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Paura degli esami? Sudore freddo davanti ai prof? Black-out totale quando ti fanno le domande? - Ecco i suggerimenti per non diventarne vittima. Due pagine a cura di Alexander Sinclair.

Cos'è la "sindrome da esame"?

Ognuno di noi ha vissuto, nel corso della sua vita da studente, la paura degli esami. Naturalmente in situazioni diverse e non solo all'università, questo fenomeno che potremmo definire "sindrome da esame" si presenta sotto varie forme ed è molto più diffusa di quanto si sia generalmente portati a pensare. Di fatto, questa forma di "angoscia" non è circoscritta solo all'ambiente "studentesco" - con particolare riferimento all'ambiente universitario - bensì può "colpire" anche persone già più mature nell'età, professionisti, persone appartenenti a numerose altre categorie: ad esempio un esperto musicista membro di un'orchestra, prima di un'importante esibizione durante la quale si sentirà certamente al centro dell'attenzione. Oppure un giovane candidato che si prepara all'esame di guida per il conseguimento della patente. La sua carica emotiva in questa circostanza è al massimo.

La sindrome da esame al suo stadio estremo induce una sensazione di "blackout mentale" laddove il candidato, precedentemente imbottito di nozioni e definizioni accuratamente assimilate nel corso della preparazione all'esame, improvvisamente non è più in grado di focalizzare i concetti, di gestire in maniera ordinata e coerente le proprie conoscenze e, in ultima analisi, di rispondere in modo soddisfacente all'esaminatore/trice. In casi estremi come questo il candidato è letteralmente messo "a scacco matto" dall'esaminatore.

I casi più gravi di "sindrome da esame" si hanno durante le prove orali, dove non solo le "conoscenze" del candidato, bensì il candidato stesso - ovvero: il suo modo di presentarsi, l'atteggiamento, la capacità critica, la "prontezza di riflessi" sono posti sotto esame e determinano in misura consistente la valutazione finale; in altre parole il coinvolgimento psicologico - emotivo è, ovviamente molto forte. In effetti, l'esame orale suscita una paura decisamente maggiore degli scritti, è più difficile da gestire a causa dell'imprevedibilità della situazione, dell'impossibilità di "calcolare" o intervenire anticipatamente sul risultato, la dialettica candidato/esaminatore si sottrae al controllo.

Proviamo invece ad invertire completamente il nostro punto di vista

La paura che rischia di "schiacciare" psicologicamente il candidato, può e deve essere vissuta come un fenomeno positivo! Ovvero si deve desiderare la paura, desiderare di essere colpiti, in misura ragionevole, da questa "sindrome".

Molti si chiederanno stupiti il perché: perché la paura è un fenomeno utile e positivo, che, vissuto nel modo giusto, può migliorare notevolmente il rendimento del candidato nel contesto dell'esame. Ovvero: la tensione psicologica associata alla paura è potenziale energia che, diretta nel verso giusto, si rivela una risorsa preziosa, uno stimolo forte e profondo.

Nel contesto degli esami la tensione emotiva causata dalla paura può da un lato, inibire il potenziale di apprendimento e togliere sicurezza, dall'altro, positivamente, può sollecitare la mente in modo costruttivo, stimolare una reazione costruttiva, fornire importanti ed insperate riserve di energia, che servono a focalizzare i concetti e ad articolare in modo pertinente ed efficace le risposte alle prove e alle domande dell'esame.

La paura non deve essere vista come un difetto, bensì è l'atteggiamento che il singolo candidato adotta nei confronti della paura a fare la differenza. Un candidato davvero responsabile saprà utilizzare a proprio beneficio quella dose di "paura" che, in realtà, non guasta.

Per i più "fifoni" si offrono invece diverse strategie per imparare a soggiogare la paura (si noti bene: non ad eliminarla, bensì a neutralizzarne i possibili effetti negativi, allo stesso modo in cui ad esempio, alcuni esperti in campo militare sono in grado di disinnescare una bomba):

  • Imparare una tecnica di rilassamento per migliorare la propria capacità di concentrazione.
  • Alternare al sedentarietà dello studio un po' di sana attività fisica (ginnastica o nuoto soprattutto).
  • Per i soggetti più "impressionabili", imparare la tecnica della meditazione può essere d'aiuto.
  • Stabilire un piano di studio (fissare alcune scadenze, individuare il materiale necessario e dividerlo in sezioni - per argomento o in modo da facilitare al massimo l'apprendimento in tempi brevi)
  • Una buona dose di autodisciplina aiuta a seguire con responsabilità - e possibilmente a rispettare - il piano di studio. Lavorare e apprendere con metodicità rafforza la fiducia e il senso di sicurezza nel candidato.
  • Fare una stima con la massima chiarezza possibile, dei propri "punti di forza" e di debolezza, sulla base delle passate esperienze e del proprio curriculum scolastico e/o universitario.
  • Riconoscere e accettare di avere paura dell'esame (accusare di essere colpiti da questa "terribile sindrome") non è una colpa, è anzi un progresso della propria personalità verso una maggiore sicurezza: non si deve reprimere la paura che deve essere utilizzata in modo costruttivo, come potente fonte di energia.

Questi pensieri contribuiscono a sdrammatizzare la situazione e a gestire in maniera positiva il proprio, personale "rapporto" con la "sindrome da esami": la paura diventerà così una "co-inquilina" insieme alla quale sarà molto più facile convivere e affrontare gli esami!

Alexander Sinclair
alexvonsinclair@supereva.it

La seconda pagina di questo articolo:

La sindrome da esame (2): i cinque Comandamenti
Le regole fondamentali per affrontare gli esami senza incubi. A cura di Alexander Sinclair.

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