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Il compito del regista Hirschbiegel si rivela ben presto
complesso e coraggioso. Portare sul grande schermo la figura del leader del
terzo reich Adolf Hitler non è certo impresa priva di rischi etici e storici.
L’immagine che ne può derivare è gia di per se caricatura, una distorsione
d’immagine che potrebbe portare a rivivere diversamente la storia (operazione drammaticamente mal riuscita a Benigni).
L’interpretazione dell’ottimo Bruno Ganz in "La Caduta" porta comunque ad un
risultato valido, storicamente plausibile e indubbiamente educativo. Ritrarre
Hitler nella sua quotidianità, negli ultimi 12 giorni all’interno del bunker a
Berlino, mentre beve le sue minestrine, accarezza i bambini si intrattiene
cortesemente con le sue segretarie fa tuttavia gridare molti allo scandalo.
Vederlo cosi bonario e acciaccato dal morbo di Parkinson lo rende più
accettabile e umano. È la realtà storica. Che lo si voglia o no il dittatore
tedesco, in ogni biografia e grazie ai dettagliati racconti della segretaria
personale, aveva con le persone a se vicine un vero e proprio rapporto di
cordialità.
L’orrore di 50 milioni di morti rimane immutabile e ben traspare dal film nel
continuo contrasto a narrazione parallela tra la dolce vita del bunker all’alba
della “caduta degli Dei” (film assolutamente da vedere) e i bombardamenti dal
“cielo sopra Berlino” (altro consiglio…). Nel livello superiore i civili, che
portarono Hitler alla gloria immensa, muoiono come topi, al di sotto il
dittatore stesso si dichiara indifferenze alle sofferenze dei tedeschi
inneggiando in tutta la sua follia a vincere una guerra ormai drammaticamente
persa. Il film lascia percepire dunque il senso profondo del disastro e del
declino, della caduta e del franare turbinoso di un mondo che, nella filosofia
nazista, avrebbe dovuto essere perfetto.
È difficile dire se le cose siano effettivamente andate cosi, la
rappresentazione data, tratta dal romanzo di Fest e dai racconti della
segretaria personale di Hitler Trandl Junge (deceduta nel 2002), ha comunque un
suo fascino. Il nazismo viene rappresentato con un velo di fascino estetizzante
grazie all’eleganza virile delle divise, all’essenzialità dell’architettura,
alle sonorità evocate da Wagner, tutti elementi del disastro che hanno
affascinato un intero popolo trascinandolo in una spirale di morte devastante.
Francesco Lengua
francesco_lengua@fastweb.it
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Una scena del film: Hitler saluta dei ragazzi che devono
combattere contro i russi,
come ultima risorsa del esercito in disfacimento
La mia non vuole essere una seconda recensione, in
contrasto con la prima. Del testo di Francesco Lengua condivido tutto, tranne
forse il giudizio per me troppo severo sul film di Benigni. Vorrei aggiungere
solo alcune impressioni molto personali che ho avuto mentre guardavo questo
importante film.
Sono tedesco, ma sono nato dopo la fine della guerra, quindi conosco il nazismo
solo dai libri e dai film - a differenza dei miei genitori che lo hanno vissuto
in prima persona. Più di una volta mi sono chiesto come hanno potuto mantenere
per tutto il periodo della dittatura nazista una posizione di silenzioso
sostegno del regime, nonostante le voci sulle crudeltà del nazismo che giravano
e che sicuramente anche loro conoscevano. Era impossibile parlare di questo con
loro, dopo la fine del nazismo volevano solo dimenticare ciò che era successo.
Durante la visione del film ho capito una cosa importante: chi si occupa solo
del carattere crudele del nazismo, chi vede solo l'olocausto e i 50 milioni di
morti della seconda guerra mondiale provocata senza ombra di dubbio
esclusivamente dalla Germania di Hitler, chi si limita a questi lati della
storia non capirà mai perché Hitler e il nazismo godevano, forse con eccezione
degli ultimi anni, dell'appoggio della maggioranza dei tedeschi. L'unica
spiegazione rimane, in quest'ottica, l'assurda tesi dello storico Goldberg che
vuole vedere la maggioranza dei tedeschi antisemiti atroci e nazisti convinti.
È invece proprio il lato spesso criticato del film che può aprire gli occhi. Vedere
la quotidianità della vita dei gerarchi nazisti, sentire l'indubbio fascino
morboso della personalità di Hitler, percepire la forza demoniaca dell'ideologia
della missione della Germania contro i presunti mali del mondo (bolscevismo e
ebraismo): tutto questo mi ha spaventato, ma allo stesso tesso mi fatto capire
quanto può essere pericolosa, a livello psicologico, la potenza convincente di
una ideologia come quella del nazismo. Un film da vedere. Se lo avete perso al
cinema procuratevi il DVD!
Wolfgang Pruscha
wolfgangpruscha@email.it

Bruno Ganz: a sinistra "in privato" - a destra nel ruolo di
Hitler
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