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Il testamento biologico - come si fa in Germania?

 

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La chiesa cattolica in Germania e quella protestante hanno redatto insieme il testo di un testamento biologico che molto diverso da quello che si sta preparando in Italia...


Questo è l'opuscolo redatto dalla chiesa cattolica tedesca e quella protestante
che contiene le linee giuda di un testamento biologico, un modulo da compilare dal paziente,
e una delega preventiva con nomina di un fiduciario.
Per scaricare la versione completa (in lingua tedesca) clicca qui.

Anche in Germania si discute su una legge che regoli un testamento biologico. Ma la discussione, a parte il fatto che si svolge in modo molto pacato e priva di strumentalizzazioni politiche o emozionali (come nel caso di Eluana Englaro), parte da un presupposto che in Italia, dalla chiesa cattolica e con essa da molti politici, viene seccamente rifiutato: la legittimità, a certe condizioni, di una "eutanasia passiva", in altre parole: la possibilità di una persona di rifiutare l'accanimento terapeutico nei propri confronti. Anche al di fuori delle opinioni laiche a proposito si vede che il punto di vista di Papa Ratzinger non è l'unica autorevole presa di posizione nell'ambito cattolico.

Di seguito pubblichiamo qui le parti più importanti della premessa e dell'introduzione del documento congiunto, firmato dalla conferenza episcopale tedesca e dalla chiesa protestante della Germania che contiene le linee giuda di un testamento biologico.

Si tratta di un documento con un'esplicita ispirazione cristiana, ma proprio per questo è importante: dimostra il fatto che il cristianesimo, anche nella sua forma del cattolicesimo, non si riduce affatto alla versione preferita dal Papa Ratzinger. I vescovi tedeschi, a questo riguardo, la pensano in modo molto diverso.

Premessa
(...) Il progresso medico ha portato negli ultimi decenni a una difficile situazione. Da un lato grazie a moderne possibilità mediche si è in grado di guarire malattie che sino a pochi anni or sono erano considerate inguaribili, d’altro lato l’utilizzo di tutti i mezzi tecnici della medicina intensiva possono avere anche l’indesiderata conseguenza di prolungare soltanto le sofferenze e l’agonia delle persone. Per permettere di vivere sino in fondo una vita dignitosa, può essere auspicabile sia utilizzare sia rinunciare a utilizzare la medicina intensiva. Un’ultima decisione dev’essere presa partendo dalla concreta situazione del morente e in base ai suoi desideri e bisogni. (...)

Questo testo è pubblicato qui con
il gentile permesso della redazione
della rivista

Micro-Mega

La traduzione in lingua italiana è di
Anna Patrucco Becchi

Introduzione
Molte persone si preoccupano dell’ultima fase della loro vita. Si chiedono: come sarà la mia fine? Potrò morire a casa o mi si porterà in ospedale? Avrò vicino persone ad assistermi e confortarmi? Avrò dolori insopportabili? Oppure sonnecchierò soltanto in stato d’incoscienza? Per quanto difficili siano tali domande, è bene non cercare di eluderle. Infatti della vita responsabile fa parte anche la riflessione sulla morte e l’accettazione della propria mortalità. (...)

Molte persone si chiedono se sfruttare ogni possibilità della medicina contribuisca alla fine veramente a migliorare la qualità della vita oppure prolunghi soltanto un faticoso processo di morte. Cos’è meglio: morire nel proprio ambiente familiare, anche se l’assenza di possibilità tecniche mediche può abbreviare l’ultima fase della vita, oppure vivere il più a lungo possibile in sala di rianimazione contornati da macchinari?

Non è possibile rispondere in generale a domande del genere. Per poter vivere dignitosamente fino alla fine può essere necessario sia un trattamento medico intensivo, sia la rinuncia ad applicarlo. In conclusione la decisione dev’essere presa in base alla situazione concreta del morente e tenendo presenti i suoi bisogni.  (...)

Grazie a un testamento biologico Lei può partecipare già ora alla decisione relativa all’utilizzo di procedimenti medici, determinando così lo svolgersi dell’ultima fase della Sua vita. Lei può fare ora qualcosa per poter essere assistito in questa fase della vita in modo dignitoso e fisicamente sopportabile, tramite cure mediche e assistenza qualificata, secondo le Sue idee e il Suo desiderio. Nel caso che Lei si venga a trovare in una situazione in cui non sia più in grado di decidere personalmente su interventi medici, il testamento biologico da Lei redatto deve aiutare il medico nelle sue decisioni. (...)

Fino alla fine si deve poter sentire una vita come degna di essere vissuta e dotata di senso. In ciò rientra anche il ricevere informazioni, il poter decidere, il poter restare in contatto con persone care, l’aver tempo di riflettere e chiarire delle domande e di congedarsi e accettare la propria morte. (...)

Nel testamento biologico possono essere formulati i Suoi desideri relativi al trattamento di fine vita, come ad esempio la rinuncia a un esteso trattamento medico-tecnico o il desiderio di misure che leniscano il dolore (medicina palliativa). Si vuole così garantire che nel caso Lei stesso non sia più in grado di esprimersi, la sua personale opinione rispetto alla fine della vita sia nota a tutti i medici curanti e venga rispettata. (...)

"Eutanasia attiva“ ed "eutanasia passiva“ vanno ben distinte una dall’altra. Per eutanasia "attiva“ s’intende l’uccisione mirata di una persona (per es. con una pastiglia, un’iniezione o una fleboclisi). L’uccisione di persone gravemente malate e moribonde in determinate condizioni ormai è stata legalizzata in alcuni paesi. L’“eutanasia“ attiva non è tuttavia compatibile con la concezione cristiana dell’uomo. In Germania è giustamente vietata e perseguita penalmente e questo anche qualora avvenga dietro esplicito consenso del paziente. L’eutanasia "passiva“ invece punta a un dignitoso lasciar morire, nello specifico non proseguendo o non iniziando nemmeno un trattamento volto al prolungamento della vita (per es. l’alimentazione artificiale, la respirazione artificiale o la dialisi, la somministrazione di farmaci come ad esempio antibiotici) nel caso di malati inguaribili e terminali. L’“eutanasia passiva“ presuppone il consenso del morente ed è giuridicamente ed eticamente ammissibile.

Nulla deve restare intentato per permettere alle persone di condurre fino alla morte una vita in pace, dignità e autodeterminazione.  (...)

Per scaricare il documento completo:

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