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Reiner Kunze, nel 2009, durante la premiazione del "Memminger
Freiheitspreis 1525"
foto: Wikipedia
Nelle liriche e nella prosa di Kunze si rispecchiano cinque decenni di storia tedesca e la sua biografia è esemplare per il destino di chi si ritrovò a essere cittadino della Germania dell'Est.
Biografia
Reiner Kunze nacque a Oelsnitz (Sassonia) nel 1933. Figlio di un minatore, studiò a Lipsia filosofia e giornalismo. Nella stessa università lavorò come assistente dal 1955 al 1959, ottenendo sporadici incarichi di docenza. Aveva già incominciato l'obbligatoria carriera all'interno del SED (il partito unico della DDR), quando, parzialmente influenzato dai poeti cecoslovacchi, decise di dissociarsi dalla vigente ideologia. Ebbe inizio così una lunga persecuzione nei suoi confronti.
Costretto a lasciare l'università, s'ingegnò alla meno peggio come apprendista meccanico e bracciante agricolo. Nel 1961 sposò la dottoressa cèca Elisabeth Littnerová adottando la di lei figlia Marcela. Nel 1962 si trasferì con la sua famigliola in Turingia, dove cominciò l'attività di libero scrittore.
Già a questo punto, per il Politbüro Kunze è persona non grata, in quanto continua a fare una critica spietata al regime. Pochissime sue opere verranno pubblicate nella DDR: la maggior parte di esse verranno fatte recapitare dallo scrittore in maniera spesso avventurosa agli editori della Germania Occidentale.
Le sillogi Vögel über dem Tau (1959, con evidenti influssi di Bertolt Brecht), auf eigene hoffnung (1981), gespräch mit der amsel (1984) e eines jeden einzigen leben (1986) gli varranno una certa popolarità anche fuori della Germania. Nella DDR, molte sue poesie sono propagate clandestinamente nei circoli della Samsidat - l'organizzazione culturale del popolo - sotto forma di opuscoletti stampati in proprio o copie manoscritte. Il volume in prosa Die wunderbaren Jahre (1976; trasposto per il cinema dallo stesso Kunze - poco felicemente - tre anni più tardi) provoca la sua esclusione dalla Gilda degli scrittori tedesco-orientali. E' spiato e messo sotto torchio tanto a lungo e tanto spietatamente che, insieme alla moglie e alla figlia, deve lasciare la DDR.
Il trasferimento nella Germania "oligarchica" è proposto ai Kunze dallo stesso Politbüro quale alternativa a un processo politico. "Ormai davo per scontato che mi avrebbero arrestato. All'eventualità di andar via non avevo mai pensato" affermerà poi lo scrittore. Su di lui pesa l'imputazione di "attività sovversiva contro lo Stato". L'estradizione dalla DDR nel novembre dello stesso 1976 del poeta e cantautore Wolf Biermann aveva causato una fervida protesta e spontanee manifestazioni di solidarietà da parte di molti intellettuali. L'accusa a Kunze di essere un "nemico dello Stato", con conseguente esclusione dalla Gilda degli scrittori, accrebbe la celebrità di questo portavoce del "dolce dissenso". Il materiale critico di Die wunderbaren Jahre (il suo volume sotto imputazione, che lui volle dedicare alla figlia Marcela) è costituito da circa cinquanta testi brevi che illustrano i metodi usati dal potere nel tentativo di imporre una "socializzazione" su vasta scala.
I bonzi di Berlino Est rinunciarono a fargli il processo per paura di una protesta internazionale. Così, il 13 aprile 1977, Kunze (di salute cagionevole anche a causa dei lunghi anni di privazioni) attraversò insieme alla moglie Elisabeth e alla figlia Marcela (anche lei vittima di rappresaglie) il confine che divideva le due Germanie. "Non sono né un martire né un eroe" si giustificherà in seguito. Restare avrebbe significato per lui la sofferenza della prigione.
Nello stesso anno della "fuga", Kunze ottiene il "Georg Büchner Preis": il più ambito premio letterario nell'area germanica. "Non ho mai scritto per fare politica" spiega il poeta, "ma è inevitabile che la realtà si intrufoli in ogni testo e che molti libri assumano spesso un tono... politico."
I suoi impegni come artista lo conducono dapprima a Monaco di Baviera, dove viene accolto nell'Accademia Bavarese delle Belle Arti. Nella metropoli sull'Isar rimane fintantoché la moglie non trova a Passau (Passavia) un lavoro come ortopedica. Da allora i Kunze vivono nella "città dei tre fiumi" ai margini della Foresta Bavarese. Davanti alla loro casetta si allarga un bel paesaggio collinoso attraversato dal Danubio. "Poter ammirare questo panorama è un vero e proprio privilegio" riconosce il poeta. Gli anni trascorsi a Passavia saranno anche i più creativi per lui, che intanto è anche membro dell'Accademia delle Arti di Berlino Ovest e dell'Accademia di Darmstadt per la Lingua e La Poesia.
Reiner Kunze ha tradotto molti lirici cèchi; tra di essi, Jan Skácel, cui lo legò una lunga amicizia.*
Nel dicembre 1989 (pochi mesi dopo il crollo del Muro) Kunze fa di nuovo parte della Gilda degli scrittori tedesco-orientali, destinato a fondarsi con il Pen Club occidentale. Nel 1992 ritira la sua adesione all'Accademia delle Arti di Berlino Ovest. Sempre in seguito a una protesta esce anche dal Pen Club, per farvi rientro nel 1995. Nel 1998 si schiera con gli oppositori della riforma dell'idioma tedesco.
Innumerevoli i premi letterari ottenuti da Kunze nella Cecoslovacchia, in Svezia, in Austria e nella Repubblica Federale Tedesca: Premio del Libro per l'Infanzia 1971, Premio Letterario dell'Accademia Bavarese delle Belle Arti 1973, Georg Büchner Preis 1977, Premio Andreas Gryphius 1977, Geschwister-Scholl-Preis 1981, Literaturpreis Ruhrgebiet 1990, Premio Hölderlin nel giugno 1999.
Le opere di Reiner Kunze sono state tradotte in oltre trenta lingue.
*Skácel Jan, 1922-1989. Romanziere e poeta cèco. Dal 1969 al 1981 gli fu imposto il divieto assoluto di scrivere. Tradotti in lingua tedesca da R.Kunze: "Fährgeld für Charon" (1967) e "Wundklee" (1989).
La riunificazione
Il crollo del Muro significò per Kunze dover tornare a fronteggiare il
proprio passato. Nel 1990 gli vennero consegnati gli atti che lo
riguardavano, rimasti fino ad allora negli archivi della Stasi (Staatssicherheit):
dodici cartelle per un totale di 3.491 pagine. Il contenuto di quegli
atti, "nella maggior parte esatto", viene rilavorato dallo scrittore e
inserito in Deckname Lyrik ('Pseudonimo Lirica'). Deckname Lyrik
smaschera Ibrahim Böhme, allora capo dei socialdemocratici
tedesco-orientali, come un ex agente della Stasi. In seguito alla
sorprendente rivelazione, Böhme dovrà rinunciare a ogni velleità
politica nella Germania riunificata. In questo suo libro, Kunze accusa
anche gli scrittori Sasha Anderson e Hermann Kant di essere stati dei
delatori.
Soprattutto durante il difficoltoso periodo nella Germania comunista, la
moglie Elisabeth ha permesso a Kunze di dedicarsi alla scrittura
indipendentemente da ogni forma di guadagno. Negli scritti di Reiner
Kunze traspare qua e là molto evidente l'importanza che Elisabeth ha
rivestito nella sua vita, e non solo per l'appoggio materiale che lei
gli ha sempre garantito.
Le letture all'università di Monaco
All'inizio degli anni Novanta Kunze è ospite dell'Università di Monaco
di Baviera, dove tiene una serie di conferenze. I manoscritti di queste
letture saranno poi pubblicati dall'editore Fischer insieme ad altre
riflessioni di Kunze su letteratura, arte e musica. (Das weiße Gedicht.
Essays. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno). Kunze parla di Heinrich
Böll, delle illustrazioni di Karel Franta per i libri per l'infanzia,
del tardo Liszt... E, qualsiasi sia il tema che affronta, sempre
risaltano le sue esperienze nell'ex DDR quale "autore indesiderato". Ma
in ogni sua "riflessione" Kunze si sforza sempre di dis-ideologizzare,
di non parlare mai per pregiudizi, riducendo ogni argomento alla mera
essenza poetica. In questo modo, gli oggetti della sua osservazione
guadagnano in profondità, e il lettore acquista una maggiore
comprensione per essi, grazie al linguaggio sensibile e preciso che
contraddistingue questo artista.
"Ogni capolavoro è sovrano. Niente che già non sia contenuto in esso
potrà mai aggravarlo, così come niente potrà mai giustificarlo." Questa
verità di fondo, dallo scrittore brillantemente formulata in due frasi,
è il filo d'Arianna che unisce tutti i testi contenuti in Das weiße
Gedicht.
Il viaggio in Polonia
"Ci uniscono molte più cose di quante non ci separino": così Kunze circa
i rapporti tra Polonia e Germania, durante la serie di otto conferenze
che tiene nel 1996 in sei importanti università polacche. Le conferenze
si accentrano sulla letteratura tedesca e sulla comprensione vicendevole
dei due popoli.
"In Germania troviamo tracce di immondizia nazionalistica su molti muri:
le scritte con lo spray ad opera di tedeschi reazionari; ma la stessa
immondizia si riscontra purtroppo anche in Polonia. Tuttavia, durante
questo viaggio ho potuto guardare molti giovani dritto negli occhi e
mai, dico mai ho avuto l'impressione di trovarmi in una terra in cui
regna la xenofobia. A dire il vero, non mi sembrava neppure di essere
all'estero - sebbene son sempre stato conscio dellaaaa mia condizione di
forestiero. Se son riuscito a infondere negli ascoltatori la sensazione
che l'uomo dietro il pulto non era poi tanto diverso da loro, debbo
concludere che si è trattato di uno dei viaggi più importanti della mia
vita."
In questo suo giro, Reiner Kunze parla a numerosi suoi lettori e
lettrici, ma anche a studenti di Germanistica, giornalisti, scrittori,
interpreti. "In Polonia ho diversi amici, e in Polonia sono stati editi
alcuni miei libri. Due di essi 'a nero', ovvero clandestinamente. E'
chiaro che quando qualcuno decide di stampare un libro mettendo a
rischio la propria vita, l'autore gli deve essere infinitamente
riconoscente. Inoltre, noi tedeschi - ma non solo noi tedeschi -
dobbiamo essere grati al popolo polacco in quanto proprio dalla Polonia
è partito lo sviluppo sociopolitico oggi ancora in corso. Senza
Solidarnosc e le rivolte del 1956, '68, '70, '76, '80 e '81, nell'Europa
Orientale le cose non sarebbero andate a questo modo.
"Ci uniscono molte più cose di quante non ci separino. Nel 1849,
Mickiewicz [uno dei più grandi scrittori polacchi, N.d.R.] scrisse: 'La
situazione europea è tale che è impossibile che oggi un popolo decida di
andare verso il progresso da solo.' Ebbene, fin da Hitler e Stalin, i
cui eserciti marciarono sulla Polonia, gli europei dovrebbero aver
capito che Mickiewicz aveva ragione.
"Già nel 1956 il servizio di Sicurezza Statale della DDR ('Stasi') provò
interesse per le mie attenzioni alla situazione polacca. E' tutto
documentato negli atti. Per prepararmi a questo mio viaggio, ho letto
non soltanto le novità letterarie provenienti dalla Polonia, ma ho
ripreso in mano anche vecchi libri; e, tra le pagine di un volume di
racconti di scrittori polacchi, edito dall'editore Hanser di Monaco, ho
ritrovato la lettera indirizzatami dallo stesso editore. Da questa
lettera, datata 1968, si deduce che io lo avevo pregato di spedire il
libro non a me, ma all'indirizzo di un mio amico cèco. Allora vivevo
ancora nella DDR e il libro non avrebbe mai potuto raggiungermi là.
Quando l'amico praghese ricevette il pacco, dovetti partire in tutto
segreto per prenderlo dalle sue mani...".
Nella DDR - lo ripetiamo - nessuna delle opere di Kunze fu mai data alle
stampe. Lo scrittore e poeta fu messo alle strette e continuamente
perseguitato.
"Tutte le attività di K. devono essere documentate e giudicate secondo
la visuale del penalista, allo scopo di raccogliere prove della sua
colpevolezza..."
Parrebbe la citazione di un romanzo di Kafka, ma è solo una frase
contenuta negli atti della Stasi (la polizia segreta della DDR) su
Reiner Kunze.
Bibliografia -
Sensible Wege, poesie, Rowohlt 1969
-
Der Löwe Leopold, fast Märchen, fast Geschichten, S. Fischer 1970 -
Zimmerlautstärke, poesie, S. Fischer 1972 -
Die wunderbare Jahren, prosa, S. Fischer 1976 -
Das Kätzchen, prosa per l'infanzia, 1979 -
Auf eigene Hoffnung, poesie, S. Fischer 1981 -
Eine stadtbekannte Geschichte, prosa per l'infanzia, 1982 -
gespräch mit der amsel (frühe gedichte, sensible wege, zimmerlautstärke), poesie, S. Fischer 1984 -
eines jeden einzigen leben, raccolta di scritti vari, 1986 -
Deckname "Lyrik", S. Fischer 1990. Per mostrare i meccanismi del sistema dell'ex DDR, Kunze inserì in questo libro stralci dei suoi atti della Stasi, e accusò direttamente alcuni colleghi scrittori di aver agito come spioni per il partito. Un libro tanto importante quanto commovente. -
Wohin der Schlaf sich schlafen legt, poesie, 1991 -
ein tag auf dieser erde, liriche, S. Fischer 1998
- Die Intellektuellen als Gefahr für die
Menschheit oder Macht und Ohnmacht der Literatur. Gespräch
zwischen Günter Kunert und Reiner Kunze. Kiel: Kunststiftung der
Landesbank SH. 1999
- Steine und Lieder, Namibische Notizen und
Fotos, 1996
- Der Kuß der Koi, Prosa und Fotos, 2002
- Die Aura der Wörter. Denkschrift zur
Rechtschreibreform. Neuausgabe mit Zwischenbilanz. Stuttgart: Radius,
2004, 78 S. (1. Auflage 2002)
- Wo wir zu Hause das Salz haben,
Nachdichtungen, 2003
- Die Chausseen der Dichter, Gespräch über
Peter Huchel und die Poesie (gemeinsam mit Mireille Gansel), 2004
- Bleibt nur die eigene Stirn. Ausgewählte
Reden, Stuttgart: Radius Verlag, 2005, 199 Seiten
- lindennacht, Gedichte, 2007
Questa pagina è a cura di Peter Patti.
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