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Il bilinguismo come portavoce culturale

 

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Il seguente articolo è stata pubblicato, in versione bilingue, nel novembre del 2002 dalla rivista italo-tedesca Contrasto, edita della omonima associazione culturale con sede ad Amburgo (vedi il link sotto).

foto: Contrasto

Parlando di bilinguismo infantile simultaneo, quando cioè un bambino apprende due lingue sin dalla nascita, ci si pone una serie di domande: è sbagliato o addirittura nocivo esporre i propri figli al bilinguismo, oppure è un elemento favorevole per lo sviluppo dei piccoli farli crescere apprendendo due lingue contemporaneamente? Riusciranno a tenere separate le due lingue o saranno condannati a una confusione mentale che potrebbe portare a un mancato o parziale apprendimento? Queste e altre domande sono il punto di partenza del progetto di ricerca “Bilinguismo in età infantile: italiano/tedesco e francese/tedesco in confronto”, il quale analizza lo sviluppo delle lingue in bambini bilingui. I dati provengono da bambini bilingui che crescono ad Amburgo.

La ricerca sul bilinguismo infantile si occupa in prima linea della separazione delle due lingue da parte del bambino. Nel caso qui trattato il bilingue cresce all’interno di una famiglia binazionale, e viene dunque esposto ad un bilinguismo familiare. I genitori, adottando la strategia “one person one language”, si rivolgono al piccolo ognuno nella sua madrelingua e scelgono una lingua (preferibilmente quella di minoranza) come lingua di famiglia. Fuori da questo contesto, invece, il bambino è confrontato con un mondo in gran parte monolingue. Questo porta a diversi tipi di interazione che influenzano la scelta della lingua: la situazione a due con la madre o col padre, il contesto familiare, l’asilo, ecc. Le norme concernenti il mischiare, il fenomeno di commutazione di codice (code-switching), cioè la capacità di usare due lingue all’interno di un contesto o di una frase, variano da famiglia a famiglia. Il modo in cui i genitori si comportano nei confronti del bambino è cruciale per la differenziazione delle lingue nell’uso da parte del bimbo stesso. È stato infatti mostrato che contesti bilingui potrebbero favorire il mischiare le lingue.

foto: Contrasto

Secondo alcuni ricercatori all’inizio dell’apprendimento i bambini non sarebbero capaci di separare i sistemi linguistici e avrebbero invece un solo sistema comprendente i due lessici e le due grammatiche sino all’età di 2-3 anni circa. Soltanto a quest’età essi comincerebbero a separare le lingue, creando dunque due sistemi linguistici separati. La mancata separazione delle lingue è stata ormai ampiamente smentita da innumerevoli ricerche, che hanno mostrato che i bambini sono ben capaci di separare le lingue sin dall’inizio della produzione linguistica. L’ipotesi di ricerca del nostro progetto è che pur costatando la separazione delle lingue all’interno dell’individuo bilingue, è possibile rilevare un contatto fra esse che può portare una lingua ad influenzare l’altra nell’acquisizione di singole e specifiche strutture grammaticali. Alcuni dei temi ricercati sono: l’acquisizione dei pronomi in italiano (contrastando col tedesco), l’acquisizione degli articoli o del genere nelle due lingue, il fenomeno di commutazione di codice. In più, compariamo i dati con quelli di bimbi monolingui italiani e tedeschi.

Attualmente analizziamo otto bambini, le cui famiglie sono tutte binazionali, consistenti dunque in un genitore tedesco ed uno italiano. Nella maggior parte dei casi da noi seguiti, la mamma è italiana ed il papà tedesco. I bambini vengono filmati con una videocamera a partire dall’età di diciotto mesi circa fino ai cinque anni. Un parlante tedesco ed uno italiano vanno a casa dei bimbi due volte al mese, giocando con loro separatamente, creando così una parte tedesca ed una italiana secondo il modello “one person one language” consigliato ai genitori. Questo studio richiede disponibilità e disciplina sia da parte dei genitori, che mettono a disposizione figli e casa per più di 3 anni e garantiscono la regolarità degli incontri (fattore essenziale per la raccolta dei nostri dati), che da parte di noi ricercatrici, che entriamo a far parte del mondo dei bambini. Soprattutto l’interlocutore italiano diventa un riferimento importante, essendo una delle poche persone che parla l’italiano nel contesto tedesco in cui loro crescono, e perché – vivendo in Germania – rispecchia la situazione bilingue del bambino stesso. Le registrazioni filmate vengono poi trascritte ed analizzate. È di grande importanza, per i nostri studi e per la situazione in famiglia, che le due lingue vengano intese sia come metodo di comunicazione sia come fattore culturale. Libri, canzoni, visite in Italia ed incontri con bambini italiani, ma anche contatti con altre famiglie bilingui in Germania, sono fattori positivi e stimolanti. Grazie a questo progetto pensiamo di poter far crollare il mito del bilinguismo come fattore nocivo o confusionario, dimostrando scientificamente che per i bambini non è assolutamente un problema crescere bilingui. Speriamo inoltre di essere un piccolo contributo culturale in quest’Europa sempre più unita, mostrando le capacità dei piccoli portavoce biculturali. Sempre ricordandoci che questi bambini non sono metà italiani e metà tedeschi, ma sia italiani che tedeschi, dunque due in uno.

Il Progetto

Il progetto, composto da studenti e dottorandi della facoltà di Romanistica dell’università di Amburgo e diretto dalla Dottoressa Natascha Müller, opera all’interno del Centro di Ricerca sul Plurilinguismo (Sonderforschungsbereich Mehrsprachigkeit). Il Centro consiste in 13 progetti che si occupano di aspetti linguistici nell’ambito del bilinguismo e del plurilinguismo e viene finanziato dalla Società Tedesca per la Ricerca (Deutsche Forschungsgemeinschaft- DFG).

Indirizzo:
Deutsche Forschungsgemeinschaft,
Max-Brauer-Allee 60,
D-22765 Hamburg,
tel: 0049 40 428 386 432

Per approfondire:
www1.uni-hamburg.de/SFB538

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