|

Un francobollo tedesco del 2000
Spesso capita che un attore o un’attrice rimangano
imprigionati in un ruolo da loro interpretato in un qualsiasi
momento della loro vita e che vengano ricordati ai posteri per quel
personaggio, in quei costumi, in quel film. Normalmente si tratta di
un successo colossale, ma ciò non è detto. Qualsiasi cosa essi
facciano per andare avanti o semplicemente “cambiarsi d’abito”
risulta inutile perché quel ruolo si è cristallizzato sul loro volto
e sulla loro carriera. Ciò avvenne alla lettera nella vita e nella
carriera della bellissima Romy Schneider (nome d'arte di Rosemarie
Albach-Retty), l’attrice austriaca
diventata straordinariamente famosa per aver recitato dal 1955 al
1957 - e in questo modo celebrato - la giovinezza di Elisabetta
Wittelsbach, meglio conosciuta come l’imperatrice Sissi, in tre film
della saga rimasta incompiuta del regista Ernst Marischka.
|
Figlia di due acclamati attori del Terzo Reich, Romy Schneider
debutta nel 1954 nel film biografico sulla Regina Vittoria
d’Inghilterra realizzato dallo stesso Ernst Marischka che,
pochissimo tempo dopo, penserà a lei per il ruolo della principessa
Sissi soprattutto per la sua somiglianza fisica con la giovane
nobildonna. Al di là della rievocazione storica, i tre film su Sissi
riscuotono ancora oggi un consenso di pubblico riconducibile al
mito. Tuttavia, la Storia non può non riconoscere una certa tendenza
al romanzesco negli stessi film che mostrano un ritratto troppo ottimistico di Sissi e del suo entourage. Ad ogni modo la
trilogia appartiene alla leggenda sia per il fascino delle scene, la
solennità dei costumi, ma al disopra di tutto per l’intensa presenza
scenica della giovane Romy che irrompe sullo schermo come una
raffica di freschezza e di carisma. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
webmaster@viaggio-in-germania.de |
Dopo la trilogia di
Sissi, Romy Schneider decide di andare all’estero per dilatare la
sua attività di attrice in contesti diversi dalla madrepatria.
Durante le riprese del film "L’amante pura" si innamora di Alain
Delon e inizia una lunga relazione con lui. Da quel momento la sua
carriera si accende divenendo sfolgorante. Romy recita in film di
qualità sia italiani sia francesi e diviene un’icona di eleganza e
di cinema raffinato. Ricordiamo fra gli altri "Il processo di Orson
Welles" (1962), "Boccaccio ’70" (1962) e "Ludwig" (1972) di Luchino
Visconti - in quest’ultimo film interpreta una versione di
Elisabetta d’Austria lontana dall’esordio – e "Fantasma d’amore"
(1981) di Dino Risi, passando per altri film in Italia e in Francia
forse non troppo conosciuti, ma di gran classe.
La carriera di Romy Schneider è brillante, ma la sua vita privata
rimane - come nel caso delle grandi dive – tragica e sfortunata. La
sua relazione con Alain Delon termina nel 1964 e in seguito Romy si
sposa per due volte, ma anche quei legami – spezzati - finiscono per
portare depressione e alcolismo nella sua vita. Dal secondo marito
Romy ha una figlia, Sarah Biasini, oggi radiosa e giovane attrice
molto somigliante alla madre, ma perde il figlio quattordicenne
David – avuto dal regista Harry Meyen - nel 1981 a causa di un
terribile incidente (il ragazzo viene trapassato da una sbarra di un
cancello in seguito a un caduta accidentale) e questa sciagura
segnerà per sempre la sua già fragile vita.
La vita privata di Romy Scheider vide inoltre un episodio di
coraggio e solidarietà femminile. Infatti, partecipò nel giugno del
1971 alla campagna di auto-denuncia nella battaglia femminista a
favore della legalizzazione dell'aborto che si stava mobilitando in
tutta Europa. Negli anni Settanta l'aborto era illegale in Germania
come in Italia e, attraverso una coraggiosa auto-denuncia sulla
rivista tedesca Stern, anche Romy Schneider ammise di aver abortito
rischiando così la prigione. Perché un'attrice è soprattutto una
donna che, quando presta la sua immagine pubblica per un'idea che
sente vicina se non ne è addirittura coinvolta in prima persona,
rappresenta il superamento della paura dello scandalo e
dell'auto-distruzione in favore dell'auto-determinazione.
Romy Schneider muore nella casa del compagno - il produttore Laurent
Petin – il 29 maggio del 1982 per un infarto provocato probabilmente
da un’overdose di tranquillanti. La sua tomba è nel cimitero di
Boissy-sans-Avoir nell’entroterra parigino.
Triste pensare che, nel corso di una vita piena di soddisfazioni
giunte dal successo per il mestiere scelto, Romy Schneider perse
quel sorriso dolcissimo e incantevole che indossava con grazia e
naturalezza nella trilogia di Sissi perché non c’è più alcuna
soddisfazione concreta quando la vita non mantiene le sue promesse.
I
film più importanti di Romy Schneider
-
La giovane regina
Vittoria (Mädchenjahre einer Königin), regia di Ernst
Marischka (1954)
-
La principessa
Sissi (Sissi), regia di Ernst Marischka (1955)
-
Sissi, la giovane
imperatrice (Sissi - Die junge Kaiserin), regia di Ernst
Marischka (1956)
-
Sissi - il destino
di un'imperatrice (Sissi - Schicksalsjahre einer Kaiserin),
regia di Ernst Marischka (1957)
-
Sissi, la preferita
dello zar (Die schöne Lügnerin), regia di Alex Von Ambesser.
Germania, Francia, (1959)
-
Boccaccio '70 -
episodio "Il lavoro" di Luchino Visconti (1962)
-
Il processo (Le
Procès), regia di Orson Welles (1962)
-
Ciao Pussycat (What's
new, Pussycat?), regia di Clive Donner (1965)
-
La piscina (La
piscine), regia di Jacques Deray (1969)
-
L'amante (Les
choses de la vie), regia di Claude Sautet (1970)
-
La califfa,
regia di Alberto Bevilacqua (1970)
-
Il commissario
Pellissier (Max et les ferrailleurs), regia di Claude Sautet
(1971)
-
È simpatico, ma gli
romperei il muso (César et Rosalie), regia di Claude Sautet
(1972)
-
Ludwig, regia
di Luchino Visconti (1972)
-
Male d'amore
regia di Jean-Claude Brialy (1974)
-
Il trio infernale
(Le trio infernal) regia di Francis Girod (1974)
-
Frau Marlene
(Le vieux fusil), regia di Robert Enrico (1975)
-
L'importante è
amare (L'important c'est d'aimer), regia di Andrzej Zulawski
(1975)
-
Gli innocenti dalle
mani sporche regia di Claude Chabrol (1975)
-
Una donna alla
finestra (Une femme à sa fenêtre), regia di Pierre
Granier-Deferre (1976)
-
Una storia semplice
(Une histoire simple), regia di Claude Sautet (1978)
-
Linea di sangue
(Bloodline), regia di Terence Young (1979)
-
Chiaro di donna
(Claire de femme), regia di Costa Gavras (1979)
-
La morte in diretta
(La Mort en direct), regia di Bertrand Tavernier (1980)
-
La banchiera
(La banquiere), regia di Francis Girod (1980)
-
Fantasma d'amore,
regia di Dino Risi (1981)
-
Guardato a vista
(Gardèe a vue), regia di Claude Miller (1981)
-
La signora è di
passaggio (La Passante du Sans-Souci), regia di Jacques
Rouffio (1982)
Sabrina Bottaro |