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La lingua si
cura da sé. (Ludwig Wittgenstein)
La lingua esiste nella comunità dei parlanti
e non nelle grammatiche
scolastiche. (Ferdinand De Saussure)
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Le accademie normative, e non solo loro se si leggono
certe lettere ai direttori dei quotidiani, sono sempre percorse da fremiti
di intemperanza verso le innovazioni linguistiche alle quali vanno incontro
le lingue per naturale e irreversibile processo.
Da sempre le lingue subiscono trasformazioni ad opera dei mezzi attraverso i
quali vengono usate. A cominciare dal passaggio dalla comunicazione orale
alla scrittura, ma anche il telegrafo ha introdotto nelle lingue un processo
di sintesi delle frasi. Radio e televisione le hanno standardizzato. Chat e
Sms hanno creato un linguaggio internettiano che ha caratteristiche simili
in tutte le lingue che si usano in internet. L’egemonia anglo-americana ha
reso l’inglese sempre più veicolare. I contatti tra i popoli producono
calchi, parole con-sonanti, perché la necessità di comunicare fa superare
d’un balzo qualsiasi regola. I tecnologi, i burocrati, i legislatori, gli
uomini politici hanno immesso le loro locuzioni nel parlare comune. Nessuno
può pensare di fermare tutto questo.
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Un’accademia deve registrare certi cambiamenti, cercarne le motivazioni,
documentarle e di fatto, quindi, essere uno prezioso archivio di
documentazione sulla storia di una lingua, uno strumento di monitoraggio
della sua evoluzione e per il linguista una fonte imprescindibile.
Questa è infatti la caratteristica che si può osservare nel nel nuovo sito
internet dell’Accademia della Crusca. |
Nota personale: non sono del tutto d'accordo con il giudizio
di Annamaria sulla riforma dell'ortografia tedesca (vedi
questo capitolo), ma questo non cambia la validità della sua argomentazione. Secondo Annamaria, il timore che la lingua italiana si impoverisca non esiste, un'osservazione che,
secondo me, vale anche per la lingua tedesca (che Annamaria parla molto bene...). |
Certo la tentazione di essere normativa è insita in un’accademia e l’insidia
di dettare legge su quello che da un momento all’altro diventa corretto o
scorretto è dietro l’angolo, come ha mostrato qualche anno fa l’Accademia
linguistica tedesca con la riforma dell’ortografia, di fatto calata
dall’alto sulle teste dei tedeschi e di chi lo studia e lo insegna.
Non credo che questo pericolo corra l’Italia, conoscendo il vizio eterno dei
nostri linguisti che continuerebbero a litigare per anni prima di arrivare a
soluzioni così drastiche e definitive.
Solo interventi politici dittatoriali e nazionalisti, come ad esempio
l’italianizzazione dei toponimi in Alto Adige o delle parole straniere nel
resto d’Italia, compiuta durante il regime fascista potrebbero far temere
che l’Accademia si ponga un passo avanti rispetto all’uso corrente.
Quanto al timore che la lingua italiana si impoverisca è solo il timore di
non legge abbastanza.
Leggere fa bene alla lingua, arricchisce il vocabolario dei parlanti che di
fatto poi scriveranno più correttamente e in modo più creativo.
Solo chi si chiude irrigidendosi nell’atto di conservare e trattenere,
finisce per impoverirsi e poi morire, invece di trapassare a nuova vita.
A qualcuno che potrebbe obiettare che questa tendenza globalizzatrice
dell’inglese finirà per uniformare e di fatto cancellare le varie lingue,
vorrei rispondere con il proverbio cinese: “Siediti sulla sponda del fiume e
vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. L’inglese sta incontrando le
stesse difficoltà che incontrò il latino quando raggiunse i confini
geografici della sua massima area di espansione. I recenti incidenti aerei
hanno dimostrato come l’uso universale dell’inglese pone dei problemi che
nessuno, tranne gli studiosi delle lingue, avrebbero previsto. L’inglese,
infatti, contamina ma viene anche fortemente contaminato e inoltre contiene
in sé delle tendenze, costituite dalle caratteristiche della pronuncia di
gruppi vocalici e consonantici, a causa delle quali che sempre più spesso
piloti e addetti alle torri di controllo parlano lo stesso inglese solo
teoricamente, mentre di fatto può accadere, com’è purtroppo accaduto, che
non si capiscano tra loro e ne seguano disastri. Altrettanto vale per la
lingua cinese al cui interno esistono varietà tali che impediscono la
comunicazione tra parlanti che risiedono in aree geografiche lontane.
Annamaria Manna
annamaria_manna@tin.it |