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Perché Dürer va due volte a Venezia e che cosa riporta da lì a Norimberga? Pagina a cura di Sabrina Bottaro.

“Un buon pittore è interiormente pieno di figure”
Albrecht Dürer

Il quadro a destra è un autoritratto di Albrecht Dürer (del 1493) quando aveva 22 anni, poco prima di sposarsi. È un quadro dedicato alla fidanzata: infatti, in mano ha un fiore d'eringio, simbolo della fede.

Appena sposato Dürer iniziò il suo viaggio a Venezia, un viaggio lungo (ci mise 3 settimane per arrivarci) e, all'epoca, molto pericoloso. Ma a Norimberga era arrivata la peste, la "morte nera", e le fatiche e le insidie del viaggio non erano niente in confronto alla situazione drammatica a Norimberga. Sua moglie si era invece rifugiata in campagna, presso parenti.

Ma la peste non era l'unico motivo che lo spinse a partire. Dietro la sua partenza per Venezia c'era anche un vecchio sogno di Dürer, quello di conoscere Venezia. Ne parla Sabrina Bottaro in questo suo articolo.

Non è difficile considerare Albrecht Dürer (1471-1528) come il più meritevole artista rinascimentale tedesco se si osservano le sue opere con l’occhio dei nostri tempi. L’attenzione per i dettagli, la precisione nei contorni, la lucidità della sfumature e l’inarrestabile sensazione che i personaggi ritratti nei suoi quadri, nelle sue xilografie, nelle sue incisioni abbiano in qualche modo misterioso una storia da raccontare o un messaggio da diffondere.
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Nella formazione di Dürer, come in quella di ogni artista che si rispetti, i viaggi intrapresi per imparare, osservare, studiare e ricordare la vita che scorre e la natura che resta contarono moltissimo. Si recò in Olanda, in Belgio, in Svizzera, ma il viaggio che in maggior misura influenzò il lavoro e il pensiero di Dürer fu quello intrapreso alla volta dell’Italia che, come per tutti gli artisti e scrittori tedeschi, rappresentava "der verschiedene Ort", l’altrove, dove rifugiarsi in cerca di ispirazione o felicità, il luogo attraente e favorevole per eccellenza dove ritrovare sé stessi o anche trovare sé stessi per la prima volta sotto un cielo terso e soleggiato.

Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice di questo testo?


Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.

Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di questo sito:
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Anche Dürer scelse dunque di andare in Italia, negli anni Novanta del Quattrocento, per ammirare l’arte italiana e sentirsi in pace con sé stesso, ma soprattutto per imparare ciò che ancora non conosceva e che doveva assolutamente conoscere per continuare a dipingere. Scelse Venezia come prima tappa, seguendo un mercante di Norimberga, con lo scopo di imparare la prospettiva, ma si lasciò affascinare anche dalle cose quotidiane pur mantenendo vivo l’interesse per i soggetti mitologici, in particolare le opere del Mantegna ma anche Giovanni Bellini con i quali strinse amicizia. Quindi fu sul lago di Garda dove, particolarmente stregato dalla rocca della città di Arco, dipinse un acquarello rivoluzionario – la Veduta di Arco - per ciò che concerne lo spazio e il colore. A Trento ritornò lentamente verso il gusto tedesco senza dimenticare, prima di ritornare in patria, di lasciare una testimonianza concreta della sua maturazione in un altro sofisticato e attento acquerello – il Castello di Trento - rappresentante la città che aveva in sé l’effettività dei suoi studi.

Indubbiamente le tele venute alla luce durante la sua prima, fondamentale esperienza italiana traboccano di pathos nel quale la tensione emotiva del pittore si concretizza in rievocazioni mistiche e scene retrospettive dense di memoria e di rivisitazioni personali.


"La festa del Rosario", un grande quadro (largo quasi 2 metri), dipinto da Dürer nel 1506 a Venezia. Qui l'influsso veneziano è particolarmente forte e visibile.

Nel 1505 Dürer sente e decide di ritornare in Italia per perfezionare la sua tecnica nel campo della prospettiva e tornò a Venezia dove rimase per più di un anno. Di questo secondo soggiorno rimangono tracce decisamente più concrete come il Ritratto di giovane dama considerato il miglior ritratto di signora di Dürer e "La festa del Rosario" (vedi sopra) - conservato oggi a Praga - nel quale Dürer dipinge la Madonna sul trono, incoronata dagli angeli, che dona ghirlande di rose al papa, all’imperatore e al patriarca come messi della cristianità. A Venezia la ricca attività e la potente consapevolezza di Dürer divennero tangibili e gli fecero guadagnare il rispetto e l’ammirazione oltre che l’offerta di un compenso annuale se fosse rimasto stabilmente nella Serenissima e avesse contribuito all’adornamento artistico della città. Ma la patria è sempre la patria, anche se fredda e buia, e Dürer rifiutò l’offerta per tornare in Germania con un considerevole bagaglio di informazioni, esperienze, amicizie e ricordi che contribuirono sicuramente alla determinazione del suo totale e completo successo.

Sabrina Bottaro

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Dürer e l'Italia
Catalogo
della mostra
di Roma
403 pag.

Per saperne di più

Albrecht Dürer:
Lettere da Venezia

86 pag.

Per saperne di più

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