Letteratura e cultura tedesca

Goethe e la religione (3):
Goethe e la ricerca dell'umanità

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Goethe nel suo studio
Goethe nel suo studio a Weimar, dettando al segretario August Friedrich John
Quadro di Johann Joseph Schmeller (1831)
fonte: Wikimedia Commons

I primi anni a Weimar:

Con il suo trasferimento a Weimer finisce definitivamente la fase "sturmeriana" di Goethe, ora si trova in un ambiente di corte con la sua vita mondana e Goethe si adatta velocemente. È questo il periodo della vita in cui Goethe si allontana maggiormente dalla religione.

Ma allo stesso tempo si avvicina al mondo dell'antichità greco-romana. È attirato dalla loro inclusione del carattere divino nella natura e nel mondo degli uomini cosa che corrisponde al suo modo di pensare. L'antichità fornisce ora i nuovi modelli e il mondo antico degli Dei diventa un motivo ricorrente nelle sue poesie.

Nell'antichità riconosce una forma umana e allo stesso tempo religiosa del paganesimo. Espressione di questa nuova visione sono gli inni "Limiti dell'umano" (Grenzen der Menscheit, 1778) e "Il divino" (Das Göttliche, 1783).

Il viaggio in Italia:

Nel periodo dell'infanzia e della gioventù a Francoforte Goethe vive in un ambiente protestante. Durante gli studi universitari a Strasburgo conosce per la prima volta il cattolicesimo e alcuni dei suoi rappresentanti, solo durante il viaggio in Italia (1786-1788) Goethe vive, per così dire "in piena immersione" il mondo cattolico con i tutti i suoi rituali e le sue credenze. Per conoscere a fondo l'Italia e gli italiani, Goethe accetta volentieri questo coinvolgimento: "Se uno volesse vivere qui dovrebbe diventare cattolico, per poter partecipare pienamente alla vita di questi uomini" scrive nel suo diario di viaggio.

La simpatia verso una vita quotidiana improntata dal cattolicesimo che Goethe esprime varie volte nel suo diario non significa però un avvicinamento al mondo cattolico o addirittura una conversione vera e propria. Piuttosto sfrutta questa consapevole immersione nella vita cattolica come mezzo per avvicinarsi all'Italia e agli italiani, per l'ampliamento della sua immagine del mondo. "Dappertutto ho saputo trovare e stimare il bene" scrisse in "Wilhelm Meisters Wanderjahre" e le sue esperienze durante il viaggio in Italia ne sono una testimonianza.

Ma le sue esperienze italiane con il cattolicesimo sono contraddittorie: da una parte Goethe loda "la dignità delle cerimonie papali" in San Pietro e quando ha l'occasione di assistere ai canti della liturgia del Venerdì Santo confessa: "In quel momento avrei voluto essere un bambino o un credente".

Dall'altra parte si rafforzano le sue avversioni contro la credenza nei miracoli e la venerazione delle reliquie, dei martiri e dei santi. Dei santi si salva solo Filippo Neri, al quale Goethe dedica addirittura una breve biografia con il titolo significativo "Philipp Neri, der humoristische Heilige" (Filippo Neri, il santo spiritoso), sottolineando così, attraverso il carattere coerente e umano del protagonista, la sua diversità che per Goethe lo fa diventare un uomo (non un santo!) da ammirare.

Il Faust:

Il Faust è l'opera più famosa di Goethe ed è anche l'opera della sua vita: dai primi frammenti al termine della seconda parte dell'opera passano 60 anni, in cui si susseguono varie versioni che riflettono la sua continua riflessione sulle religioni.

L'opera è piena di citazioni dalla Bibbia che Goethe conosce bene e i riferimenti a Dio e il diavolo sono continui. Già nel prologo vediamo Dio e il diavolo coinvolti in una amichevole conversazione in cui, alla fine, il diavolo descrive Dio - in modo leggermente blasfemo - come "un vecchio signore simpatico con cui è piacevole chiacchierare" e anche l'idea di base, la scommessa tra Dio e il diavolo è presa dalla Bibbia, più precisamente dal libro di Giobbe.

Per Goethe Dio si identifica con vita, movimento, azione, temi centrali dell'opera. E così Faust traduce l'inizio del vangelo di Giovanni così: "All'inizio fu l'azione." Goethe pone il cristianesimo dell'azione contro quello della confessione.

L'anziano Goethe

Negli ultimi venti anni della sua vita Goethe tende sempre di più ad unire le contraddizioni: Dio e il mondo, lo spirito e la natura, l'idea e la materia, l'individuo e la società. Gli estremi si devono unire a un livello più alto. Per lui il posto di Dio è nel mondo, così come l'uomo può raggiungere caratteristiche che lo avvicinano a Dio.

Per il concetto della fede individuale Goethe arriva persino a una interpretazione psicologica che sembra piuttosto moderna: "Per quanto riguarda la fede, l'unica cosa che conta è che si creda. Ciò a cui si crede è del tutto indifferente". Per Goethe la fede non è altro che un grande sentimento di sicurezza che si basa sulla fiducia in un essere imperscrutabile, più grande e potente di noi.

Si occupa anche approfonditamente delle altre grandi religioni, dell'Ebraismo, dell'Islam e anche dell'Induismo. Solo la somma di queste religioni poteva, per Goethe, rappresentare la base per una metafisica spirituale.

Undici giorni prima della sua morte Goethe riassume, in una conversazione su argomenti religiosi con il suo segretario Eckermann: "Se mi si chiede se sono disposto a esprimere il mio più profondo rispetto per la persona di Cristo rispondo: certamente. Ma se mi si chiede di inchinarmi davanti alle ossa del pollice dell'apostolo Pietro o Paolo, rispondo: statemi lontani con tali assurdità".

Principi religiosi nella vita privata di Goethe:

Se non era costretto per cerimonie ufficiali Goethe non andava mai in chiesa. Rimane lontano dall'istituzione della chiesa per tutta la vita, anche se rispetta, per gli altri, i riti religiosi. Fece battezzare i suoi figli e non ebbe niente da obbiettare contro un funerale religioso per sua moglie. Non ha mai rotto pubblicamente con la chiesa. Ma le sue regole gli erano estranee. Nella città di Weimar e nella sua piccola corte la vita privata di Goethe ha destato scandalo più di una volta. Per diciotto anni lui e Christiane Vulpius convivono in una casa e hanno dei figli - senza essere sposati - e Goethe tratta Christiane come se fosse una moglie legittima. Alla fine si sposano quando Goethe, per l'invasione dell'esercito francese, teme per la sua vita e per quella di Christiane, per garantirle una vita dignitosa anche dopo la sua morte.

Goethe era una persona profondamente religiosa, ma la sua religione aveva poco a che fare con la religione protestante o cattolica. Era la sua religione e Goethe era convinto che ognuno doveva avere la sua versione individuale di vita religiosa, comunque strettamente privata.

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