Viaggio in Germania - Le città e regioni più belle

Ad Aquisgrana (Aachen)
con il programma Erasmus


di Marina Castellana
Il duomo di Aaachen
La "skyline" di Aquisgrana, in una mattina invernale: il duomo (a destra) e il municipio (a sinistra)
foto: Arne Hückelheim

Come nasce questo racconto?

Nel 2007 Marina Castellana ha partecipato ad un concorso letterario bandito dal DAAD (Servizio tedesco di scambi accademici) di Roma, aggiudicandosi il terzo premio con questo racconto sulla sua esperienza in Germania, ad Aachen: "Diario di un’italiana in Germania". Qui ne potete leggere un breve estratto. L'intero racconto è comunque disponibile in formato pdf che potete scaricare in fondo alla pagina.

"Diario di un’italiana in Germania"

L'aveva sempre saputo dentro di sé, in quel piccolo angolo nascosto che conosciamo solo noi stessi, che quell’anno, quel periodo che stava per vivere e che non aveva nessuna idea di cosa le avrebbe portato, sarebbe stato più che un semplice periodo di scambio. Più che un breve lasso di tempo trascorso con estranei e durante il quale avrebbe scattato migliaia di foto, che avrebbe riguardato con nostalgia quando, alla fine, sarebbe tornata a casa. Sarebbe stato più che una vacanza.

Quando da quell’autobus, che da un piccolo paese nel Sud l'avrebbe portata in una terra lontana e sconosciuta, salutò la sua mamma in lacrime come mai l'aveva vista, un sorriso le si stagliò sul viso. Non sapeva dove stava andando, non sapeva con chi avrebbe vissuto, non sapeva com'era la città che la aspettava né quello che le sarebbe successo: avrebbe trovato degli amici? Avrebbe conosciuto brava gente? Le sarebbe piaciuta la città? E la Germania, fredda, grigia, così precisa, puntuale e rigida: cosa ci andava a fare lei, tutta sola, in un Paese così lontano?

Non sapeva spiegarlo a nessuno, forse neanche a se stessa. Ma la curiosità la spingeva e una certa inspiegabile tranquillità la accompagnava. Forse era l'incoscienza, ma sentiva, in un certo senso, che sarebbe andata bene. Avvertiva un'impercettibile fiducia negli avvenimenti che la faceva sembrare calma o almeno sicura di quello che stava facendo. Nonostante le mille domande, paure, dubbi e incertezze che, durante il lungo viaggio, si spingevano nella sua testa, l'uno contro l'altro, facendosi spazio.

9 settembre

Avere delle certezze è importante, è vero. Ma è anche importante saper cambiare, voltare pagina, ricominciare daccapo. I miei obiettivi sono raggiungere sia la massima apertura mentale che il più incondizionato adattamento. Tutto il resto, per me, è secondario. "L'inglese perché devi... il tedesco perché vuoi!"

  
Entrò in Germania dal Belgio, un inaspettatamente caldo, tardo venerdì pomeriggio di settembre, assaporando già da subito la mescolanza delle lingue tipica delle zone di confine. Durante il breve viaggio in treno riuscì a riempirsi gli occhi di verde, di quel verde brillante e vivo che non conosceva ancora se non dal ricordo di vecchi puzzle, e che avrebbe reso presto i suoi occhi più accesi ed azzurri di come mai erano stati prima.

E poi, eccolo, il cartello con quel nome strano. "Che diavolo ci fanno due «A» consecutive in una parola insieme?", si era chiesta la prima volta che lo aveva letto: Aachen. Destinazione raggiunta. Scese dal treno, come, non riuscì neanche lei a capirlo vista la dimensione delle valigie che aveva con sé. Ma ci riuscì. Ad aspettarla c'era già qualcuno; due volti che sarebbero diventati più che familiari, ma di cui già dal primo istante capì di potersi fidare. I ragazzi si presentarono l'uno con l'altro e si avviarono verso casa. Aachen: una calda serata di settembre, tre ragazzi siedono al tavolo e si scambiano impressioni, sguardi, prime parole, alla scoperta l'uno del mondo dell'altro, alla ricerca di una conferma o smentita di quel tanto ripetuto pregiudizio. Benvenuta in Germania, l'avventura comincia.

15 settembre

Il test d'ingresso per il corso di tedesco è andato davvero bene, meglio di quanto pensassi. Sono addirittura nel livello C. Mi sembra ancora tutto strano e ovattato: ma sono davvero qui? Oppure si tratta soltanto di un sogno molto veritiero?

  
Durante le prime settimane continuava ad andare e tornare dall'Italia con il pensiero. Quel ragazzo bruno, a cui quasi inconsciamente si era affezionata durante l'estate, continuava a tornarle in mente, le mancava. Ma ogni giorno, sempre di più, prendeva confidenza con un angolo, una strada, una veduta. Era sempre stata affascinata dal nuovo, dello scoprire ed esplorare nuovi posti, nuove prospettive. Questa volta sentiva che quel posto faceva per lei, quella città, piccola ma grande abbastanza, quella città che sembrava essere stata presa dalla mano di un gigante ed impiantata in un bosco, le stava già regalando qualcosa di speciale.

Una passeggiata fotografica nel centro di Aquisgrana:

30 settembre

Alla fine della terza settimana decido di riprendermi. Basta con questo stato malinconico! Sono qui, lo sto realizzando poco a poco, ma mi conviene approfittare di tutto quello che mi viene offerto. Basta con le timidezze e le diffidenze. Adesso sono ad Aachen in Germania, vivo con due ragazzi carinissimi, ho una camera dotata di ogni comfort, sto conoscendo gente da tutto il mondo e non lo rivedrò almeno prima di tre mesi.

  
Dopo il primo mese cominciava già a dimenticarsi di casa, famiglia, amici. E di come si dicesse Waschmaschine in italiano. Quella lingua l'aveva sempre incuriosita, a cominciare da una lontana vacanza in campeggio, quando fece amicizia con i primi tedeschi, fino alla primissima lezione al Liceo: il volto così schietto, solare e fiducioso dell'insegnante avrebbe aperto a tutti più che una lingua straniera, una mentalità e una nuova cultura nonché la storia di un popolo tanto diverso, ma per alcuni versi così simile al nostro.

  5 ottobre

Mi sento davvero bene qui. Dopo un mese di convivenza con due ragazzi, estranei, stranieri, posso concludere di essere abbastanza incosciente, ma di essere anche stata molto fortunata. I ragazzi sono più che gentili, sembra si prendano seriamente cura di me. Mi trovo addirittura meglio qui, a casa con i miei Mitbewohner, che non con gli altri italiani! Sehr komisch!

8 ottobre

Oggi siamo stati a Bonn. Abbiamo fatto un'escursione per la città e visitato la "Haus der Geschichte". Adesso comincio a capirci un po' di più di questa strana, ma affascinante nazione: il passato, il senso di colpa, il rilancio economico, la chiusura verso lo straniero, la memoria. Mi ha sempre affascinato e intrigato la storia di questo Paese, i desideri, le contraddizioni, gli errori, e le conseguenze, senza contare la letteratura, l'arte e la filosofia. Ma oggi ho avuto un quadro più completo, forse perchè sono qui da quasi un mese e totalmente immersa nella vita quotidiana tedesca. Mi torna sempre in mente la nostra professoressa, le teorie sulla vicinanza tra Germania e Italia e la domanda: "Come può da una nazione di filosofi, poeti, musicisti e scrittori essere scaturita una tragedia secolare?" Chissà se fra qualche mese avrò la risposta!

12 ottobre

Sono riflessivi. I tedeschi sono introspettivi e riservati. Fanno fatica ad aprirsi allo straniero. Non sono i primi a rivolgerti la parola, ma in compenso sono capaci di grandi riflessioni. Sono educati e quello che mi piace di più è che rispettano: ognuno è responsabile per se stesso e non ha bisogno di costrizioni per essere disciplinato o semplicemente rispettoso delle cose altrui. Il rispetto viene prima di tutto. Il rispetto verso gli altri, così come verso la natura e l'ambiente. Se c'è rispetto è possibile tutto, anche convivere con due ragazzi. Penso che le abitudini e la mentalità tedesca siano sempre più corrispondenti ai miei gusti.

  
Cominciò a rafforzarsi dentro di lei il senso di sentirsi veramente a casa propria. Sentiva di possedere la città e di essere sempre più posseduta da essa. Era come se avesse da sempre vissuto lì, come se in un sogno o in una vita precedente fosse sempre stata lì, avesse sempre percorso quelle strade, svoltato quegli angoli, attraversato quegli incroci. [...]

"Seepferdchenbrunnen" (fontana dei cavallucci marini)
foto: Carolus Ludovicus
  
Testo: Marina Castellana

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