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Sono alla cassa di un supermercato tedesco...
...e il suo display elettronico mi dice che devo pagare 19 Marchi e 82 Pfennig. Arrivo a 19 Marchi e 80 Pfennig, mancano due Pfennig (ca. 0,01 Euro). Mentre cerco nelle mie tasche la cassiera aspetta pazientemente nonostante le sei-sette persone che stanno dietro di me, aspettando che io tiri fuori i due Pfennig. Finalmente trovo nella tasca dei pantaloni una moneta da 5 Pfennig e la consegno alla cassiera. Adesso è lei che è in imbarazzo. Trova solo 2, e non i 3 Pfennig che dovrebbe restituirmi. Si alza, si scusa con i clienti che aspettano, e va dalla sua collega chiedendo di poter avere un rotolo di 100 Pfennig in cambio di un marco. Dopo 3 o 4 minuti dall'inizio di questa faccenda i conti sono regolati, io me ne vado e la coda davanti alla cassa avanza.
Pignoleria tipicamente tedesca?
Un tedesco probabilmente risponderebbe con un proverbio: "Wer den Pfennig nicht ehrt, ist den Taler nicht wert!" che sarebbe, tradotto liberamente: "Chi non dà valore al centesimo non merita
l'Euro!" Ovvero: dove si finirebbe, quanti miliardi perderebbe l'economia, se lo facessero tutti e andassero via sempre senza pagare l'ultimo Pfennig del conto...?
L'importanza che i tedeschi danno al risparmio e alla stabilità della moneta...
...può qualche volta sembrare maniacale. Dagli anni cinquanta fino all'introduzione dell'Euro il Marco tedesco era diventato un vero e proprio mito in Germania, la sua stabilità sembrava l'unica cosa veramente affidabile nella politica e nell'economia. La Bundesbank, la banca centrale della Germania, è stata criticata tante volte per la sua eccessiva politica restrittiva che considerava la "stabilità del Marco" più importante delle esigenza
delle aziende, della politica o dei buon rapporto con i vicini europei.
E la odierna Banca Centrale Europea con sede a Francoforte ha ereditato molto
di questa "testardaggine". Il perché di questo atteggiamento si può capire solo quando si richiama alla mente quello che successe durante l'inflazione del 1923.
Quando un francobollo costava 5 miliardi di marchi
a sinistra: tre francobolli del 1923:
prima di 75.000 marchi, poi di 500.000 marchi
e infine 5 miliardi.
Sembra una barzelletta, ma è vero: nel dicembre del 1923 un biglietto del tram costava 50 miliardi di marchi, un uovo 320 miliardi, un litro di latte 360 miliardi, mezzo chilo di burro 2.800 miliardi. L'anno 1923 fu un anno terribile per la Germania: in gennaio un chilo di pane costava 250 marchi, in agosto 69.000 marchi, in settembre 1,5 milioni e in dicembre 399 miliardi. Milioni di tedeschi furono gettati nella miseria. Quell'anno fu veramente traumatico e la paura di doverlo rivivere si sente, in modo più o meno inconscio, ancora oggi.
Quando si pagava con le sigarette americane
Anche nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale il caos economico era pressoché totale. Nessuno si fidava più delle monete e delle banconote in giro. I prezzi non si calcolavano più in marchi, ma in sigarette americane. Un chilo di pane costava un certo numero di sigarette, un paio di scarpe alcuni pacchetti. Regnava il mercato nero, il baratto. Per rafforzare economicamente la parte della Germania occupata da loro, americani, inglesi e francesi decisero di introdurre una nuova moneta. Nel giugno del 1948 ogni tedesco ricevette 40 marchi nuovi e all'improvviso, come per miracolo, i negozi, che per mesi non avevano offerto praticamente niente, erano pieni di merci.
Il mito del "Marco forte"
La stabilità del marco dopo la seconda Guerra Mondiale sembrava a molti miracolosa, poi è diventata quel mito che oggi rende preoccupati molti tedeschi quando pensano all'andamento dell'Euro e
a quello dei prezzi. Non pochi hanno semplicemente paura di perdere stabilità e benessere, i due valori faticosamente raggiunti dopo le tempeste politiche ed economiche del secolo appena passato. Una paura sicuramente esagerata, ma bisogna cercare di capire la sua radice. |