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 I quattro eroi del racconto. Da sinistra a destra: Andrea, Danilo, Diego, Francesco (l'autore del racconto)
“Quando ho fatto l’Interrail gli info touristic centre mi sono stati utilissimi, e poi dobbiamo fare la Welcome Card e quindi chiedere tutte le informazioni per un ottimizzazione della stessa” recita Danilo. “La signora dell’Albergo mi ha spiegato per bene dove si trova” ci convince Danilo. Passiamo la mattina a cercare l’ufficio per il turismo di Berlino. Che si rivela comunque molto utile. Con 22 euro a testa compriamo la Welcome Card che ci consente 72 ore di mezzi pubblici e un carnet di sconti presso numerose strutture turistiche convenzionate. È la giornata del muro di Berlino. Arriviamo al Check Point Charlie. La ricostruzione del sito è una mera attrazione per turisti come pure il museo che ammicca le sue insegne sopra la lunga fila di persone in attesa di entrare. E poi bancarelle di cimeli DDR, magliette CCCP con falce e martello, colbacco dell’armata rossa, cappotti soviet e molto altro ancora. E’ la fiera del merchandising guerra fredda. Grandissima tristezza. La Berlino storico-commerciale è qui. “Venghino signori venghino a vedere gli orrori del muro”. I negozi di souvenir vendono pezzi di muro. “Scusi quanto viene al kg?” mi viene da chiedere al commesso. Riteniamo opportuno levare le tende e andare al museo ebraico che dista qualche centinaio di metri. Il Jüdisches Museum ripercorre in maniera originale e multimediale la storia degli ebrei tedeschi e del loro contributo all’arte, alla cultura e alle scienze. Il museo stesso, dal punto di vista architettonico, è una splendida metafora della tormentata storia del popolo ebraico. Struttura audace come la nuova Berlino. Il museo offre spunti di approfondimento molto interessanti, peccato per il tempo e l’inglese… Usciamo dal museo con una fame immonda, Danilo aiuta un bimbo a lanciare un petardo e ci infiliamo in un localino che ci prepara un fantastico Wurstel al Curry.
Imponenti, in lontananza, si tagliano i palazzi di Potsdamer Platz. E’ la nuova Berlino, quella che edifica sulla terra di nessuno compresa tra i due muri, i colossi del rinnovamento e della modernità. Il Sony Center ci lascia senza fiato con la sua struttura che sfida le antiche leggi della gravità. Esorcizziamo la scenografia alla Blade Runner con una tazza di Brulè servita in una tazza che evoca il castello di Norimberga. Torna il contrasto intrinseco in tutta la Germania, quel contrasto che le rende terra affascinante per chi tenta di leggere tra le sue righe. Torniamo in albergo per un cambio scarpe, messe a dura prova durante la giornata. Questa sera si va sull’etnico. Il ristorante egizio Scarabeo ci delizia con un meraviglioso cous cous.
Movida di precisione. Puntiamo su Oranienburgerstraße. Ci siamo! Locali di ogni genere si stagliano sulla nostra sinistra. L’alternanza di tipologie di bar e pub ci stupisce, decidiamo di entrare in un locale con uno strano ambient indiano. Conosciamo due berlinesi DOC, il nostro contacts manager sta definendo metodi infallibili che coniugano alla perfezione richiesta informazioni e conoscenze. Le ragazze si rivelano persone culturalmente molto interranti e ci raccontano la storia della germania est e dell’attuale stato ci “convivenza” tra i berlinesi ex-ovest e quelli ex-est. Anna-est e Anna-ovest sono un concentrato della Berlino giovane e proiettata con poca fiducia verso la Germania della Merkel. “Bush, Belusconi e Angy Merkel are the dream team” recita ironicamente Anna-Est. Non possiamo che condividere e compiacerci nel nostro clown…. Il locale sta per chiudere, la nostra serata si conclude con uno scambio di email e un viaggio in taxi a prezzo onestissimo.
Il problema di come festeggiare il Capodanno non ci sfiora minimamente. Attenderemo il 2006 sotto la Porta di Brandeburgo, in un delirio di folla, alcol e fuori d’artificio. E per l’occasione decidiamo di vedere la porta in pieno giorno. Dopo un assistenza riguardo a metro e biglietti a due connazionali Bresciane un po’ disorientate che ci lasciano i loro cellulari per trascorrere capodanno insieme (il nostro Contacts Manager ci regala grandi soddisfazioni!).
La Porta di Brandeburgo, oltre a evocare i fantasmi della seconda guerra mondiale, ricorda la divisione durante gli anni della Guerra Fredda. Oggi è tuttavia il simbolo della riunificazione tedesca. Proprio sotto la porta, segnalato da un percorso in mattoncini che segnano l’asfalto, il ricordo del passaggio del muro è elemento caratteristico della zona. Ma siamo a est o a ovest? E’ la domanda piu frequente tra i turisti che passano davanti alla porta. Orientarsi, qui, diviene piu complicato e capiamo dopo qualche tempo che il Reichstag era nella Berlino Ovest mentre la Porta nella Berlino Est. La statua della Quadriga, elemento caratteristico della Porta, negli anni del Muro era rivolta in senso contrario rispetto alla situazione attuale. Una piccola curiosità che ricordano bene i Berlinesi che hanno vissuto gli anni della divisione. Il Reichstag, imponente in tutto il suo carisma storico, è di fonte a noi, immenso e coperto di neve. Il contesto è stupendo, la piazza di fronte è gigantesca e grida le voci del tempo… Per la salita alla cupola di Foster, ennesimo abbinamento futuro e memoria, è necessario impegnarsi in una fila di almeno 2 ore…. Siamo gia troppo congelati e ci ripromettiamo di tornarci nei prossimi giorni.
Torniamo al Check Point Charlie per ritentare l’ingresso al museo non prima di avere gustato un indimenticabile Kebab nel locale antistante e aver socializzato con il cuoco curdo. Dopo un ora di fila scopriamo che l’attesa prosegue all’interno del museo, inveiamo contro i capitalisti alla cassa e torniamo in albergo. Dobbiamo riposarci per la serata!!
Condividiamo la cena con le due ragazze di Brescia e poi via verso la Porta di Brandeburgo. Ci accompagnano 3 bottiglie di spumante e una di rum…. Un fiume umano fluisce verso la stessa meta, la nostra passeggiata è ritmata dai botti che con ritmo tribale scandiscono i minuti che mancano alla fine del 2005.  
 
Vita notturna a Berlino - tra il 2005 e il 2006
La mezzanotte trascorre in un delirio di canti (immancabile “Romagna Mia” che coinvolte altre persone!), litri di brulè, abbracci, risate e grida. Il sottoscritto collassa alle 3 in preda ai fumi del rum…
La ripresa è lenta, progressiva, metodica. Diego passa la mattina a sturare il lavandino, io a bere acqua mangiando cracker per annullare gli effetti dell’acidità… l’immagine non è poetica ma rende l’idea della fase di decompressione. La giornata pare infruttuosa, si rivelerà tuttavia altamente produttiva! Usciamo storditi dal sole, verso la svolta per il nostro stomaco…. La catena di panini Subway! L’effetto è incredibile, il panino che ci prepara il ragazzetto brufoloso e scazzato è talmente valido che ci carica per tutta la giornata… Viviamo l’esperienza della cupola di Foster al Reichstag, avveniristica esperienza che ci lascia sorpresi e ammutoliti per le impressionanti foto del parlamento dopo i bombardamenti. Peccato per la vista notturna che rende poca giustizia a un panorama sicuramente molto più bello di quanto abbiamo potuto vedere. Percorriamo Unter den Linden, il viale più elegante di Berlino e vera perla della città. Il viale è sede dell’ambasciata russa e americana, del Deutsches Guggenheim, dell’Università, di splendidi palazzi e dell’incantevole Opera di Berlino, che si rivelerà un anticipo di quanto vivremo in serata. Qualche foto al suggestivo Berliner Dom illuminato a notte, una passeggiata in Rosenstraße per omaggiare lo splendido film di Margarethe von Trotta e poi via verso il ristorante scelto per la serata: il PanAsia.  Un cartello famoso
Il locale, specializzato in cucina giapponese, ci incuriosisce per i cartoni erotici trasmessi in piccoli televisori innestati nei muri del locale, la clientela è prevalentemente gay… non proprio il nostro target… Torniamo a Oranienburgerstraße per movimentare la serata e questa volta scegliamo di trascorrere un oretta di fronte a quattro birre al Bellini Lounge. La bevuta prosegue tranquilla fino al momento in cui Diego, scomparso per un istante, da il meglio della sua professionalità di Contacts Manager chiedendo informazioni e due ragazze che si riveleranno presto come ballerine professioniste dell’opera di Berlino. La serata trascorre in loro compagnia tra retroscena della vita sul palco fino al gap culturale dell’Italia in ambito teatrale rispetto alle capitali europee. Le ragazze sono incantevoli e ci augurano la buonanotte con un inchino da fine spettacolo. Sono di nuovo le 3. Ormai sappiamo tutto sui taxi berlinesi e sull’opera…
Decidiamo di dedicare la nostra ultima giornata a Berlino ai Musei. Peccato sia lunedì e la maggior parte siano chiusi! Non ci rimane che una visita al Duomo con relativa salita alla cupola (evitabile) e una passeggiata a Alexanderplatz che ci appare molto più accogliente della prima serata. Puntiamo la torre della televisione, quasi 400 metri di altezza, molto soviet… un oretta di fila in affiancati dal un personaggio che ci ha ricordato molto un serial killer in erba e l’ascensore, alla modica cifra di 7,50 euro (ladri!) ci porta alla sfera panoramica… visibilità bassa, la foschia rende tutto piuttosto grigio, la struttura molto anni 70 puzza di moquette sudicia, non vediamo l’ora di scendere. Negativo. Ci rifacciamo con una Curry-Wurst e 4 birre alla stazione di Alex, Diego e Andrea si cimentano alla guida di trenini per bambini… L’unico museo aperto è “Topografia del Terrore” viaggio in quello che rimane della sede delle SS nella storia degli orrori del Nazismo. La mostra è molto suggestiva, consente di ascoltare, da alcuni altoparlanti posizionati a fianco delle schede dei Nazisti, le voci dei Gerarchi che si dichiarano innocenti in sede di processo a Norimberga. Diego decide di trascorrere la nostra ultima notte a Berlino in compagnia di Anna-est e Anna-ovest. La serata, in compagnia solo della prima, scivola via piacevolmente con Danilo che tenta di spiegare ad Anna come preparare alcuni shortini alcolici e riepilogando con innumerevoli statistiche la condizione economica del nostro paese.
Partenza da Berlino, lasciamo con nostalgia la splendida capitale tedesca. Destinazione Sachsenhausen, il campo di concentramento a 30 km da Berlino. L’atmosfera del paese che ospita il campo, Oranienburg, è surreale. L’ingresso al campo si raggiungibile attraverso una stradina in piena zona residenziale. E ci chiediamo con che animo si possa vivere a fianco di un luogo che ha visto uno degli orrori più grandi della storia dell’uomo. Lastre di cemento delimitano l’ingresso, un percorso pedonale ci introduce alla cancellata che reca, in ferro battuto, la tristemente nota scritta “Arbeit macht frei”.  "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende libero) si legge all'entrata del campo di concentramento a Sachsenhausen. Più cinico di così...
La pianta del campo è curiosamente triangolare, topografia studiata per non lasciare sezioni fuori dalla portata delle torri vedetta. C’è tanta neve, oggi come allora. Circa 100mila prigionieri fra ebrei, omosessuali, zingari e dissidenti morirono su questa terra che oggi urla attraverso il proprio silenzio. Visitare un campo di concentramento è un esperienza fortemente emotiva. Di strutturale c’è rimasto molto poco ma l’atmosfera è carica e densa di ricordi storici. E’ possibile visitare 2 baracche, ricostruite sul modello delle originali. Una delle due è stata ricostruita recentemente dopo un incendiato appiccato nel 1992 dai neonazisti. Rimaniamo interdetti, curiosiamo tra le testimonianza raccolta, osserviamo oggetti appartenuti ai prigionieri, leggiamo le vite delle persone che hanno concluso qui, in maniera agghiacciante, la propria esistenza. Il Lagermuseum, ospitato nella costruzione di fronte al sito delle impiccagioni, contiene immagini forti, spietate, coraggiose. Il monumento alla memoria che domina tutto il campo è un pessimo memoriale di propaganda sovietica, lo osserviamo silenziosi in tutta il suo maestoso orgoglio.
Norimberga. Ritroviamo l’ospitalità bavarese con l’idillio della sua birra e delle sue carni in uno splendido locale in pieno centro ricavato in un ex granaio (Barfüßer nella Königstraße).  Norimberga - si sente l'orgoglio della città imperiale.
Chiudiamo il nostro viaggio con un vassoio contenente tutti i sapori della Baviera e quasi due litri di birra a testa…
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Testo e foto:
Francesco Lengua
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