato l'albergo: Hennigsdorf; ma alla fine non è stato così difficile. I prezzi degli alberghi a Berlino erano veramente alti e inoltre abbiamo l'abitudine, visitando le capitali o le grandi città, di alloggiare un po' fuori (nei pressi di una stazione del metro) in modo da abbandonare poi l'auto in albergo e muoverci con la metropolitana, molto più agevolmente, utilizzando gli abbonamenti giornalieri, solitamente molto convenienti.  Berlino visto dall'alto: una vista panoramica dalla torre della televisione
Nonostante il grande traffico della tangenziale, qualche difficoltà superata per raggiungere il nostro albergo di Hennigsdorf e la stanchezza, dopo cena non abbiamo resistito alla tentazione di andare nel centro di Berlino in auto per averne una prima impressione notturna.
Contrariamente alle previsioni abbiamo fatto molto in fretta perché il traffico pomeridiano era scomparso: abbiamo percorso la Bismarckstrasse e poi attraversato il Tiergarten diretti a vedere Potsdamer Platz. Abbiamo visto il frammento di muro che è stato lasciato tra i grattacieli e il monumento al primo semaforo del mondo (installato lì nel 1920) e ci siamo addentrati nel Sony Center che ti lascia senza parole anche se non sei un appassionato delle costruzioni moderne: la piazza coperta dalla tensostruttura che si illumina cambiando colore, la fontana al centro, gli ascensori di vetro, i locali. Tornandoci l’indomani abbiamo potuto vedere quanto è stato fatto e quanto è ancora in costruzione: ci sono ancora decine di gru in attività e grandi spazi che aspettano di essere trasformati in altri grattacieli e costruzioni che completino il volto nuovo di Berlino nella zona che già fu ad inizio secolo XX° uno dei luoghi più vivi d’Europa.
L’unica giornata intera da dedicare a Berlino è stata necessariamente molto intensa: abbiamo fatto il consueto abbonamento giornaliero ai mezzi pubblici e abbiamo preso la metropolitana (extraurbana e urbana) e abbiamo cominciato il nostro giro turistico da Alexanderplatz che, a parte le evocazioni storiche e i grandi spazi, non offre notevoli bellezze, ma l’opportunità di vedere Berlino da 200 metri d’altezza salendo sulla Fernsehturm. Il vantaggio di andarci al mattino presto (9.30) è stato quello di non fare coda alla biglietteria e all’ascensore che sale a una velocità che sorprende.
Da lì la nostra passeggiata è proseguita lungo la Sprea, al Berliner Dom e all’isola dei Musei; a Bebelplatz dove un fremito ci ha colto vedendo il luogo dove avvenne il rogo dei libri e la frase scolpita “Dove si bruciano i libri, prima o poi si bruceranno gli uomini”; ci siamo poi diretti a Gendarmenmarkt e da lì con qualche fermata di metro a Checkpoint Charlie, unico passaggio tra il settore americano e quello orientale ai tempi del Muro. Intanto il tempo cominciava a fare le bizze (ci siamo svestiti e rivestiti continuamente, tra acquazzoni, sprazzi di sole estivo, vento) e abbiamo raggiunto, nella zona di Mehringplatz, un punto da cui vedere uno dei lunghi tratti di Muro conservati.  Il Sony-Center (di notte) al Potsdamer Platz
Da lì a Potsdamer Platz, per vederla di giorno e mettere “qualcosa sotto i denti” in uno dei tanti bar.
Durante l’ennesimo forte acquazzone abbiamo approfittato per curiosare all’interno del Sony Center. Poi a Brandenburger Tor, purtroppo per noi in fase di ristrutturazione: non ci è restato che immaginarla sotto i pannelli tromp l’oeil e proseguire per il Reichstag ora nuovamente sede del Parlamento tedesco; ormai un po’ stravolti dal cammino e dai sali e scendi dai mezzi abbiamo preso il “100”, il mezzo pubblico a due piani che permette di vedere tutti i monumenti più importanti della città stando comodamente seduti; dopo aver attraversato il Tiergarten siamo scesi alla stazione “sospesa” di Zoologischer Garten, fatto qualche acquisto nei negozietti “per turisti” nella Breitscheidplatz e ammirato lo stridente contrasto fra la vecchia e la nuova Gedächtniskirke, chiesa distrutta dai bombardamenti di cui resta uno spezzone di campanile con accanto la nuova chiesa a base ottagonale con vetrate blu a nido d’ape.
Prima di tornare a Hennigsdorf, abbiamo fatto ancora tappa allo Schloss Charlottenburg, vedendo solo la sua facciata poiché già chiuso (orario visita 9-17). Abbiamo avuto quindi solo “assaggi” e rimandato le visite ai Musei a un prossimo viaggio. |