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Una scena del film
"Abbiamo commesso una pazzia: ora lo vedo fin troppo
bene. Chi, giunto ad una certa età, vuole realizzare sogni e
speranze di gioventù, si inganna sempre, giacché nell'uomo ogni
dieci anni cambia il concetto delle felicità, cambiano le speranze e
le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o
dall'illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato!
Abbiamo commesso una pazzia. Dovremmo, per una sorta di scrupolo,
rinunciare a ciò che i costumi del nostro tempo non ci vietano? In
quante cose l'uomo ritorna sui suoi propositi, sulle sue azioni, e
non dovrebbe farlo qui, dov'è in gioco tutto e non un dettaglio,
dove si tratta non di questa o di quella condizione di vita, bensì
della vita in tutto il suo complesso?"
Johann Wolfgang von Goethe, dal romanzo "Le affinità
elettive"
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Una
luce mistica affina l’atmosfera del film “Le affinità elettive” dei
fratelli Taviani tratto dall’omonima celebre opera letteraria di
Johann Wolfgang von Goethe, romanzo romantico per eccellenza. Il
film, le cui scene emanano una freschezza quasi impensabile per un
argomento tragico e una luce opalescente di primavera perenne, è
raffinato nel suo essere un ritratto della vita di coppia d’inizio
Ottocento.
Al di là del romanzo – di per sé molto attuale, forse troppo
progressista per essere ottocentesco, ma sappiamo quanto Goethe
fosse moderno per i suoi contemporanei – il film dimostra una
semplice cura nei dettagli al limite del capriccio bizzarro. Questa
vera e propria opera cinematografica vuole essere accessibile a
coloro i quali non si compiacciono nel tenere fra le mani un
classico dei tempi andati, preferendo al libro – seppur in edizione
tascabile - la visione di un lungometraggio onirico per non
rinunciare a sorseggiare quell’atmosfera illusoria. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
webmaster@viaggio-in-germania.de |
Siamo in piena Età Napoleonica. Due amici di vecchia
data non più giovani ed entrambi vedovi, un tempo amanti, Edoardo e
Carlotta si ritrovano durante l’esposizione di un’antica statua
ritrovata in acqua e riportata alla luce dopo un restauro. Da
quell’incontro al matrimonio il passo è breve e la nuova coppia va a
vivere in una tenuta. Edoardo invita un vecchio amico, Ottone, per
trascorrere una vacanza presso il castello e, per completare il
quadro, Carlotta invita Ottilia, la figlia della sua amica morta, di
ritorno dal collegio. A rilento e del tutto inconsapevolmente le due
coppie si spaccano per formarne di nuove: Edoardo e Ottilia e
Carlotta e Ottone. Presto nasce un bambino, figlio di Edoardo e
Carlotta che ha stranamente i capelli rossi di Ottone. Durante una
passeggiata in barca, il bambino sfugge di mano a Ottilia alla quale
Carlotta lo aveva affidato e la tragica morte del piccolo viene
interpretata come una punizione divina per aver mandato in frantumi
l’equilibrio coniugale e fraterno. Il finale è immancabilmente
tragico, ma non lo citiamo per non rovinare una sorpresa che fin dai
primi momenti del film è quasi annunciata. Quale sarà la coppia a
morire e trovare pace forse in Cielo?
Il film è costruito con grande perizia e "arredato" con informale
senso estetico. Una scenografia bucolica e dolcemente primaverile
con un malinconico lago sullo sfondo; mobilio Impero che sembra una
bottega d’antiquariato; costumi e pettinature fedeli all’epoca. Da
notare e apprezzare la voce narrante di Giancarlo Giannini che
infonde un tocco accattivante agli eventi. Tutto concorre nel creare
un’emozione visiva e sonora che non fa accorgere della tragedia che
incombe, quasi fosse insignificante rispetto alle scene che si
materializzano davanti ai nostri occhi.
Sabrina Bottaro |
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Tutte
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Fritz Lang, Leni Riefenstahl, Volker Schlöndorff, Werner Herzog,
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