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Christiane Grän: "Bastarda"

 

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Home > Letteratura tedesca > Letteratura dopo il 1945 > Christiane Grän

L'esordio italiano della scrittrice tedesca Christiane Grän capace di dar voce alle ossessioni del nostro tempo Presentazione del romanzo e intervista all'autrice (in lingua tedesca e italiana). A cura di Lidia Gualdoni.

Anne, Leon e Marie: la moglie, il marito e l'amante. Il consueto triangolo alla cui base stanno attrazione sessuale, un matrimonio in crisi, vani tentativi di ricucire rapporti ormai deteriorati? No, perché nel romanzo di Christiane Grän, pubblicato in Italia da Neri Pozza, c'è qualcosa di più. C'è l'analisi spietata di un mondo popolato da personaggi che, pagina dopo pagina, svelano segreti inconfessabili, tessono trappole mortali e si rivelano pronti a tutto pur di ottenere l'oggetto del proprio desiderio, sia esso il potere, il denaro, l'amore o tutte queste cose insieme.

Scrittrice di gialli, la Grän afferma che per certi versi anche gli altri romanzi hanno qualcosa mantenuto l'impronta di questo genere, prova ne sia il prologo: la descrizione dello spegnersi di una vita che mantiene alta la suspense durante tutta la lettura.

La “Bastarda” del titolo, indubbiamente coraggioso, è Marie. Un'esistenza segnata, da fin dalla nascita, dalle esperienze vissute nel bordello diretto dalla madre. Fredda e calcolatrice, è riuscita a fare tesoro della lezione che la vita le ha imposto e non esita a vendersi al miglior offerente. In cambio ottiene, via via, l'approvazione del capo del giornale per cui lavora - salvo poi cercare di prendere il suo posto -, confessioni su un passato ormai lontano che potranno tornarle utili per un eventuale ricatto o, ancora, i favori di un ricco industriale.

Autodisciplina, questa è la sua parola d'ordine; ma il fuoco che arde nel suo cuore – e non solo – ha bisogno di essere alimentato dalla passione, che diventerà un sentimento mortale per Leon.
Crede veramente sia amore vero quello che li lega? Crede veramente di poter aver tutto sé il visionario e sognatore “Piccolo Principe”? Indeciso, come molti degli uomini che si trovano a dover scegliere fra moglie e amante, soprattutto quando c'è di mezzo un figlio, Leon rivela debolezza ed egoismo in diverse circostanze.

Ma neppure la moglie Anne, con le sue scelte fatte, o subite, in nome dell'amore per il marito, sembra avere molte chances di riscatto. Il tradimento la sorprende sulla soglia dei quarant'anni, età in cui i bilanci appaiono spesso in negativo e mancano le forze per prendere la sola decisione drastica e dolorosa che potrebbe ridare dignità.

Attorno ai tre protagonisti, che scandiscono con le loro considerazioni e i loro punti di vista il susseguirsi dei capitoli, un'umanità fatta di falliti, di alcolizzati, di potenti traditi e traditori. La scrittura incisiva ed efficace della Grän riesce a penetrare in modo tanto convincente i pensieri e le emozioni dei personaggi da provocare, nonostante la sua esplicita condanna, una sorta di compassione. E sono sicura che, specchiandosi in quei personaggi e le loro debolezze, ognuno di noi sarà costretto a scorgere anche un po' di se stesso.

L'intervista

Le domande dell'intervista sono di Lidia Gualdoni, la traduzioni in italiano è di Wolfgang Pruscha.

Domanda: Leggo nella breve biografia riportata sulla copertina, che lei ha cominciato come autrice di romanzi polizieschi. Quando e come è nata la sua passione per la scrittura e come è maturato il cambiamento da un genere all’altro?

Christine Grän: Ho studiato letteratura tedesca e inglese, poi ho lavorato per 5 anni come redattrice in un quotidiano di Bonn. Dopodiché mi sono trasferita a Botswana (questa decisione ha avuto a che fare con un uomo) e ho diretto, lì nella giungla, per 5 anni una Lodge. In quel periodo ho scritto il mio primo giallo "Weiße sterben selten in Samyana" (“A Samyana i bianchi muoiono raramente”), che è stato pubblicato dalla casa editrice Rowohlt.

Quando sono ritornata a Bonn, ho pubblicato altri thriller per la Rowohlt, ma a un certo punto ho perso l’interesse per la protagonista di questi romanzi, Anna Marx: volevo fare qualcosa di nuovo. Così ho cominciato con i "romanzi" che, in un senso molto lato, sono ancora da considerarsi “thriller”. Sono difficili da classificare, sono semplicemente romanzi della Grän (tra l’altro ho ricominciato a scrivere un thriller, mi è venuta di nuovo voglia). Del resto sarò conosciuta in Germania come „autrice di gialli“ fino alla fine dei miei giorni, non posso farci niente!
Frage: Aus der Kurzbiografie auf der Titelrückseite entnehme ich, dass Sie als Autorin für Kriminalromane begonnen haben. Wann und wie hat Ihre Beschäftigung mit dem Schreiben begonnen und ist wie ist der Wechsel der Gattungen vor sich gegangen?

Christine Grän: Ich habe Germanstik und Anglistik studiert, habe dann 5 Jahre bei einer Tageszeitung in Bonn als Volontärin/REdakteurin gearbeitet. Danach ging ich (hatte mit einem Mann zu tun) nach Botswana und leitete dort fünf Jahre eine Lodge im Busch. In dieser Zeit schrieb ich den ersten Kriminalroman "Weiße sterben selten in Samyana", der von Rowohlt veröffentlicht wurde.

Als ich zurück nach Bonn ging, schrieb ich weitere rororo-thriller, aber irgendwann hatte ich genug von der Protagonistin Anna Marx und wollte etwas Neues machen. So begannen die "Romane", die nur noch im weitesten Sinn als Thriller zu bezeichnen sind. Schwer einzordnen. Grän-Romane eben (übrigens schreibe ich jetzt wieder an einem thriller, ich habe wieder Lust dazu). Im übrigen werde ich in Deutschland bis ans Ende meiner Tage als "Krimi-Autorin" gehandelt werden, ich kanns nicht ändern.
Domanda: Gli ambienti che ci descrive sono popolati da persone insicure, deboli e inclini sottostare a qualsiasi compromesso pur di ottenere ciò che vogliono; il mondo del giornalismo, quello degli affari e degli artisti appaiono corrotti, poco favorevoli a rapporti sinceri e a sentimenti autentici: è questa la realtà che lei conosce? Il suo è anche un atto d’accusa?

Christine Grän: Le persone sono chiaramente inventate, ma le ritengo realistiche, è così che ho vissuto e che vivo il mondo delle media. Sono deboli, vili e avide; naturalmente ci sono delle eccezioni, ma sono così rare!
La società lascia il segno sui propri figli... e poi: meno c’è da distribuire, più dura è la concorrenza. È così che lo percepisco.
Forse sono cinica, ma molti moralisti sono cinici, vero?
Forse accuso solo la freddezza, la mancanza di amore, il vivere insieme con indifferenza.
Frage: Die Personen, die Sie uns beschreiben, sind schwach und zu jedem Kompromiss geneigt, nur um zu erreichen, was sie wollen. Die Welt des Journalismus, der Künstler und der Geschäftsleute erscheint korrupt, unfähig zu wirklichen Gefühlen: Ist das die Realität, die Sie erlebt haben? Begreifen Sie ihr Buch als einen Akt der Anklage?

Christine Grän: Die Personen sind natürlich erfunden, aber ich halte sie für realistisch, so, wie ich die Welt der Medien erlebt habe und erlebe. Schwach, feige, gierig, und natürlich gibt es Ausnahmen, aber man trifft sie so selten. Die Gesellschaft prägt ihre Kinder...und je weniger es zu verteilen gibt, desto härter wird der Verteilungskampf. So empfinde ich es. Vielleicht eine zynische Weltsicht, aber sind nicht viele Moralisten auch Zyniker? Viellelicht klage ich nur die Kälte an, die Lieblosigkeit, das unaufmerksame Miteinander.
Domanda: La protagonista del suo romanzo, Marie, è pronta a tutto pur di affermare se stessa. Di lei ci racconta l’infanzia trascorsa nella casa di appuntamenti gestita dalla madre, così come altri personaggi, Leon e Anne, ad esempio, ci raccontano i loro difficili rapporti familiari: il passato, allora, costituisce un’attenuante?

Christine Grän: Il passato e l’infanzia danno una forte impronta, si, ci credo.
Ma le attenuanti non sono determinanti, altrimenti si dovrebbe perdonare tutto a tutti. E più invecchio, meno sono disposta a perdonare. Qualche volta perdono le debolezze, anche le mie proprie, ma mai questa freddezza, questa maledetta indifferenza nei confronti di tutto quello che non rientra nelle proprie esigenze.
Frage: Die Hauptfigur Ihres Romans, Marie, ist zu Allem bereit, um sich durchzusetzen. Wir erfahren von ihrer Kindheit im Bordell, das von ihrer Mutter geleitet wurde. Andere Personen, zum Beispiel Leon und Annie, erzählen von ihren schwierigen Familienverhältnissen. Ist die Vergangenheit ein mildernder Umstand?

Christine Grän: Vergangenheit und Kindheit prägen einen Menschen sehr stark, daran glaube ich. Nicht an die mildernden Umstände, sonst müsste man ja allen alles verzeihen. Und je älter ich werde, desto weniger bin ich geneigt, zu verzeihen. Die Schwächen manchmal, auch die eigenen, aber nicht diese soziale Kälte, die Intoleranz, diese verdammte Gleichgültigkeit gegenüber allem, was nicht den eigenen Bedürfnisse zuzuordnen ist.
Domanda: Eppure il giudizio finale sembra condannare tutti: l’unica via di scampo si offre forse ad Anne, la quarantenne in crisi, la moglie tradita, l’attrice che per la famiglia ha rinunciato alla carriera: qual è il reale messaggio contenuto nell’epilogo del romanzo?

Christine Grän: Sì, Anne ha una via d’uscita, perché ha salvato il suo bambino e in un certo senso se stessa (forse è perché sono madre e moralista…).

Il messaggio? Bisogna prendere delle decisioni nella vita, e bisogna assumersi la responsabilità di queste decisioni. Anne si è decisa: per il suo bambino. Marie si è decisa: per la morte, perché non vuole più vivere senza amore. L’amore è importante, forse più importanti ancora sono il dolore e la perdita. Eppure credo nell’amore: che cosa, se non l’amore, può cambiarci in senso positivo?
Frage: Das Ende scheint jedoch alle zu verurteilen: nur Anne, der betrogenen Ehefrau, der Schauspielerin, die für ihre Familie auf ihre Karriere verzichtet hat, scheint ein Ausweg offen zu stehen. Worin besteht die wirkliche Botschaft im Epilog des Romans?

Christine Grän: Ja, Anne steht ein Ausweg offen, denn sie hat ihr Kind und in gewisser Weise sich selbst gerettet (ich bin Mutter und Moralistin, fürchte ich).

Die Botschaft? Man muss sich entscheiden im Leben, und dafür einstehen. Anne hat sich entschieden: für ihr Kind. Marie hat sich entschieden: für den Tod, weil sie ohne ihre Liebe nicht mehr leben will. Liebe ist vieles, aber vor allem Schmerz und Verlust. Und ja, dennoch glaube ich an die Liebe, was sonst macht uns zu besseren Menschen?

La pagina internet di Lidia Gualdoni è: http://guide.supereva.it/libri_autori

Vedi anche:

La letteratura tedesca dopo il 1945
Heinrich Böll, Günter Grass, Friedrich Dürrenmatt, Ilse Aichinger, Friedrich Christian Delius, Christoph Ransmayr, Katharina Werner, Christiane Grän, Helga Schneider, Christa Wolf, Rainer Kunze, Thomas Brussig, Brigitte Burmeister e altri ancora.  [capitolo]

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