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1. Infanzia e gioventù a
Francoforte (1749-1765) |
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Johann Wolfgang Goethe nasce nel 1749 a
Francoforte. Francoforte era, a quell'epoca, una città
protestante e i genitori del piccolo Johann Wolfgang ci
tenevano molto alla loro fede religiosa. Così Goethe
ricevette una educazione religiosa (da un insegnante
privato) che ebbe una profonda influenza sulla sua
formazione. L'insegnante stimolò Goethe a un intenso studio
della Bibbia e della lingua ebraica, e l'ottima conoscenza
delle storie della Bibbia, in particolare quelle del Vecchio
Testamento, si riflette in molte opere sia del giovane che
del maturo Goethe.
Ma proprio questo continuo confronto con la Bibbia portò
Goethe fin da giovane, ai primi dubbi
sull'interpretazione della Bibbia da parte della gerarchia
protestante.
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Prima parte dell'articolo:
Goethe e la natura
Seconda parte:
Il giovane Goethe e la critica della religione
Terza parte:
Il Goethe maturo
e la ricerca dell'umanità |
Una prima scossa
fu rappresentata dal terribile terremoto di Lisbona nel 1755 che ebbe in
tutta l'Europa, tra teologi e filosofi, una enorme risonanza, dai
tentativi di trovare consolazione alle giustificazioni come castigo di
Dio. Di queste discussioni anche il piccolo Goethe sentì parlare.
Nella sua autobiografia Goethe descrive dettagliatamente come la
sua concezione di un Dio paterno e saggio fu messa seriamente in
crisi: l'idea di un Dio rabbioso e permaloso che punisce
indifferentemente peccatori e giusti lo scosse profondamente.
Goethe continuò a cercare la risposta alle sue domande nella Bibbia
e, di fronte alle evidenti contraddizioni nei vari testi
biblici, il suo insegnante di ebraico, Albrecht, lo indirizzò sempre
più spesso a uno dei libri nella sua biblioteca che conteneva le
interpretazioni della Bibbia dei più accreditati teologi dell'epoca.
Così Goethe capì anche che la Bibbia che amava molto non era una
fonte indiscussa di verità. La sicurezza di fede ostentata dalla
chiesa protestante non era più sufficiente per lui e non lo
rassicurava più perché non dava risposte soddisfacenti al crescente
disagio creato dall'apparente incompatibilità tra fede e ragione nel giovane Goethe.
2. Gli
anni alle università di Lipsia e di Strasburgo (1765-1771)
Nel 1765 Goethe fu
mandato all'università di Lipsia per studiare giurisprudenza.
Rispetto a Francoforte che, alla fine del '700, era una città
piccola, stretta e provinciale, a Lipsia si respirava un'aria
diversa. Soprattutto grazie alla sua prestigiosa università Lipsia era
una città aperta, influenzata anche profondamente dalla corrente
filosofica dell'illuminismo e dal pietismo, una corrente del
protestantesimo sorta in polemica con il luteranesimo istituzionale,
ostile ai dogmi e alla ricerca di una religiosità interiore
strettamente individuale. Con gli amici Goethe discusse intensamente
tutte le questioni di teologia, filosofia, estetica, società e
psicologia che erano nell'aria in quel periodo. A Lipsia il giovane
Goethe si sentì molto attratto dal pietismo e si fece coinvolgere
molto senza però trovare la soddisfazione che cercava.
Ora Goethe cominciò a formare coscientemente la "sua religione" e a
Strasburgo, la città dove finì i suoi studi, ebbe molti nuovi
stimoli per farlo. Qui conobbe alcuni scrittori della nuova corrente
letteraria dello "Sturm und Drang", in particolare Johann Gottfried
Herder dal quale Goethe fu fortemente stimolato sia nella sua poesia
sia nel suo sentimento religioso. Herder invitò Goethe allo studio
del Corano e gli diede una nuova visione storico-critico della
Bibbia. In quegli anni, la protesta del giovane Goethe che era alla
ricerca di una indipendenza spirituale contro tutte le restrizioni
ortodosse e pietistiche si fece sempre più forte. Trovò infine un nuovo accesso
alla religione, a partire dal 1773, nel Pantheismus
di Spinoza, che vede Dio in tutte le manifestazioni della natura.
"La religione naturale, in realtà, non ha bisogno di una fede,
poiché la convinzione, che dietro la natura si nasconda un grande
essere creatore che ordina e guida, una tale convinzione è evidente
a tutti", scrisse nella sua autobiografia sul risultato della sua
ricerca religiosa in quell'epoca. Secondo lui ognuno aveva il
diritto di cercare un proprio, individuale accesso alla religiosità.
La sua prima tesi sui Dieci Comandamenti che consegnò all'università
di Strasburgo fu respinta. Purtroppo l'originale è andata perduta, si
conosce il suo contenuto solo attraverso le critiche dei professori
che erano scioccati da tanta "stupidaggine religiosa". Il secondo
tentativo di Goethe di finire finalmente i suoi studi di
giurisprudenza, la tesi "De Legislatoribus", sul rapporto tra stato
e chiesa fu accettata, ma la sua stampa fu rifiutata. Evidentemente
i professori di Strasburgo volevano solo disfarsi di uno studente
troppo anticonformista.
3. La produzione letteraria
di Goethe fino al trasferimento a Weimar (1775)
La ricca produzione
letteraria di Goethe del periodo tra il 1770 e il 1775 riflette sia
la sua intima conoscenza della Bibbia e delle correnti filosofiche e
religiose dell'epoca, sia la sua ricerca di una sua religiosità
personale.
Ritroviamo nelle sue opere del periodo sia il pluralismo e la
tolleranza religiosa dell'illuminismo che la forte esasperazione del
ruolo del "genio" dello "Sturm und Drang", cioè del individuo che
non tollera né regole né restrizioni.
La "Lettera del pastore di ***al nuovo pastore di ***", pubblicato
in modo anonimo nel 1772, contiene una frase che rimarrà
significativa per tutta la vita di Goethe:
"Che gioia è
immaginare che il turco, che oggi mi disprezza come cane, e
l'ebreo, che mi considera un maiale, un giorno saranno
felici di chiamarsi fratelli miei."
Questa lettera fa
chiaramente capire che Goethe non aveva nessuna simpatia per una
delle confessioni religiose, ma che, d'altra parte, riteneva
essenziale lo spirito religioso e la ricerca di un senso generale
della vita che non esitò a chiamare "divino". Goethe rifiutò ogni
dogma da parte protestante e cattolica, ma era molto aperto alla
spiritualità religiosa in generale.
Un ultimo esempio del suo sentire religioso in quel periodo è l'inno "Prometeo" del
1773. Qui Goethe sfida apertamente Dio e si mette al suo stesso
livello. Questa poesia, nel tipico stile dello Sturm und Drang,
rivela la sua forte tendenza all'autoaffermazione e all'indipendenza
nei confronti di Dio (visto che qui il protagonista Prometeo parla
in prima persona, Dio si chiama chiaramente Giove). L'ultimo
orgoglioso manifesto di Prometeo nei confronti di Giove è:
"Io sto qui e
creo uomini
a mia immagine e somiglianza,
una stirpe simile a me,
fatta per soffrire e per piangere,
per godere e per gioire,
e per non curarsi di te,
come me."
Ma oltre a sfidare
Giove Prometeo riconosce dei poteri che stanno ancora più in alto di
Giove:
"Io renderti
onore? E perché?
Non mi fecero uomo
il tempo onnipotente
e l'eterno destino,
i miei padroni e i tuoi?"
Quindi, Prometeo si
oppone contro un Dio dispotico che vuole imporgli la sua volontà. Ma
al di sopra di quel Dio sta "il divino", cioè il tempo onnipotente e
l'eterno destino.
Ed è a quel carattere divino che Prometeo (e con lui Goethe) si
sente legato.
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