La storia della Germania

Albert Speer

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Albert Speer (1905-1981)
Albert Speer (1905-1981) in una foto del 1933
foto: Deutsches Bundesarchiv
Articolo di Daniele Brina.

Una carriera tra arte e nazismo:

Albert Speer è l’architetto, l’ideatore e l’esteta del nazionalsocialismo. Nasce nel 1905 da una famiglia di architetti a Mannheim e segue le orme parentali. Studia prima a Karlsruhe, poi a Monaco, infine presso l’Istituto di Tecnologia di Berlino dove si diploma brillantemente. Il 28 agosto 1928 si sposa con Margarete Weber. Durante gli anni di formazione non si interessa di politica. Nel dicembre 1930, dopo aver partecipato ad un comizio di Hitler, ne resta affascinato al punto di iscriversi al partito nazionalsocialista il 1 marzo 1931, membro numero 474481.

Viene subito notato per la sua genialità, creatività e precisione al punto che già nel gennaio 1933, a governo appena insediato, un uomo tra i più influenti del Terzo Reich, Rudolf Hess, lo incarica di allestire il raduno del partito nazista del maggio 1933 a Norimberga.
Il risultato sorprendente convince il ministro della propaganda Joseph Goebbels a nominarlo responsabile dei raduni del Reich e lo incarica di riprogettare e rinnovare proprio la sede del suo ministero. Cosa però fondamentale, viene presentato al Führer. Tra i due si stabilisce subito una forte intesa, forse proprio perché anche Hitler stesso in gioventù era stato, sebbene mediocre, un artista e rimaneva radicato in lui un interesse verso l’arte in generale.

Nel giro di breve tempo Hitler nomina Speer primo architetto della nazione e trascorre con lui molto tempo a discutere, immaginare e disegnare i futuri sviluppi estetici del Reich nascente in particolare la creazione di una nuova Berlino.
Albert Speer e Adolf Hitler
Albert Speer illustra uno dei suoi progetti a Hitler
foto: Deutsches Bundesarchiv
I progetti di Speer esaltano il dittatore con una capitale dominata da imponenti geometrie e palazzi colossali, tutti volti naturalmente a far risaltare la potenza tedesca. Oltre alla commissione sulla ristrutturazione urbanistica di Berlino, il primo lavoro dell’architetto riguarda la costruzione dello Stadio Olimpico per le gare del 1936. Subito dopo progetta anche la nuova Cancelleria del Reich che viene però distrutta dall’Armata Rossa nel 1945. In sostanza quasi nessuna delle sue visioni viene poi concretizzata a causa dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Il 7 febbraio 1942 quando muore il ministro degli armamenti Todt, Speer viene nominato suo successore. Con la stessa meticolosità della sua arte gestisce dunque la produzione bellica.

Tuttavia, conscio di una ormai inevitabile sconfitta della Germania, è l’unico che tenta di convincere il Führer alla resa. E’ anche uno dei pochi leader che si oppone alla strategia della terra bruciata in cui si voleva distruggere tutto ciò che sarebbe potuto cadere in mano nemica durante la ritirata. In sostanza gode di una libertà tale da contravvenire gli ordini di Hitler stesso.

Dopo la guerra:

Albert Speer durante i processi a Norimberga
Albert Speer che prepara la sua difesa durante i processi a Norimberga, nel 1946
foto: United States Army Signal Corps photographer
Ascoltato a Norimberga il 19 giugno 1946 viene accusato per la deportazione e lo sfruttamento di civili europei nelle fabbriche per la produzione di armi e non solo. L’architetto riconosce il fatto che Hitler abbia gettato il popolo tedesco nell’abisso e rimane uno dei pochi a dichiararsi colpevole. Viene condannato a 20 anni di carcere che sconterà nel carcere di Spandau, a Berlino Ovest.

Liberato nel 1966 dopo il suo rilascio diventa un assiduo collaboratore di giornalisti e storici come testimone oculare del suo tempo. Pubblica alcuni libri sul tema della Germania nazista in cui riflette sul proprio ruolo e coinvolgimento nel regime hitleriano. Celebre rimane l’intervista dello storico Joachim Fest che ne ha raccolto le memorie. Ma la maggior parte degli storiografi ritiene che nei suoi libri Speer minimizzi il proprio ruolo personale nelle atrocità di quel periodo. Alcuni documenti scoperti dopo la morte di Speer provarono inoltre che già nel 1943 Speer era a conoscenza di ciò che veramente accadeva ad Auschwitz.

L’architetto del regime muore a Londra il 1 settembre 1981.

L'architettura di Speer:

Uno dei progetti per la "Welthauptstadt Germania"
sopra: il progetto di Speer (1939) per trasformare il centro di Berlino, che doveva diventare "Welthauptstadt Germania" (Germania, capitale del mondo). Questo viale doveva essere largo 120 m e lungo 6 km. In basso una nuova stazione ferroviaria, al centro un arco di trionfo e in fondo la gigantesca "Ruhmeshalle" (Sala della Gloria), che alla base doveva misurare 315m x 315m, con un'altezza di 320m. Dietro era progettato un grande lago artificiale (1.200m x 400m) in cui questo gigantesco edificio si doveva specchiare. Lo scoppio della guerra nello stesso anno impedì la sua realizzazione.
sotto: un confronto della progettata "Ruhmeshalle" (altezza 320m) con le dimensioni attuali del Reichstag (a destra, altezza: 75m) e con la Porta di Brandeburgo (a destra in basso, altezza 26m).
foto: Deutsches Bundesarchiv / ita.archinform.net/projekte/4486
Le dimensioni della "Ruhmeshalle"
Speer è un personaggio alquanto controverso. La sua architettura, come quella dei principali regimi totalitari, pone molta attenzione ai piani urbanistici e alle forme architettoniche in grado di legittimare l’ideologia fondante della nazione. Tutto deve evocare grandezza, potere. L’architettura si deve fare dunque monumentale e dimostrare come l’uomo sia piccolo di fronte all’ideologia e allo stato. Al gigantismo delle proporzioni si deve unire un simbolismo in grado di affermare, persino attraverso l’edilizia, la gerarchia del potere.

Il concreto esempio sulla mastodonticità degli edifici di Albert Speer è subito riscontrabile all’esposizione di Parigi del 1937 dove guadagna la medaglia d’oro per la progettazione del padiglione della Germania. Un manufatto dove la verticalità e il gigantismo si coniugavano con una forma neoclassica arricchita dell’onnipresente aquila nazista. Il suo talento artistico non l’ha di certo alleggerito del fardello dei molti crimini del regime. Il minor coinvolgimento di altri nell’organizzazione delle principali atrocità non può certo giustificare.
Resta comunque ancora oggi una delle figure più discusse del suo tempo.
testo: Daniele Brina

Un caso simile:

Vedi anche:


Adolf Hitler, il nazismo e la seconda guerra mondiale
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la Repubblica di Weimar, Hitler e il nazismo
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Per approfondire:

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Lei lo sapeva? I tedeschi rispondono
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