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1.
I primi anni a Weimar |
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Con il suo trasferimento a Weimer finisce
definitivamente la fase "sturmeriana" di Goethe, ora si
trova in un ambiente di corte con la sua vita mondana e
Goethe si adatta velocemente. È questo il periodo della vita
in cui Goethe si allontana maggiormente dalla religione.
Ma allo stesso tempo si avvicina al mondo dell'antichità
greco-romana. È attirato dalla loro inclusione del carattere
divino nella natura e nel mondo degli uomini cosa che
corrisponde al suo modo di pensare. L'antichità fornisce ora
i nuovi modelli e il mondo antico degli Dei diventa un
motivo ricorrente nelle sue poesie.
Nell'antichità riconosce una forma umana e allo stesso tempo
religiosa del paganesimo. Espressione di questa nuova
visione sono gli inni "Limiti dell'umano" (Grenzen der
Menscheit, 1778) e "Il divino" (Das Göttliche, 1783).
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Prima parte dell'articolo:
Goethe e la natura
Seconda parte:
Il giovane Goethe e la critica della religione
Terza parte:
Il Goethe maturo e la ricerca dell'umanità |
2. Il
viaggio in Italia
Nel periodo dell'infanzia e della gioventù a Francoforte Goethe vive in un ambiente
protestante. Durante gli studi universitari a Strasburgo conosce
per la prima volta il cattolicesimo e alcuni dei suoi
rappresentanti, ma solo durante il viaggio in Italia (1786-1788)
Goethe vive, per così dire "in piena immersione" il mondo cattolico
con i tutti i suoi rituali e le sue credenze. Per conoscere a
fondo l'Italia e gli italiani, Goethe accetta volentieri questo
coinvolgimento: "Se uno volesse vivere qui dovrebbe diventare
cattolico, per poter partecipare pienamente alla vita di questi
uomini" scrive nel suo diario di viaggio.
La simpatia verso certi riti cattolici e verso una vita quotidiana
improntata dal cattolicesimo che Goethe esprime varie volte nel suo
diario non significa però un avvicinamento al mondo
cattolico o addirittura una conversione vera e propria. Piuttosto
sfrutta questa consapevole immersione nella vita cattolica come
mezzo per avvicinarsi all'Italia e agli italiani, per l'ampliamento
della sua immagine del mondo. "Dappertutto ho saputo trovare e stimare
il bene" scrisse in "Wilhelm Meisters Wanderjahre" e le sue
esperienze durante il viaggio in Italia ne sono una testimonianza.
Ma le sue esperienze italiane con il cattolicesimo sono
contraddittorie: da una parte Goethe loda "la dignità delle
cerimonie papali" in San Pietro e quando ha l'occasione di assistere
ai canti della liturgia del Venerdì Santo confessa, in maniera
commossa: "In quel momento avrei voluto essere un bambino o un
credente".
Dall'altra parte si rafforzano le sue avversioni contro la credenza
nei miracoli e la venerazione delle reliquie, dei martiri e dei
santi. Dei santi si salva solo Filippo Neri, al quale Goethe dedica
addirittura una breve ed entusiasta biografia con il titolo
significativo "Philipp Neri, der humoristische Heilige" (Filippo
Neri, il santo spiritoso), sottolineando così, attraverso il
carattere coerente e umano del protagonista, la sua diversità che
per Goethe lo fa diventare un uomo (non un santo!) da ammirare.
3. Il
Faust
Il Faust è l'opera più
famosa di Goethe ed è anche l'opera della sua vita: dai primi
frammenti al termine della seconda parte dell'opera passano 60 anni,
in cui si susseguono varie versioni che riflettono la sua
continua riflessione sulle religioni.
L'opera è piena di citazioni dalla Bibbia che Goethe conosce bene e
i riferimenti a Dio e il diavolo sono continui. Già nel prologo
vediamo Dio e il diavolo coinvolti in una amichevole conversazione
in cui, alla fine, il diavolo descrive Dio - in modo leggermente
blasfemo - come "un vecchio signore simpatico con cui è piacevole
chiacchierare" e anche l'idea di base, la scommessa tra Dio e il
diavolo è presa dalla Bibbia, più precisamente dal libro di Giobbe.
Per Goethe Dio si identifica con vita, movimento, azione, temi
centrali dell'opera. E così Faust traduce l'inizio del vangelo di
Giovanni così: "All'inizio fu l'azione." Goethe pone il
cristianesimo dell'azione contro quello della confessione.
4. Goethe anziano
Negli ultimi venti anni
della sua vita Goethe tende sempre di più ad unire le
contraddizioni: Dio e il mondo, lo spirito e la natura, l'idea e la
materia, l'individuo e la società. Gli estremi si devono unire a un
livello più alto. Per lui il posto di Dio è nel mondo, così come
l'uomo può raggiungere caratteristiche che lo avvicinano a Dio.
Per il concetto della fede individuale Goethe arriva persino a una
interpretazione psicologica che sembra piuttosto moderna: "Per
quanto riguarda la fede, l'unica cosa che conta è che si creda. Ciò
a cui si crede è del tutto indifferente". Per Goethe la fede
non è
altro che un grande sentimento di sicurezza che si basa sulla
fiducia in un essere imperscrutabile, più grande e potente di noi.
Si occupa anche approfonditamente delle altre grandi religioni, dell'Ebraismo, dell'Islam e anche dell'Induismo. Solo la somma di queste
religioni poteva, per Goethe, rappresentare la base per una
metafisica spirituale.
Undici giorni prima della sua morte Goethe riassume, in una
conversazione su argomenti religiosi con il suo segretario Eckermann:
"Se mi si chiede se sono disposto a esprimere il mio più profondo
rispetto per la persona di Cristo rispondo: certamente. Ma se mi si
chiede di inchinarmi davanti alle ossa del pollice dell'apostolo
Pietro o Paolo, rispondo: statemi lontani con tali assurdità".
5.
Principi religiosi nella vita privata di Goethe
Se non era costretto
per cerimonie ufficiali Goethe non andava mai in chiesa. Rimane
lontano dall'istituzione della chiesa per tutta la vita, anche se
rispetta, per gli altri, i riti religiosi. Fece battezzare i suoi
figli e non ebbe niente da obbiettare contro un funerale religioso
per sua moglie. Non ha mai rotto pubblicamente con la chiesa. Ma le
sue regole gli erano estranee. Nella città di Weimar e nella sua
piccola corte la vita privata di Goethe ha destato scandalo più di
una volta. Per diciotto anni lui e Christiane Vulpius convivono in
una casa e hanno dei figli - senza essere sposati - e Goethe tratta
Christiane come se fosse una moglie legittima. Alla fine si sposano
quando Goethe, per l'invasione dell'esercito francese, teme per la
sua vita e per quella di Christiane, per garantirle una vita
dignitosa anche dopo la sua morte.
Goethe era una persona profondamente religiosa, ma la sua religione
aveva poco a che fare con la religione protestante o cattolica. Era
la sua religione e Goethe era convinto che ognuno doveva avere
la sua versione individuale di vita religiosa, comunque strettamente
privata.
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