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Flavio racconta qui la sua esperienza di uno stage aziendale in Germania.

Vorrei raccontare la mia esperienza di stage aziendale in Germania, dalla quale sono tornato entusiasta e soddisfatto. Devo comunque ringraziare la redazione di Lavoronotizie per l’input e lo stimolo iniziale fornitomi, in quanto è proprio sulle pagine del giornale che ho trovato degli indirizzi utili a tal proposito. Anzitutto devo dire che avevo già una conoscenza base del tedesco, senza la quale devo ammettere che tutto sarebbe stato più difficile. Comunque, il mio obiettivo era quello di svolgere uno stage aziendale in Germania proprio per migliorare la mia conoscenza linguistica

e perché degli indirizzi proposti da Lavoronotizie e dalla guida “Stage in Germania” corrispondevano ad aziende operanti nei settori di mio interesse. E così è cominciata la “caccia allo stage”.

Purtroppo il mio livello di tedesco non mi permetteva di scrivere un CV (curriculum vitae) e una lettera di motivazione con i fiocchi, perciò ho scritto in inglese, specificando comunque che sapevo già parlare tedesco ma che il mio inglese era migliore.

Prima di mandare i CV in giro, ho controllato anche sui siti web delle aziende se vi fosse una sezione dedicata alle proposte di stage e di lavoro. In generale comunque, gli indirizzi a disposizione riportavano già il nome e l’indirizzo di una persona o di un ufficio specifico (tipo “uffico personale” o qualcosa del genere) e ciò mi dava più sicurezza, in quanto c’era sempre un punto di riferimento.

Ovviamente la risposta non è arrivata subito, ma dopo un mese o due, come a volte riportato su alcuni siti web. Perciò consiglio ai bene intenzionati di prendersi un po’ in anticipo sulla data di partenza desiderata.

Quando mi hanno telefonato stavo pensando a tutt’altro, perciò immaginate la reazione scombinata, al limite dell’impreparazione. Mi hanno chiesto un colloquio, specificando che le spese di viaggio sarebbero state rimborsate. Da quello che ho capito, questa è una procedura standard in Germania, soprattutto per le grosse aziende, ma è sempre bene specificare anche i modi, perché alcune aziende non eseguono pagamenti all’estero, privilegiando i conti correnti nazionali. Perciò chiedete come vi verrà rimborsato il viaggio e tenete tutte le ricevute.

A parte questo inconveniente, comunque risoltosi in seguito, e definite le disponibilità mie e dell’azienda, mi sono ritrovato catapultato in Germania per un’esperienza umana, linguistica e lavorativa che mi ha dato veramente tanto. Le aziende tedesche sono infatti abituate ormai da tempo a ricevere stagisti, perciò quando arriverete troverete già un bel programmino dei compiti che vi spettano, generalmente retribuito.

Lavorare all'estero è in ogni caso più difficile, se non altro per la lingua. Devo dire che ho incontrato dei colleghi aperti e disponibili, che capivano come il mio livello linguistico iniziale non fosse ancora ottimo, ma tra impegno mio (avevo sempre un vocabolarietto a portata di mano e cercavo in tutti modi di parlare il più correttamente possibile) e disponibilità loro – il tutto condito da qualche parola in inglese – non ci sono stati grossi problemi. Si andava tutti insieme a mangiare nella mensa aziendale, perciò le occasioni di dialogo non mancavano. Confesso che le prime volte capivo a metà i loro discorsi e le domande che mi ponevano, ma non fatevi impressionare da ciò: penso che all’inizio sia normale per tutti, anche perché si va all’estero proprio per migliorare le nostre conoscenze linguistiche.

Come stagista non ero tenuto a fare straordinari, anche se ogni tanto restavo in ufficio un po’ di più per portare a termine qualche compito assegnatomi. In ogni caso, l’orario di lavoro standard è come qui in Italia. Inutile dire che lo stagista, soprattutto i primi giorni, è una specie di “osservato speciale”, perciò la puntualità, la buona volontà e la ricettività sono qualità apprezzate.

Per quanto riguarda le attività svolte, questo dipende molto dall’azienda, dall’ufficio a cui si è assegnati e dalla propria formazione. Nel mio caso, i miei compiti e le mie attività erano già state programmate. In altre parole, mi sono ritrovato davanti a un bel programma di lavoro su misura, con tanto di tempi da rispettare.

Mi occupavo tra l’altro di ricerche su internet e ogni settimana (il lunedì mattina c’era il “team meeting”) dovevo presentare un rapporto sulle attività svolte (o a che punto ero) e su quelle che avrei svolto per la settimana dopo. Oltre alle ricerche sul web, mi occupavo anche di statistiche interne, perciò mi sono fatto un’idea di come l’azienda era strutturata al suo interno e come si poneva all’esterno. Inoltre ero informato come gli altri dipendenti sulle novità ed avevo regolare accesso a materiale informativo (tipo cataloghi, dispense, rapporti interni ed esterni, comunicazioni varie, ecc.).

Comunque, non c’era solo il lavoro. Ogni tanto c’era l’uscita post-lavorativa e si andava a mangiare qualche cosa insieme o, addirittura, c’era la partitella di calcio, tempo permettendo ovviamente. Qualche collega mi ha addirittura invitato a trascorrere qualche pomeriggio e serata con lui e i propri amici, cosa che mi ha fatto molto piacere, visto che in Germania non conoscevo nessuno. Durante l’ultima settimana di stage non è mancata la cena conclusiva tutti assieme. Insomma, non è vero che i tedeschi sono freddi. Date loro il tempo di abituarsi.

Tirando le somme, l’esperienza tedesca nel suo complesso mi è piaciuta molto, sia dal punto di vista formativo e professionale, sia da quello umano e linguistico. Ho molto apprezzato l’organizzazione aziendale interna e ho potuto osservare da vicino modelli, attività e procedure che prima, come studente di Economia, avevo solo studiato e analizzato a livello teorico nei libri di testo.

Un’esperienza a tutto campo, dunque, per la quale è valsa la pena fare qualche sforzo. Quanto a voi, fatevi sotto!!!

Flavio

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