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La rivoluzione tedesca del 1918/19
La rivoluzione tedesca rappresenta una delle pagine
più significative e controverse della storia dell’inizio del
ventesimo secolo.
Nello Stato del più grande partito socialista europeo, patria del
grande teorico socialista Karl Marx, si è ad un passo da una
rivoluzione che per la prima volta potrebbe avvenire in un paese
industrializzato.
La guerra, la povertà e la rivoluzione russa spingono verso
importanti cambiamenti sociali ed istituzionali che rappresentano le
premesse per la rivoluzione.
Il Partito Socialista Tedesco, riesce a raggiungere il potere a
seguito degli esiti disastrosi della guerra, del clima di
esasperazione sociale e della crisi istituzionale che porta
all’abdicazione dell’Imperatore.
Una volta al governo il partito si divide in due schieramenti:
quello maggioritario appare favorevole ad una svolta verso
istituzioni di tipo liberale e democratico, quello minoritario è
invece propenso ad un cambiamento sociale ed istituzionale che
trasformi radicalmente la forma dello Stato sulla linea del modello
russo.
Di fronte alla concreta possibilità di una rivoluzione, ad un
possibile scoppio della guerra civile o, ancora peggio, di
un’invasione delle potenze dell’Intesa al fine di impedire
l’espandersi della rivoluzione bolscevica dalla Russia all’Europa
centrale, la parte maggioritaria del partito socialista sceglie una
linea contraria alla rivoluzione.
Si forma quindi, in chiave antirivoluzionaria, un’alleanza tra i
socialisti maggioritari, le truppe di soldati in smobilitazione ed
il supporto di varie ed eterogenee forze conservatrici presenti nel
paese.
Tra i rivoluzionari che tenteranno di prendere il potere in Germania
vi sono soprattutto alcuni gruppi staccatisi dal Partito Socialista
Tedesco, rappresentati in particolare dal Partito Spartachista e dai
socialisti Indipendenti.
Molteplici saranno i tentativi rivoluzionari che si svilupperanno
nel paese tedesco, in particolare a Berlino, e che avranno come
conseguenza numerosi morti e feriti nel corso di violente
repressioni e l’assassinio dei più importanti leader rivoluzionari.
Una volta piegate le forze rivoluzionarie, i partiti tedeschi
convocano un’Assemblea Costituente che dovrebbe scegliere il futuro
istituzionale della nuova Germania.
Le forze moderate ottengono la maggioranza dei consensi alle
elezioni per l’Assemblea ed elaborano un progetto di Costituente che
darà origine, nell’estate del 1919, alla formazione della Repubblica
di Weimar.
Mentre il nuovo Stato tedesco è in divenire, un altro importante
tema scuote la nazione: la firma del trattato di pace con le potenze
vittoriose nella guerra.
Sebbene il trattato rappresenti un duro colpo per le ambizioni
tedesche, privando la Germania d’imponenti risorse e di una parte
considerevole dei suoi territori, il Governo tedesco, nonostante
ripetuti appelli e proteste, è costretto a firmare una pace che
viene dallo stesso definita punitiva.
Questo scatenerà nel paese profondi malumori e reazioni da parte
delle forze nazionaliste e contribuirà al loro sviluppo.
La rivoluzione tedesca del 1918/19
nell'informazione italiana
Le vicende tedesche trovano uno spazio significativo
nell’informazione italiana; quasi tutti i quotidiani danno ampio
risalto agli eventi rivoluzionari tedeschi ed in particolare alla
firma del trattato di pace con le potenze dell’Intesa. Spesso i
giornali dedicano intere prime pagine al paese tedesco e numerosi
sono gli approfondimenti dei corrispondenti su argomenti specifici
come, ad esempio, la condizione economico-sociale della Germania.
Tra gli argomenti più seguiti dalla stampa italiana vi sono in
particolare gli avvenimenti rivoluzionari nella vicina Monaco di
Baviera e l’episodio del duplice assassinio, a Berlino, dei leader
spartachisti Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Salvo pochissime
eccezioni gli articoli dei giornali italiani risultano quasi sempre
privi delle firme dei giornalisti; spesso provengono infatti da
agenzie di stampa come, ad esempio, l’italiana Stefani.
Tra i giornali italiani si sono scelti due dei quotidiani più
importanti e letti del paese, il “Corriere della Sera” ed “Il
Secolo”, e due giornali più “orientati”, “Il Popolo d’Italia” e l’
“Avanti!”; quest’ultimo è risultato particolarmente interessante per
evidenziare le posizioni dei socialisti italiani nei confronti della
rivoluzione tedesca.
Tra i quotidiani italiani, il “Corriere della Sera” è quello che
riporta il maggior numero di notizie, dedicando ampio spazio alle
vicende tedesche anche attraverso numerosi approfondimenti; ne sono
un esempio i contributi di alcuni giornalisti come Luigi Barzini e
Filippo Sacchi.
Sempre in questo quotidiano, riguardo agli eventi rivoluzionari
vengono riportati diversi commenti apparsi sui giornali conservatori
tedeschi. La linea del giornale risulta infatti contraria ad ogni
ipotesi rivoluzionaria in Germania e di appoggio in particolare alla
politica dei partiti borghesi tedeschi e in ultima analisi dei
socialisti maggioritari.
Rispetto al quotidiano milanese “Il Secolo” dedica molto meno spazio
alle vicende rivoluzionarie tedesche; pur essendo molto simile al
“Corriere” per quanto riguarda la linea politica, vi si scorge però
un appoggio più esplicito alle posizioni dei socialisti
maggioritari.
A differenza del “Corriere della Sera”, “Il Secolo” appare inoltre
particolarmente intransigente circa i temi del conflitto bellico e
delle condizioni di pace da imporre alla Germania. Anche rispetto al
duplice omicidio della “settimana di sangue” berlinese e alla
repressione del Governo tedesco contro le forze rivoluzionarie, si
differenzia dal “Corriere” per una chiara presa di posizione contro
quelli che definisce “eccessi repressivi”.
Tra gli articoli più ricchi di approfondimenti ne troviamo diversi a
firma di Davide Giudici. “Il Popolo d’Italia” è il quotidiano che
meno di tutti dedica attenzione ai fatti tedeschi; le notizie
pubblicate risultano essere spesso scarne e permeate da un’ironia
che non nasconde la propria contrarietà nei confronti di qualsiasi
riforma istituzionale di tipo rivoluzionario o progressista.
“Il Popolo” si mostra ancora più severo nei confronti del paese
tedesco sul tema della pace da imporre agli sconfitti della Grande
Guerra e sottolinea spesso la questione della “giusta punizione” e
del pericolo di una rinascita del pangermanismo. Nonostante la
maggioranza degli articoli non siano firmati, diversi sono i casi di
utilizzo di pseudonimi o sigle; tra le poche attribuzioni specifiche
appaiono interessanti alcuni articoli sulle vicende tedesche a firma
di Benito Mussolini.
L’”Avanti!” dedica molta attenzione alla rivoluzione tedesca, ma
sembra spesso combattuto sull’appoggio da dare alle diverse correnti
del socialismo germanico. Il quotidiano dà a volte l’impressione di
volere “salvare” tutte le anime del socialismo tedesco, anche se,
almeno in una prima fase, la sua simpatia sembra essere in favore
dei socialisti indipendenti. È probabile che un simile atteggiamento
rifletta la divisione presente anche all’interno del partito fra le
diverse anime del socialismo italiano e l’esigenza di mantenerle
unite di fronte a simili avvenimenti.
Nei mesi successivi, la linea del giornale sembra cambiare a favore
di un appoggio forte alle ipotesi rivoluzionarie contro la nascente
Repubblica di Weimar sostenuta anche dai socialisti maggioritari.
La condanna del Governo dei maggioritari, ed in particolare contro
il ministro Noske, appare molto esplicita, soprattutto a seguito
della “settimana di sangue” che il quotidiano definisce una
“vergognosa repressione”.
La maggioranza delle pubblicazioni dell’”Avanti!” non riporta le
firme dei giornalisti; sono altresì frequenti le citazioni di alcuni
leader rivoluzionari tratte da alcuni quotidiani tedeschi. Nel
quotidiano socialista sono presenti numerosi articoli, soprattutto
durante i mesi del conflitto bellico, che appaiono cancellati dalla
censura; ad esempio il 12 ottobre 1918 l’intera prima pagina e molti
articoli interni risultano completamente oscurati.
Il periodo preso in considerazione per l’analisi dei diversi
quotidiani è quello compreso tra la prima significativa rivolta
avvenuta a Kiel nell’ottobre del 1918 da parte di gruppi di marinai,
a guerra ancora in corso, fino alla proclamazione della Repubblica
di Weimar e alla nascita del nuovo Stato tedesco nell’agosto del
1919. |