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tedeschi e il nazismo |
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Testimonianza di Brigitta Gehrts, una signora tedesca che ha vissuto gli anni del nazismo. A cura di Luisa Martinelli. |
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Luisa
Martinelli (foto a sinistra), docente di tedesco in una scuola
superiore a Trento, ha raccolto questa preziosa testimonianza di
Brigitta Gehrts,
una signora tedesca che ha vissuto gli anni del
nazismo. Il testo è stato tradotto dagli studenti di una sua
classe. Per leggere l'interessante articolo di Luisa Martinelli
vai a questa pagina.
Vedi anche:
Il sito di Luisa Martinelli
Per contattarla:
luimartin@email.it |
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1. Das Verhalten der deutschen Bevölkerung
während der Hitlerzeit
Heute wird oft die Frage aufgeworfen, warum sich
die Deutschen zwischen 1933 und 1945 nicht anders
verhalten haben. Hier der Versuch einer Erklärung.
Wir müssen uns eine ganz andere Welt vorstellen,
die mit der heutigen nicht zu vergleichen ist. Durch
das Fernsehen ist heute jeder schnell über das
Geschehen rund um den Erdball informiert.
Verhaltensweisen, die in den USA zum Durchbruch
kommen, sind alsbald auch in Europa festzustellen.
Die Revolte der Pariser Studenten 1968 griff
alsbald auf die deutschen Universitäten über.
Erleichterte Reisemöglichkeiten tragen zu schnellen
Kontakten bei.
In dem Deutschland, in dem ich groß
geworden bin (Gymnasium ab 1933) war dies alles
nicht möglich. Die Ausstellung eines Reisepasses
war schwierig, noch schwieriger der Eintausch von
Reichsmark in Devisen. Eine kritische Presse gab es
nicht, alle Zeitungen waren gleichgeschaltet, d.h. sie
vertraten alle dieselbe Meinung. Fernsehen war
weithin unbekannt, das Rundfunkprogramm wurde
ausschließlich vom Propagandaministerium (Goebbels
als Minister) gelenkt.
Die „Volksempfänger“, billig zu kaufende
Radioapparate, boten nicht die Möglichkeit,
Auslandssender abzuhören. Das konnte man nur mit
größeren und viel teureren Apparaten. Deutschland
ist also von Anfang an einer unablässigen
Berieselung durch nationalsozialistische
Propaganda ausgesetzt worden.
Das Vertrauen, das die große Mehrheit unseres
Volkes in Hitler setzte, war riesengroß. Scheinbar
vermochte er Wunder zu vollbringen. Die
Arbeitslosigkeit nahm ab, niemand sollte mehr
hungern und frieren, ein Wir-Gefühl wurde
hergestellt. Schlagwort: „Einer für alle, alle für
einen.“ Große Spendensammlungen hatten
Riesenerfolg, was nur zum Teil durch Druck zu
erklären ist. Zum Beispiel die Eintopfspende: An
einem Sonntag im Monat aß man nicht den
Sonntagsbraten mit Kartoffeln und Gemüse,
sondern kochte den billigeren Eintopf und spendete
das ersparte Geld für die „Eintopfspende“. Der
Hauswart ging mit einer Liste von Wohnung zu
Wohnung und sammelte das Geld ein. Niemand hätte
gewagt, sich aus der Gemeinschaft auszuschließen.
In den nur 6 Jahren bis zum Kriegsausbruch schien
es dauernd bergauf zu gehen. Auch das Ausland war
sprachlos über Hitlers Erfolge. Es wäre sonst nie zu
Verträgen wie dem Münchner Abkommen gekommen.
Möglicherweise hätte es keinen Krieg gegeben, wenn
die Großmächte Hitler isoliert hätten. Niemand hat
ihn in seinen Phantasien gestört: Großdeutschland
war sein Ziel. |
1. Il comportamento della popolazione tedesca
durante il periodo hitleriano
Oggi viene spesso sollevata la questione sul perché i
tedeschi non abbiano agito diversamente fra il 1933
ed il 1945. Ecco il tentativo di una spiegazione.
Dobbiamo immaginarci un mondo completamente
diverso, che non si può paragonare a quello di oggi.
Per mezzo della televisione oggi ognuno è
rapidamente informato su quello che succede in
tutto il mondo.
Atteggiamenti che si affermano
negli Stati Uniti si riscontrano ben presto anche in
Europa. La contestazione degli studenti di Parigi nel
1968 si è estesa ben presto alle università
tedesche. La possibilità di viaggiare contribuisce a
stabilire rapidamente contatti.
Nella Germania in cui
sono cresciuta (ho iniziato il liceo nel 1933) tutto
questo non era possibile. Era difficile ottenere il
passaporto, ancora più difficile cambiare i marchi in
valuta straniera. Non c’era una stampa indipendente,
tutti i giornali erano “sintonizzati sullo stesso
canale", ossia riportavano la stessa opinione. La
televisione era pressoché sconosciuta, il programma
radiofonico era diretto esclusivamente dal
Ministero della Propaganda (Goebbels come
ministro).
Le cosiddette “riceventi popolari”, apparecchi radio
a buon mercato, non offrivano la possibilità di
ascoltare trasmissioni estere. Ciò era possibile solo
con apparecchi più grandi e molto più costosi. Già
dall’inizio la Germania è stata quindi esposta ad un
incessante stillicidio di propaganda nazista.
La fiducia che la grande maggioranza del nostro
popolo riponeva in Hitler era enorme. Apparentemente riusciva a fare miracoli. La disoccupazione diminuiva, nessuno doveva più patire
il freddo e la fame, si instaurava un sentimento di
appartenenza. La parola d’ordine era: “Uno per tutti,
tutti per uno.” Venivano raccolte con enorme
successo grandi quantità di offerte, favorite in
parte da una certa pressione. Ad esempio la
cosiddetta offerta dell’Eintopf, il minestrone popolare: una domenica al mese si rinunciava a
mangiare il consueto arrosto con patate e verdure e
si preparava il più economico minestrone; il denaro
risparmiato era destinato a questa offerta. Il
portiere dei caseggiati andava con una lista nei vari appartamenti e raccoglieva i soldi. Nessuno avrebbe
osato escludersi dalla comunità.
Nei soli 6 anni fino allo scoppio della guerra si
assistette ad una costante ascesa. Anche l’estero
era sbalordito per i successi di Hitler. Altrimenti
non si sarebbe arrivati all’accordo di Monaco.
Probabilmente non ci sarebbe stata una guerra se le
grandi potenze avessero isolato Hitler. Nessuno lo
ha disturbato nelle sue fantasticherie: il suo
obiettivo era la “Grande Germania”. |
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2. Die Konzentrationslager
Die Existenz solcher Lager war örtlich bekannt. In Berlin z.B. wusste man, dass es vor den Toren der Stadt, in Oranienburg bei Berlin ein KZ gab. Die Insassen in ihrer Sträflingskleidung arbeiteten im Bereich des Bahnhofs Oranienburg. Wir glaubten jedoch, dass es sich dabei um Schwerverbrecher handelte, z.B.
Sittlichkeitsverbrecher. Der normale Berliner wusste nicht, dass dort auch Regimegegner, also politische Gefangene, inhaftiert waren.
Die strenge Bestrafung von Sittlichkeitsverbrechern und anderen wirklichen Kriminellen hatte zur Folge, dass die Sicherheit in Berlin und in anderen Städten sehr groß war. Dies war eine Tatsache, die von der Bevölkerung sehr begrüßt wurde. Man konnte durch das stockdunkle Berlin gehen, ohne einen Überfall befürchten zu müssen. Ganz unbekannt war die Tatsache, dass es Vernichtungslager wie z.B. Auschwitz gab. Niemand ahnte etwas von der Tötung von Juden in Gaskammern. Erzählt wurde, dass die Juden, die aus Berlin verschwanden, in einem besonderen Reservat im Osten (Warthegau) angesiedelt werden sollten und deshalb mit Zügen dorthin gebracht wurden. Wir nahmen an, dass sie dort als Landarbeiter tätig sein würden, also nicht in ihren ursprünglichen Berufen wie Rechtsanwalt, Arzt, Künstler.
Nach dem Kriege habe ich erfahren, dass die Schwester meiner Englischlehrerin (Ich habe 1941 Abitur gemacht und war mit meiner Englischlehrerin in Kontakt geblieben) im Zuchthaus gesessen hat wegen „defaitistischer Äußerungen“. Sie war promovierte Bibliothekarin, leitete die große Siemensbibliothek in Berlin-Siemensstadt und hatte geäußert, dass der Krieg für Deutschland verloren sei. Dies wurde als Wehrkraftzersetzung schwer bestraft, wenn irgendjemand Anzeige erstattete. Ich habe die gleichen Ansichten in der Universität Berlin vertreten, bin aber von niemand denunziert worden.
Im Herbst 1944, nach dem Attentat auf Hitler, sagte Professor Schirmer, Anglist, zu mir und meinen Freundinnen, wir sollten jetzt mit politischer Meinungsäußerung vorsichtig sein, man hätte uns Spione ins Seminar gesetzt. Von da an haben wir nur noch im engsten Freundeskreis über Politik gesprochen.
Da die Konzentrationslager hermetisch von der Außenwelt abgeriegelt wurden, war der Bevölkerung auch nicht bekannt, unter welchen grauenhaften Bedingungen die KZ-Insassen lebten. |
2. I campi di concentramento
L’esistenza di tali campi era localmente nota. A Berlino si sapeva ad esempio che alle porte della città, a Oranienburg, c’era un campo di concentramento. I detenuti nella loro divisa di carcerati lavoravano nella zona della stazione di Oranienburg. Tuttavia noi credevamo che si trattasse di colpevoli di delitti gravi, ad esempio di tipo sessuale. Il normale cittadino berlinese non sapeva che lì erano detenuti anche dissidenti del regime, quindi prigionieri politici.
La pesante pena inflitta ai colpevoli di delitti sessuali e ad altri autentici criminali ebbe come conseguenza che Berlino e altre città erano molto sicure. Questo era un dato di fatto che la popolazione apprezzava molto. Si poteva camminare anche con il buio pesto nelle strade di Berlino senza temere di venire aggrediti. Completamente ignoto era il fatto che esistessero campi di sterminio come ad esempio Auschwitz. Nessuno aveva la minima idea dell’uccisione di ebrei nelle camere a gas. Si raccontava che gli ebrei che scomparivano da Berlino venissero sistemati in una particolare riserva nell’Est (a Warthegau) e per questo venissero portati lì con convogli. Supponevamo che lì lavorassero come agricoltori e quindi non esercitassero le loro originarie professioni di giudici, medici, artisti.
Dopo la guerra ho saputo che la sorella della mia insegnante di inglese (avevo fatto la maturità nel 1941 ed ero rimasta in contatto con la mia insegnante) era stata in carcere per “dichiarazioni disfattiste”. Era diplomata bibliotecaria, dirigeva la grande biblioteca Siemens nella cittadella Siemens a Berlino ed aveva espresso l’opinione che la guerra era ormai persa per la Germania. Questo fatto veniva punito gravemente come “demoralizzazione delle truppe” se qualcuno sporgeva denuncia. Io ho espresso lo stesso parere all’università di Berlino, ma non sono stata denunciata da nessuno.
Nell’autunno del 1944, dopo l’attentato a Hitler, il Prof. Schirmer, anglista, disse a me ed alle mie amiche che ora dovevamo essere prudenti nell’esprimere opinioni politiche, perché nel seminario erano state inserite delle spie. Da quel momento abbiamo parlato di politica solo nella stretta cerchia di amici.
Siccome i campi di concentramento erano tenuti ermeticamente chiusi verso il mondo esterno, alla popolazione non era noto in quali orribili condizioni vivessero i detenuti. |
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3. Welche Deutschen waren informiert?
Es handelt sich um einen sehr geringen Prozentsatz. Das waren
die, die selbst verfolgt wurden, weil sie Sozialdemokraten, Kommunisten oder christliche Gegner des Regimes waren. Wer sich auflehnte, wurde inhaftiert, darunter bekannte Pfarrer der evangelischen Kirche, auch solche der katholischen Kirche, z. B. im Rheinland, aktive Mitglieder der Kommunistischen oder Sozialdemokratischen Partei.
Ich kenne eine Dame, die in Berlin Dahlem gewohnt hat, in enger Nachbarschaft zu reichen jüdischen Familien und wusste, dass diese von der SS vom Bahnhof Berlin-Grunewald aus deportiert wurden.
Manchen ist es geglückt, zu emigrieren, nachdem es ihnen verboten worden war, ihren Beruf auszuüben. Andere Juden, insbesondere die, die im ersten Weltkrieg deutsche Offiziere gewesen waren, Tapferkeitsauszeichnungen erhalten hatten, hielten es für ausgeschlossen, dass man ihnen ein Leid antun könnte. Sie sind geblieben. Nicht einmal vor diesen hat der Nazi-Staat Respekt gehabt.
Viele Kollegen meines Vaters sind schon früh ausgewandert und damit einem traurigen Schicksal entgangen. Zielländer waren insbesondere Palästina, USA, Großbritannien. Sofern sie die englische Sprache beherrschten, konnten sie als Wissenschaftler arbeiten. Andere haben ganz primitiv anfangen müssen. Asylgewährung bedeutete in den USA und in Großbritannien keineswegs auch –wie heute in Deutschland – Zahlung von Sozialhilfe. Jeder musste sehen, wie er selbst für sich sorgte. |
3. Quali tedeschi erano informati?
Si tratta di una percentuale ristretta. Erano quelli che erano a loro volta perseguitati in quanto socialdemocratici, comunisti o cattolici oppositori del regime. Chi si opponeva veniva imprigionato, fra questi c’erano noti pastori della chiesa evangelica o sacerdoti della chiesa cattolica, come ad esempio nella Renania, ed attivi membri del partito comunista o socialdemocratico.
Conosco una signora che abitava nel quartiere Dahlem di Berlino in stretta vicinanza con ricche famiglie ebree e sapeva che queste venivano deportate dalle SS dalla stazione di Berlino-Grunewald.
Qualcuno è riuscito ad emigrare dopo che gli era stato proibito di esercitare la professione. Altri ebrei, soprattutto quelli che nella prima guerra mondiale erano stati ufficiali tedeschi ed avevano ottenuto decorazioni al valore, escludevano che si potesse fare loro del male. Sono rimasti. Nemmeno per loro lo stato nazista ha avuto rispetto.
Molti colleghi di mio padre sono emigrati presto e sono sfuggiti così ad un triste destino. Paesi di destinazione erano particolarmente la Palestina, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna. Conoscendo bene la lingua inglese potevano lavorare come scienziati. Altri hanno dovuto cominciare da zero. La concessione d’asilo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna non comportava assolutamente assistenza sociale e sostegno finanziario – come è oggi in Germania. Ognuno doveva arrangiarsi per provvedere a se stesso. |
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4. Meine eigene Erfahrung
Vieles, was ich persönlich erlebt habe, war absolut nicht die Norm in jener Zeit. Als einzige in der ganzen Schule hatte
ich ein Fernsehgerät in der Wohnung, weil mein Vater es zu Forschungszwecken in die Wohnung bekam. So habe ich die Berliner Olympiade 1936 am Fernseher verfolgen können. Als einzige Schülerin der Königin-Luise-Schule in Berlin-Friedenau bin ich mit meinen Eltern 1937 in Paris gewesen. Eine absolute Sensation. Mein Vater, Professor der Physik, war dort im deutschen Pavillon der Weltausstellung von Februar bis November 1937 für das deutsche Fernsehen verantwortlich. Das deutsche Fernsehen war damals weiter entwickelt als das französische. Ich hatte selbst die Möglichkeit zum Vergleich. |
4. La mia esperienza personale
Molte delle esperienze che ho vissuto personalmente erano certamente al di fuori della norma in quel periodo. Di tutta la scuola ero l’unica ad avere un apparecchio televisivo in casa, perché mio padre l’aveva avuto per motivi di ricerca. In tal modo ho potuto seguire in televisione le olimpiadi di Berlino nel 1936. Di tutto la scuola “Regina Luisa” a Berlino-Friedenau sono stata l’unica ad andare a Parigi con i miei genitori nel 1937. Un evento sensazionale. Mio padre, professore universitario di fisica, era lì come responsabile della televisione tedesca nel padiglione tedesco della fiera mondiale dal febbraio fino al novembre del 1937. La televisione tedesca a quel tempo era molto più avanzata di quella francese. Io stessa ho potuto fare i confronti. |
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5. Kontakte im Ausland
Als deutscher Beamter war mein Vater den Vorschriften der deutschen Regierung unterworfen. Es gab eine besondere Anweisung für den Umgang mit Juden im Ausland: dienstlich war der Kontakt erlaubt, weil notwendig, privat untersagt. Die Reise nach Paris war möglich auch für meine Mutter und mich, weil ein
Reiseabkommen geschlossen worden war zwischen Frankreich und Deutschland für die Zeit der Weltausstellung: Devisen und Pässe konnten wir erhalten.
Mit unserem starken Radio konnten wir auch BBC London (deutschsprachige Sendung, sehr sachlich informiert) und Radio Moskau hören. Da das Abhören feindlicher Sender verboten war, haben wir nach dem Verlust unserer Wohnung 1943 eine Wolldecke über das Radio gehängt, damit andere Nachbarn nicht mithören konnten. Seit Weihnachten 1942 wussten wir durch einen Schweizaufenthalt meines Vaters (wissenschaftliche Vorträge), dass die deutsche Presse und der deutsche Rundfunk uns belog. In den Schweizer Zeitungen stand die ganze Wahrheit über die Niederlage der 6. deutschen Armee unter Paulus in Stalingrad.
Wie viel besser wir uns heute informieren können, zeigt sich in der Tatsache, dass ich in ausländischen Zeitungen oft Dinge lese, die die deutsche Presse uns verschweigt. Dem, der Fremdsprachen beherrscht, ist die Möglichkeit gegeben, sich ein eigenes Bild zu machen von den politischen Ereignissen in dieser Welt, auch von wirtschaftlichen und kulturellen Entwicklungen.
Hannover, den 5.8.1998 Brigitta Gehrts |
5. Contatti all’estero
Come dipendente statale mio padre era sottomesso alle norme del governo tedesco. C’era una particolare disposizione che riguardava i rapporti con ebrei all’estero: per motivi di lavoro il contatto era permesso, a livello personale era proibito. Il viaggio a Parigi è stato possibile anche per mia madre e per me perché era stato fatto un accordo di viaggio fra la Francia e la Germania per il periodo della fiera mondiale: abbiamo potuto ottenere valuta estera e passaporti.
Con la nostra potente radio potevamo sentire anche la BBC di Londra (una trasmissione in lingua tedesca, informata molto obiettivamente) e radio Mosca. Poiché era proibito ascoltare trasmissioni nemiche, dopo la perdita del nostro appartamento nel 1943 abbiamo appeso una coperta di lana sopra la radio, perché i nostri vicini non potessero sentire. Dal Natale del 1942 sapevamo, grazie ad un soggiorno in Svizzera di mio padre per conferenze scientifiche, che la stampa e la radio in Germania ci mentivano. Sui giornali svizzeri appariva tutta la verità della sconfitta della VI armata tedesca sotto il generale Paulus a Stalingrado.
Quanto meglio oggi ci possiamo informare, lo dimostra il fatto che spesso io leggo su giornali stranieri cose che la stampa tedesca ci nasconde. A chi conosce bene le lingue straniere è data la possibilità di formarsi un quadro personale degli avvenimenti politici di questo mondo, oltre che degli sviluppi economici e culturali.
Hannover, lì 5/8/1998
Brigitta Gehrts |
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Ma davvero i tedeschi non
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