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Albert Schweitzer (1875-1965) è stato
medico, filosofo, musicista e teologo protestante. Nel 1953 ha
ricevuto il Premio Nobel per la pace. Sabrina Bottaro ci
presenta qui questo personaggio straordinario. |
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Albert Schweitzer (1875-1965)
Albert Schweitzer nacque nel 1875 nell’Alta Alsazia
(all'epoca faceva parte della Germania) in una famiglia dove la
religione e l’amore per il prossimo era, diciamo pure, pane
quotidiano. Suo padre era, infatti, il pastore protestante che
guidava la comunità del paese di Gunsbach dove Albert vide
germogliare il suo interesse per quella che sarebbe diventata una
sua passione costante: la musica. Iniziò, infatti, all’età di sette
anni a comporre un inno per poi imparare, un anno dopo, a suonare
l’organo della chiesa anche nelle funzioni ufficiali. Trascorse
un’infanzia serena dove la benevolenza dei suoi genitori lo rese
prima un ragazzo e poi un uomo dai saldi principi. Famoso è
l’episodio in cui sua madre lo accompagnò in un negozio a scegliersi
un cappello per proteggersi dal freddo nel rigido inverno alsaziano
e lui scelse in fondo ad uno scaffale un berretto da contadino e non
un elegante cappello così da porsi sullo stesso piano sociale dei
suoi compagni di scuola così evidentemente meno agiati di lui. O
ancora l’episodio in cui suo padre gli propose un suo vecchio
cappotto adattato e lui lo rifiutò orgoglioso per lo stesso motivo
di cui sopra.
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Studiò in città, prima a Mulhouse e poi a Strasburgo dove si laureò
in teologia e in filosofia, ma la conoscenza di Dio e dell’essere
non gli bastò, volle laurearsi anche in medicina per conoscere
l’uomo e il mistero della vita dal punto di vista tangibile. Il suo
scopo era di recarsi ad esercitare la professione di medico in
Africa per curare la parte più povera e disagiata della popolazione
umana. Aveva già dato un contributo sostanziale agli studi su Bach,
sulla filosofia e sulla teologia e le sue idee circolavano nel mondo
pensante come massime, ma all’età di trent’anni decise di recarsi
nella giungla del Gabon dove si diede all’assistenza medica sopra
ogni cosa. In Africa fondò un ospedale di capanne e baracche dove
c’era un vecchio pianoforte che lui stesso suonava. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
webmaster@viaggio-in-germania.de |
Si sposò con una donna che divenne infermiera per
aiutarlo nella sua grande missione e tenne conferenze in tutta
Europa. Le tre attività che amava e che conosceva in profondità –
musica, medicina e teologia – si fusero nella sua vita come un’unica
superiore scienza in grado di aiutare i più deboli e la sua
filosofia si costruì con il tempo per poi fluire in una vera e
propria scuola di pensiero che difendeva gli oppressi e gli animali.
Vinse il Premio Nobel per la Pace nel 1952 e con i fondi costruì il
"Villaggio della Luce" in Africa. Non volle più tornare in Alsazia e
morì nella giungla nel 1965 accanto alle persone alla cui cura aveva
dedicato tutta la sua vita.
Albert Schweitzer non fu semplicemente una vita illustre che il
mondo ebbe la fortuna di avere e di conoscere per ciò che era. Fu
una mente libera e protesa verso il prossimo che abbandonò un futuro
certo e prestigioso in patria per convogliare tutto se stesso nelle
zone dimenticate. Fu un filosofo che lasciò ai posteri un pensiero
intelligibile e fiducioso. Fu un musicista che fece della musica un
veicolo in grado di curare le malattie dell’anima, insieme con la
scienza che lui stesso aveva studiato e messo in pratica per salvare
vite e curare malattie tropicali. Fu soprattutto un semplice uomo la
cui vita – sicuramente illustre nel senso enciclopedico del termine
– va forse interpretata come un messaggio di ispirazione per cui si
possono fare cose grandi mettendo a disposizione ciò che si ha avuto
la fortuna e la capacità di imparare non solo per se stessi.
Sabrina Bottaro
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