|
Ciao Wolfgang,
ho letto con attenzione il tuo intervento su lingua tedesca e filosofia, e sono d'accordo con le tue opinioni; tuttavia vorrei sottolineare due punti, che credo, peraltro, siano fra loro collegati.
1) Credo che il tedesco possa offrire, come lingua, qualcosa di più rispetto ad altre per l'argomentazione filosofica; penso, essenzialmente, alla possibilità di coniare nuove parole attraverso l'unione di altre preesistenti: ciò è, a mio parere, uno straordinario mezzo di sintesi concettuale, che è stato portato ai massimi livelli, nel nostro secolo, da M. Heidegger. La lettura, ad esempio, di
"Essere e Tempo" in lingua originale, con tutti i suoi termini composti, pregni di significato filosofico (Dasein, Vorhandenheit, Unverborgenheit), risulta meno artificiosa della traduzione italiana, piena di trattini fra parole giustapposte (rispettivamente: Esser-ci, semplice-presenza, non-esser-nascosto). Insomma, il tedesco riesce meglio, a mio parere, a fondere in un'unica parola altri termini preesistenti, fornendo al filosofo un mezzo superiore di espressione dei propri concetti mentali complessi.
2) Bisogna dire che questa possibilità è particolarmente utile per il tipo di filosofia nella quale eccelgono i filosofi tedeschi: un pensiero, come tu giustamente segnali, che è "pensiero astratto", pensiero -potremmo dire- metafisico; in questo è contrapposto alla filosofia di stampo anglosassone (anche se sono conscio che sto ipersemplificando), detta anche filosofia analitica, molto più vicina alle discipline scientifiche e sicuramente di stampo più pragmatico.
Luca Cinotti -
luca313@supereva.it 
Ciao Luca,
Hai perfettamente ragione quando dici che la filosofia tedesca è più astratta, metafisica, mentre quella inglese è più analitica, pragmatica. Ma qual
è il motivo di questa differenza? Secondo me è proprio la storia profondamente diversa tra Inghilterra e Germania che ha generato queste due scuole di pensieri. L'Inghilterra è da secoli una monarchia costituzionale con istituzioni parlamentari e democratiche ben radicate, non c'è da meravigliarsi che il pensiero filosofico è spesso stato vicino all'ambito politico e scientifico.
Secondo stime affidabili, la lingua tedesca ha un patrimonio linguistico tra 300.000 e 500.000 parole. Quella inglese invece tra 600.000 e 800.000 parole. Anche considerando la particolarità della lingua tedesca di poter generare nuove parole composte da altre già conosciute, che sottolinei giustamente, mi sembra chiaro che la capacità di differenziare dell'inglese non sia affatto inferiore a quella del tedesco.
Conosco Heidegger abbastanza bene, ma non mi piace molto, né come filosofo, né come uomo (non riesco a dividere le due cose). Ma esaminiamolo esclusivamente dal punto di vista linguistico. Alcuni anni fa ho tradotto un libro di Heidegger dal tedesco all'italiano
(alcune sue lezioni universitarie degli anni '40 del secolo scorso) insieme a una studentessa italiana che ne aveva bisogno per la sua tesi. Gli esempi che citi li conosco, mi ricordo benissimo quanto abbiamo sudato per tradurre
i testi di Heidegger in modo accettabile in italiano.
Ma non sono d'accordo con te quando dici: "La lettura, ad esempio, di Essere e Tempo in lingua originale, con tutti i suoi termini composti, pregni di significato filosofico... risulta meno artificiosa della traduzione italiana..." La terminologia di Heidegger risulta, per un tedesco che non è della scuola heideggeriana, nello stesso modo contorto e artificioso delle traduzioni italiane che hai elencato! Il linguaggio di Heidegger è un linguaggio esclusivamente suo, una specie di lingua criptata, e quindi non
affatto rappresentativa per la lingua tedesca. Leggendo Heidegger delle volte avevo addirittura l'impressione che esprimeva il suo pensiero con una terminologia volutamente oscura e di difficile comprensione.
Per dirlo in breve: per me Heidegger non è un esempio delle capacità sofisticate della lingua tedesca, è piuttosto un caso singolare, direi quasi una curiosità linguistica!
Wolfgang Pruscha
-
webmaster@viaggio-in-germania.de
|