Letteratura e cultura tedesca

Goethe e la religione (2):
Il giovane Goethe e la critica della religione

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Lisbona dopo il terremoto del 1755
disegno di Daniel Chodowiecki (1774)
fonte: Wikimedia Commons

Infanzia e gioventù a Francoforte (1749-1765):

Johann Wolfgang Goethe nasce nel 1749 a Francoforte. Francoforte è, a quell'epoca, una città protestante e i genitori del piccolo Johann Wolfgang ci tengono molto alla loro fede religiosa. Così Goethe riceve una educazione religiosa (da un insegnante privato) che ha una profonda influenza sulla sua formazione. L'insegnante stimola Goethe a un intenso studio della Bibbia e della lingua ebraica, e l'ottima conoscenza delle storie della Bibbia, in particolare quelle del Vecchio Testamento, si riflette in molte opere sia del giovane che del maturo Goethe. Ma proprio questo continuo confronto con la Bibbia porta Goethe fin da giovane, ai primi dubbi sull'interpretazione della Bibbia da parte della gerarchia protestante.

Una prima scossa è rappresentata dal terribile terremoto di Lisbona nel 1755. Questo terremoto colpisce una vastissima area ma in particolare Lisbona dove si contano tra 60.000 e 90.000 morti, ma anche in Marocco si hanno altri 10.000 morti. Questo evento ha in tutta l'Europa, tra teologi e filosofi, una enorme risonanza, dai tentativi di trovare consolazione per l'immane tragedia, alle giustificazioni come castigo di Dio. Anche il mito della "buona natura" evocato dal filosofo illuminista Rousseau riceve un duro colpo. Di queste discussioni anche il piccolo Goethe sente parlare. Nella sua autobiografia Goethe descrive dettagliatamente come la sua concezione di un Dio paterno e saggio fu messa seriamente in crisi: l'idea di un Dio rabbioso e permaloso che punisce indifferentemente peccatori e giusti lo scosse profondamente.

Goethe continua a cercare la risposta alle sue domande nella Bibbia e, di fronte alle evidenti contraddizioni nei vari testi biblici, il suo insegnante di ebraico, Albrecht, lo indirizza sempre più spesso a uno dei libri nella sua biblioteca che conteneva le interpretazioni della Bibbia dei più accreditati teologi dell'epoca. Così Goethe capisce che la Bibbia, che ama molto, non è una fonte indiscussa di verità. La sicurezza di fede ostentata dalla chiesa protestante non risulta più sufficiente per lui e non lo rassicura più perché non dà risposte soddisfacenti al crescente disagio creato dall'apparente incompatibilità tra fede e ragione nel giovane Goethe.

Gli anni all'università, a Lipsia e a Strasburgo (1765-1771):

Nel 1765 Goethe viene mandato all'università di Lipsia per studiare giurisprudenza. Rispetto a Francoforte che, alla fine del '700, è una città piccola, stretta e provinciale, a Lipsia si respira un'aria diversa. Soprattutto grazie alla sua prestigiosa università Lipsia è una città aperta, influenzata anche profondamente dalla corrente filosofica dell'illuminismo e dal pietismo, una corrente del protestantesimo sorta in polemica con il luteranesimo istituzionale, ostile ai dogmi e alla ricerca di una religiosità interiore strettamente individuale. Con gli amici Goethe discute intensamente tutte le questioni di teologia, filosofia, estetica, società e psicologia che sono nell'aria in quel periodo. A Lipsia il giovane Goethe si sente molto attratto dal pietismo e si fa coinvolgere molto senza però trovare la soddisfazione che cerca.

Ora Goethe comincia a formare coscientemente la "sua religione" e a Strasburgo, la città dove finisce i suoi studi, riceve molti nuovi stimoli per farlo. Qui conosce alcuni scrittori della nuova corrente letteraria dello "Sturm und Drang", in particolare Johann Gottfried Herder dal quale Goethe è fortemente stimolato sia nella sua poesia sia nel suo sentimento religioso. Herder invita Goethe allo studio del Corano e gli dà una nuova visione storico-critico della Bibbia. In quegli anni, la protesta del giovane Goethe, che è alla ricerca di una indipendenza spirituale, contro tutte le restrizioni ortodosse e pietistiche si fa sempre più forte. Trova infine un nuovo accesso alla religione, a partire dal 1773, nel Pantheismus di Spinoza, che vede Dio in tutte le manifestazioni della natura.

"La religione naturale, in realtà, non ha bisogno di una fede, poiché la convinzione, che dietro la natura si nasconda un grande essere creatore che ordina e guida, una tale convinzione è evidente a tutti", scrive nella sua autobiografia sul risultato della sua ricerca religiosa in quell'epoca. Secondo lui ognuno ha il diritto di cercare un proprio, individuale accesso alla religiosità.

La sua prima tesi sui Dieci Comandamenti che consegna all'università di Strasburgo viene respinta. Purtroppo l'originale è andata perduta, si conosce il suo contenuto solo attraverso le critiche dei professori che sono scioccati da tanta "stupidaggine religiosa". Il secondo tentativo di Goethe di finire finalmente i suoi studi di giurisprudenza, la tesi "De Legislatoribus", sul rapporto tra stato e chiesa è invece accettata, ma la sua stampa viene rifiutata. Evidentemente i professori di Strasburgo vogliono solo disfarsi di uno studente troppo anticonformista.

La produzione letteraria di Goethe fino al trasferimento a Weimar (1775):

La ricca produzione letteraria di Goethe del periodo tra il 1770 e il 1775 riflette sia la sua intima conoscenza della Bibbia e delle correnti filosofiche e religiose dell'epoca, sia la sua ricerca di una sua religiosità personale.

Ritroviamo nelle sue opere del periodo sia il pluralismo e la tolleranza religiosa dell'illuminismo che la forte esasperazione del ruolo del "genio" dello "Sturm und Drang", cioè del individuo che non tollera né regole né restrizioni.

La "Lettera del pastore di *** al nuovo pastore di ***", pubblicato in modo anonimo nel 1772, contiene una frase che rimarrà significativa per tutta la vita di Goethe:

"Che gioia è immaginare che il turco,
che oggi mi disprezza come cane,
e l'ebreo, che mi considera un maiale,
un giorno saranno felici di chiamarsi fratelli miei."

Questa lettera fa capire che Goethe non ha nessuna simpatia per una delle confessioni religiose, ma che, d'altra parte, ritiene essenziale lo spirito religioso e la ricerca di un senso generale della vita che non esita a chiamare "divino". Goethe rifiuta ogni dogma da parte protestante e cattolica, ma è molto aperto alla spiritualità religiosa in generale.

Un ultimo esempio del suo sentire religioso in quel periodo è l'inno "Prometeo" del 1773. Qui Goethe sfida apertamente Dio e si mette al suo stesso livello. Questa poesia, nel tipico stile dello Sturm und Drang, rivela la sua forte tendenza all'autoaffermazione e all'indipendenza nei confronti di Giove (cioè Dio), visto che qui il protagonista Prometeo (cioè Goethe) parla in prima persona. L'ultimo orgoglioso manifesto di Prometeo nei confronti di Dio è:

"Io sto qui e creo uomini
a mia immagine e somiglianza,
una stirpe simile a me,
fatta per soffrire e per piangere,
per godere e per gioire,
e per non curarsi di te,
come me."

Ma oltre a sfidare Giove Prometeo riconosce dei poteri che stanno ancora più in alto di Giove:

"Io renderti onore? E perché?
Non mi fecero uomo
il tempo onnipotente
e l'eterno destino,
i miei padroni e i tuoi?"

Quindi, Prometeo si oppone contro un Dio dispotico che vuole imporgli la sua volontà. Ma al di sopra di quel Dio sta "il divino", cioè il tempo onnipotente e l'eterno destino. Ed è a quel carattere divino che Prometeo (e con lui Goethe) si sente legato.

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