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Il film di Oliver Hirschbiegel sugli ultimi giorni di Hitler nel suo bunker a Berlino prima del suo suicidio è stato un successo internazionale. Ma fu anche aspramente criticato per aver reso "umano" la figura del dittatore. In questa pagina due commenti del film, uno di Francesco Lengua e uno di Wolfgang Pruscha.

Il compito del regista Hirschbiegel si rivela ben presto complesso e coraggioso. Portare sul grande schermo la figura del leader del terzo reich Adolf Hitler non è certo impresa priva di rischi etici e storici. L’immagine che ne può derivare è gia di per se caricatura, una distorsione d’immagine che potrebbe portare a rivivere diversamente la storia (operazione drammaticamente mal riuscita a Benigni).

L’interpretazione dell’ottimo Bruno Ganz in "La Caduta" porta comunque ad un risultato valido, storicamente plausibile e indubbiamente educativo. Ritrarre Hitler nella sua quotidianità, negli ultimi 12 giorni all’interno del bunker a Berlino, mentre beve le sue minestrine, accarezza i bambini si intrattiene cortesemente con le sue segretarie fa tuttavia gridare molti allo scandalo. Vederlo cosi bonario e acciaccato dal morbo di Parkinson lo rende più accettabile e umano. È la realtà storica. Che lo si voglia o no il dittatore tedesco, in ogni biografia e grazie ai dettagliati racconti della segretaria personale, aveva con le persone a se vicine un vero e proprio rapporto di cordialità.

L’orrore di 50 milioni di morti rimane immutabile e ben traspare dal film nel continuo contrasto a narrazione parallela tra la dolce vita del bunker all’alba della “caduta degli Dei” (film assolutamente da vedere) e i bombardamenti dal “cielo sopra Berlino” (altro consiglio…). Nel livello superiore i civili, che portarono Hitler alla gloria immensa, muoiono come topi, al di sotto il dittatore stesso si dichiara indifferenze alle sofferenze dei tedeschi inneggiando in tutta la sua follia a vincere una guerra ormai drammaticamente persa. Il film lascia percepire dunque il senso profondo del disastro e del declino, della caduta e del franare turbinoso di un mondo che, nella filosofia nazista, avrebbe dovuto essere perfetto.

È difficile dire se le cose siano effettivamente andate cosi, la rappresentazione data, tratta dal romanzo di Fest e dai racconti della segretaria personale di Hitler Trandl Junge (deceduta nel 2002), ha comunque un suo fascino. Il nazismo viene rappresentato con un velo di fascino estetizzante grazie all’eleganza virile delle divise, all’essenzialità dell’architettura, alle sonorità evocate da Wagner, tutti elementi del disastro che hanno affascinato un intero popolo trascinandolo in una spirale di morte devastante.

Francesco Lengua
francesco_lengua@fastweb.it


Una scena del film: Hitler saluta dei ragazzi che devono aiutare a combattere contro i russi,
come ultima risorsa del esercito in disfacimento

Del testo di Francesco Lengua condivido tutto, tranne forse il giudizio per me troppo severo sul film di Benigni. Vorrei aggiungere solo alcune impressioni personali.

Sono tedesco, ma sono nato dopo la fine della guerra, quindi conosco il nazismo solo dai libri e dai film - a differenza dei miei genitori che lo hanno vissuto in prima persona. Più di una volta mi sono chiesto come hanno potuto mantenere per tutto il periodo della dittatura nazista una posizione di silenzioso sostegno del regime, nonostante le voci sulle crudeltà del nazismo che giravano e che sicuramente anche loro conoscevano. Era impossibile parlare di questo con loro, dopo la fine del nazismo volevano solo dimenticare ciò che era successo.

Durante la visione del film ho capito una cosa importante: chi si occupa solo del carattere crudele del nazismo, chi vede solo l'olocausto e i 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale provocata senza ombra di dubbio esclusivamente dalla Germania di Hitler, chi si limita a questi lati della storia non capirà mai perché Hitler e il nazismo godevano, forse con eccezione degli ultimi anni, dell'appoggio della maggioranza dei tedeschi. L'unica spiegazione rimane, in quest'ottica, l'assurda tesi dello storico Goldberg che vuole vedere la maggioranza dei tedeschi antisemiti atroci e nazisti convinti.

È invece proprio il lato spesso criticato del film che può aprire gli occhi. Vedere la quotidianità della vita dei gerarchi nazisti, sentire l'indubbio fascino morboso della personalità di Hitler, percepire la forza demoniaca dell'ideologia della missione della Germania contro i presunti mali del mondo (bolscevismo e ebraismo): tutto questo mi ha spaventato, ma allo stesso tesso mi fatto capire quanto può essere pericolosa, a livello psicologico, la potenza convincente di una ideologia come quella del nazismo. Un film da vedere.

Wolfgang Pruscha
wolfgangpruscha@gmail.it


Bruno Ganz: a sinistra "in privato" - a destra nel ruolo di Hitler

La caduta
Regia di Oliver Hirschbiegel
DVD, 156 minuti
(in lingua italiana)

Per saperne di più

Vedi anche:

Tutte le pagine sulla repubblica di Weimar, Hitler e la seconda guerra mondiale
Tutti gli interventi necessari per capire meglio chi era Hitler, perché è arrivato al potere e cosa significava il nazismo per la Germania. [capitolo]
Tutte le pagine sul cinema tedesco
Fritz Lang, Leni Riefenstahl, Volker Schlöndorff, Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Wim Wenders, la "Berlinale" e altre risorse di Internet sulla storia del cinema tedesco. [capitolo]

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