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Viaggio in Germania - Letteratura e cultura tedesca

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Una tesina di Giuseppe Tricarico presentato come parte del programma all'esame di Lingua e letteratura tedesca II sostenuto presso l'Università di Palermo nell'anno accademico 2000-2001.

Biografia

Friedrich Christian Delius nasce a Roma il 13 febbraio 1943, giovanissimo si trasferisce in Germania, a Wehrda, in Assia; studia a Bad Hersfeld, a Steinatal e a Korbach. Dal 1963 al 1978 vive a Berlino, poi a Nimega dove resta per due anni. Dal 1980 al 1984 si stabilisce a Bielefeld, dopodiché ritorna definitivamente a Berlino.
Conclusi gli studi di germanistica nel 1970, viene assunto come lettore nel Wagenbach-Verlag e poi nel 1973 nel Rotbuch-Verlag.
Comincia a scrivere giovanissimo e, pubblicata la sua raccolta di poesie “Kerbholz” (1965), la critica riconosce subito il suo talento lirico.

Tra le opere meritano di essere menzionate: “Von der Tugend des Zersetzens oder der Belletrist im Wohlstand“ (1966); “Ein Bankier auf der Flucht“ (1975); “Ein Held der inneren Sicherheit“ (1981); “Adenauerplatz“ (1984); “Mogadischu Fensterplatz” (1987); “Der Sonntag, an dem ich Weltmeister wurde“ (1994); “Der Spaziergang von Rostock nach Syrakus“ (1995).

Delius riceve numerosi premi: “Junge Generation” (1967); Villa-Massimo-Stipendium (1971/72); premio dell’anno “Literarischen Hefte” (1974); “Preis für Poesie und Politik” der Zeitschrift “Lesezeichen” (1984); Gerrit-Engelke-Preis della citta di Hannover (1989); Univeristy of Florida-Award per Opening Minds (1994).

Alla domanda come mai Friedrich Christian Delius si sia interessato alla Wende, prima ancora di altri scrittori apparentemente più di lui coinvolti nei problemi della ex DDR, trova risposta il fatto che egli ha vissuto a lungo a Berlino e che la sua famiglia era legata, quanto meno affettivamente, alla DDR; la madre, infatti, era originaria del Mecklenburg, Land che, all’indomani della divisione della Germania in BRD e DDR, era entrato a far parte della Repubblica Democratica tedesca. Delius inoltre ha sempre mostrato interesse agli eventi a lui contemporanei; e ha spesso affrontato nelle sue opere temi di immediata attualità.

Premessa

Come spesso accade, anche nel periodo della Wende intellettuali e scrittori furono tra i primi a rendersi conto dell’importanza e della drammaticità della situazione e si misero al lavoro per favorire la rinascita della nazione attraverso il loro contributo.
Questo è dunque senz’altro un periodo molto fervido, per la produzione letteraria in Germania, e nel caso specifico “Die Birnen von Ribbeck” è da considerarsi proprio come l’apporto letterario di Delius alla riunificazione tedesca.
La sorprendente ed inaspettata riunificazione delle due Germanie dopo quattro decenni ha causato un terremoto nel campo sociale, politico ed economico ed ha soprattutto sconvolto la ex DDR che si è trovata davanti ad un improvviso cambiamento radicale.
Il narratore che Delius sceglie per la sua descrizione è il contadino di Ribbeck (“Bauer-Erzähler”) il quale analizza il presente e il passato, scegliendo come punto di partenza l’osservazione del “Birnbaum” e di tutto quello che esso ha rappresentato nelle diverse epoche: quando la famiglia Von Ribbeck era al potere, ai tempi dell’impero, durante il nazismo e ultimamente durante il regime della DDR.

Il rapporto est-ovest all'indomani della riunificazione

Nel libro Delius affronta più volte il problema del rapporto tra le due Germanie, tra due popoli, che originariamente erano uno solo, costretti ad essere rivali per 40 anni. Già l’immagine iniziale dell’arrivo precipitoso dei tedeschi occidentali ad est serve a mettere in evidenza l’atteggiamento che essi assumono nei confronti dei tedeschi orientali. I cittadini della DDR erano considerati improduttivi, incivili, arretrati e di conseguenza erano trattati come subalterni, come persone da “rieducare” attraverso una sorta di pulizia etnica che avrebbe dovuto investire i campi della politica, dell’economia, del sociale e anche della cultura.
Il testo si apre, infatti, con la descrizione dei festeggiamenti messi in atto dai tedeschi occidentali, che si precipitano a Ribbeck.
Delius scrive: "Als sie anrückten von Osten aus dem westlichen Berlin mit drei Omnibussen und rot und weiß und blau lackierten Autos, aus denen Musik hämmerte, lauter als die starken Motoren, und...das Dorf besetzten wie es seit den russischen Panzern...“.
Essi arrivano con “pullman… auto dipinte in bianco, rosso e blu, con la musica martellante più alta dei già rumorosi motori…quasi come i russi che occuparono il paese con i panzer”. Si festeggia con Bier, Faßbrause Birnenschnaps, Würstchen, Luftballons, Erbsensuppe; si balla, si scattano fotografie, il tutto in un clima di apparente felicità nel paesino di Ribbeck, ad appena 40 km ad ovest di Berlino, dove si sta per celebrare un altro rito: si sta piantando un nuovo “Birnbaum”.
Il tono di Delius lascia intravedere la volontà, da parte della gente dell’ovest, di “aggredire” quelli dell’est, quasi ad imporre i festeggiamenti. Tutto ciò è presumibilmente un’accusa al governo di Bonn che aveva voluto, a tutti i costi, attuare la riunificazione in tempi brevissimi. Delius, proprio per sottolineare il fatto che questi festeggiamenti fossero “forzati”, fa addirittura riferimento ai carri armati russi che occuparono il paese durante la seconda guerra mondiale.
Già nella pagina successiva, infatti, si inizia a vedere il rovescio della medaglia, si capisce che al di là di quel clima di festeggiamenti, c’è una insoddisfazione di fondo ed un’incertezza su ciò che riserva il futuro; il tutto si concretizza nelle frasi proferite dalle persone, intervistate dai giornalisti, che alle domande “Come definite tutto ciò?”, “Non trovate che sia fantastico?” non possono far altro che rispondere “Sì, certo” anche perché i giornalisti non VOGLIONO sentire un “nein”.
“...Zeitungsleute...die dauernd fragten: Wie finden Sie das alles?...Finden Sie das nicht toll?, so dass wir nur sagen konnten: Ja, und ihnen auswichen, weil sie unseren Zeitungsluten so ähnlich waren, die niemals ein Nein hören wollten und nur Antworten, die sie schon kannten...“
Werner Wunderlich in una recensione del 13.07.1991, intitolata “Westbaum in märkischer Erde“ scrive che i tedeschi orientali precipitatisi ad Ribbeck altro non sono che Wessis. Ciò è condiviso anche da Reinhard Baumgart della Südwestfunk che dice “Da sind sie also, Wessis, wie sie im Buche stehen, laut, glänzend, unsympathisch, und so besetzen sie ein stilles havelländische Dorf, wie vorher die Russen, die Junker, die Nazis.“
Quindi già dalle primissime pagine si nota un tono di accusa al tentativo di strumentalizzazione da parte dell’ovest; infatti, ai festeggiamenti per la riunificazione, si contrappongono stati d’animo e punti di vista diversi, che palesano insoddisfazione.
Questo è l’emblema di quanto la Wende abbia influito sulla vita di ogni tedesco della ex DDR, di come e quanto abbia cambiato le categorie percettive di questa gente ed abbia messo in discussione tutto quanto era stato, per un quarantennio, una certezza.
Inutile dire che la DDR esce sconfitta dal confronto con il colosso Bundesrepublik e che essa e i suoi cittadini si siano dovuti completamente uniformare ad una visione del mondo che, per molti aspetti, era completamente opposta alla loro. Questo è il motivo per il quale la gioia e l’entusiasmo dei primi tempi si sono ben presto esauriti e hanno lasciato il posto agli inesorabili problemi di amalgama.
Attraverso l’analisi del presente, il contadino dirà in un momento di sfogo a proposito del rapporto dell’est con l’ovest nel passato ma anche in prospettiva futura: “...ihr, die westlichen Weltmeister, habt gewonnen uns, die östlichen Weltmeister, der verlogene Kampf ist entschieden, und was für ein Glück, dass nicht wir gewonnen haben, das kannst du laut sagen, nun sind wir vereint, verbrüdert, entfeindet, gut, aber warum müsst ihr euch gleich so aufspielen, wie weiter, sollen wir anfangen als Dienstboten, Tagelöhner....“.
Dal testo di Delius, a mio avviso traspare, questo disagio dei tedeschi orientali e si nota una presa di posizione nient’affatto utopica ma al contrario obbiettiva.

Divario tra classe dirigente e classe subalterne

Un altro elemento importante del testo è la divisione in classi sociali, la continua presenza di riferimenti al potere (visto come qualcosa di superiore, di non raggiungibile da parte dell’io narrante).
I contadini sono sempre stati costretti a sottostare alle classi superiori, a lavorare sodo, ad essere pagati poco, a vivere in condizioni disastrose, “...wer die Mütze nicht zog vor Ribbeck, hatte zu lachen nichts, und wurde entlassen und nichts zu essen und Löcher in den Strümpfen und kein Futter fürs Schwein…”.
Il divario tra le classi è anche visibile nella descrizione dell’abbigliamento: le signore di un certo ceto portavano pellicce e camminavano in carrozza. “...da war der alte Rittmeister Ribbeck, der die Schüler lieber beim Distelstechen als beim Gedichtlernen sah,...wenn die für 15 Uhr betsellte Kutsche zehn Sekunden zu spät vorfuhr, knallte wie ein Peitschenhieb der Befehl: Zurück in den Stall!, ausspannen, abschirren, und dann der Schrei übern Hof: In funf Minuten bist du wieder hier, aber mit der andern Kutsche!,“.
Tale divario è si manifesta sin dai tempi della famiglia Von Ribbeck, per tutto il periodo nazista, paradossalmente anche nei 40 anni di DDR (quando il comunismo avrebbe dovuto garantire il contrario) fino al 1990, anno in cui i Wessis impongono la loro volontà e il loro potere.

Trama e struttura del testo

Dietro a “Die Birnen von Ribbeck” si nasconde un subtesto poetico: la celebre ballata di Fontane dal titolo “Herr von Ribbeck auf Ribbeck im Havelland”.
Essa rappresenta un “classico” della letteratura tedesca che si fa imparare ai bambini sin dai primi anni di scuola.
Herr von Ribbeck era un generoso e ricco proprietario terriero, che aveva un pero nel proprio giardino e che donava volentieri le pere ai bambini. Prima di morire, Herr von Ribbeck, chiede che nella sua tomba venga messa una pera. Alla sua morte, i bambini soffrono pensando che non potranno più ricevere pere da nessuno. Ma a distanza di anni un nuovo pero cresce, la storia continua a ripetersi ed ai bambini vengono distribuite le pere, ancora una volta “auf Ribbeck im Havelland”.

Il racconto è incentrato attorno ad un “Birnbaum”, piantato nel 1911 e distrutto prima da un temporale e poi dai carri armati russi.
Oggi, ancora una volta, nel 1990, viene ripiantato all’indomani della caduta del muro.
L’attrattiva del testo sta nel tentativo fatto da Delius di legare insieme la storia del Birnbaum alla storia vera e propria. Sembra che il tempo di “Von Ribbeck” non sia ancora stato cancellato ma al contrario sia attuale.
Risulta ovvio che la storia di Ribbeck è il riferimento alla situazione globale della Germania, agli avvenimenti della storia tedesca: dall’impero ai 40 anni di DDR, attraverso la repubblica di Weimar ed il nazismo. Inoltre nel ripercorrere le tappe della storia tedesca, Delius non fa altro che mettere in luce come i difetti siano insiti nell’uno o nell’altro sistema politico e come il corso della storia si ripeta.
Delius esamina le difficoltà persistenti “in der Nach-Wendezeit” (all’indomani della Wende) come quella data dal pero che dà problemi sia ai vecchi che ai nuovi abitanti del piccolo paesino di Ribbeck.
Inoltre Delius riesce attraverso la logica dell’associazione a parlare di una cosa e ad intenderne un’altra, e per questo è anche più facile legare i diversi tempi storici e i diversi sistemi politici presi in esame.
Il testo gioca con differenti piani di tempo che si intersecano e che rispecchiano anche i differenti sistemi politici.

Un ben riuscito “Sprachexperiment” ci presenta un Delius riflessivo, piacevole, eccellente. La narrazione di “Die Birnen von Ribbeck” è costituita da una “einziger Satz” che ha un unico punto alla fine e per il quale il lettore aspetta ansiosamente”.
L’esperimento fatto da Delius al livello sintattico, ossia quello dell’uso di “Endlos-Satzes”, è un metodo per rappresentare la continuità della storia, visto che all’interno del testo si ripercorre la storia del paese di Ribbeck in tutte le epoche. L’assenza di punti è anche da interpretare come la dimostrazione di come non si possa mettere un punto al corso degli eventi e di come la storia sia continuamente in fieri, ...noch immer, die Hand, noch immer, die Finger, noch immer, fing alles, noch immer, fängt an, im Land, im Land, im Havelland.“
Qualcuno potrebbe obiettare che ciò possa essere una caduta di stile da parte di Delius e che il testo non sia valido dal punto di vista letterario. Al contrario questa scelta non è nient’affatto una caduta: si tratta di una prosa ritmica ed organizzata.
Infatti questa trovata che sembrerebbe entrare in contraddizione con la definizione di racconto, in realtà acquista plausibilità se si legge il testo ad alta voce.
Alla base di “Die Birnen von Ribbeck” sta l’abilità da parte di Delius di aver saputo sfruttare le cronache e i racconti dei “Ribbecker” e di averli riadattati e rielaborati secondo le proprie esigenze.
Lo “Sprachfluß” del “Bauer-Erzähler”, entra in contrapposizione con il Redeverbot che era in vigore sino alla caduta del muro “…so fingen wir langsam zu reden an und wurden lauter und sangen und tranken, weil das Redeverbot und das Schreiverbot und hundert andere Verbote weggeweht waren”, quindi la Wende appare in questo senso come una liberazione. Per altri versi sembra invece qualcosa di forzato, di imposto; ciò si evince anche dall’immagine iniziale dei cittadini di Berlino Ovest che “occupano” Ribbeck.
Tutta la narrazione nasce, si articola e si esaurisce in circa 80 pagine ed il testo è stato considerato dal critico, Gustav Zürcher, come una lezione di storia sui generis: una lezione di storia fatta dalla prospettiva di un piccolo paesino della DDR. La scelta di Ribbeck si deve al fatto che il luogo era stato reso noto, un secolo prima dalla già menzionata ballata di Fontane “Herr von Ribbeck auf Ribbeck im Havelland”.
L’ambientazione scelta da Delius è, come già detto, il paesino rurale di Ribbeck, di conseguenza ogni riferimento a luoghi o ad azioni ha a che fare con l’ambiente contadino. Ci viene fornito uno spaccato della vita di campagna e di economia agricola; le parole più ricorrenti nel testo sono infatti: Pferd, Schwein, Ställe, Kartoffeln, Fütter ecc., e tutto è concepito in riferimento o alla terra o all’agricoltura.
Anche il metro di valutazione della ricchezza è basato sulla quantità del raccolto o del bestiame.
Dal punto di vista del tempo, il testo gioca con differenti piani temporali che si intersecano continuamente tra loro; vi sono quindi numerosissime analessi e non si può certo parlare di una narrazione cronologica. Per quanto riguarda lo spazio si può notare la presenza di un mircrospazio (Ribbeck) che è dilatato in un macrospazio (le case dei contadini, i giardini, i campi, le strade del paese). Vengono poi citati di rado paesi e città vicine come Potsdam, Nauen e Belrino.

Giuseppe Tricarico
tricarico@berlin.com

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