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 Oskar che suona il suo tamburo, una scena del film.
"Eroe" del film e del romanzo di Grass, di cui il film è una fedele trasposizione, è Oskar, un bambino che, a tre anni, quando capisce per la prima volta la falsità del mondo degli adulti, smette di crescere - o meglio: si rifiuta di crescere. Da allora, da gnomo che rimane, osserva e commenta il mondo "dei grandi" che è la Germania di Hitler e della guerra. Dalla prospettiva dello gnomo tutte le anomalie, tutte le falsità e le illusioni del mondo della piccola borghesia tedesca sembrano ulteriormente ingrandite. Si tratta di una farsa, a tratti mordente e cattiva, uno specchio senza pietà che Grass e Schlöndorff mettono davanti al pubblico tedesco. L'unico modo che Oskar ha a disposizione per imporsi contro il mondo anormale e assurdo dei grandi è suonare il suo tamburo di latta e soprattutto il suo grido stridente che spacca tutti i vetri nei dintorni. Questa ribellione quasi anarchica si attenua solo quando finisce la guerra e Oskar recupera un po' di crescita. Il romanzo fa finire Oskar in un manicomio mentre il film lascia lo spettatore all'oscuro della fine, può ancora finire male o anche bene, un po' come la Germania, nell'ottica di Grass e Schlöndorff.

Questa foto è stata scattata sul set durante i lavori per il film. A sinistra Günter Grass, al centro lo straordinario David Bennent, attore principale del film nel ruolo di Oskar Matzerath, e a destra Volker Schlöndorff. Vedi a proposito anche le pagine dedicate a
Günter Grass nel capitolo sulla letteratura tedesca di questo sito.
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