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Viaggio in Germania - Il cinema tedesco

Volker Schlöndorff: "L'orco"

"L'orco" (titolo originale: "Der Unhold) è un altro film di successo
del regista tedesco Volker Schlöndorff.


Una scena del film: John Malkovich nel ruolo di Abel, l'"orco"

Questo film che alcuni critici tedeschi giudicarono addirittura uno dei migliori film sul nazismo e per cui Schlöndorff ricevette, nel 1997, il prezioso premio "Konrad-Wolff-Preis" racconta la storia di un giovane francese di nome Abel (rappresentato da uno straordinario John Malkovich), un ragazzo semplice, e un po' complessato che ama i bambini (e che nella sua ingenuità ricorda un po' Forrest Gump). Un giorno una bambina denuncia d'essere stata molestata da lui ed Abel, come condanna, viene mandato al fronte (siamo nel 1940, durante la seconda guerra mondiale) dove viene fatto prigioniero dai tedeschi.
Ma il destino sembra tenerlo in grande considerazione, tanto da farlo arrivare nella villa degli alti ufficiali del Reich e dello stesso Hermann Göhring. Passato al servizio di un conte apprenderà da lui le leggende teutoniche e infine lavora in una scuola di addestramento nazista per giovani. Il suo compito è di girare la campagna per recuperare ragazzini per questa scuola d'elite. Abel che ama i bambini diventa l'Orco (titolo originale del film), ma crede sempre di farlo per il loro bene. Alla fine del film si riscatta salvando prima un bambino ebreo e poi consegnandosi ai soldati russi insieme ai ragazzi salvando loro in questo modo la vita.
Il film dimostra con grande efficacia quale potere psicologico le idee del nazismo riuscirono ad esercitare su persone semplici e ingenue come Abel, illudendole e dominandole completamente. Ma nonostante ciò, nel caso di Abel, l'amore autentico e incondizionato per i bambini è alla fine più forte delle ideologie implantate.


Un'altra scena del film: Abel salva un ragazzo ebreo

In un'intervista del 1996 Volker Schlöndorff disse a proposito di questo film:
"La favola che ho cercato di raccontare non fa chiari discorsi politici, ma va al fondo del mito tedesco della poesia, per esempio la letteratura nibelungica, e si occupa di come i nazisti si siano serviti di questo background culturale, di come abbiano utilizzato l'inconscio della civiltà tedesca. Ho solo messo in risalto le cose che più mi hanno colpito di questo libro che ho letto per la prima volta circa 3 anni fa. Mentre lo leggevo ho sentito un appello: "questo libro è scritto per me". Sicuramente un altro avrebbe fatto un film differente. Le sequenze con Göhring sono un po' esagerate, grottesche. Ho un ricordo molto vivo di quegli anni, da "bambino della guerra". Un ricordo mistico di Frankfurt che bruciava mentre io non mi rendevo conto di ciò che accadeva realmente. I soldati apparivano a noi bambini come degli eroi soprannaturali, come del Nibelunghi. Anche Abel, il protagonista, è un eterno ragazzo: la sua è una visione allegorica, non reale, del mondo."

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In lingua tedesca.

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