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La copertina della biografia di Leni Riefenstahl
Leni Riefenstahl, la regista tedesca diventata famosa per i film girati al servizio dei nazisti è morta nel 2003, poco dopo aver compiuto 100 anni. Ballerina, attrice, regista, fotografa nata a Berlino il 22 agosto 1902. Inizia la carriera di ballerina, ma è costretta ad abbandonarla per una lesione al menisco. Diventa allora attrice: il suo primo film è "La montagna dell'amore" 1926; dopodiché passa alla regia e nel 1932 gira il suo primo film "Das blaue Licht" (Titolo italiano: "La bella maledetta"), un film che risente degli influssi dell'espressionismo tedesco. L'11 marzo 1933 viene costituito il Ministero per la Cultura e la Propaganda, Goebbels costituisce la "camera cinematografica" per un'azione di propaganda che usi forme espressive artisticamente assolute. Ecco che alla Riefenstahl viene affidato il compito di realizzare un film sul congresso di Norimberga (1933), del partito nazista, il film con il titolo scelto personalmente da Hitler è "Il trionfo della volontà". Inizia così la sua carriera di regista per il regime. La Riefenstahl ha sempre negato un coinvolgimento con il nazismo e anche di aver avuto una storia sentimentale con Hitler. Ha ammesso però di aver ammirato il dittatore e di averlo incontrato dopo il 1932. Il Terzo Reich le offre tutti i mezzi materiali e tecnici per poter realizzare il famoso film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936. Coadiuvata da più di 40 operatori, filma tutte le gare che si tradurranno nel film in due parti (durata:quasi 4 ore) "Olimpia". Il film è del 1938; la regista impiegò infatti ben 2 anni a montare l'imponente materiale girato. Il suo film successivo "bassopiano" girato nel 1940 e ambientato in Spagna, viene bloccato dallo scoppio della guerra e riesce ad uscire solo nel 1954 quando la Riefenstahl riuscì a rientrare in possesso delle riprese sequestratele.

Leni Riefenstahl al lavoro
Dal dopoguerra in poi la sua vita è stata dura, e se ha avuto delle colpe,le ha anche forse pagate. Imprigionata insieme ad altri ufficiali delle SS (uno lo aveva anche sposato), ogni tribunale di guerra l'ha però assolta, credendo alle sue professioni di inconsapevole e di totale dedizione alla pura arte cinematografica.
Sui suoi rapporti personali con Hitler non è mai stata fatta piena luce. Si sa che fu lei a farsi avanti, esprimendogli in una lettera il desiderio di conoscerlo,affascinata e curiosa dopo uno dei suoi comizi,a Berlino nel 1932. Il Fuhrer la invitò a passare qualche giorno al mare ,passeggiarono a lungo, lui tentò di baciarla,lei si rifiutò. Così almeno racconta nella sua autobiografia "five lives". La Riefenstahl venne praticamente bandita dall'industria cinematografica tedesca del dopoguerra. Per stare lontana dalla Germania viaggiò molto e si dedicò soprattutto alla fotografia realizzando in Africa i suoi celebri reportage sulle tribù Nuba. Alla soglia dei suoi ottanta anni, inizia la scoperta del mondo sottomarino e si dedica alle immersioni subacquee, passione dalla quale è nato il progetto "Impressionen unter Wasser" (2002), mediometraggio documentario di sole immagini e musica (di Giorgio Moroder) sui più colorati abitanti degli oceani, trasmesso in anteprima mondiale (in occasione del suo 100esimo compleanno) dalla rete televisiva franco-tedesca ARTE. In un'intervista uscita nel supplemento settimanale del "Frankfurter Rundschau", la Riefenstahl si dice al cento per cento pentita di aver incontrato Adolf Hitler. Quasi tutte le sofferenze patite dopo la guerra sono state la conseguenza dell'averlo conosciuto.  Leni Riefenstahl (nel 2002), con la sua biografia in mano.
Induce a un giudizio differenziato anche una lunga intervista che la regista ha rilasciato alla televisione tedesca. Alle severe domande dell'intervistatore non indietreggia; al contrario affronta il difficile capitolo della sua biografia, parla con franchezza e coraggio dei suoi errori, del suo rapporto personale con Hitler, che non fu mai di sudditanza. Della sua collaborazione con il ministero per la propaganda, da cui ottenne in cambio carta libera nonché risorse che mai nessun regista aveva avuto a disposizione prima di lei.
Ma insieme ai molti sensi di colpa, rivendica la purezza e l'indipendenza dei suoi propositi artistici, l'innocenza della sua arte. Insomma, Leni Riefenstahl è stata, nel bene e nel male, tra le personalità femminili che hanno segnato il Novecento e ne sono state segnate. Ma non sembra fermarsi la polemica nei suoi confronti; l'ultima è quella che riguarda i 120 zingari che Riefenstahl ha usato come comparse per un suo film, prelevandoli da un campo di concentramento (per saperne di più
vai alla pagina dei link).
Testo: Fabio (alias Krung)
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