Volker Schlöndorff
La grande letteratura al cinema

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Volker Schlöndorff, uno dei grandi registi contemporanei tedeschi, è noto soprattutto per le sue riduzioni cinematografiche di opere della letteratura tedesca e europea. È nato nel 1939, l'anno quando Hitler scatena la seconda guerra mondiale. Fa l'esame di maturità a Parigi dove frequenta anche l'università e un istituto cinematografico. Dopo lavora come l'assistente alla regia per Louis Malle e altri registi francesi e debutta come regista nel 1965. Fin dall'inizio si occupa della trasposizione della letteratura nel film, il suo primo film è Il giovane Törless, tratto da un romanzo di Robert Musil. Seguono: Michael Kohlhaas (1968, da un racconto di Heinrich von Kleist), e Baal (1969, da un pezzo teatrale di Brecht). Uno dei suoi successi più grandi diventa L'onore perduto della Katharina Blum (1975, da un romanzo di Heinrich Böll). La fama anche a livello internazionale arriva poi con il film Il tamburo di latta (1979) che gira insieme a Günter Grass che era l'autore del libro. Questo film riceve, nel 1979, la Palma d'Oro a Cannes (insieme a Apocalypse Now di Coppola) e nel 1980 a Hollywood un Oscar come miglior film straniero. Dopo continua a cercare i soggetti per i suoi film nella letteratura tedesca e internazionale girando nel 1983 Un amore di Swann (da un capitolo di un romanzo di Marcel Proust) e nel 1985 Morte di un commesso viaggiatore (da un pezzo teatrale di Henry Miller). Tra gli ultimi successi di Schlöndorff ci sono Homo Faber del 1990 (da un romanzo di Max Frisch) e soprattutto Il re degli ontani (1996). Come Werner Herzog, anche Schlöndorff ha fatto anche dei documentari che rispecchiano criticamente la storia recente della Germania. Nel 1998 ha girato Palmetto e nel 1999 Die Stille nach dem Sturm.

"Signor Schlöndorff, perché ha quasi sempre adattato per il cinema dei romanzi?" (da un intervista)

"Mi si potrebbe chiedere: bastano i libri o devono anche essere illustrati da un film? Per i lettori i libri bastano sicuramente, ma la maggior parte della gente si chiede "che cosa danno al cinema stasera?". Così la necessità di tradurli in immagini, anche se io sulla famosa isola deserta porterei una valigia di libri, non dei film. Il mio primo lungometraggio è stato, 30 anni fa, "I turbamenti del giovane Torless" da Robert Musil. Fu una scelta quasi casuale e mi riproposi di utilizzare solamente soggetti originali. Il secondo film, un giallo scritto da me, fu un flop e m'accorsi di non avere la penna facile. Sono un regista, non ci fosse il cinema farei teatro, non lo scrittore. Non sopporto però che si metta in dubbio l'autorialità delle mie opere. Un autore si vede in molte cose: la sua personalità, il modo di farlo, la scelta dei libri. Alcune volte, dopo aver girato, mi sono accorto che quel testo non era per me, che io non ero stato in grado di interpretarne lo spirito. Inoltre se uno porta sullo schermo un giallo qualunque si parla esclusivamente del film, mentre non capisco perché per trasporre i capolavori letterari serva quasi un permesso speciale. I film possono prendere ispirazione da tutto: esperienze personali, fantasie, libri... Anche i libri ne traggono vantaggio: in fondo trovano migliaia di lettori in più."

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