"L’acume
geniale è l’uso acuto dell’acume".
Novalis, Frammenti
"Bisogna nobilitare la passione utilizzandola come un mezzo,
conservandola a forza di volontà per farne il veicolo di un idea
bella.
Per esempio di un alleanza stretta con un "io" amato".
Novalis, Frammenti

Novalis (1772-1801)
Nessun poeta romantico tedesco è tanto sognatore
quanto Friedrich von Hardenberg, conosciuto con lo pseudonimo di
Novalis, dal latino “terra nuova”. La sua vita, giovane e naturale
come nella tradizione di certi poeti romantici, e la sua opera sono
un sogno a occhi aperti, un’unica esperienza dolorosamente
visionaria, contemplazione mistica del mondo circostante oltre che
dell’orizzonte. In Novalis la poesia e la filosofia sono in sostanza
la stessa cosa e l’una non può esistere senza l’altra. Le due opere
più famose, gli Inni alla notte e il romanzo Heinrich von
Ofterdingen costituiscono il nucleo della sua esperienza di uomo e
di poeta, oltre che uno scorcio veritiero e genuino nella culla del
Romanticismo.
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La vita terrena
di Novalis fu davvero un’unica visione onirica, o piuttosto
un’illusione. Nato nel 1772 a Schloss Oberwiederstedt, secondo degli
undici figli di una famiglia rigidamente pietistica, Novalis
ricevette la sua primaria educazione dalle mani di precettori,
quindi al ginnasio luterano di Einsleben e finalmente il
consolidamento universitario alla facoltà di Giurisprudenza di Jena,
la città che vide la nascita e la crescita del movimento, o
sconquasso dei sensi, conosciuto in Europa con l’antisonante nome di
Romanticismo. Fu proprio a Jena che Novalis conobbe e strinse
amicizia con le personalità più in voga dell’epoca: Schiller, Fichte
e i fratelli Schlegel. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
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Immaginiamo il loro cenacolo chiudendo i nostri occhi
di contemporanei: alla debole luce di una candela, calda quel tanto
che basta per guardarsi in faccia, i poeti romantici di Jena
costruirono con teorie nuove il Pre-romanticismo e si portarono,
conducendosi per mano, nel Romanticismo.
Dopo Jena, Novalis fu a Lipsia dove studiò filosofia e matematica ,
ma non ebbe successo e quindi si traferì a Wittenberg dove
finalmente si laureò.
Il punto di svolta nella vita di Novalis da adulto fu il grande
amore per la tredicenne, Sophie von Kühn che morì per malattia nel
1794. Fu proprio l’improvvisa morte della suddetta a avvicinarlo
definitivamente alla vita mistica. Si sa oggi che questa ragazzina
non aveva niente di speciale, anzi, era piuttosto ordinaria, ma
Novalis vide in lei, il mondo, la vita, l’amore e naturalmente la
morte. Proprio nel 1794 Novalis inizia la stesura della sua opera
poetica più famosa: gli Inni alla notte. Inizia in questo momento
una fase fondamentale, quella della riflessione sulla poesia in
chiave filosofica che fornisce oggi non solo un valido supporto
all’interpretazione della sua opera mistica, ma anche l’ampliamento
delle teorie sulla poesia dal punto di vista estetico ma anche
meditativo ("la poesia sana le ferite inferte dall'intelletto. Essa
è appunto formata da elementi contrastanti - da una verità sublime e
da un piacevole inganno").
Gli Inni alla notte costituiscono una testimonianza di fede nella
poesia unica nel suo genere, una meditazione continua fra essere e
morire che porta il sognatore a chiedersi se ama o sogna davvero. In
prosa e in poesia, gli Inni suggeriscono forse l’idea che Novalis
amò crogiolarsi nella morte, amò pensare alla dipartita della sua
amata come un punto di svolta nella svolta, idea presente anche in
un frammento del diario che il poeta tenne in quel periodo: "La sera
andai da Sophie. Qui mi sentii indescrivibilmente lieto /
lampeggianti momenti di entusiasmo / soffiai via la tomba avanti a
me,come polvere / secoli e momenti erano la stessa cosa / la sua
vicinanza era sensibile / io credevo che dovesse da un momento all
altro apparirmi ..."
Il romanzo di formazione Heinrich von Ofterdingen racchiude uno dei
concetti o immagini sostanziali della vita-sogno di Novalis.
L’apprendistato alla vita del giovane Heinrich lo porterà sulle
tracce di una caverna e di un fiore azzurro che rappresenta quel
tendere particolarmente romantico verso l’infinito di cui Novalis si
fa portavoce. Heinrich-Novalis comprende che è nato per la poesia e
per l’amore e, attraverso un viaggio indietro nel tempo e nella sua
anima, giungerà finalmente al cospetto dell’amore. Un romanzo
sensazionale e perfetto che Novalis sentì molto caro al suo percorso
interiore ed esteriore e nel quale il poeta ci trasmette proprio
quella forza vitale dell’amore e della vita.
Novalis morì nel 1801 a Weissenfels, giovanissimo, e lasciando
dietro di sé un’esistenza trascorsa sognando e un sogno trascorso
vivendo.
Un’ultima considerazione. Esiste una
piccola e graziosa biografia di Novalis, una biografia evidentemente
romanzata, scritta dall’inglese Penelope Fitzgerald (clicca il
libro a sinistra), che narra la
vita di Novalis prima di lavorare e di essere conosciuto con questo
nome. L’autrice narra di Sophie, della vita, della morte,
dell’amore, dipinge un piccolo quadro di un interno, un cenacolo
vivace e fantastico, una famiglia, una storia d’amore fuori dal
comune. Si consiglia la lettura di questo gioiello della letteratura
critica prima della lettura delle stesse opere di Novalis perché solo
perdendosi nel sogno che fu la sua vita si potrà apprezzare l’opera
desta di un visionario.
Sabrina Bottaro |