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Le tendenze xenofobe di estrema destra a matrice nazista sembrano riscuotere molti consensi, soprattutto nei Länder ex-orientali della Germania. La spiegazione di un tale fenomeno trae origine da due importanti elementi: il primo di natura sociale, il secondo di carattere storico. Articolo di Giuseppe Tricarico.

Ormai a più di quindici anni di distanza dalla caduta del muro, si è molto dibattuto e discusso sui numerosi effetti per così dire “collaterali” che la riunificazione tedesca ha portato con sé e si sono spesso anche sottolineate le ricadute sociali, ad essa associate. Di conseguenza potrebbe risultare scontato parlare di quanti abbiano risentito in prima persona della Vernichtung der DDR bisogna, tuttavia, partire proprio da ciò per forse meglio comprendere le evoluzioni che tali problematiche hanno preso oggi.
Ciò che nel 1989 ha sorpreso tutti è stata soprattutto la velocità e la drammaticità del crollo, che ha portato alla dissoluzione delle forme più elementari dello Stato come ha chiaramente scritto Michael Simmons:

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"In den letzten Monaten vor und den ersten Wochen nach dem Jahreswechsel 1989/90 geschah in Osteuropa das Unvorstellbare; auch das Gesichts Berlin änderte sich von Grund auf. Strukturen und Institutionen brachen zusammen, die mehr als vierzig Jahre lang unantastbar waren oder allen Angriffen widerstanden hatten, Politiker und Polit-Strategen, deren Positionen ebenso lange uneinnehmbar schienen, wurden plötzlich ebenso wie ganze Systeme von einer Lawine des öffentlichen Protests hinweggefegt. Nach einer einzigen Berliner Nacht war der Kommunismus für Europäer, Deutsche und Berliner kein Faktor mehr, der das Leben der Menschen bestimmte."

trad. it: “Nei mesi a cavallo tra la fine del 1989 e l’inizio del 1990 in Europa accadde qualcosa di inimmaginabile; anche il volto di Berlino mutò sensibilmente. Strutture e istituzioni inattaccabili e resistenti ad ogni tipo di opposizione, durate più di quarant’anni cessarono di esistere, politici e strateghi le cui posizioni apparivano altrettanto inespugnabili vennero, così come l’intero sistema, spazzate improvvisamente via da una slavina di protesta pubblica. Dopo una sola notte a Berlino, per gli europei, per i tedeschi e per i berlinesi il Comunismo non rappresentava più un fattore in grado di influenzare gli uomini”.

L’arco di tempo compreso tra il maggio del 1989 e il 3 ottobre 1990 ha costituito, infatti, uno dei più intensi e importanti periodi della storia contemporanea mondiale, europea ma anche e soprattutto tedesca.

In poco più di un anno si sono spezzati i già instabili equilibri tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, si è concretizzata la definitiva caduta del comunismo in Europa orientale, si sono ridisegnati i confini di molti Stati europei e si è assistito alla nascita di un nuovo Stato tedesco a suggello della conclusione della cosiddetta epoca del secondo dopoguerra.
L’inattesa unificazione del paese ha sollevato problemi di ordine politico-sociale e culturale, che hanno imposti la rottura degli schemi mentali e di giudizio tradizionali. Mentre le contraddizioni del presente si andavano facendo sempre più evidenti, il nuovo faticava a prendere forma.

Il partito unitario della DDR, la SED, si è visto costretto a cambiare drasticamente rotta e anche se, come spesso succede in questi casi, molti suoi esponenti hanno cercato di rigenerarsi, non si sono potuti negare gli effetti di un fortissimo indebolimento (oltre ad una sempre crescente perdita di credibilità) cui l’intero sistema politico dell’Est è andato incontro dal momento che venivano a mancare i presupposti per i quali il partito svolgeva una funzione fondamentale: il regime. I politici dell’Ovest, dal canto loro, si sono mostrati sì interessati alla situazione orientale ma nel tentativo di sfruttarla per creare nuovi consensi e per allargare la propria sfera di potere.

Per quel che concerne l’economia, la situazione appariva di certo rosea per le due Germanie: se da un lato la DDR era stata rilevata dalla Bundesrepublik come se fosse una ditta in fallimento, dall’altro lato proprio l’artefice di questo colpo economico (la Bundesrepublik per l’appunto) si trovava a fronteggiare una situazione più disastrata di quanto prevista, con perdite economiche che andavano ben oltre i preventivi (forse troppo superficiali e ottimistici).

In maniera inattesa per l’opinione pubblica tedesca, la riforma dell’ex Repubblica Democratica Tedesca si era rivelata estremamente costosa. Non va, infatti, dimenticato che la DDR di Honecker poteva vantare all’interno del blocco orientale una posizione di assoluto rispetto, in certi campi persino d’avanguardia rispetto alla stessa potenza leader: Unione Sovietica; la Repubblica Democratica Tedesca era addirittura considerata la decima potenza industriale al mondo. È soltanto dopo il crollo che i deficits, fino ad allora nascosti, vengono pubblicamente dichiarati.

Ci si è trovati di colpo non solo di fronte ad infrastrutture decisamente antiquate bensì anche ad imprese industriali che, dal punto di vista tecnologico, erano talmente arretrate e carenti che il più delle volte è stato logico pensare di chiuderle piuttosto che di risanarle.

Almeno il 50% della forza-lavoro orientale è stato licenziato; il finanziamento ad essa comunque dovuto, gli investimenti nelle infrastrutture e negli impianti industriali, per il raggiungimento dei livelli della tecnica e della concorrenza internazionali, hanno provocato uno sconvolgimento del panorama economico ma soprattutto di quello sociale. Ad Est ci si lamentava per una disoccupazione galoppante, per un tasso d’inflazione elevatissimo in rapporto agli stipendi che rimangono molto bassi, per l’estremo cinismo con cui operava la Bundesrepublik che non teneva conto dei bisogni orientali, per le promesse non rispettate di un futuro sicuro e prosperoso per tutti.

La decadenza della legislazione della DDR, ha portato, tra l’altro, alla caduta di alcuni baluardi della normativa socialista, come ad esempio la legge sull’aborto e sulla tutela femminile ritenuta, sin dagli anni Settanta, esemplare da molte nazioni europee.

Al livello sociale quindi la situazione si presentava in una condizione gravissima. La caduta del muro, i cambiamenti cui entrambe le Germanie sono andate incontro hanno un forte effetto sulla popolazione.
Come si è detto, per i cittadini dell’ex DDR l’unificazione non ha portato al benessere auspicato (e loro promesso) ma al contrario ha loro offerto soltanto disoccupazione e insicurezza.
Dall’oggi al domani i tedeschi dell’Est si sono trovati stranieri nel loro stesso Paese, senza più alcun parametro di riferimento né politico né tanto meno ideologico, per di più la situazione non è rimasta affatto statica ma ha continuato ad evolversi velocemente in una direzione che ha portato la DDR verso la sua Umstrukturierung.

L’unificazione aveva lasciato in gran parte intatte le strutture e le istituzioni della Repubblica Federale cui i 16 milioni di tedeschi orientali si sarebbero dovuti velocemente adattare spesso dolorosamente; il numero dei senza lavoro cresce a dismisura e causa migliaia, milioni di inevitabili malcontenti. Professori, militari, ufficiali, uomini politici vedono ridotte le loro entrate a pensioni modeste o scarsi profitti frutto di lavori privati. Questi cittadini, oltre alla perdita del posto di lavoro, assistono anche alla svalutazione del proprio bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche fino ad allora acquisito e altamente stimato; le ripercussioni psichiche di una tale situazione sono fortissime.

"Die Freude über die offenen Grenzen scheint bei einigen Bundesbürgern schon verflogen zu sein. [...] Trotz spontaner Aktionen der Gastfreundschaft und Hilfsbereitschaft macht sich erste Ernüchterung breit: Bundesbürger beschweren sich über die überfüllte Innenstätte, lange Wartenschlangen und leergefegte Regale, Großhändler reagieren auf den Ansturm mit Preiserhöhungen, auf zwei Trabis in Hannover werden Brandanschläge verübt."

trad. it: “La gioia per l’apertura dei confini sembra già essersi consumata per molti cittadini dell’Ovest. [...] Nonostante le spontanee azioni di ospitalità e di aiuto inizia a diffondersi la disillusione: i tedeschi occidentali si lamentano per le città affollate, per le lunghe code e per gli scaffali dei negozi vuoti, i grossisti reagiscono all’assalto con l’innalzamento dei prezzi, ad Hannover due Trabant sono state oggetto di atti incendiari”.

La decisione di consentire “l’impacchettamento” del Reichstag da parte del celebre artista bulgaro Christo nel 1995 e della moglie Jeanne-Claude è forse il più chiaro simbolo, sebbene già sei anni dopo la caduta del muro, della spaccatura nelle decisioni all’interno del parlamento e della nuova Germania che combatte con sé stessa nel tentativo di uscire dal problema della riunificazione. In occasione della votazione in parlamento scaturisce, infatti, un’aspra polemica che sintetizza quanto delicato fosse prendere qualsiasi tipo di decisione in un clima così incandescente.

Come la storia ha dimostrato nei decenni, l’estremismo politico trova sempre le condizioni ideali per svilupparsi quando ci sono presupposti di un’instabilità politica e/o di un disagio socio-economico. La Germania degli anni ’20 in cui il partito nazionalsocialista iniziò a raccogliere consensi era una nazione che versava in condizioni sociali a dir poco drammatiche e con un’economia in preda ad un’inflazione travolgente.

Quando non si ha più fiducia nella classe politica, quando non ci sono più certezze non è difficile che l’estremismo attecchisca. Quello che più preoccupa, oggi, nel 2005, è il fatto che i precedenti tedeschi non sono certo rassicuranti e che il problema, che non sta certo nascendo ora, si sta oggi “politicizzando” ovvero esprimendo anche al livello di preferenze elettorali. Sui giornali tedeschi si legge “[…] die Bundesregierung fürchtet immer mehr je um den Ruf der Republik”

La giustificazione di una forte concentrazione del fenomeno nei Länder facenti un tempo parte della DDR, proviene dal fatto che senza dubbio i cittadini tedesco-orientali sono stati quelli più colpiti, anche e non solo al livello psicologico, dalla Wende. Se si tiene inoltre conto del secondo fattore, quello storico-politico, si può probabilmente aggiungere un utile tassello al complesso mosaico facilitando la lettura di questo sviluppo xenofobo nel territorio della ex-DDR.

Se la caduta del muro di Berlino ha significato il ritorno alla democrazia e alla libertà per molti tedeschi orientali, essa ha anche costituito la valvola di sfogo per i gruppi neonazisti che già da tempo erano nati e si erano radicati, al livello sotterraneo, nell’ex Germania dell’Est come resistenza interna al regime.

Tra i resti del muro, a Friedrichshain, Pankow e Lichtenberg, mentre la polizia e i radicali di sinistra si scontrano reciprocamente, i neonazi si organizzano preparandosi ad intervenire.

Nell’agosto 1992, a Rostock, si verificano le prime manifestazioni xenofobe; esse sono viste dallo storico Ernst Nolte in parte come uno strascico della repressione comunista ma soprattutto come il tentativo di colmare il vuoto ideologico, creatosi in seguito al fallimento dell’utopia socialista (adesso addirittura rinnegata) con la riscoperta di valori come quello della “nazione”.

La problematica del neonazismo è anche uno dei temi principali del film Führer Ex, interessante per le riflessioni sociologiche che la sua visione implica. Tratto da una storia vera, il film dell’esordiente regista Winfried Bonengel, affronta, scabrosamente e senza sentimentalismi, il tema della Wiedervereinigung ripercorrendo le esperienze di due giovani Rowdys (“anarchici”) berlinesi tristemente legate da voglia di libertà e da un’amicizia dalle conseguenze mortali.

Il regista Bonengel ha collaborato con Ingo Hasselbach approfondendo, il problema che, dalla Nachwendezeit fino ad oggi, rappresenta forse una delle più importanti preoccupazioni, al livello sociale, della nuova Germania: il rifiorire di ideologie neonaziste.

Il film è ambientato, a cavallo tra il 1986 e la riunificazione, nel quartiere Lichtenberg di Berlino, un luogo che “zu dieser Zeit ganz deprimierend war” come lo stesso Hasselbach afferma in un’intervista.
Il tentativo fatto da Bonengel e Hasselbach, mira a scoprire i veri motivi del rivolgersi alla violenza e alla xenofobia partendo da un’analisi del sozialistischer Alltag (“monotona routine socialista”). Già l’inizio del film è emblematico: i due diciottenni Heiko (Christian Blümel) e Tommy (Aaron Hildebrand) urinano su una copia del «Neues Deutschland», danno fuoco ad una bandiera della DDR e prendono a calci le Trabis che popolano le strade della capitale tedesco-orientale mostrando tutta la loro insofferenza ad adattarsi alle ferree regole che incombono, come un grave macigno, sulle loro idee ribelli.

Heiko e Tommy, non avendo alcuna voglia di lavorare, passano le giornate ad ascoltare musica punk seduti in terrazza, osservando i tetti di Berlino Est tra una birra e l’altra e sognando un’utopica fuga in Australia: “nach einem kapitalistischen Ausland, weil Australien einfach das geilste Land der Welt ist, da kannst du machen, was du willst, da bist du frei […]. Fra le miserie di una DDR in stato di decomposizione politica e morale, Bonengel volge la propria macchina da presa alla ricostruzione di quella matrice di pulsioni negative che animano i giovani di estrema destra.

Il film vuole, infatti, raccontare la storia di come, vivendo sotto un regime dispotico e intollerante come quello della DDR, si sia potuti arrivare ad abbracciare l’ideologia neonazista, in una brutale escalation di odio e violenza.

La così agognata fuga dallo Stato di Honecker, al di là del muro, si trasforma, per i due giovani, in un incubo racchiuso nelle squallide e violente prigioni della DDR.

Il carcere è un covo di rivoluzionari Altnazis che combattono una tenace resistenza interna contro i Dreckskommunisten; frasi del tipo:

“Die janze verdammte DDR, die is nur auf Lügen aufjebaut worden; det hat schon in der Schule anjefanjen, die haben uns nur Scheiße über Nazis erzählt”

trad. it.:“tutta questa maledetta DDR è stata fondata solo su bugie; hanno iniziato già a scuola, ci hanno raccontato soltanto stupidaggini sui nazisti” (la pronuncia del protagonista Tommy denota una forte inflessione berlinese, in tedesco standard sarebbe: “die ganze verdammte DDR, die ist nur auf Lügen aufgebaut worden; das hat schon in der Schule angefangen, die haben uns nur Scheiße über Nazis erzählt”).

sono emblematiche per comprendere quanto radicata fosse la convinzione dell’iniquità del regime socialista e quanto questa avversione abbia progressivamente condotto all’estremo opposto.

Uno dei due protagonisti principali del film, Tommy, troppo anarchico persino per “sottomettersi” agli estremisti che agiscono all’interno del penitenziario, riesce ad evadere nascondendosi tra il materiale prodotto dai prigionieri che dal carcere viene “esportato” ad Ovest. Ironia della sorte, Tommy raggiunge l’Ovest nel novembre 1989, proprio quando la DDR stava cessando di esistere. La polizia dell’Ovest lo ferma, gli chiede i documenti, dei quali egli naturalmente non è in possesso e lo porta alla centrale. La rabbia e la disillusione di Tommy sta tutta nella frase: “det fängt ja jut an!” (trad it: “iniziamo proprio bene!”)

In questa scena si può forse vedere, certo in maniera esasperata, la fallacità che la speranza della libertà ha rappresentato per i cittadini della DDR. Heiko, più debole di Tommy, rimane affascinato dall’ideologia nazista e fonda, dopo la caduta del muro, una sezione della NPD (partito neonazista) nella Weitlingstraße, a Berlino.

Un giudizio critico sul film è anche espresso dalla sociologa Gunhild Corfes, la quale parla del protagonista Heiko come un “sehr typisches Beispiel für einen heute überzeugten Neonazi”.
Il messaggio finale può forse risultare scioccante, almeno per una parte dei tedeschi orientali, ma si delinea molto chiaramente: l’intolleranza nazista e il razzismo ad essa legato non è un “prodotto” importato dall’Ovest ma un qual cosa di latente nel “sottosuolo” della loro stessa DDR.
A confermare questa tesi è un articolo pubblicato recentemente su “Der Spiegel” che indaga sul fenomeno del neonazismo nel quartiere amburghese di Bergedorf. L’intervistata, cittadina tedesca di origine afgana, si esprime così in merito alla nascita del problema:

"Bis zum Mauerfall ist in Hamburg-Bergedorf alles in Ordnung gewesen. Aber dann sind scharenweise Ostdeutsche in die Gegend gezogen. Mit ihnen ist der Hass gekommen."

trad. it: “Fino alla caduta del muro nel quartiere Bergedorf di Amburgo era stato tutto in ordine. Dopo però sono vi si sono trasferite frotte di tedeschi orientali. Con loro è arrivato l’odio”.

L'articolo è di:
Giuseppe Tricarico

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