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Titolo della tesi:
L'emigrazione italiana in Germania sulle colonne de "Il Corriere
d'Italia" 1955-1973
Autore della tesi: Tazio Brusasco
Laurea conseguita a:
Università degli Studi di Torino – Facoltà di Lettere e Filosofia –
corso di Laurea Specialistica in Antropologia culturale ed etnologia
Anno di presentazione della tesi: 2008
Relatore: Prof.ssa
Anna Chiarloni
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Abstract della
tesi:
Questo lavoro ripercorre la vicenda del lungo e tortuoso
percorso di integrazione compiuto dagli italiani emigrati in Germania nella
seconda metà del Novecento. Come studiare un simile percorso? Di quali
strumenti avvalersi? Quale metodologia di ricerca adottare? Proprio un
emigrato italiano, durante un soggiorno in Germania, mi ha citato Il
Corriere d’Italia, di cui si diceva lettore da anni. Il Corriere d’Italia è
un periodico destinato ai migranti italiani edito in Germania - in lingua
italiana - dal 1951. La pubblicazione è sorta nell’ambito delle missioni
cattoliche che seguivano e accompagnavano i migranti all’estero favorendone,
tramite le sedi e le rappresentanze ecclesiastiche locali, l’ambientamento,
l’apprendimento della lingua e l’inserimento socio-lavorativo e
mantenendone, nel frattempo, salda anche la fede e la coerenza religiosa.
Un’indagine, dunque, sulla coralità della comunità italiana emigrata in
Germania e il tentativo di monitorare un fenomeno dinamico e proteiforme
quale un percorso di contatto, confronto e conoscenza tra due culture
differenti.
Il giornale mi ha consentito di “entrare” in questo processo, quasi in
medias res, e di ripercorrere la strada compiuta dai nostri connazionali che
emigravano nella Germania federale (perché di Germania federale si parla, e
non della Repubblica Democratica Tedesca DDR, che ha vissuto in quegli anni,
anche sotto questo aspetto, un’altra storia) prevalentemente tra il 1955 –
anno della sigla del primo Accordo ufficiale italo-tedesco per il
reclutamento di manodopera e l’Anwerbestop del 1973 seguito alla crisi
petrolifera del 1973.
Per ricostruire e descrivere questo processo, ho inteso suddividerlo e
analizzarne aspetti differenti: mi sono inizialmente concentrato sulle
condizioni lavorative che trovava chi arrivava in Germania, per analizzare
in seguito quelle abitative. Mi sono poi soffermato - adottando una
prospettiva di genere - sulla condizione delle donne che emigravano, molto
spesso per seguire i propri mariti, e anche di quelle che erano invece
costrette a restare in Italia, senza poter però divorziare né potersi
risposare. Ho poi indagato, in un’ottica diacronica, anche la vicenda delle
seconde generazioni e ho infine analizzato i pregiudizi e gli stereotipi
reciproci emersi nel corso degli anni tra la comunità tedesca e la minoranza
italiana immigrata.
Tramite questo studio ho dunque potuto riscontrare “sul campo” come
l’integrazione non sia mai un processo lineare, graduale, omogeneo e
ordinato che tende asintoticamente alla sua propria realizzazione, quanto
piuttosto un processo fatto di scarti improvvisi, di attriti fortissimi così
come di sorprendenti balzi in avanti. Gli uomini, la cultura, la società e -
come ho qui cercato di mostrare - la letteratura, possono giocare un ruolo
determinante nel rendere questo percorso il meno tortuoso e il più proficuo
possibile.
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